Don Robertson.
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L'uomo autentico.
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Titolo originale: The Ideal, Genuine Man. 1987.
Traduzione di: Nicola Manuppelli.
2016. Nutrimenti Edizioni, ROMA.
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Trascrizione elettronica rivista e resa disponibile dalla
           Fondazione Ezio Galiano 
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      ad esclusivo uso dei privi della vista.
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Presentazione.
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Il miglior autore di sempre secondo Stephen King.
Nella sua prima traduzione italiana, una delle opere pi sorprendenti e sconosciute della letteratura americana, il tenebroso thriller di uno scrittore riscoperto dopo anni di oblio.
L'uomo autentico  il libro di un Robertson quasi sessantenne, e forse non a caso parla di vecchiaia, di illusioni tradite, di domande rimaste fatalmente senza risposta.
Lo fa aggirandosi tra i fumi di petrolio di Houston, in Texas, per raccontare la storia di Herman Marshall, un uomo semplice, uno come tanti, che realizza con orrore, nell'ultima stagione della vita, di aver raccolto soltanto sconfitte e stanchezza. Ha ucciso i tedeschi in guerra,  stato piantato per anni sul sedile di un camion, ha visto un figlio soffrire le pene dell'inferno e andarsene; ora passa il tempo ad accudire la moglie malata e a bere birra insieme a un gruppo di vecchi come lui. Annientato dall'ennesimo dolore, Herman Marshall decide di mettere in atto il suo personale regolamento di conti, la sua disperata vendetta contro la vita, in un finale duro e feroce, che lascia senza respiro.
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L'AUTORE.
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Don Robertson (1929-1999), nativo di Cleveland, Ohio, autore di diciotto libri, ha goduto per pi di un decennio di un grande successo in America, al punto che uno dei suoi romanzi, The Greatest Thing That Almost Happened, divenne un film per la televisione nel 1977. All'attivit di scrittore, che gli valse il Putnam Award e il Cleveland Arts Prize for Literature, ha sempre affiancato il lavoro di giornalista. Senza mai smettere di scrivere, si  allontanato progressivamente dall'ambiente letterario, anche a causa di gravi problemi di salute, fino a venirne dimenticato. La sua recente riscoperta ha rilanciato negli Stati Uniti molti dei suoi romanzi e ha avviato una riconsiderazione critica della sua intera opera.
In questa edizione  riportata l'introduzione di Stephen King alla prima edizione americana del romanzo, pubblicata nel 1987 dalla Philtrum Press, casa editrice fondata e diretta appunto dallo stesso Stephen King.
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INTRODUZIONE.
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Lo scrittore autentico. di Stephen King.
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Nota: Vorrei ringraziare mia moglie, Tabitha King, per aver letto scrupolosamente il saggio che segue, muovendogli critiche sottili, cio per avermi aiutato a districare ci che avevo elaborato in modo un po' contorto e nell'esservi riuscita senza farmi diventare matto - perlomeno non troppo. Di fatto soltanto al quarto tentativo - quello contorto, appunto - sono riuscito a trovare un modo per approcciare Don Robertson e la sua opera. Ma in fondo... beh,  sempre meglio dire qualcosa in modo contorto che non dirla affatto. Anche se di sicuro questa regola non la troverete nei manuali di scrittura.
Parlando pi seriamente, mi  risultato estremamente difficile scrivere di Don Robertson, perch il suo lavoro ha significato molto per me. Cercare una distanza critica mi sarebbe impossibile, ed ecco perch non mi soffermo quasi per nulla a discutere "criticamente" del romanzo che segue questo saggio.
Gi parlare in generale di uno scrittore vivente  un compito abbastanza arduo, quando provi certe sensazioni riguardo alla sua opera. In un certo senso, scrivere un saggio del genere  come giocare nelle World Series: se sei un professionista e la squadra chiama, devi giocare e farlo bene, non importa la tensione; sei un professionista, dopotutto, e vieni pagato in quanto tale, e uno dei motivi per cui sei pagato  giocare anche sotto pressione.
Ma ci non toglie che anche i professionisti siano esseri umani. Sotto pressione un'interbase pu toppare una semplice palla bassa, un esterno normalmente affidabile pu sbagliare il lancio al ricevitore; un buon battitore pu strozzare la palla e fare una media battuta di .127 in una 6-game Series.
Nel caso degli scrittori professionisti, l'equivalente di una cattiva palla o di un cut sballato  scrivere qualcosa di incoerente.
Sono grato a mia moglie, per il bene mio e di Don, per avere cos salvato questo pezzo - ma aggiungo: se non fosse stato per me, forse lei non avrebbe mai letto un romanzo di Don Robertson. E cos forse, alla fine, i conti sono pari.
In ogni caso, grazie Tabby, con tutto il mio amore.
Steve.
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1.
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Questa  quella che potremmo chiamare una "nota preliminare" al romanzo di Don Robertson, L'uomo autentico. Non si tratta di una vera e propria introduzione. L'idea di scrivere un'introduzione a un romanzo di Don Robertson  ridicola, perch  impossibile. E un argomento su cui torneremo, dopo aver messo i piedi in modo ben saldo sul suolo - cosa non sempre semplice, quando si tratta di Robertson e della sua opera.
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2.
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Don Robertson  stato ed  uno dei tre scrittori che mi hanno influenzato quando ero un ragazzo che stava cercando di "diventare" un romanziere (gli altri due sono Richard Matheson e John D. MacDonald). Potrei esserlo diventato anche senza uno dei tre, magari anche senza nessuno (sebbene ne dubiti), ma formare uno scrittore  come formare una pagnotta di pane: meglio non fare troppi casini con la ricetta o con gli ingredienti.
Se il lievito non  buono, se l'acqua  troppo fredda, se l'impasto  stato messo in un posto con troppi spifferi, il pane non lievita, se ne rimane l, nella ciotola, come una creatura morta.
Con questo non vi voglio dire: Ecco, ringraziate questo scrittore, perch  grazie a lui se esiste un grande romanziere come me. Ho un ego, ma spero di saperlo tenere a bada almeno fino a questo punto. So esprimere la mia gratitudine ed  quello che sto facendo ora. Perch quando un grazie  dovuto, bisogna concederlo. Come recita un vecchio detto irlandese (o perlomeno cos dice Charles Maturin in Melmoth l'errante): Persino il diavolo  pronto a venire a bussare alla tua porta per darti dell'ingrato.
Ma al di l dei ringraziamenti dovuti o meno, non pubblicherei mai - in quanto editore - una stronzata. Esistono persone che adorano il commercio, ma io non sono una di quelle.
Il programma estivo-autunnale delle pubblicazioni della Philtrum Press consiste di un solo libro, quello che adesso avete in mano, e le uscite precedenti ammontano a un solo altro volume,
l'edizione originale di Gli occhi del dragone, di cui ho venduto mille copie in modo da potermi permettere di regalarne altre duecentocinquanta. Il nostro staff consiste di cinque persone, sebbene io (in quanto presidente) e Stephanie Lonard (tesoriera e mia cognata) stiamo ragionando se non sia il caso di assumere un impiegato a tempo determinato che si occupi della corrispondenza.
In poche parole, la nostra  la vetrina di un negozietto piuttosto umile in un mondo dominato da pochi, grandi e scintillanti centri commerciali.
Cos non pubblicherei mai un pessimo libro, e nemmeno un libro semplicemente buono (e vi prego ora di non infierire con nessuna opinione riguardo a Gli occhi del dragone-, gli accusati che diventano avvocati di s stessi come gli scrittori che pubblicano i propri libri si affidano a mani di folli, e l'opinione di un folle va trascurata). Dopotutto, sono uno scrittore e devo badare al mio lavoro, dato che non so fare molto altro - sebbene me la cavi con le frittate, se riesco a concentrarmi a sufficienza. Ma il fatto  che L'uomo autentico non  solo un buon romanzo. E un'opera brillante sulla vita americana e le attitudini degli americani in questi ultimi anni del secolo. Robertson, che  sempre stato un buon autore e spesso anche brillante, in questo caso ha superato s stesso. Pubblicare questo libro non  una forma di ringraziamento, ma una pura necessit. Non farlo, avendone i mezzi, sarebbe stato da parte mia un gesto irresponsabile.
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3.
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Ho cominciato dicendo che un'introduzione in questo caso sarebbe stata praticamente impossibile. Questo per via della qualit e del sapore della prosa di Robertson, diversi da quelli di qualsiasi altro autore; il suo lavoro va al di l di ogni metafora o paragone. Non introduci le acciughe o il caviale; la sola cosa che puoi fare  farle passare fra i tavoli e far s che le persone le provino, se ne hanno voglia. E se prendo come esempio il caviale, la cosa non  casuale.
Ci sono tre tipi di persone al mondo quando si parla di caviale:
1. Le persone che adorano il caviale e non possono fare a meno di abbuffarsi quando viene servito, e che sono convinte che la gente che non ama il caviale sia o troppo grezza o semplicemente pazza.
2. Le persone che odiano il caviale e credono che chi si abbassa al punto tale da mangiare delle uova di pesce crude che lasciano una specie di melma sul piatto una volta terminate, non esiterebbe un secondo ad arraparsi per una gallina.
3. Le persone che non hanno mai provato il caviale. Riguardo a quest'ultimo gruppo di persone si pu dire solamente una cosa, ma incredibilmente soddisfacente, perch fra tutte le "presunte" verit del mondo  una di quelle con meno eccezioni: fai provare a una persona del terzo gruppo un po' di caviale e subito entrer a far parte del primo o del secondo gruppo, e ci rester per tutta la vita.
Quando si tratta di Don Robertson o del caviale Beluga non esistono vie di mezzo.
Sarebbe un grande sollievo poter scrivere un'introduzione.
Come la maggior parte degli scrittori, sono di base una persona pigra, e un'introduzione  qualcosa di sempre pi semplice di un piccolo saggio. Un'introduzione  come salire una piccola
scalinata; un saggio  come arrampicarsi su un palo da vigile del fuoco completamente ricoperto di grasso. Se potessi presentarvi l'uomo Robertson, credo che opterei per una cosa alla Las Vegas: Vi ringrazio infinitamente, signore e... signorini! ...ah ah! ...e adesso permettetemi di presentarvi un uomo che non ha bisogno di introduzioni, direttamente dai successi di Hollywood, un grande applauso a.... Eccetera...
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4.
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La sfortuna con Don Robertson  che lui necessita di un'introduzione; corre il rischio di essere uno dei pi grandi scrittori meno conosciuti degli Stati Uniti. Con questo non sto dicendo che non abbia un buon seguito di ammiratori e fan, perch li ha. Uno dei suoi romanzi, Fraise the Human Season (1974)  stato un best seller. Paradise Falls, un libro ciclopico ambientato in un paesino dell'Ohio negli anni tra la fine della guerra civile e l'inizio del nuovo secolo,  entrato nella ristretta selezione della Literary Guild (pubblicato in due volumi), di cui rimane uno dei maggiori successi in termini di vendite complessive. La sua trilogia su Morris Bird 3 (The Creates, Thing Sirice Sliced. Bread, The Sum and Total of Now e The Greatest Thing That Almost Happened)  stata letta e amata da migliaia di persone (e l'ultimo dei tre romanzi  diventato un film per la televisione trasmesso sulla CBS).
Eppure, in un'epoca in cui gli editori di New York si sono sempre pi selvaggiamente focalizzati su best seller di genere e romanzieri di prestigio "acclamati" dalla critica (Roth, Bellow,
Beattie, Crewes e altri), gente come Don Robertson  diventata sacrificabile. Quello che voglio dire  che non ci sono razzi spaziali nei romanzi di Robertson, n detective privati pronti a fare a pugni, n doppi-tripli-quadrupli agenti che cercano di impossessarsi dei piani per una supersegreta bomba Z che far saltare in aria l'intero pianeta se finir nelle mani sbagliate!!! Non ci troverete nessuno che ordina un martini shakerato o mescolato (la maggior parte dei personaggi di Robertson beve semplicemente birra) e che ha licenza di uccidere (ogni tanto la gente ammazza altra gente nei libri di Robertson, ma non si preoccupa di avere una licenza; accidenti, non gli frega nemmeno di avere un foglio rosa per uccidere!); non ci troverete gente con poteri paranormali e nessuno che da straccione diventa ricco grazie al suo duro lavoro e allo straordinario vigore sessuale!!! Nessuno a fare sesso languido per ore in una vasca da bagno di Beverly Hills, arrivando quasi all'orgasmo prima di mollare tutto per mettersi a bere un po' di vino francese o fumarsi una canna o tirare una pista di coca. E non ci sono tipi abbronzati coi muscoli tesi come corde in smoking color avorio che aiutano stupende donne in autentici abiti Dior (senza mutandine sotto, ovviamente, anche se col solo prezzo del reggicalze potresti sfamarci un'intera famiglia di Haiti con bambini). Nei romanzi di Robertson la gente spesso  vestita in modo sciatto, con camicie sportive sgargianti, e guida vecchie Chevrolet a cui  partita la marmitta, e le donne sono cameriere con le vene varicose e le facce spossate.
C' sesso nei romanzi di Robertson, parecchio. Ma non vedrete mai i personaggi di Robertson in una di quelle vaporose scene a dissolvenza che adorano a Hollywood; Robertson adora il cinema e i film, ma quando scrive manda il romanticismo a fare una pausa caff, e a prendere il comando delle operazioni  un granitico realista - ma uno di quelli i cui migliori lavori non sono privi di compassione e amore per i propri simili.
Le persone che scopano nei libri di Robertson ansimano e faticano e gemono; a volte sono grasse, a volte sono vecchie, a volte sbavano quando raggiungono l'orgasmo, e a volte non ce la fanno proprio a scopare, per non parlare di avere un orgasmo.
Si tratta del classico tipo di personaggi che gli editori di New York congederebbero, o sentenzierebbero definitivamente, come ordinari. Gli editori vogliono personaggi ordinari solo in situazioni straordinarie (come nei libri di King, Ludlum, Follett, Sheldon e altri) o persone straordinarie in situazioni ordinarie (Murdoch, Irving, Thomas, Naipaul, Morris ecc.), ma come la mettiamo con le persone ordinarie in situazioni ordinarie?
I piani alti aggrottano le fronti nel sentire parlare di certe cose. Lo fanno anche se programmi come I Jefferson e I Robinson sono stati e sono enormi successi che ritraggono persone e ambienti di questo tipo; aggrottano la fronte nonostante Il buio oltre la siepe di Harper Lee o il libro di Judith Guest, che si intitola proprio Ordinary People, o l'intenso (e popolare) romanzo dello stesso Robertson, Praise the Human Season.
Ai piani alti piacciono i sicari che provano a rubare il progetto per la bomba Z.
Adorano le squillo da mille dollari a notte che al momento giusto infilano cubetti di ghiaccio nel culo di qualche riccastro, una tecnica che aumenta il piacere a dismisura!!!
Posso introdurre una persona che  capace di rendere l'espressione "persone ordinarie" senza senso, come di fatto ?
No, non posso. Ma posso ringraziare Dio per il fatto che esista e per la possibilit che ho di pubblicare questo libro. Ed  ci che faccio.
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Non posso introdurlo, ma posso darvi una vaga idea di cosa vi aspetta. Possiamo partire, per esempio, da Michael Alpert, la persona che ha creato la veste grafica del libro che ora tenete fra le mani. Michael  un omino ordinato che parla a voce bassa, non cos bassa che ci sia bisogno di sforzarsi per ascoltarlo, ma abbastanza bassa da richiedere attenzione. Ho frequentato l'universit con Michael e seguito con lui i seminari di poesia, e posso testimoniare a favore della sua intelligenza e abilit creativa, non solo nel creare la veste grafica di un libro ma anche come scrittore. Alcune delle sue poesie sono notevoli.
E sa davvero come si fa un libro. Quello che voglio dire  che non  uno capitato qui per caso, ma una persona che  profondamente innamorata dei libri non solo come insieme di parole ma come oggetti in s. Mia moglie ha lasciato un appunto su questa pagina delle mie bozze, e sopra c'era scritta una cosa vera: I libri vengono dati per scontati, mi ha scritto, e raramente
li apprezziamo come oggetti. Michael lo fa. Come si crea un libro in quanto prodotto  un argomento che normalmente la gente assocerebbe, come interesse, alle abitudini di accoppiamento dei pappagalli brasiliani. Ma in mano a una persona come Stephen Jay Gould, l'accoppiamento dei pappagalli brasiliani diventa un tema affascinante e meraviglioso.
Allo stesso modo, quando Michael parla della realizzazione di un libro, ci si ritrova ad ascoltarlo con voracit. Parte di questo interesse  dovuta alla sua conoscenza onnicomprensiva, ma questo non  altro che un pungolo contro la noia, altrimenti venderebbero l'Enciclopedia Britannica con sopra un adesivo che recita: Non riuscirai a smettere di leggerla fino ad aver terminato il volume W-Z, esaltante e mozzafiato!.
Come nel caso di Gould, la conoscenza di Michael  insaporita dal suo amore limpido per la combinazione delle arti e dalla sua abilit - e certo, come per Gould, molto dipende anche dal suo talento innato in quanto comunicatore.
E un grande lettore, ma come migliaia di uomini e donne che sono persone intelligenti e grandi lettori, non aveva mai sentito parlare di Don Robertson in precedenza, e tantomeno, perci, aveva mai letto qualcosa scritto da lui prima che gli mettessi fra le mani il manoscritto di questo romanzo e gli chiedessi di aiutarmi a realizzarlo com'era successo con Gli occhi del dragone. Ha accettato di leggere il libro ma... senza promettere altro. Se pensate che realizzare graficamente un libro sia solo questione di artigianato, come occuparsi delle tubature o dell'impianto elettrico di una casa, l'atteggiamento di Michael secondo cui lavoro-a-un-libro-solo-se-ne-vale-la-pena potrebbe sembrarvi altezzoso. Se invece vi fermate a riflettere sul fatto che non sia solo artigianato ma anche arte (Michael  uno di quelli che aprono un libro ben fatto, ci infilano dentro la faccia e lo annusano come se si trattasse di un mazzo di rose), un'occupazione che domanda talento combinato all'impiego di una straordinaria riserva di energia, allora potrete comprendere. Mi sarei sorpreso, e ne sarei rimasto deluso, se Michael avesse accettato di preparare questo lavoro per la pubblicazione senza prima volerne esaminare il contenuto.
Accidenti, non mi scorder mai il pomeriggio in cui mi ha riportato il manoscritto. Sembrava un uomo che ha appena schiacciato la leva del seggiolino eiettabile del suo F-111 e si accorge all'ultimo momento di non aver aperto il tettuccio.
Questo, mi disse con la sua voce bassa, .... Si ferm e mi fiss completamente privo di speranza.  semplicemente incredibile, concluse.
S, dissi. Lo so.
Poi mi disse la sola cosa che mi convince sempre che la persona che sta davanti non mi sta dicendo una stronzata. Hai qualcos'altro di suo?.
Tutto, gli dissi, sorridendo.
In un certo senso, Michael ancora non si  riavuto dallo shock di aver letto L'uomo autentico.
Il primo incontro con l'opera di Don Robertson spesso fa questo effetto.
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6.
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Ho letto The River and the Wilderness (1962) l'anno in cui iniziai le scuole superiori. In quel libro c'era un uso dell'onomatopea che mi colp con la stessa violenza di uno schiaffo in faccia. Ventiquattro anni dopo, il pensiero di quel momento mi lascia ancora in qualche modo stupefatto e confuso, ma nello stesso tempo sorridente e accondiscendente come di fronte a una buona canzone rockabilly suonata con il giusto mix di ritmica e chitarre. Non si pu replicare a parole una sensazione del genere con altre persone pi di quanto non si possa trasmettere che cibo meraviglioso sia il caviale - o spiegare una barzelletta a una persona che non l'ha capita, se vogliamo dirla in modo diverso. Ma se non la si pu replicare, forse la si pu raccontare.
Stavo leggendo un passaggio su dei soldati feriti che vengono portati via da uno dei campi di battaglia della guerra civile.
Erano in treno, ammassati come sardine. E c'era un tizio che suonava un banjo. Il suono del banjo, nella descrizione di Robertson,  BLUNK! BLUNK!
Ero l seduto nella sala studenti e ne rimasi trafitto.
Santo cielo!, pensai. Oh. Sei maledettamente meraviglioso!
Una scrittura da dieci e lode!  proprio questo il suono del banjo!
Significava un sacco per me, e questa  una cosa che posso spiegare. Significava perch era un'espressione che non era indovinata e basta. Era pi che indovinata. Era perfetta, come quel riff di Dale Hawkins in Suzie Q che i chitarristi rock hanno provato a replicare sin dal 1957. Non era come leggere e basta. Era come se Robertson avesse infilato una specie di piccolo mangianastri magico in quel libro, un apparecchio che si attivava non con la voce ma con qualcosa di cos delicato come la pressione dello sguardo che ci si posava sopra.
Esistono due termini tecnici per il tipo di sensazione che sto provando a spiegare: uno  epifania, l'altro  fremito. Chiamatela come volete, ma  un talento che Dio concede solo a una
manciata di scrittori e molti di questi riescono a farlo solamente per un libro. Robertson lo fa a ripetizione. Se siete dei lettori forti - come sono io - molto di ci che leggete vi s'imprime nella mente mentre siete concentrati su un libro e poi, non appena lo avete terminato, cade in un grosso, anonimo vagone carico di parole, che  l'equivalente letterario di una betoniera.
Robertson  diverso. Ha scritto cose nei suoi libri precedenti, e in questo, che non dimenticherete mai. Ogni tanto pu inciampare, risultare prolisso, cadere in qualche sentimentalismo
(non  il caso, mio fedele lettore, di questo libro; e nuovamente sei stato avvertito). Ma nella mia memoria sono impresse cos tante frasi, passaggi e interi paragrafi che continuano a farmi pensare che lui sia semplicemente... perfetto.
Non voglio assillarvi con i greatest bits di Don Robertson (Gli operatori si stanno prendendo cura della sua richiesta, componga il numero 800 sullo schermo del suo televisore, fatta eccezione per Maryland e Wyoming), anche se potrei. Due o tre esempi del punto di vista singolare e unico di Robertson sul mondo saranno pi che sufficienti.
Potremmo partire da Virgil T. Light, un personaggio di Paradise Falls (un discendente di Virgil compare nel mio Il talismano, per cortesia di Don, che mi ha prestato anche la cittadina
dell'Ohio dal nome meraviglioso di cui risulta essere originario uno dei personaggi minori in Christine). Virgil T. Light  descritto come un tizio grosso e calvo con una voce grossa e
calma. L'amante di Virgil, Nancy,  la moglie del protagonista di Paradise Falls (Charles Palmer Wells, un essere viscido che
in nessun modo si riuscirebbe a definire "eroe"). Anni prima, in un turbolento episodio adolescenziale nella loro citt natale in Indiana, Nancy e Charlie sono andati molto vicini a fare l'amore dentro un granaio durante un tornado. A interromperli era stata un'insegnante delle superiori impazzita, una situazione gotica che Robertson padroneggia con asciuttezza e vigore.
Charlie scappa via invece di proteggere Nancy, perdendo in questo modo la donna che forse gli era stata destinata dalla provvidenza (non si  mai abbastanza sicuri che esista una cosa del genere nei libri di Don Robertson, sebbene lui non affermi che non esista). Nancy alla fine sposa comunque Charlie, ma per un periodo di tempo si vede con Virgil T. Light, il tipo grosso e calvo con la voce grossa e calma, e per le restanti otto-novecento pagine di questo epos americano, un Charlie accigliato pensa a Nancy come a Miss Figa Preziosa che non si concedeva mai.
Pensa ripetutamente anche alle sue zinne. Notate: zinne.
Non seni, tette, poppe. Non potrebbe esserci altro che questa parola grezza da liceali. Molti scrittori non lo capirebbero; e chi fosse in grado di capirlo, si farebbe problemi a usarla; ma
Robertson non si ferma davanti a nulla (per la terza e ultima volta, fedele lettore, sei stato avvertito). Cos per C. P. Wells, anche il primo cenno di capitalismo che sorge dal bozzolo del diciannovesimo secolo non sar rappresentato altro che dalle sue zinne, nei secoli dei secoli, alleluia, amen.
Oh, amici! E importante roba del genere? Assolutamente no.
Ma  tutto. E come respirare, te ne accorgi quando smetti di farlo.
Capace di scrivere paragrafi che a volte si librano felici per decine di pagine e anche pi, Robertson riesce anche a essere sorprendentemente conciso, con un dono di sintesi tale da far
sembrare la sua prosa simile a poesia. Un capitolo di Paradise Falls descrive un funerale e si conclude cos: Quel giorno, Signore, c'erano interi squadroni di uccelli. Tanto basta.
In Miss Margaret Ridpath and the Dismantling of the Universe (1977), Robertson descrive una delle pi spaventose bande di criminali che si siano mai viste su delle pagine scritte (anche se, quando si riflette su gente raccomandabile come la banda di Manson, persino il male estremo dipinto da Robertson pu correre il rischio di sembrare un cupo romanticismo).
Questi personaggi ci affascinano - ma Robertson, sempre nello stesso romanzo,  capace di affascinarci anche descrivendo una partita di bridge. Come possono una partita di bridge e le scorribande di una gang al cui confronto Ma Barker e i suoi ragazzi sembrano dei moschettieri, suscitare nella mente del lettore la medesima attenzione e fascinazione?
Sebbene solo Dio e Don sappiano come ci sia stato possibile (e Don sarebbe anche disposto a provare a spiegarcelo, ma sarebbe come insegnare a una patata a giocare a Trivial Pursuit), questi due effetti notevoli e al tempo stesso simili vengono raggiunti da Robertson grazie a un tale impiego di stratagemmi nella trama che sembrano suggerire - non solo in questo romanzo, ma in tutti i suoi romanzi - un'unica e semplice soluzione: Robertson possiede il raro e ragguardevole talento di trasformare il microcosmo in macrocosmo e viceversa. Sotto il suo potente (eppure compassionevole) microscopio, ogni batterio assume le dimensione di un Godzilla, e quando Robertson muove il microscopio per scrutare l'orizzonte in lontananza (come fa spesso e deliberatamente), giganti come C. P. Wells diventano topi che squittiscono.
In un romanzo di Robertson, in un certo senso, tutto accade, anche quando non sta succedendo niente. Cos, in The Greatest Thing Since Sliced Bread, il viaggio attraverso Cleveland, in Ohio, di un ragazzo e della sua sorellina, poco prima dell'esplosione di un'officina del gas, diventa maestoso come l'Odissea. Pensate che vi voglia convincere a tutti i costi? Che stia esagerando? Che stia provando a stuzzicarvi in tutti i modi? S, forse lo pensate (quello shhhhh soffocato che sentite non  la vostra immaginazione o il vento fra le foglie, ma le smorfie degli accademici che lanciano le loro occhiatacce su tutta l'America, e tuttavia vale la pena di ricordare che un professore universitario d'inglese di solito  un uomo che ha venduto la propria libert - per non parlare del proprio cervello - per uno straccio di senso o messaggio). Se pensate che stia esagerando, non avete mai letto Don Robertson - e il primo incontro con lui  sempre come aver fatto scattare il seggiolino eiettabile del proprio F-111 senza essersi ricordati di aprire il tettuccio.
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Lasciatemi concludere con una ripetizione: le persone ordinarie non esistono nel mondo di Don Robertson, essendo anche parte di un sistema, che ruota attorno al punto centrale di Paradise Falls, in Ohio. Nei libri di Robertson le "persone ordinarie" diventano creature del mistero, fatte contemporaneamente di luce e ombra. Non esaminer per voi L'uomo autentico, pi di quanto non sarei disposto a masticarvi il cibo se vi mancasse qualche dente (o nel caso abbiate una di quelle belle dentiere di una volta).
Non esistono persone "ordinarie" e, grazie a Dio, non esistono "persone da sogno". Avete mai letto uno di quei risvolti di copertina (parlo di quei libri dove in copertina di solito compare la foto di una donna bionda su un divano di pelle nera, con l'abito da sera sollevato e almeno tre anelli per ciascuna mano, con delle pietre grosse come il buco del culo di un cavallo) che recitano: L'azione si sposta rapidamente dall'affascinante e decadente mondo di Palm Beach alle piste da sci
di Gstaad fino agli opulenti casino di Monte Carlo? Nulla di tutto questo esiste o potrebbe esistere qui. Qui ci sono solo le meditabonde riproduzioni di citt come Houston, in Texas,
Xanadu di cattivo gusto che vivono di luce piatta e ocra. Qui il caldo  snervante, le terre sconfinate, le parlate strascicate, e ci sono rozzi contadini, petrolieri (che solo qui, a Houston, chiamano il petrolio semplicemente olio, come fosse qualcosa che tiri fuori da uno scaffale di casa - e solo qui c' quel tipo che continua a far suonare lo stesso pezzo sul jukebox, anche dopo che gli hai ripetuto per due volte di smetterla perch quella canzone ti ricorda Luanne), e gli ubriachi... i vecchi.
 sui vecchi che Robertson pianta il suo sguardo con maggior forza, comprensione e compassione. Non si tratta di quei vecchi strambi da sitcom, ma di quegli anziani dimenticati, amareggiati e confusi che siedono nei bar al buio e rimuginano con i visi illuminati dai colori che su di loro proietta qualche televisione mal sintonizzata che sta trasmettendo una soap opera pomeridiana. Invece di spostarsi da Palm Beach a Gstaad fino agli opulenti casino di Monte Carlo, questa gente striscia su delle vecchie Chevy con la marmitta rotta per poi mettersi in fila in banca per ricevere l'assegno di sussistenza e poi andare al bar a scolarsi un paio di bottiglie di Lone Star, e alla fine fare ritorno in una casa che potrebbe anche essere vuota o con un coniuge moribondo. La gente di Robertson non appartiene al jet set, sono persone solitarie che si muovono rumorosamente in un mondo confuso e senza fascino per poi precipitare nel terrore, fino ad arrivare ai non certo opulenti casin della furia e della violenza immotivata. Uomini con problemi di prostata e donne coi seni cadenti e raggrinziti.
Non ci vedo ruoli da film per John Forsythe o Joan Collins.
Un'eroina di Robertson sarebbe pi simile a Ruth Gordon; un eroe pi a Strother Martin.
Se tutto ci vi suona deprimente, vi ho fuorviato. C' abbastanza vigore ed esuberanza nell'opera di Robertson da compensare le sue tematiche spesso cupe. La sua  una visione buia del mondo, ma ci che terrorizza di quell'oscurit della sua visione non pu essere visto senza considerare gli sprazzi d'ironia con cui illumina ci che scrive quasi fosse uno spettacolo di
fuochi d'artificio su una terra maledetta e sterile. Ci lo rende l'ultimo - non definitivamente, si spera - di un vigoroso gruppo di narratori americani che hanno scritto romanzi realisti
- racconti che parlano non di quattrocento persone notevoli,ma di quelle che O. Henry definiva quattro milioni di persone che contano. Una linea che discende fino a Robertson e si sviluppa da Mark Twain a Stephen Crane, da Frank Norris a Theodore Dreiser, da James Jones a Hubert Selby Jr. Robertson  uno scrittore brillante come i suoi predecessori, e L'uomo autentico  un'opera con cui credo abbia superato tutti loro oltre che s stesso. E semplicemente un grande libro di uno scrittore autentico.
Vi ho spiegato perch? Pu essere che, in tutto questo urlo e furore, mi sia scordato di spiegarvi perch? S. Dato che non posso. Tutto ci che posso fare  lasciarvi a questo romanzo e assicurarvi che a partire da pagina cinquanta sarete gi entrati a far parte del Gruppo Uno, quelli che pensano che Don Robertson sia come il titolo di uno dei suoi romanzi - la cosa
migliore dai tempi dell'invenzione del pane in cassetta - oppure del Gruppo Due, quelli che lo reputano una persona nauseante che scrive in modo nauseante su gente nauseante che non ha nessuna importanza e che in ogni caso  troppo brutta per poterla osservare - soprattutto cos da vicino come fa Don Robertson. Ma so una cosa: la maggior parte di voi che non avete mai letto Robertson prima, finirete per avere la stessa espressione che aveva Michael Alpert quel giorno che mi riport il manoscritto. Vi invidio l'esperienza, sebbene mi tocca dirvi che non si pu mai essere completamente soddisfatti di un libro che si propone di raccontare la "vera" vita americana.
E l'effetto di Robertson  come quello di un incontro in cinque riprese con Cassius Clay qualche decennio fa: ci vuole un po' di tempo per assorbirlo.
Ripeto, che sia una vittoria, un pareggio o una sconfitta, non avrete mai letto nulla come questo romanzo.
Mai.
Mai.
(Bangor, Maine, 27-28 gennaio 1987).
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L'uomo autentico.
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CAPITOLO 1.
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Herman Marshall guardava di traverso la pioggia. Diceva a s
stesso che aveva bisogno di una ripulita. Aveva bisogno di correre
fuori in strada e bagnarsi le dita dei piedi. Deglutiva. Tossiva.
Si passava le mani sulle guance. Diceva a s stesso che stava
ragionando come un maledetto pazzo. Guard dall'altra parte
della stanza. Edna giaceva sul letto d'ottone. Un regalo di matrimonio
dei genitori di Marshall. Da Hope, in Arkansas. Dette
di nuovo un'occhiata di traverso alla pioggia. Si sforzava di
immaginare il viso dei genitori. Chiuse gli occhi per un istante.
Inutile. Non riusciva proprio a immaginarseli. S, avevano visi
sottili, ma la magrezza era il massimo che poteva ricordare.
Le ossa che sporgevano. Gli occhi severi e lucidi. Questo tipo di
cose. Apr gli occhi. Lanci uno sguardo verso la moglie. Non
era mai stata magra. Aveva sempre avuto parti del corpo pi in
carne. Herman Marshall cominci a strofinarsi gli occhi. Affond
le nocche. Gli occhi cominciarono a fargli male. E allora?
Che importanza aveva? Pianse. Il suono di quel pianto era pieno
di sabbia e cose logore. Tir su col naso. Tolse le mani dagli
occhi con un gesto nervoso. Li apr, ma vide solo tanti puntini
bianchi e un'immagine appannata. S'infil i pollici nelle narici
per impedire al muco di colare. Si pieg in avanti. Premette l'indice
contro il vetro della finestra. Ingoi il muco e le lacrime.
Ehi, disse Edna dal letto.
La pioggia ticchettava e gocciolava. Si raccoglieva in piccoli
cerchi oleosi. Herman Marshall non rispose.
Sei arrabbiato con me, vero?, disse Edna.
Herman Marshall sussult.
Beh, hai ragione, disse Edna.
Herman Marshall trascin la fronte da un punto a un altro
del vetro della finestra, producendo un suono simile a
uno squittio. Gemette. Si strinse fra le braccia. Aveva settantaquattro
anni e aveva trascorso la vita a guidare un camion.
Non era abituato a piangere. Era solo un vecchio ragazzo di
Hope, in Arkansas, e la gente come lui non vedeva di buon
occhio quelli che piangevano. Correvi il rischio di essere sottoposto
alla gogna, i pantaloni abbassati, gettato in qualche
fossato. Per Herman Marshall, le lacrime erano un imbarazzo
alieno. Aveva avuto tre fratelli (tutti morti ora), e avrebbero
certamente riso di lui se lo avessero visto in quello stato.
Si chiese se non lo stessero facendo proprio in quel momento.
Magari, a pensarci bene, lo stavano facendo dal paradiso.
(Credeva nel paradiso? Perch non avrebbe dovuto? Aveva
passato parecchio tempo a pensare al paradiso, sissignore.
Era il tipo di pensiero che di solito occupava la mente di un
uomo durante la notte, nelle ore in cui sedeva da solo dentro
l'abitacolo del camion e i fari gli ferivano gli occhi, e la
strada sotto di lui lo faceva sobbalzare sul sedile, mandandogli
in subbuglio i reni, fino a quando il sole non compariva
a est, verde e inevitabile, illuminando i primi smunti bovini
che si strofinavano contro i paletti delle recinzioni ruminando
meccanicamente ciuffi di fieno stantio nelle bocche
languide).
Edna mosse le gambe. Ahi, disse.
Herman Marshall stacc la fronte dal vetro e si strofin gli
occhi con i polpastrelli. Questa volta lo fece con delicatezza.
Era seduto su una piccola sedia stretta col sedile in pelle. Si
sporse un po' verso il letto d'ottone e il sedile emise un buffo
rumore stridulo, quasi simile a quello di un peto soffocato.
Stavo pensando..., cominci a dire, esitante.
Fa male, disse Edna.
Lo so, disse Herman Marshall.
Edna si inumid le labbra. Era un gesto che faceva in continuazione.
Non perch fosse particolarmente disidratata. Era
semplicemente una cosa che poteva fare, come aveva spiegato
a Herman. Una cosa che poteva fare e non faceva male a nessuno,
giusto? Stavi pensando?, disse.
S, cara, disse Herman Marshall alla moglie. Pensavo a
come tutto  passato velocemente. Voglio dire, mi sembra ieri
che compivo cinquant'anni e Billy era vivo, e sul tavolo c'era il
pollo e in garage la macchina nuova.
Non dovresti pensare a queste cose, disse Edna.
Forse no, disse Herman Marshall.
Mi spiace, disse Edna.
Non c' bisogno che continui a ripeterlo, disse Herman
Marshall. La sua voce era priva di emozione. Sbrigativa, come
se volesse tagliar corto. Una voce esausta e sbiadita.
Edna non rispose nulla, mosse solo la testa da un lato all'altro.
Era ancora grassa, la vecchia Edna. Non importava che
avesse il cancro. (Herman supponeva che se era possibile che
delle persone grasse morissero di fame, come gli era capitato
una volta di leggere sul Chronicle, allora era anche possibile
che avessero il cancro).
Vuoi un'altra di quelle pillole?, disse Herman Marshall.
No, disse Edna. Mi fanno dormire e basta. E se devo
continuare a dormire, tanto vale che sia morta e la faccia finita
con tutta questa storia. Il posto c' gi.
Il posto?.
Per seppellirmi. Anche se non mi dispiacerebbe che a
Houston ci fossero le colline.
Oh, disse Herman Marshall.
Non sarebbe male venire sotterrata su una collina. Una
collina con una bella vista panoramica.
Ma il posto c' gi.  gi tutto pagato.
Lo so, disse Edna. Lo so.
Herman Marshall grugn. Sei stata tu a sceglierlo, disse
a Edna. Le stava dicendo qualcosa che lei gi sapeva, ma non
era questo il punto. E riposeremo accanto a Billy. Hai fatto
cos tante storie per trovare il posto che ti piaceva. Sembravi
pi schizzinosa di Ima Hogg quando sceglieva una delle sue
nuove case enormi.... Herman Marshall smise di parlare, esitando
per un attimo. Billy era stato il loro solo e unico figlio.
Era morto a diciassette anni di meningite spinale. Quel bambino
aveva rappresentato per Edna la maledetta occasione per
cambiare vita ed era arrivato quasi a sorpresa. Anni prima,
lei e Herman Marshall si erano trovati d'accordo sul fatto che
avere figli sarebbe stato bello, ma erano giunti quasi al punto
di rinunciarvi. Di colpo, Herman Marshall riprese a parlare.
S, un'intera, meravigliosa vita, disse.
Gi, disse Edna.
Se solo le cose fossero andate in modo diverso, disse Herman
Marshall.
Taci, disse Edna.
Non faccio altro che pensare, in continuazione, a come
tutto  passato velocemente, disse Herman Marshall. Continuo
a dirmi accidenti, Herman, quello l non sei tu. Tu sei ancora
giovane. Quel corpo flaccido che vedi  solo un maledetto
scherzo, e un giorno....
Ohi, disse Edna, avvolgendosi la testa fra le braccia. Le
sue braccia erano bluastre. E si stringeva il cranio. Aveva settantanni
e anche l'ultima ciocca di capelli era sparita. Ecco
come ti riduceva la buona vecchia chemioterapia. Lei e Herman
Marshall erano stati avvertiti, ma che altra scelta avevano?
(Le aveva tolto la verginit in un terreno abbandonato
dietro un cinema di Shreveport nel 1934, e il film era un bel
film, Le due strade, lo stesso film che il buon John Dillinger
aveva visto la sera in cui Melvin Purvis e l'FBI gli avevano teso
la loro squallida, piccola imboscata in quel vicolo di Chicago.
Edna ai tempi si chiamava ancora Edna Stillman, e Herman
Marshall le aveva appena detto che, dannazione, era pi bella
di una trota maculata, ah ah, giusto una battuta, e poi la piacevole,
dolce sensazione del corpo di lui che si poggiava calorosamente
sulle graziose ossa di lei, e Edna che gli diceva di
smettere, smettere immediatamente; poi il rumore di un motore
che ululava da qualche parte nei cortili della zona meridionale
di Kansas City, e Herman Marshall aveva respirato
l'odore dell'insetticida, con il pugno che affondava nella terra
umida ricoperta di rifiuti, e in sottofondo le voci di Gable
e William Powell, di Mickey Rooney ancora bambino che
strisciava e si muoveva fra le pareti della casa del film, mentre
Edna ora si muoveva a scatti ed emise un risolino, e la fragranza
della pelle di lei, quel corpo grasso che vacillava e sbatteva,
e poi un altro fremito, mentre si sfilava le mutandine di cotone
e gli diceva che pensava, beh, che giunti a quel punto non aveva
pi molto senso resistere, no; e cos cedeva, e lo accoglieva
dentro di s con una risata e una serie di manovre febbricitanti,
mentre Herman Marshall la scopava e gemeva e ascoltava
il proprio respiro, il respiro di lui che diceva fra s e s: Cazzo!
Cristo! E questo succedeva in un tempo ormai passato per
sempre. Un per sempre che era fatto di giorni, e tradimenti, e
birra e camion e cameriere e incontri di preghiera, e rodei, chitarre,
piagnucolii, sensi di colpa, morte).
Herman Marshall si alz in piedi. Si tenne appoggiato alla
sedia per un momento. Respir con la bocca aperta. Poi si
avvicin al letto. Fuori, un'auto pass senza fare rumore. La
pioggia faceva sentire Herman Marshall appiccicaticcio, soprattutto
sotto le ascelle e all'inguine. Era una sensazione che
provava spesso, alla sua et, in quelle zone del corpo. E spesso
si pisciava addosso. A volte non riusciva a trattenersi fino a
raggiungere il bagno, e qualche goccia riluttante gli macchiava
la biancheria intima, causando un odore sgradevole. Ecco
perch a volte gli capitava di respirare con la bocca spalancata.
Sospirando, si inginocchi accanto al letto d'ottone. Prese
le braccia di Edna e delicatamente gliele allontan dalla testa.
Erano prive di forza, non vi era in esse alcuna resistenza.
Le mani erano come piume. Le dita grasse e rosa. Le baci la
fronte. Hai bisogno di una bella pillola, le disse.
...non esiste una pillola bella, disse Edna, con la voce leggermente
ansimante.
La stai affrontando con coraggio. Forse troppo.
Non spetterebbe a me giudicarlo?.
...forse, disse Herman Marshall.
Forse ci sono cose che fanno male pi di questa, disse
Edna.
Non ci devi pensare.
Andrai di sopra?.
Herman Marshall lasci le braccia della moglie. La guard
dritto negli occhi, che erano grigi. Non gli piaceva guardarle
il cranio. La chemioterapia si era portata via troppo. Forse
ancora di pi. Pu darsi, le disse, non appena ti sei addormentata
per bene.
E tornerai gi con una storia?.
Forse, le disse Herman Marshall.
Sei bravo con le storie, disse Edna. Avresti dovuto fare lo
scrittore o qualcosa del genere.
Herman Marshall prov a sorridere. Forse ci riusc. Forse
no. Era ancora in ginocchio, e le giunture cominciavano a fargli
male. Appoggi i gomiti sul copriletto. Era di ciniglia. Verde.
Risaliva al 1946 o gi di l, per quanto riusciva a ricordare.
Uno scrittore, disse. Magari un giorno.... Si stava ancora
sforzando di sorridere. Probabilmente, nel dolce momento
dell'addio, come recitava l'inno, Dio gli avrebbe dato credito
per aver cercato di sorridere. Non era facile, cercare di sorridere
a una donna anziana che se la sarebbe passata maledettamente
meglio se gi fosse stata morta e sepolta.
Vai di sopra, disse Edna. Star bene. Non vado da nessuna
parte. Trovami una buona storia. Magari ambientata nel
1931 o anche nel 1932. E che faccia ridere o piangere. Non mi
interessa, basta che mi porti via da... beh, lo sai... da tutto
questo....
Herman Marshall si alz in piedi. Si strofin le ginocchia.
Ascolt la pioggia.
Sei arrabbiato con me?, gli disse Edna.
No, disse Herman Marshall. Sono vecchio. Mi fanno
male le articolazioni. Sono troppo vecchio per essere arrabbiato.
E dammi retta... per essere arrabbiato un uomo deve avere
la possibilit di poterci fare qualcosa, prendersela con qualcuno,
quello che vuoi... e io sono troppo vecchio per cose del genere...
riesci a seguirmi?.
Sono troppo vecchio per pensarci, disse Herman
Marshall. Faccio fatica persino a ricordarmene.
Ricordare cosa?.
Billy.
Non ti credo, disse Edna, rabbrividendo. Forse avrebbe
dovuto mettersi un foulard sulla testa. Sicuramente avrebbe
avuto un aspetto migliore. Herman Marshall dovette distogliere
lo sguardo da lei. Nemmeno gli occhi di Edna lo trattennero.
Sei gentile con me, gli disse lei. Sei paziente. Come lo
eravamo tutti nella mia famiglia quando lo zio Floyd  morto
a St Louis, quando ero una bambina. Eravamo pazienti. Con
lui e il suo tumore al cervello. Non facevamo che ripetergli di
tacere. Taci, zio Floyd, smettila di lamentarti.  solo un mal di
testa, e forse dovresti darci un taglio con la birra.... Di nuovo
Edna rabbrivid, e questa volta si tocc la testa con la punta
delle dita della mano destra. Entrambe le mani erano curvate
dall'artrite. Curvate e annerite. Si sforz di sorridere a Herman
Marshall. Vai di sopra, gli disse. Non ho intenzione di
andarmi a fare un giro per l'isolato o niente del genere. Ascolterai
il suono grazioso della pioggia sul tetto e mi troverai una
storia. Magari troverai uno dei suoi trenini.
Li ho trovati il mese scorso, disse Herman Marshall. Fece
un cenno con la testa alla sedia vicino alla finestra. Si dondol
un po' da un lato all'altro. Li ho messi di sopra, disse, e ho
sistemato il trasformatore e tutto il resto. La barriera con l'omino
che veniva fuori e agitava la lanterna. Ti ha fatto sorridere.
Ricordi?.
...forse, disse Edna, aggrottando la fronte. Incroci le
braccia sul petto. Indossava un abito rosa coi polsini di pizzo.
Era un regalo di Natale della vecchia Jobeth Stephenson, che
abitava dall'altra parte della strada. Jobeth Stephenson, che
doveva aver superato da un pezzo l'ottantina e guardava film
sporchi alla TV via cavo. Invitava sempre Herman Marshall
a vedere quei film. E rideva sempre e gli chiedeva che male
c'era. Le persone anziane sono sempre comiche, gli aveva
detto una volta. Non c' nulla che faccia pi ridere. E poi
aveva ridacchiato, sbattendo fra loro i palmi delle mani, con
un suono che esprimeva al tempo stesso impotenza e senso di
stantio.
Herman Marshall sentiva il desiderio di piangere ancora.
Fiss il pavimento. Un le dita all'altezza della cintura. I
treni, disse. S. Correvano ancora benissimo. Ho sistemato
qualche cavo... ho messo un po' d'olio... e hanno iniziato
a girare e girare come il giorno che li abbiamo acquistati.
Ricordi come faceva ciuf ciuf con la bocca mentre le ruote si
muovevano?.
No, disse Edna. Poi: S. Si tocc un angolo della bocca
e si strofin la dentiera con un dito deforme. Parl con il dito
in bocca. Icordo enissimo, on ono ancora svitata del tutto,
on ancoa....
Era un segreto fra noi e lui, disse Herman Marshall.
Edna si tolse il dito dalla bocca. Abbiamo tutti dei segreti,
disse. Non solo io.
Non l'ho mai detto.
Ma tu eri bravo con lui.
Gli volevo bene, disse Herman Marshall.
Forse  una punizione di Dio, disse Edna. Si fiss il dito.
Poi se l'asciug sulle coperte.
Continui a dirlo, le disse Herman Marshall. Forse lo dici
troppo spesso.
 stato questa mattina, disse Edna. Il pasticcio di carne
in scatola che mi hai dato da mangiare. Un pezzettino dev'essermi
finito nelle gengive, sai? Una di quelle cose che ti fanno
perdere la testa. Come se non l'avessi gi persa abbastanza!.
Certo, matta come la volpe pi furba che ci sia.
Non ti credo, disse Edna.
Da quanti anni siamo sposati?.
Troppi, ah ah!.
Pi o meno cinquanta, giusto?.
Immagino di s, disse Edna.
Herman Marshall stava ancora dondolando. Allora ascoltami,
disse. Tu sei sempre stata la contabile di casa, giusto?
Io non saprei mettere in fila due conti, lo sappiamo entrambi.
E tu sei la cuoca migliore che abbia mai conosciuto. Sai preparare
un barbecue che....
Ero la cuoca migliore che hai conosciuto, disse Edna.
Ora non sono pi nulla.
Non dirlo.
Non sto dicendo altro che la verit. Sarebbe molto meglio
che fossi morta, e lo sappiamo tutti e due. Intendo morta nella
tomba, e non morta a respirare e chiacchierare di carne in scatola
dentro questo vecchio letto....
Herman Marshall si chin e tocc la fronte della moglie.
Ora fai silenzio, le disse. La sua voce era tenera. Forse era un
sussurro. Era quasi cancellata dal suono della pioggia contro i
vetri delle finestre e dell'acqua che faceva risuonare i pluviali.
Si stropicci gli occhi, e stropicciarsi gli occhi era l'ultima cosa
che voleva fare. Poi si allontan dal letto. Si avvicin alla finestra
e si appoggi alla sedia. Ora era con la schiena rivolta al
letto. Quando le parl di nuovo, non sapeva se stesse parlando
a Edna, a Dio, alla pioggia o a cosa. La sua voce era ancora
dolce. Abbiamo sempre parlato, disse. Questo lo devo ammettere.
Comunque andasse, abbiamo sempre fatto un sacco
di chiacchiere, vero? Tornavo a casa col culo dolorante e intorpidito
da tutte quelle ore passate a rimbalzare sulla strada,
e tu ridevi e mi dicevi che avevo il culo intorpidito a causa di
qualche donna. E poi ci bevevamo una Shiner l in cucina e mi
dicevi che ti ero mancato, ed era come se fossi stato via un milione
di anni. E salivamo di sopra e non importava a nessuno
se svegliavamo il quartiere, e ripensare a quei tempi fa sembrare
che ne sia valsa la pena, di tutto, capisci cosa ti dico? A
volte indossavi un nastro per capelli, perch ti faceva sembrare
pi giovane. E io ero un maiale. Herman Marshall, il maiale
dei maiali. Mi chiedo quando tutto questo sia finito. Per
quanto mi sforzi, non riesco a ricordarmelo. Dev'essere stato
intorno al 1950, non  vero? Billy non era molto pi che un
bambino, giusto? E allora sono spariti i nastri per capelli. Dove
li hai messi, Edna? Li hai buttati nell'immondizia? Ne avevi
di blu e verdi e rossi e gialli, forse anche a righe, per quello
che ricordo. Ma tutto finisce, vero? Tutto. E perch sono arrivato
a dirti queste cose? Dovrei cercare di tirarti su il morale.
Dovrei salire su in soffitta e magari scendere con un guanto
da baseball o qualcosa del genere. Ecco che cosa dovrei fare.
Herman Marshall si volt e fiss il letto d'ottone e la moglie
morente. La sua voce era fragile. Forse non era nemmeno udibile.
Ti prego, le disse. Per favore.
Edna sbatt le palpebre. Cosa?, disse. Che cosa per favore?.
La storia di Billy..., disse Herman Marshall, quasi strozzando
le parole in gola.
Cosa?.
Ti prego, non trascinartela di l con te. Non parlare di punizione
di Dio. Herman Marshall parlava in fretta. Le parole
gli saltavano fuori dalla bocca, una attaccata all'altra. Sembrava
un bambino che recitava un brano a memoria. Billy 
morto,  tutto.
Non sto parlando della sua morte, disse Edna, con la voce
piatta, come uno di quei centralinisti telefonici. Sto parlando
di come  stato concepito.
Herman Marshall prov a scrollarsi. Beh, forse avevo bisogno
di un po' d'aiuto.... Sorrise, ma era un sorriso privo di
vita.
Edna inspir. Vergognati, disse.
Herman Marshall si appoggi al davanzale. Cominciava a
sentire il bisogno di pisciare. Doveva in qualche modo togliersi
dalla faccia quello stupido sorriso del cazzo, cos si strofin
la bocca. Se la strofin con ferocia, come se la stesse raschiando
con una paglietta d'acciaio. Aveva gi abbastanza guai;
non aveva bisogno di imprimersi quell'espressione sulle labbra
che gli ricordava la morte.
Vergognati, Herman, disse Edna. Non prenderti in giro
da solo. Vali pi di questo. Io e te, non abbiamo certo fatto
fuoco e fiamme su questo mondo, come si dice, e nemmeno
troppo denaro. Il nostro ragazzo  sepolto sottoterra. Non riceviamo
nemmeno pi cartoline di Natale, e Babbo Natale
potrebbe essere anche morto, per quanto ne sappiamo. Ma io
e te, abbiamo passato dei bei giorni insieme, non  vero? Non
 cos?.
...certo, disse Herman Marshall.  quello che ti stavo
dicendo. La Shiner e il nastro per capelli e tutto il resto. Una
birra fresca e una bella donna. Con un nastro fra i capelli.
Cristo.
Esatto, disse Edna. E tu eri il migliore.
Il migliore a parte uno.
Il migliore, disse Edna. Il migliore. Il migliore. Il
migliore.
Va bene, disse Herman Marshall.
Credimi, disse Edna.
Va bene, disse Herman Marshall.
Dici che non vuoi che mi porti questa cosa nell'aldil. Perfetto.
Allora devi credermi. Lui non era nulla per me. Mi sentivo
sola ed  comparso lui, e mi ha detto che ero bella, e sapevo
che tutti i nastri per capelli di questo mondo non mi avrebbero
mai pi reso bella e....
Non devi raccontarmi i dettagli, disse Herman Marshall.
Li conosco tutti, i maledetti dettagli.
Non ti arrabbiare, disse Edna, e si tir su le coperte fino
a che non furono all'altezza della gola. Le mani erano ricoperte
in modo spaventoso da un reticolo di rughe.
Non mi sto arrabbiando, disse Herman Marshall.
...non mi fare del male.
Farti del male? Non ti ho mai fatto del male. Herman
Marshall risucchi l'aria. L'umidit della pioggia aveva riempito
la stanza di odore d'ottone. La vescica gli faceva male.
Mi spiace cos tanto, disse Edna.
Smettila di dirlo.
Quello che voglio dire  che tu non c'eri mai. Eri sempre
su quel camion.
Sempre?.
Beh, forse non sempre....
Gi, disse Herman Marshall.
E io non facevo altro che chiedermi con chi fossi a letto,
disse Edna. Cameriere. Puttane. Mogli di pastori. Sai cosa
dicono delle mogli dei pastori? E io ero l da sola e non pensavo
pi d'essere bella, ed  brutto per una donna....
S, disse Herman Marshall.  brutto. S, tesoro. Capisco.
Ne abbiamo gi parlato. Voglio dire, ormai  come se lo
stessi recitando a memoria. Non importa pi.  come una barzelletta
che non fa pi ridere, ecco cos'.
Billy ha sempre pensato che fossi tu il padre, disse Edna,
con gli occhi che le luccicavano.
Lo so, disse Herman Marshall. Si avvicin al letto. Si inginocchi.
Baci le mani di Edna. Ma se ci penso, in qualche
modo so che  cos. Penso a lui come mio figlio. E mi
manca ancora adesso. Vorrei baciare la sua tomba. Nel profondo
dei miei pensieri, lui  mio figlio. Non  il figlio di nessun
altro. Ha vissuto qui.  morto qui. Era parte di noi. Che
diavolo.
Tu... salirai di sopra, dopo?.
S, tesoro, disse Herman Marshall. Si volt verso la finestra
di quella casa di Houston, su quella strada di Houston
sotto quella pioggia di Houston. Le cicale frinivano con un
suono simile a uno strillo. Quel suono si muoveva e si faceva
sempre pi profondo e sembrava brillare sulla terra. Sistem le
coperte sul letto della moglie. Ti trover qualcosa di carino,
le disse. Le accarezz la testa calva e triste. Lo avrebbe fatto,
anche se non serviva a nulla.
...
.
...
Capitolo due.
...
.
...
Era quasi arrivato al water al piano di sopra. Quasi. Ma quasi
era una parola che andava bene, recitava il detto, se giocavi
al tiro al bersaglio. Ah ah! Divertente, davvero divertente la
saggezza che trovavi in certi detti popolari. Quasi, per, non
andava bene se volevi evitare di bagnarti i pantaloni. Ed era
ci che era successo a Herman Marshall. Se l'era fatta nei pantaloni.
Solo un po'. Ma quanto bastava. Se la tavoletta non
fosse stata abbassata, ce l'avrebbe fatta. Ma aveva dovuto sollevarla,
e quel ritardo era stato sufficiente perch un breve
spruzzo caldo di piscio fuoriuscisse dal suo cazzo moscio e
raggrinzito. Forse era tutta colpa della pioggia. Negli ultimi
cinque anni o gi di l, il rumore della pioggia - o, a dire il vero,
ogni rumore d'acqua che scorreva - gli aveva fatto provare
l'impulso di pisciare. Un tempo aveva avuto una ragazza, una
certa Helen Burnside (una ragazza sorridente e grassottella,
almeno quanto Edna, se non di pi) che diventava pazza ogni
volta che sentiva il rumore dell'acqua che scorreva. Era stata
lei stessa a usare quel termine. Pazza. E gli aveva detto qualcosa
del tipo: Te lo giuro, tesoro, mi fa MALE. E succede tutto in
modo cos RAPIDO. E sono fortunata se riesco ad arrivare in
tempo al bagno. Non faccio altro che togliermi e rimettermi
le mutande, capisci? Oh. E ti giuro che a volte mi basta
sentire un tuono e divento come uno di quei COLINI. E il rumore
pu essere anche lontano, ma non importa. E Herman
Marshall aveva riso. La buona vecchia Helen Burnside. Era
esagerata in tutto. Ma era divertente, questo di sicuro. Una
volta l'aveva vista mangiare sette hamburger in un colpo solo.
E sette porzioni di patatine. Allo Spot Caf, che si trovava proprio
in mezzo alla zona pi rumorosa e trafficata del centro di
Hope, in Arkansas. Il tutto davanti agli occhi di Marshall e di
un cuoco di nome Sam Logan. E poi Helen si era portata Herman
a casa, mentre il padre e la madre di lei e i tre fratellini
pi piccoli erano fuori al cinema, e gli aveva permesso di scoparsela
sul tappeto del salotto, oscillando tutta e fremendo, e
poi aveva insistito perch glielo infilasse in bocca, e aveva solo
diciassette anni, e subito dopo gli aveva detto: Sono un bel
divertimento in una giornata asciutta, ah ah! E adesso, mentre
saliva le scale strette, con gli evidenti segni del tempo, che
conducevano alla soffitta della sua piccola casa di Houston, in
Texas, un ampio sorriso si disegnava sulla bocca di Herman
Marshall. Il ricordo di Helen Burnside - un ricordo improvviso,
non annunciato e meraviglioso, saltato fuori da qualche
misero angolo buio della sua mente e riemerso sotto una luce
dolce e sbiadita - lo aveva fatto sorridere per la prima volta da
non sapeva quando. Forse era valsa la pena di farsela nei pantaloni.
Herman Marshall soffoc nel naso la risata. Scosse la
testa. Respir con la bocca aperta. Non si era preso la pena di
cambiarsi i pantaloni e le mutande. Il suo odore era gi cos
sgradevole che non credeva avrebbe fatto differenza. Ecco che
cosa ti regalava Houston, con la sua pioggia e la sua umidit.
Una volta aveva sentito un tizio paragonare Houston a una
puttana. Maledizione, aveva detto quel tipo, non vi sembra
che Houston sia come una puttana molto POPOLARE? Una
puttana che ha sempre lavoro, e succhia cazzi e si fa sbattere
tutto il tempo? Houston  cos, il pezzo di figa pi popolare
fra qui e il giorno del giudizio. Il che significa che non ha
nemmeno il tempo per asciugarsi il sudore. E cos... PUZZA.
Capite cosa dico? Voglio dire,  come quella puttana, col sudore
che le cola gi per la pancia, mentre si passa la lingua
sulle labbra e ti dice VIENI, VIENI, non vorrai abbandonarmi a
questo punto? Le parole di quel tizio, che per quello che Herman
Marshall riusciva a ricordare erano state pronunciate in
un locale pulcioso dove si suonava vecchia musica blues e che
apparteneva a un suo amico di nome Harry Munger, nella
vecchia e grezza Pasadena, erano risuonate sopra la musica e
le risate e il pesante rumore dei passi di danza (le madri ballavano
da sole coi loro bambini, tenendoli stretti al petto, proprio
come ai bei tempi, Edna aveva tenuto stretto il loro piccolo
Billy)... Oh, le parole di quell'uomo avevano fatto s che Herman
Marshall, con la pancia piena di Shiner e le palle quasi
infiammate per l'arrapamento, picchiasse un pugno contro il
bancone e dicesse: Sissignore! Non c' niente di pi vero! E
poi si era voltato per cercare Edna, che si era diretta barcollante
al bagno delle donne. E poi aveva avvicinato quel tizio (non
gli andava che qualche pettegolo ficcasse il naso nei suoi affari)
e gli aveva detto: Amico, mi sto eccitando, lo sai? E questo
significa che stanotte la mia vecchia BALLER, s BALLER e
CANTER ALLELUIA, se capisci quello che intendo. E ci saranno
i fuochi d'artificio, come si usa dire. E quel tizio - col collo
enorme e il torace ampio, e i denti grossi da cavallo - aveva
ragliato con la testa rivolta al soffitto corroso e ondulato di
quella squallida bettola, e lui e Herman Marshall avevano finto
di sferrarsi qualche colpo, e certo il mondo sarebbe potuto
durare all'infinito purch ci fosse stata birra. Ti ubriacavi.
Scherzavi con uno sconosciuto, gli davi una pacca sulla schiena
e lui ricambiava il gesto. E tutti ti guardavano, sorridevano,
applaudivano. E per un istante eri qualcuno. La tela intricata
e folle dei tuoi giorni ti pareva quasi benevola. Ma poi la cazzo
di birra finiva, e ti sentivi stringere le dita, i polsi ti facevano
male, e rimbalzavi su una strada a bordo di un
semirimorchio, con qualcosa di simile a un nemico intento a
graffiarti il cranio con un rasoio affilato e arrugginito, mentre
il vapore del mattino si sollevava da terra, e continuavi a
stropicciarti la faccia, e magari conoscevi un paio di cameriere,
una cassiera del Woolworths, la smunta e frettolosa moglie di
un becchino. Sissignore. Andava tutto bene. Non eri perfetto.
Ti saresti scopato anche un serpente, a patto che non avesse la
pelle nera. E poi, improvvisamente, Herman Marshall parl
ad alta voce. Cazzo, disse. Era in cima alla stretta scala.
Apr la porta della soffitta. Subito fu assalito dalla polvere accumulata
e dall'odore di muffa che quasi si poteva toccare.
Era come uno strato peloso e denso che gli s'infil fra le labbra
e gli fece venire voglia di lavarsi le orecchie. Herman Marshall
si chiese se sarebbe stato in grado di respirare. Trascorreva
una gran quantit di tempo l in soffitta. Edna era sempre stata
una collezionista compulsiva e non aveva buttato via nulla,
e che importanza aveva se quella muffa terribile si era divorata
ormai quasi tutto in quel luogo umido e privo d'aria? Anzi,
l'aria c'era, questo era sicuro. Non sarebbe stato possibile che
le cose marcissero senz'aria. Ma era stantia e malata, e ti portava
via pi di quanto ti desse; era un'aria che rigirava su s
stessa e diventava sempre pi carica; come fosse dotata di lingue,
che rilasciavano una saliva fatta di ruggine e muffa. Herman
Marshall si accovacci e si ferm per un istante. Era
troppo alto per la soffitta. C'era una lampadina spoglia che
scendeva dal soffitto. Herman Marshall l'accese e la luce lo
costrinse a strizzare gli occhi. Guard intorno a s le scatole,
le confezioni, i libri sparsi. Scorse i mobili di vimini in disuso
del portico, diverse lampade da terra (tutte col paralume rotto,
di cui uno con una processione di anatre verdi e marrone
prive di testa), un vecchio televisore che risaliva forse al 1949
(uno Zenith, con lo schermo tondo simile a un obl); lui, Edna
e Billy avevano guardato le puntate di Perry Mason e Gli uomini
della prateria e Ai confini della realt su quel vecchio apparecchio;
e nei suoi ultimi giorni, quando non riusciva a
smettere di gridare, Billy aveva insistito perch quella televisione
fosse tenuta accesa, spiegando a Herman Marshall e a
Edna che i suoni della TV - soprattutto quelli delle risate registrate
- gli evitavano di pensare al dolore, anche se di fatto urlava,
anche se di fatto si contorceva e contraeva, anche se
implorava Herman Marshall e Edna di farlo a pezzi con un'ascia,
per favore, per favore, diceva, non posso pi sopportarlo;
sto morendo, perci lasciatemi morire, oh stronzi, oh
succhiacazzi; vi piace vedere quello che state vedendo? (E
quelle parole erano pronunciate da un ragazzo che, giunto alla
fine, aveva solo diciassette anni. Un ragazzo il cui dolore alla
fine era diventato troppo grande per il suo cuore. Un cuore
che alla fine era scoppiato, e Herman Marshall con lui. Billy si
era alzato come se il materasso fosse un tremendo trampolino
avvelenato, umido e sporco, e per un istante aveva fissato Herman
Marshall con uno sguardo stupefatto, acceso, contrariato,
febbricitante, poi era caduto con la schiena all'indietro,
morto, senza pi alcun soffio di vita in corpo). Herman
Marshall distolse lo sguardo dal televisore. Si trascin fino a
un punto della soffitta dove il pavimento era abbastanza sgombro.
Si accasci a terra. Toss. Starnut. Si infil un dito in una
narice. Si lecc il dito. Al diavolo. Tanto nessuno lo stava
guardando. Ascolt la pioggia che colpiva il tetto. Un po' di
pioggia. Forse ci sarebbe stata una grossa alluvione. Houston
era un posto ottimo per le alluvioni. Houston, la madre delle
alluvioni. Ah! Davvero divertente! Herman Marshall si rosicchi
l'indice. Con la lingua aveva scoperto una pellicina. Si
disse fra s e s che era da ragazzino starsene fra la polvere a
succhiarsi il dito. E poi si disse che non gliene fregava un cazzo.
Grugnendo, si sistem con le gambe (irrigidite, per via di
tutta quell'umidit) come il piccolo sarto coraggioso della fiaba.
Si diede da fare ancora con la pellicina. Si guard attorno.
Vide le scatole dov'erano i trenini di Billy. Sulle scatole c'era
scritto lionel. Erano ricoperte di muffa. Herman Marshall
aveva sgobbato parecchio su quei treni. Gli ci era voluta una
settimana per togliere la ruggine dai motori e dalle carrozze e
dalla rotaia, per non parlare del passaggio a livello con quel
buffo omino che agitava la lanterna. Aveva detto a Edna che
gli ci era voluto solo un po' d'olio e qualche cavo nuovo, ma
queste cose erano state un maledetto scherzo in confronto.
Non le aveva detto di tutta la ruggine che aveva dovuto grattare
via. A cosa sarebbe servito? Che ne sarebbe stato del suo
bel gesto? Herman Marshall credeva nella bont; credeva nella
bont quanto credeva nel paradiso, e forse di pi. La gentilezza
era per lui una cosa innata, e se ne sentiva responsabile,
senza bisogno di nessun atto di fede. Nessuna preghiera. Nessun
inchino o riverenza. Non credeva che una vergine potesse
far saltare fuori un bambino. Herman Marshall si tolse il dito
dalla bocca e sospir. Portava quegli oggetti di sotto da Edna
e le raccontava delle storie. La domenica prima le aveva portato
il suo abito da sposa, e glielo aveva tenuto di fronte, e aveva
ballato e sculettato accanto al suo letto, raccontandole la storia
della bella principessa di Texarkana che aveva sposato un
bellissimo principe che se l'era portata via. A bordo di un semirimorchio,
ovviamente. E la bella principessa di Texarkana
aveva vissuto per sempre con il bel principe, e lui non si era
trasformato in una rana quando lei lo aveva baciato, e lei gli
aveva detto che era un principe super, e lui le aveva detto, ehi,
tesoro, i veri uomini non si danno troppe arie (cercando di far
risuonare la voce tremante e impacciata come quella di Johnny
Cash). E Edna lo aveva premiato con i dovuti sorrisi e risolini,
e forse si stava ricordando dei bei tempi a letto quando
tutti e due scopavano che era una meraviglia, quasi come se
avessero appena scoperto cosa fosse il sesso. C'erano volte - e
Herman Marshall di questo era certo com' vero Iddio - in cui
le persone sposate riuscivano ad andare al di l della semplice
routine di stare insieme, in cui l'unione veniva ridefinita e le
antiche strategie di corteggiamento rinnovate e un felice, improvviso
gemito della memoria faceva s che marito e moglie
fossero di nuovo in sintonia, si coagulassero, e si contorcessero
e urlassero. Sbarravano gli occhi ed era di nuovo il 1934, e
c'era Mickey Rooney bambino sullo schermo, e l'FBI aveva
ucciso il buon John Dillinger, e la ragazza grassottella si abbassava
le mutandine e nessuno moriva. Herman Marshall
aveva vissuto momenti cos, con la sua Edna - perlomeno fino
a prima che nascesse Billy. Ma i diciassette anni di vita di Billy
avevano finito in qualche modo per stritolare le esistenze di
Herman e della moglie. Billy e il suo dolore. Billy e le sue piaghe
e la sua spina dorsale. Billy Marshall. Lo guardavi e ti dicevi:
somiglia a una virgola. Una virgola umana. In quei
giorni, spesso Herman Marshall era salito di nascosto in soffitta,
si era accovacciato in un angolo e si era messo a bere a
canna da una bottiglia di moscato. E a volte chiudeva gli occhi,
e tratteneva il fiato, incrociando le dita, e pregava perch
il suo Dio, il Dio del paradiso, gli concedesse un miracolo - un
qualche sorprendente, grandioso evento che trasformasse Billy
in niente di meno che... un punto esclamativo. Ma non era
successo niente. Oh, a parte il moscato, che spesso gli aveva
fatto venire i conati di vomito e i tremolii, ma si era convinto
che in fondo fosse quello lo scopo del moscato. Altrimenti non
avrebbe avuto quel gusto cos tremendo. Herman Marshall si
strofin le caviglie. Fece una smorfia. Quella soffitta gli era
familiare e, al tempo stesso, era un luogo sconosciuto. Ogni
tanto diceva a s stesso: Cazzo, non c' nulla qui che io gi non
conosca. Nulla su cui non abbia gattonato sopra pi volte di
quante vale la pena di dirlo. Ma Herman Marshall veniva
sempre smentito. Qualcosa - un asciugamano, un centrino,
un vecchio piatto crepato, la testa sventrata di un orsacchiotto
distrutto - lo spiazzava, ed era come se cadesse uno schermo,
e cose dimenticate si liberavano della polvere e si
accaparravano la sua curiosit, creando una sfilata di eventi
banali e preziosi. Adesso - per nessuna ragione che avesse senso
- si ricord di un giorno in cui tutti e tre erano andati in citt
(aveva lavato e passato la cera sulla macchina, una Chevy
del '49) e avevano fatto la cena del Ringraziamento nella sala
da pranzo del Rice Hotel, e Edna aveva recitato la preghiera
prima del pasto, e quando avevano staccato ognuno la propria
porzione di tacchino, come da tradizione, a Billy era toccata
quella pi grossa e quindi di esprimere il desiderio, e Edna gli
aveva detto oh, di certo c' da desiderare una bella vita, e anche
il Rice Hotel era bello (guarda che bel soffitto! E i lampadari,
che colori! Senti la moquette! Tocca questi meravigliosi
tovaglioli! Accarezza tutte queste belle porcellane e posate!), e
tutti e tre si erano sussurrati fra i denti le loro esclamazioni di
stupore, dandosi di gomito, e il cameriere nero, con le labbra
grosse, diceva Zi, zignore e No, zignore, proprio come nei vecchi
film della televisione, e Edna si era portata a casa un menu.
Si era portata a casa un menu. Herman Marshall si
strofin le guance. Ci scommetteva che anche quel menu fosse
finito in soffitta. Si chin in avanti e cominci a frugare in
un cartone. Non c'era dubbio che lo avesse gi aperto, e pi di
una volta, eppure non riusciva a ricordarsi abbastanza bene il
contenuto. Scosse la testa. Stava colando sudore. Il menu forse
era marcito, ma oggi si sarebbe dato da fare per trovarlo.
Oh, non c'era nemmeno da dire forse. Che l'umidit lo avesse
distrutto era una cosa certa. Ma a Herman Marshall non importava.
Forse sarebbe riuscito a mettere insieme qualche pezzo
strappato e ricoperto di muffa. Era tutto quello che gli
serviva. Sarebbe andato al piano di sotto e avrebbe sparso quei
pezzettini nella stanza dove Edna stava morendo e le avrebbe
parlato di quei banchetti e dei privilegi; le avrebbe fatto uno
sciocco ritratto di Billy seduto in smoking che parla coi genitori
di tutti i soldi che sta facendo col petrolio e s, s, s, mamma
e pap, sono cos orgoglioso di essere vostro figlio, non ce
l'avrei mai fatta senza di voi, e non c' pi bisogno che vi preoccupiate
per il denaro, per il resto della vostra vita. Poi alza
un braccio e si avvicina un cameriere nero. E il cameriere nero
sorride, col suo sorriso violaceo da nero. E il cameriere nero
tiene sospeso a mezz'aria un vassoio d'argento. E sul vassoio
c' una bottiglia di champagne. E Billy accarezza le mani dei
genitori e dice che per loro non c' nient'altro che il meglio: biglietti
in prima fila per ogni posto, non ve lo scordate. E Billy
sarebbe stato certamente cos, se fosse vissuto. Sarebbe stato il
Re del Rice Hotel, il signore e padrone di tutto ci che gli fosse
passato sottomano. Ci sarebbero state scatole di sigari e
parchi e edifici a suo nome, e i rettori delle universit gli avrebbero
fatto richieste di fondi. Herman Marshall sorrise per un
istante. Apr il cartone. Un odore denso di carta ammuffita
usc dalla scatola. Herman Marshall aveva gli occhiali. L'umidit
li aveva fatti appannare. Li asciug con un fazzoletto.
(Ora ricordava i corrimani del Rice Hotel. I ricordi gli giungevano
come un'esplosione luminosa. Quei corrimani luccicanti,
con un sottile, meticoloso profumo di lucidante per mobili.
Herman Marshall ci aveva fatto scorrere sopra il palmo di una
mano, producendo un suono stridulo che gli aveva attirato
l'attenzione di una donna alta ed elegante. La donna aveva i
capelli cotonati e un taglio a caschetto ed era giovane; il suo
rossetto brillava, e lei si muoveva con la sicurezza di una che
avesse potere e ricchezza da comprarsi e vendere Houston una
decina di volte, riuscendo a tenersi magari qualche spicciolo
per accaparrarsi Galveston e Texas City. Herman Marshall
non se l'era mai scordata. Una sera, qualche anno dopo, nel
letto di un motel sul lato opposto di Sulphur, in Louisiana,
aveva rievocato l'immagine di quella donna mentre si masturbava.
Lei si spogliava di fronte a tutti, completamente nuda,
nella hall del Rice Hotel, e rotolava sul tappeto, e gli diceva
che gli avrebbe dato Waco e Wichita Falls e Corpus Christi in
cambio di una semplice e sana scopata. E la sua bocca scintillante
aveva qualcosa di urgente e turgido. In fin dei conti, era
stata una fantasia meravigliosa per menarselo come si deve, ed
era andato letteralmente vicino a slogarsi il polso. Ma, Cristo,
perch un semplice sguardo di quella donna gli si era impresso
cos tanto nella memoria? Doveva essersi perso un sacco di
particolari. Particolari che non avrebbe mai conosciuto. E doveva
avere anche frainteso parecchio). Herman Marshall strofin
gli occhiali una volta e poi un'altra ancora. Poi se li
sistem sulla curva del naso. Cominci a frugare fra i
contenuti della scatola. C'era una copia di Family Circle del
luglio 1952. La copertina era strappata. Gli articoli erano ricette
e altre stronzate del genere. Fanculo. Un manuale della
scuola domenicale, con le pagine sbiadite e rovinate, parlava
di mucche e pecore e Regno del Signore. Le bestie avevano tutte
un'aria sorridente. Da quando in qua mucche e pecore sorridevano?
Herman Marshall non aveva mai visto una mucca
sorridere, e tanto meno una stupida e lurida pecora. Si disse
che non c'era da meravigliarsi se cos tante persone smettevano
di andare in chiesa. Oh, non che lui non credesse in Dio.
Dopotutto, se credevi nel paradiso allora dovevi anche credere
in Dio, giusto? Ma che c'entravano mucche e pecore col
Buon Vecchio che se ne stava Lass? Herman Marshall sbuff.
Gett da una parte il manuale. Il povero Billy probabilmente
era stato costretto a leggere quelle stupidaggini. Povero
Billy. Maledizione. Poi Herman Marshall estrasse un pacchetto
di lettere dalla scatola. Era avvolto in una carta rossa e tenuto
insieme con un nastro verde. Sembrava un pacchetto di
Natale. Aggrott la fronte. Le cose contenute in quella scatola
gli sembravano tutte nuove. Come poteva essere, dopo tutte
le volte che era salito in soffitta? Premette con le mani sul
pacchetto. Probabilmente non avrebbe dovuto aprirlo. Forse
conteneva delle lettere del maledetto... amichetto di Edna.
Edna, che conservava anche la merda di gatto, se glielo lasciavi
fare. Se quel figlio di puttana di Romero gliene aveva scritta
qualcuna, doveva certamente averla conservata. Cristo,
c'era gi da meravigliarsi che non le avesse messe in cornice.
Romero. Romero il messicano. Anzi, il figlio di puttana, questa
era la definizione giusta. Romero che si era scopato la moglie
di un altro, forse perch aveva pensato che fosse un modo
migliore di trascorrere il pomeriggio piuttosto che giocare a
carte coi suoi compagni messicani. Oh, Herman Marshall non
riusciva a togliersi dalla testa il ricordo di Romero. Lo stronzo
che lo aveva pugnalato alle spalle. Se Herman Marshall avesse
saputo dov'era la tomba di quel Romero, sarebbe andato a
svuotarci la sua vescica moscia. (E come avrebbe potuto saperlo?
E, in ogni caso, quanti cimiteri di messicani c'erano l a
Houston?). Herman Marshall inspir. Il sudore gli colava dalla
fronte e dal mento. Il labbro inferiore gli sporgeva dalla
bocca, lo toccava con la lingua. Era un uomo alto e ossuto con
qualche rado capello grigio e mani e piedi grossi, e sembrava
uno tutto d'un pezzo, fatta eccezione per le labbra. Che erano
simili a salsicce. Come quelle di un nero. Per tutta la vita il
mondo era sembrato deriderlo per quelle labbra. Quando ancora
lavorava, gli altri camionisti lo chiamavano negro. Ecco
quel negro di Marshall, dicevano. Il negro migliore che ci sia
da qui a New Orleans, dicevano. Lavora duro per essere un
negro, dicevano. E poi si sbellicavano, come se non riuscissero
a contenersi, e sputacchiavano mentre ridevano, mettendo in
mostra i denti luccicanti. S, quelle vecchie prese per il culo. E
lui ci si era abituato, Dio solo sa quanto ci si era abituato. Ma
perch proprio lui? Non era come se fosse veramente un negro.
I suoi genitori non avevano quelle labbra, e nemmeno i
suoi tre fratelli (avevano tutti labbra come si deve, rosa e strette
e sottilmente tese), e cos com'era stato possibile che lui
avesse quello scempio cos imbarazzante sotto il naso? Sin
dall'adolescenza e nei suoi primi anni da uomo aveva evitato
di parlare troppo, e forse le sue labbra erano state uno dei motivi.
Dopotutto parlare non faceva che richiamare l'attenzione
su di esse. Fanculo. Fanculo e doppio fanculo. Herman
Marshall inspir di nuovo. Serr il pugno e se lo premette su
quelle spaventose labbra. Poi sciolse il nastro che avvolgeva il
pacchetto. Beh, si disse, forse se lo  scopato perch si era stancata
delle mie labbra. Ma le labbra di quel tizio non erano meno
grosse delle mie. Dopotutto, erano labbra di un messicano
e quindi come avrebbero potuto essere migliori? Herman
Marshall scroll le spalle. Avrebbe dovuto precipitarsi di sotto
e chiederglielo. Ma non lo avrebbe fatto. In nessun modo
avrebbe trovato il coraggio. (Anche se Billy non somigliava
per nulla a un messicano. Forse il padre di Billy non era
affatto Romero. Forse Edna gli aveva mentito perch era meglio
cos, con quel Romero morto e sepolto. Forse Edna si era
scopata il macellaio o il fornaio o il candelaio. O forse i fottuti
fratelli Marx in gruppo. O la squadra di football del Texas.
Ah! Che grande stronzata era tutto quanto. Billy era biondo e
robusto, prima della meningite. Non c'era nulla di viscido e
ozioso in lui. Era un bravo ragazzo, la luce della vita di Herman
Marshall - a volte, mentre se ne stava al cesso a trastullarsi,
Herman Marshall parlava con affetto al proprio cazzo,
massaggiandoselo e menandoselo e dicendogli: Sei stato tu,
vecchio mio. Quel bel ragazzo lo hai fatto tu. In fondo avevi
una mira buona e hai colpito il bersaglio, e OH'. OOOH! Anche
lei si  data da fare, e dopo un po' ha sfornato quel bel bambino,
per la gioia di tutti! Ah!). Herman Marshall cominci a
tastare una delle buste. Forse un tempo era stata aperta, ma
l'umidit doveva averla sigillata di nuovo. Si mastic le enormi
labbra e lanci un'occhiata al francobollo, che diceva Cleveland
ohio. La data era luglio 1950. E la busta era indirizzata
a un certo Herman E. Marshall. Sussult. Si fece sfuggire un
piccolo gemito e incurv le spalle. Era l'estate in cui Edna aveva
portato il piccolo Billy a Cleveland per una visita alla sorella
Corinne. La sua unica sorella e lei la sua sola parente.
Corinne Coffee, ecco come si chiamava. Suo marito era stato
un grosso agente immobiliare e avevano un figlio grasso di nome
Alexander. (Per qualche ragione, questo Alexander aveva
finito per cambiare il suo nome di battesimo prendendo il secondo
nome Eugene. Era diventato una specie di professore
universitario lass a Cleveland, ma ormai non mandava nemmeno
pi un biglietto di auguri per Natale a Herman Marshall
e Edna, e senza dubbio doveva essersi convinto che la sua merda
profumasse come un campo di petunie, con tanti saluti al
vecchio culo appassito di Herman Marshall). Ora Herman
Marshall stava aprendo la busta, trattenendo un gemito nel
petto. Poi la busta era aperta, e vide un bigliettino, accompagnato
da una fotografia. La grafia era quella imprecisa e
arzigogolata di Edna, e alcune parole si erano in parte cancellate.
Ma riusciva a leggerle lo stesso: Siamo stati in un posto
chiamato Euclid Beach & siamo saliti sulle montagne russe
& io mi sono messa a urlare, ma il piccolo Billy si  divertito
parecchio & non se l' nemmeno fatta molto addosso. C'era
anche Eugene, che  un bambino simpatico, anche se un po'
"grasso" (scherzo!). Si mangia bene, ci sono un sacco di bei
film & i neri non t'infastidiscono. Ti amo. Guarda la foto.
Non  cresciuto il nostro Billy? Un sacco di baci. La tua sola e
unica EDNA. Herman Marshall guard la foto. Anche quella
era sbiadita, ma Herman Marshall fu comunque in grado di
riconoscervi Edna e Billy. Sedevano su uno di quei dondoli da
giardino e Billy era paffuto (aveva un anno nel luglio del 1950),
e sedeva dritto accanto alla madre (s, dritto! Dritto! Dritto!
Perch questo succedeva prima della meningite e del dolore e
di tutto ci che questo aveva portato! Succedeva quando il futuro
davanti a Billy era carico di promesse come quello di
qualsiasi altro bambino! Oh merda! Oh Dio!). Herman
Marshall si pieg in avanti. Chiuse gli occhi. Aveva voglia di
accartocciare quella foto e buttarla via. Era cos maledettamente
stanco di portare tutti quei ricordi gi da Edna e inventarsi
delle storie. Apr gli occhi e parl a voce alta. La
principessa di Texarkana del mio cazzo, disse. Sarei dovuto
andarmene a nord del Texas a fare il cowboy. Ecco cosa avrei
dovuto fare. Avrei voluto starmene seduto su una sella come
Tom Mix nei film o qualcosa del genere, magari masticando
un fiammifero o lanciando un'occhiata di traverso al cielo, o
sussurrando qualcosa per calmare il mio cavallo se era nervoso.
Quel genere di cose. Sarebbe stato.... Poi Herman
Marshall si interruppe bruscamente. Che razza di uomo era
un uomo che parlava con s stesso in una soffitta surriscaldata
e piena di cianfrusaglie stringendo in mano un vecchio scatto
che veniva da un passato cos lontano che era come se gli
fosse stato recapitato dalla maledetta luna? Un bambino e la
madre su un dondolo da giardino, dopo aver fatto un giro
sulle montagne russe. Herman Marshall si guard intorno.
Qualcuno lo stava ascoltando? Un topo? Uno scarafaggio?
Una falena stanca e intontita? Herman Marshall si raddrizz.
Tenendo in mano la foto, si alz in piedi. Fece una smorfia per
il dolore alle articolazioni. Era come una scarica elettrica che
gli si riversava su e gi per tutte le ossa. Al diavolo. Avrebbe
portato quella foto a sua moglie. Una donna che aveva scritto:
un sacco di baci. L'espressione affettuosa di una moglie amorevole
e fedele. Le avrebbe dato la foto e senza dubbio lei si sarebbe
messa a piangere e lui si sarebbe seduto accanto a lei
vicino al letto d'ottone e le avrebbe detto che quel bambino
nella foto in realt era il presidente Ronald Reagan, ed era un
uomo gentile, non bisognava dar retta a tutte le cattiverie che
i democratici dicevano di lui. Guarda il modo in cui sorride,
non  chiaro perch la gente lo ha scelto come presidente? Un
bambino in compagnia della madre. Mamma e figlio. S, tesoro.
Esatto. E poi Herman Marshall scese di sotto e la prima
cosa che Edna gli disse fu: Hai trovato qualcosa?. E Herman
Marshall disse: Puoi scommetterci. E ti piacer. E le pass la
foto. E Edna pianse. E gli occhi di Herman Marshall si concentrarono
pigramente sul disegno di vene che solcava il cranio
della moglie. Dopo un po', cominci a parlarle di Ronald
Reagan e del sorriso di Ronald Reagan e di tutto il resto. Poi
termin, e con un debole sorriso Edna baci la foto e pianse
ancora un po' e gli disse: Grazie.
...
.
...
Capitolo tre.
...
.
...
Nell'autunno del 1949, poco dopo essersi sposati, Harry e
Beth Munger, una giovane coppia, videro un film di gangster
intitolato La furia umana, con James Cagney nei panni di un
folle assassino con l'ossessione della madre. Il film si concludeva
con Cagney intrappolato che si arrampicava in cima a
un enorme serbatoio di benzina e si faceva saltare in aria insieme
al serbatoio dopo aver gridato: Ci sono Ma': sulla vetta
del mondo!.
A Harry e Beth il film sembr il migliore che avessero mai
visto e il finale una vera e propria esplosione atomica. Lo videro
sette volte, e lo guardarono per anni, ogni volta che veniva
trasmesso in televisione, anche a costo di alzarsi alle tre del
mattino o a qualsiasi altra ora. Beth preparava i popcorn (anche
alle tre del mattino) e si sedeva accanto a Harry sul divano
e guardavano il film. E Beth, una biondina pimpante con
un bel paio di tette e i denti sporgenti da coniglio, chiedeva
sempre a Harry se non gli ricordasse un po' Virginia Mayo,
che nel film faceva la parte della ragazza di Cagney. E lui le rispondeva
sempre certo, a dire il vero sembrate gemelle, mio
piccolo assatanato bocconcino, ah ah! E Harry e Beth si abbracciavano,
facendo il tifo contro quel vigliacco lacch dell'FBI
interpretato da Edmond O'Brien, e spesso Harry e Beth
Munger si facevano una sveltina cerimoniosa al buio sul pavimento,
mentre la luce nervosa e intermittente che proveniva
dal televisore illuminava i loro visi e i loro corpi.
Nel 1951 Harry Munger eredit da uno zio un terreno con
un certo numero di giacimenti di gas. La tenuta si trovava dalle
parti di Waco, e i guadagni ricavati dai pozzi di gas permisero
a Harry di lasciare il lavoro di postino che svolgeva nella
zona di Montrose, a Houston. Divenne un vero e proprio imprenditore
e apr un piccolo locale nei sobborghi di Pasadena,
una zona piuttosto aspra, piena di raffinerie e zoticoni bianchi.
Questi zoticoni erano dei fottuti attaccabrighe che guidavano
furgoni e prendevano a calci gli amici e avevano sempre
la pistola calda. Ma anche Harry e Beth erano degli zoticoni,
e Harry spesso diceva: Siamo cos ignoranti che  come se ce
la fossimo inventata noi l'ignoranza. E scoppiava a ridere, e
lo stesso faceva anche Beth, mettendo in mostra i suoi denti da
coniglio, in un guizzo bianco cos improvviso che quasi ti costringeva
a strizzare gli occhi. Il locale si trovava in un modesto
edificio basso di lamiera, proprio sulla Stevens Highway, e
dunque era parecchio trafficato. Si chiamava, ovviamente, Top
of the World, "sulla vetta del mondo". Harry e Beth servivano
da bere a prezzi onesti, e la birra non mancava mai, e le sere
del venerd e del sabato potevi ballare sulla musica di gruppi
come Slim Eaves & His Dixie Dudes, o Bayou Bums o Tabby
Queen's Delta Dumplings, o Big Billy Lord & The Texas Blasters.
Grazie ai guadagni dei giacimenti e ai ricavi del Top of
the World, Harry e Beth erano riusciti a crescere quattro figli,
anche dopo il 1977, quando una tempesta di vento aveva
strappato il tetto del locale e distrutto la pista da ballo. Harry
e Beth, che da anni tenevano in piedi quel posto, decisero
di non ricostruire la pista da ballo. Lui le disse che era stanco
di tutte le dannate risse che scoppiavano quasi ogni venerd e
sabato sera. Ormai i figli potevano camminare per conto proprio,
e questo significava che le spese erano diminuite, e cos al
diavolo, tesoro, teniamoci il nostro piccolo bar e scordiamoci
di tutto il resto, che ne dici? E Beth annu. Aveva quarantasei
anni nel 1977, portava un apparecchio correttivo per i denti
sporgenti e il pi delle volte evitava di parlare. Harry aveva
iniziato a chiamarla la sua piccola musona, ma poi si affrettava
sempre ad aggiungere che oh, certamente sarebbe stata uno
schianto una volta tolto l'apparecchio. Era convinto di essere
un uomo cordiale e gentile, e questo pi o meno corrispondeva
al vero. Perlomeno per quanto concerneva Beth e i ragazzi.
E anche gli amici (uno dei quali era Herman Marshall). Ma
bisognava anche ricordare che per ben due volte - la prima nel
1956 e la seconda nel 1973 - Harry Munger aveva ucciso delle
persone. In entrambi i casi si era trattato di tentativi di rapina.
Il primo era un saldatore disoccupato di nome Amos LaGrange,
e Harry lo aveva bucherellato con tre colpi alla testa. Il secondo
era un tizio di colore di nome Jackson qualcosa, o forse
Johnson, e Harry aveva sistemato quel figlio di puttana con
due colpi al torace, uno alla pancia e uno sulle palle. E il negro
si era ritrovato col corpo aperto in due come uno di quei cadaveri
che si studiano nelle scuole di medicina. Solo un negro un
po' svitato poteva pensare di derubare un saloon nella buona
vecchia Pasadena bianca. Beh, forse soffriva di una malattia
incurabile e aveva voluto farla finita in fretta. Non si poteva
mai sapere. E del resto, che gusto c'era a poter prevedere con
esattezza il comportamento di una persona? E cos, Johnson
o Jackson qualcosa si era fatto spazzolare via, e il pavimento
aveva dovuto essere ripulito con lo straccio, e alla fine Harry
Munger era stato costretto a farlo ridipingere, e il tempo aveva
ripreso a scorrere, i bambini a piangere, gli ubriachi a bere,
ogni cosa al suo posto. (Il pavimento ovviamente era stato ridipinto
di rosso. Per ogni evenienza).
Ogni due anni o gi di l Harry e Beth visitavano la loro tenuta
nei pressi di Waco. Era costellata di serbatoi di stoccaggio
del gas, e Harry e Beth scattavano diverse fotografie che
mostravano Harry dritto in cima a uno dei serbatoi. Erano le
loro fotografie "Top of the World", e le mettevano in cornice,
appendendole al muro dietro il registratore di cassa. In quelle
immagini Harry sorrideva e alzava i pugni chiusi verso il cielo.
Era troppo grosso e pesante per essere James Cagney, ma
a contare era l'idea, poco importava la diversit fisica. Lui e
Beth condividevano un sogno riguardo a tutto questo. Il sogno
era che James Cagney, che adesso era cos vecchio da essere
indecente, si presentasse un bel giorno al Top of the World e
dicesse loro: Voi, luridi topi, siete i miei pi grandi fan. E poi
scoppiasse a ridere, con quella sua risata che suonava come un
latrato, mentre al banco veniva offerto da bere a tutti, e James
si lasciava andare ai suoi ricordi di Bogart e Pat O'Brien e tutti
quegli altri bravi ragazzi della Warner Brothers.
A Herman Marshall piacevano Harry e Beth. Edna non li
aveva mai molto amati (erano un po' pacchiani per i suoi gusti
e bevevano un sacco) ma li tollerava e non faceva molte storie
quando Herman Marshall decideva di guidare fino a Pasadena
per fare un salto al Top of the World. Gli diceva che era sua
moglie e non il suo capo, e se gli andava di socializzare con
quella gentaglia spiacevole che s'incontrava l a Pasadena, beh,
poteva solo sperare che il Signore vegliasse su di lui. E poi, il
pi delle volte, gli sorrideva e gli diceva di salutare i Munger
da parte sua. Herman Marshall la baciava e la ringraziava. E
lei gli diceva, oh, chiudi quella bocca.
Herman Marshall e Harry Munger si conoscevano dai tempi
di un incidente avvenuto a una stazione della Greyhound a
Houston nei primi mesi del 1955. L'incidente era quasi sfociato
in una scazzottata. Herman Marshall, Edna e il piccolo Billy
erano andati a Texarkana per fare visita a una donna di
nome Ethel Mae Kelleher, che era stata la migliore amica di
Edna alle superiori. Questa Ethel Mae Kelleher si chiamava
all'epoca Ethel Mae Snodgrass ed era rimasta incinta al terzo
anno delle superiori. Cos un uomo molto pi grande di lei
(non meno di venticinque anni, all'epoca) di nome Harold
Kelleher era stato costretto a sposarla. Harold era caporeparto
in una fabbrica di scatoloni ed era considerato un buon
partito. E lo sarebbe stato, se due settimane dopo il matrimonio
non si fosse ubriacato e non fosse andato a sbattere col suo
furgone contro il muro di pietra di un cimitero. Nessuno sapeva
perch fosse andato in quel cimitero, soprattutto perch era
un cimitero di neri. Forse era cos ubriaco da non sapere nemmeno
dove si trovasse. Perlomeno questo era ci che la maggior
parte della gente credeva, e in fondo che differenza
avrebbe fatto? La morte era la morte. Punto. Ma in ogni caso
Ethel Mae Snodgrass ora si era assicurata un nome decente e
la gente non l'avrebbe pi presa in giro chiamandola Snod-grassa e altre storpiature del genere, e non era una cosa di poco
conto. Aveva raccontato tutto nei minimi dettagli a Edna,
che aveva ascoltato e detto s e s, e poi le due si erano abbracciate,
e qualcosa si era mosso nella pancia di Ethel Mae, e
Edna si era fatta sfuggire un urletto da ragazzina. Edna e Ethel
Mae si erano mantenute in contatto dopo che Edna si era trasferita
a Houston con Herman Marshall. Ethel Mae aveva
sfornato altri due bambini (senza ovviamente l'approvazione
ecclesiastica) e s, Ethel Mae era di certo quello che si dice uno
scandalo agli occhi di tutti, e Edna non si faceva problemi ad
ammettere con Herman che non aveva idea di che fine avrebbe
potuto fare la sua amica, ma era una ragazza di buon cuore,
se capiva quello che intendeva. Ethel Mae non  una cattiva
persona, capisci? Herman Marshall non mancava mai una
volta di annuire quando Edna gli parlava di Ethel. E a volte se
la immaginava, alta e coi capelli rossi, i seni piccoli e le gambe
snelle (pi o meno l'opposto della grassottella Edna), a letto
con lui; e ci avrebbe scommesso che Ethel Mae sapeva il fatto
suo in materia di scopate. Non era un pensiero che facesse
onore a lui e alla sua fedelt, ma Herman Marshall si diceva
che in fondo era anche lui un essere umano in carne e ossa, e a
quale essere umano non capita di tanto in tanto di pensare a
cose di questo tipo? Era un modo per accertarsi che ti scorreva
ancora sangue nelle vene. O da qualche altra parte, ah ah!
E forse Herman Marshall era immerso in uno di questi
pensieri un po' peccaminosi su Ethel Mae Kelleher quel giorno
del 1955 alla stazione della Greyhound. In ogni caso, qualunque
fosse la ragione, fece qualcosa di stupido. Quando il
conducente apr il vano bagagli sotto il pullman, Herman
Marshall prese la valigia sbagliata. Era una grande valigia di
pelle con le iniziali hm, e quelle in fondo erano le iniziali del
suo nome, no? Beh... s... ma erano anche le iniziali del nome
di un altro passeggero, un tizio di nome Harry Munger. E questo
Harry Munger si era avvicinato un po' impacciato a Herman
Marshall e gli aveva detto di fermarsi. Si fermi, signore,
quella l  la mia valigia. E Herman Marshall, che era stanco
(a Billy non era piaciuto viaggiare in pullman, e lo aveva mostrato
chiaramente vomitando dentro un fazzoletto che una
Edna sempre pi accigliata gli aveva tenuto contro la bocca),
aveva detto a quel tizio di andarsene al diavolo; la valigia era
sua cos come le iniziali che c'erano scritte sopra, ed era in grado
di riconoscere la sua valigia quando la vedeva. Ma il tizio
che gli stava di fronte aveva scosso la testa. Anche lui aveva in
mano una valigia ed era leggermente pi grossa di quella che
stava trasportando Herman Marshall e la pelle era leggermente
pi scura, e le iniziali le stesse: hm. A Herman Marshall
aveva cominciato a far male la testa, e tutto quello che desiderava
era tornare a casa, dove Edna avrebbe potuto mettere a
letto il bambino, cos ci sarebbe stata un po' di pace e tranquillit.
E quindi cosa diavolo voleva quest'uomo che gesticolava
verso di lui per due maledettissime valigie? Erano volate un
po' di parole, e poi l'uomo era avanzato verso Herman
Marshall che aveva provato a spingerlo. Il tizio aveva chiuso il
pugno come per colpirlo. Edna, con in braccio Billy che urlava,
aveva provato a dire a Herman Marshall di smetterla;
smettila, hai la valigia sbagliata. Ma Herman Marshall non
sentiva quasi nulla, e poi il conducente del pullman lo aveva
afferrato per le braccia e gli aveva detto ehi, adesso datti una
calmata, amico;  una giornata calda e non vogliamo renderla
pi calda di quanto gi non . E Herman Marshall, che
nemmeno avrebbe voluto andarci a Texarkana a visitare quella
maledetta sgualdrina di Ethel Mae Kelleher, che se ne sarebbe
andato volentieri a Baton Rouge, risparmiando tempo e
fatica (magari fermandosi per una sveltina con una nervosa
insegnante di scuola rimasta vedova che aveva conosciuto a
Beaumont, una donnina fragile e scampanellante che avrebbe
fatto di tutto per lui, almeno da quando gli era venuto in mente
di ficcarle un dito su per il culo), Herman Marshall alla fine
scroll le spalle, pos a terra la valigia, si premette il cranio,
fece una smorfia e cerc di concentrarsi su ci che gli veniva
detto. E infine tutto venne chiarito, le valigie restituite ai legittimi
proprietari e Herman Marshall e l'altro tizio, Harry
Munger, ne approfittarono per fare un salto al bagno degli uomini.
L'uomo aveva con s una bottiglia di Old Crow, e lui e
Herman ne bevvero un sorso, e Herman Marshall disse all'altro
cazzo, l fuori mi sono comportato come un maledetto
stronzo, ti prego di accettare le mie scuse. E Harry Munger gli
rispose che quando si  stanchi si finisce tutti per essere degli
stronzi. E poi tutti e due si erano messi a ridere. E questo pi o
meno era stato l'inizio della loro amicizia. Harry Munger aveva
dato a Herman Marshall un bigliettino da visita con sopra
il suo nome, l'indirizzo e il numero di telefono del Top of the
World. Un locale con della buona musica blues, aveva detto
Harry Munger, colpendo leggermente la spalla di Herman
Marshall, ecco che cosa rende la vita degna d'essere vissuta.
Con vera musica durante i fine settimana e non quella roba
che esce dai jukebox. Nossignore. E Harry Munger e Herman
Marshall - dopo aver dato altre tre sorsate ciascuno alla bottiglia
di Old Crow - erano usciti dal bagno degli uomini ridendo
e dandosi pacche sulle spalle e comportandosi in
generale come due vecchi amici del cazzo. Ecco com'era iniziata
la loro amicizia. Le prime volte Edna aveva accompagnato
Herman Marshall al Top of the World, ma non le era mai piaciuto
quanto piaceva al marito. Ora non mi fraintendere, gli
aveva detto. Il tuo Harry e la tua Beth sono delle brave
persone, gente di cuore e tutto il resto, ma quel posto... c'
rumore, capisci, un sacco di rumore. E io... beh, forse le mie
orecchie sono un po' troppo delicate per tutto quel fracasso e
quel rumore.  colpa mia. Sono delicata. Ah ah! E poi Edna
aveva scosso la testa, ridendo col suo mento flaccido e tremolante.
Disse a Herman Marshall che lo avrebbe accompagnato
al Top of the World di tanto in tanto, ma che non era un
problema per lei rimanere a casa se lui voleva andarci da solo.
Avrebbero risparmiato i soldi della baby-sitter per Billy... e
beh, a essere proprio onesti, lei preferiva la pace e il silenzio.
Avrebbe potuto guardare un po' di TV. Cucire. Fare l'uncinetto.
Preparare una torta o una conserva di pomodori. C'erano
sempre un sacco di cose da fare se si aveva un po' di tempo per
starsene in pace, giusto? E Herman Marshall aveva annuito.
Solo, le disse, non voglio che pensi che voglio tenerti fuori da
qualcosa. Edna aveva sorriso. So che non lo faresti mai, disse.
Poi il suo sorriso era parso vacillare per un momento. Come se
si fosse improvvisamente ricordata di qualcosa che in realt
non avrebbe voluto ricordare. O avesse presagito un'eventualit
che non le andava di contemplare. Si era passata il dorso
della mano sulla bocca. Aveva scrollato le spalle. Va... benissimo,
disse, sbattendo le palpebre. In grembo aveva l'edizione
pomeridiana del Chronicle. Aveva aperto il giornale sulla pagina
dei fumetti. Adorava quella sezione. Che gli altri si interessassero
pure di quello che succedeva nel mondo; Edna
Stillman Marshall preferiva concentrarsi su persone e animali
che parlavano per mezzo di nuvolette disegnate. Le sembrava
assolutamente sensato, e Herman Marshall non era in grado
di convincerla del contrario. Forse quella sua passione per i fumetti
era l'esatto corrispondente dei viaggi che lui faceva al
Top of the World. E cos, circa una volta a settimana, Herman
Marshall guidava fino a Pasadena e si sbronzava, sforzandosi
di non preoccuparsi per Edna. Queste visite inizialmente avvenivano
la sera, ma dopo che era andato in pensione aveva cominciato
ad andare l di giorno. Di giorno c'era pi silenzio e
nel locale c'era solo qualche cliente fisso, la maggior parte
ubriaconi che dovevano aver vissuto giorni migliori (se mai ce
n'erano stati), giorni adesso cos lontani nel tempo che non
gliene fregava pi nulla. A Herman Marshall sembrava di
comprendere quelle persone. All'epoca, Billy era gi morto da
un pezzo di meningite e Edna, gi malata terminale di cancro,
gli aveva confessato che non era lui il vero padre del ragazzo,
che in realt era l'ormai defunto Phil Romero, e le spiaceva
di... Beh, in fondo non aveva pi importanza. Gi. Nessuna
importanza. Sissignore. Herman Marshall scambiava sempre
qualche parola con quegli ubriaconi dai modi cordiali che frequentavano
il Top of the World in quei pomeriggi sospesi successivi
al suo pensionamento. In qualche modo erano stati
loro a insegnargli la tecnica per non dare pi molta importanza
a certe cose. Era qualcosa che aveva a che fare col mettersi
a osservare le vene che solcavano spesse e nodose le loro mani.
Era qualcosa che aveva a che fare col dolore delle dentiere che
sfregavano contro le gengive. Con l'impulso di mettersi a pisciare,
improvviso, caldo e veloce. Col ricordarsi di chi fosse
Alf Landon in un mondo che non avrebbe saputo distinguere
Alf Landon da un'oca farcita. Aveva a che fare con la Nash del
1950 coi sedili scuri che potevano essere trasformati in una
specie di brandina, e non stupiva che la gente l'avesse soprannominata
la sex-mobile. Aveva a che fare con le risate piene di
pensieri e degne di biasimo che gli suscitava il ricordarsi di tutte
le ambizioni fallite. Ubriaconi gentili, non c'era dubbio. Gli
ubriaconi migliori del mondo. Herman Marshall non li avrebbe
scambiati nemmeno con tutto l'oro della terra. Nemmeno
con una notte sfrenata con la Elizabeth Taylor del... '53, diciamo,
prima che si gonfiasse, o qualunque cosa le era successa.
E non aveva problemi ad ammettere con loro che erano i suoi
amici. E quegli ubriaconi gentili sorridevano. Annuivano con
la testa. Si toccavano le visiere dei berretti. Berretti con le
scritte gilley'S, CAT, COORS, Purina. Raramente se li toglievano.
Non aveva importanza che si trovassero in un luogo
chiuso o dovunque fosse; quei berretti non abbandonavano
mai le loro teste grigie. Anche Herman Marshall aveva un berretto.
Sopra c'era scritto astros. Era giallo e arancione, con
delle fantasie granata. Un milione di anni prima, a Hope in
Arkansas, quando era giovane e forte, con abbastanza vigore
nell'uccello da scoparsi un barattolo di marmellata o una puzzola
o un tronco di legno o anche tutti i libri della biblioteca,
aveva giocato come prima base per una squadra di semiprofessionisti,
e che Dio la mandasse buona al tizio che osava lanciargli
una palla veloce. Ogni volta che qualcuno si azzardava
a farlo, Herman Marshall aveva cos tanta energia da spedire
quella maledetta palla quasi fino a Baton Rouge, in Louisiana.
(Con le palle curve era tutta un'altra storia, e al diavolo se ora
gli andava di mettercisi a pensare). Ma non aveva portato fino
in fondo le sue ambizioni da giocatore di baseball. Perch aveva
incontrato una ragazza disponibile e paffutella di nome
Edna Stillman e le aveva detto che lei era il suo unico e vero
amore; e una sera di diciotto mesi dopo erano andati in macchina
fino a Shreveport per vedere La furia umana. E avevano
adorato quel film. Poi avevano fatto un salto nello spiazzo
vuoto dietro al cinema. E qui se l'erano spassata ancora di pi.
Lei si era tolta le mutandine, ed era sembrata anche felice di
farlo, e come avrebbe potuto un uomo non amare una donna
del genere? Certo, sposarla metteva la parola fine una volta
per tutte alle sue ambizioni col baseball, ma dove stava scritto
che poteva avere tutto ci che voleva? Cos aveva trovato lavoro
come camionista (e in quei giorni poteva ritenersi maledettamente
fortunato ad aver trovato un lavoro; tutti e tre i suoi
fratelli gli invidiavano quella fortuna sfacciata) e Edna spesso
si metteva un nastro fra i capelli per lui, e tutto sommato era
una bella vita, anche se lei in nessun modo riusciva a rimanere
incinta. Fino all'estate del 1948, quando ormai Herman
Marshall aveva deciso di lasciar perdere e...
No.
Non aveva importanza.
Doveva levarsi dalla testa quel tipo di pensieri. Non aveva
pi nessuna maledetta importanza che cosa fosse successo
nell'estate del 1948. E non contava che lui, Herman Marshall,
conosciuto dai colleghi camionisti come il Negro, se la fosse
spassata in giro con ogni genere di donna. Tanto che alcuni
dei colleghi lo avevano chiamato Dongiovanni Negro e...
No.
No!
Era completamente inutile rievocare quel dolore, certi pensieri
e ricordi. Serviva solo a fargli sfilare il berretto degli
astros e grattarsi la testa. Eppure, di tanto in tanto lui e il
suo amico Harry Munger accennavano a... beh, qualunque
cosa fosse. Un pomeriggio, nella primavera del 1984, Herman
Marshall disse: Andavi in chiesa quand'eri ragazzo?.
Harry era dietro al bancone, impegnato con la pagina delle
parole crociate del Post. Era chino in avanti, accigliato, masticava
la matita. Non c'era nessun altro al Top of the World
in quel momento. La luce di un'insegna al neon che pubblicizzava
la birra Miller Lite gli rendeva il viso giallo dove era
illuminato e rosa nelle zone d'ombra. All'esterno il traffico
sferragliava e rumoreggiava sulla Stevens Highway. Harry
lanci un'occhiata a Herman Marshall e disse: Di cosa stai
parlando, amico?.
La chiesa, disse Herman Marshall. Voglio sapere se andavi
in chiesa quand'eri ragazzino. E voglio sapere che cosa ti
dicevano e se ascoltavi i loro consigli.
Non mi ricordo, disse Harry, scuotendo le spalle.
Se non ti ricordi, significa che non ascoltavi.
Beh, disse Harry, forse all'epoca ascoltavo.
Herman Marshall sorrise. Soffoc un sospiro. Di fronte a
lui, sul banco, c'era una bottiglia di Shiner. Bevve dalla bottiglia.
La birra era cos fredda che gli faceva male alle gengive.
Fece una smorfia.
Come fai a bere quella roba?, disse Harry.
Me lo chiedi sempre, disse Herman Marshall.
Beh, pu darsi. Ma continuo a dimenticare la tua risposta.
Va bene. Te lo ripeter. Bevo la Shiner perch vengo
dall'Arkansas e non conosco una birra migliore.
Harry scosse la testa. Hai il cervello al posto del buco del
culo, amico.
Esatto, disse Herman Marshall. Pos la bottiglia. Esit.
Mi spiace e non voglio insistere, ma non ti hanno detto nulla
in chiesa? Nulla che ti ricordi?.
Perch ti interessa? Che differenza fa? Se mi stai chiedendo
se credo in Dio, certo che credo in Dio. E io e Beth andiamo
in chiesa quattro o cinque volte l'anno, puntuali come un
orologio, ah ah!.
Serve a qualcosa?.
...un po', credo.
Aiuta la vostra coscienza?, disse Herman Marshall.
E a te?, disse Harry.
L'ho chiesto io per primo, disse Herman Marshall. E se
vuoi saperlo, non vado in chiesa dal giorno del funerale di Billy.
Te l'ho mai detto?.
Harry succhi la punta della matita. Forse. Non ne sono
sicuro.
La tua coscienza, disse Herman Marshall. Parlami della
tua coscienza. Parlami della chiesa. Insomma, dimmi come ti
comporti quando ti sembra di aver fatto qualcosa di cattivo.
Harry si tolse la matita dalla bocca e accolse le parole di
Herman Marshall con una risatina. Sono troppo vecchio per
avere una coscienza, disse Harry, con un piccolo fremito di
divertimento. La vera questione  quale brutta azione potrei
fare alla mia et per farmi dei problemi di coscienza. E lo stesso
vale per te, vecchio relitto. Mi piacerebbe che ci fosse qualcosa
per cui pentirmi, ecco la verit. Non ci penserei un attimo
a farla, qualunque cosa fosse, invece di stare qui a imprecare
contro le parole crociate e a parlare con gente come te.
Ma all'inizio com'era?, disse Herman Marshall.
Cosa com'era?, disse Harry. E quale inizio?.
Quando eri un ragazzo, disse Herman Marshall. Quando
il prete passava davanti a tutti e gesticolava e gridava sulle
ricompense e le punizioni di Dio e l'aiutare il prossimo e ti
diceva di tenere le tue fottute mani a posto se di mezzo c'era
la Donna d'Altri. Sai di cosa sto parlando. Tutte quelle regole
severe. Troppo severe per conviverci. Tu sei di Waco, giusto?
I preti forse non predicavano questo genere di cose a Waco?.
Sissignore, disse Harry. Certo che lo facevano. E facevano
tremare i muri. O perlomeno quelli bravi ci riuscivano.
Quelli che facevano passare il piatto e la gente si sentiva
costretta a dare i soldi. Perch nessuno voleva arrostire per
l'eternit.
Credevi a quello che dicevano quei preti?.
Non lo so. Ero solo un ragazzo. Forse s.
Non ci pensi mai?, disse Herman Marshall. Io s che ci
penso. Ripenso a ogni genere di cose. A quanto pare non riesco
a non farlo. E continuo a chiedermi come tutto  potuto
passare cos... velocemente. E penso a Edna, che se ne sta
l nel letto in attesa di morire e la cosa pi importante della
sua vita adesso  diventata quando salgo in soffitta e le porto
gi... qualcosa... qualche oggetto dimenticato... e m'invento
una storia, e lei ama quelle storie... le adora....
Ok, disse Harry. Smise di fissare Herman Marshall.
Cosa?
Basta cos.
Basta cosa?.
Questo genere di discorsi, disse Harry. La sua voce era
priva di inflessioni. Ti stai torturando. E stai torturando anche
me. Forse non spetta a me dirti come comportarti, ma lasciami
fuori, d'accordo?.
Non volevo....
Basta, disse Harry.
Herman Marshall annu. Rimase in silenzio. Lo stomaco
e il petto gli urlavano, ma lui rimaneva in silenzio. Bevve
la sua Shiner. Era solo e sarebbe rimasto solo, perch tutti
rimanevano soli. Bevve ancora. Rutt... ma senza fare troppo
rumore, per non far irritare ulteriormente il buon vecchio Harry.
...
.
...
Capitolo quattro.
...
.
...
I vecchi coi loro berretti, con sopra le scritte gilley'S, coors
e purina, erano cos vecchi da essere pi vecchi di Dio e del
cielo, ed erano i primi ad ammetterlo. S'intrattenevano al Top
of the World quasi ogni pomeriggio e scherzavano davvero sul
loro essere vecchi. O almeno era quello che faceva la maggior
parte di loro. Quelli che non erano sordi. Quelli che non avevano
gli occhi annebbiati dallo sguardo interrogativo tipico di
certi vecchi che non riescono a capire bene dove diavolo si trovino
e che cosa ci facciano l. Quelli i cui sensi (anche se vacillanti
e ondivaghi) avevano conservato un po' di presa ed erano
ancora in grado di dire che giorno fosse. Loro non si facevano
problemi a scherzare sull'et. Si trattava di battute stantie
e piuttosto vuote, certo. Le stesse barzellette che si ripetevano
da anni. C' un vecchio ricco che vive con una ragazza in
un enorme appartamento. Lei non ha mai smesso di amarlo.
Ma sfortunatamente al vecchio non gli si alza pi. A lui va bene
lo stesso, perch per provare piacere gli basta far stendere
la ragazza nuda sul pavimento del bagno, abbassarsi i calzoni
e defecarle sulla faccia. Ma una sera il vecchio  costipato.
Per quanto si sforzi, non riesce a farla sul viso della ragazza.
Alla fine lei scoppia a piangere.  l sdraiata sul pavimento del
bagno a fissare il buco del culo di quel vecchio e piange come
una bambina che ha perso il ciucciotto. Preoccupato e allarmato,
il vecchio le dice: Tesoro, c' qualcosa che non va? E
singhiozzando e tirando su col naso, la donna dice: Non mi
ami pi, vero? Questo era pi o meno il tipo di barzelletta
che faceva s che i vecchi del Top of the World ridacchiassero
e si scambiassero gomitate. E dicevano: Dio Onnipotente! E:
Cazzo! E: Puoi giurarci. E appoggiavano i gomiti sul bancone
ammaccato e rovinato del Top of the World, e Harry Munger
si spostava silenziosamente dall'uno all'altro (senza mai avere
l'aria di prenderli in giro, dopotutto era vecchio quanto loro),
e la birra scorreva a fiumi, e i vecchi continuavano a fare
su e gi barcollanti dal bagno, non risparmiando nemmeno
le loro vesciche in quelle barzellette stupide e vuote; e un tizio
di nome Frank Lee Doubleday (che un tempo era stato un
insegnante d'inglese alle superiori a Pasadena e perci amava
usare espressioni forbite) un pomeriggio aveva detto: Qui, signori,
ci troviamo di fronte a quello che si definisce un rapporto
inversamente proporzionale.
Che?, aveva detto un tizio robusto di nome Milt Willis,
mentre ritornava oscillando dal bagno, ancora alle prese con
la cerniera dei pantaloni. Sei venuto a elargirci la tua saggezza
da insegnante, Frank Lee?. Poi Milt Willis era andato a
sbattere contro il bancone. Merda, aveva detto, ridacchiando
con biasimo di s stesso. Reggendosi al banco, si era lasciato
cadere con cautela su uno sgabello con il sedile lacero di
finta pelle.
Ce la fai?, aveva detto Harry a Milt Willis.
Nessun problema, aveva risposto Milt Willis. Me la
cavo.
Non avevo dubbi, aveva detto Harry.
Milt Willis aveva abbassato lo sguardo e aveva perso qualche
altro secondo per sistemarsi la cerniera. Poi, dopo che pareva
essersi messo a posto, aveva distolto la propria attenzione
da Harry e si era concentrato su Frank Lee Doubleday. Che
cos' un rapporto diversamente proporzionale?.
Inversamente, lo aveva corretto Frank Lee.
Oh, aveva detto Milt. Ha a che fare con... hmm, qualche
testa di cazzo?.
No, aveva detto Frank Lee. Ha a che fare con... beh,
quando una cosa aumenta mentre l'altra cala.
...oh, aveva detto Milt.
Poi si erano uditi dei risolini. Herman Marshall, che sedeva
dall'altra parte del bancone, si era spostato con il peso da una
chiappa all'altra.
Come col pisciare, aveva detto Frank Lee.
Col pisciare?, aveva detto Milt.
Sissignore, aveva detto Frank Lee. Pisciare  una delle
due proporzioni. L'altra  scopare. Capisci, pi un uomo invecchia,
pi piscia e meno scopa. Ecco che cos' un rapporto
inversamente proporzionale. Una cosa aumenta e l'altra cala.
Ci furono altre risatine, ma Herman Marshall aveva provato
imbarazzo. Non gli piaceva quando gli venivano ricordati
i suoi problemi con la vescica. Non gli piaceva ricordarsi
di quando non riusciva a trattenersi ed era costretto a bagnarsi
i pantaloni e poi andarsene in giro puzzando come un fottuto
maiale morto. Si chiedeva se qualcuno degli altri clienti
che abitualmente frequentavano il Top of the World di giorno
avesse i suoi stessi problemi. Ogni volta era tentato di chiederlo
a un paio di loro, ma gli mancava sempre il coraggio.
Ed era stupido da parte sua. Dopotutto non erano altro che
ubriaconi gentili, e che cosa poteva succedere? Lo avrebbero
forse scaraventato sulla Stevens Highway per farlo investire
da un autobus o da una Cadillac o da un camion della benzina?
Accidenti, no. Probabilmente avrebbero compreso e probabilmente
sarebbero stati in grado di aiutarlo. Ma Herman
Marshall sapeva realmente essere timido quando voleva, e
questo era uno di quei casi...
Milt e Frank Lee avevano continuato la loro discussione,
e Milt aveva controbattuto alla teoria di Frank Lee. Non
ci capisco molto, aveva detto Milt a Frank Lee. Ma io ho
sessantasette anni, presto sessantotto, e sissignore, lo ammetto...
piscio molto pi di quanto non facevo un tempo... ma
questo non significa che non scopo pi.... Subito dopo Milt
aveva fatto un largo sorriso.
Contando Harry Munger, c'erano undici uomini quel pomeriggio
al Top of the World. Nove erano concentrati su Milt.
L'unico che non lo stava fissando era un vecchiaccio di nome
Rollie Beecham, un tizio un po' duro d'orecchi.
Sul bancone, di fronte a Herman Marshall, c'era una bottiglia
fresca e gocciolante di Shiner. Se l'era portata alla bocca.
Aveva avvicinato la lingua al collo della bottiglia e la birra era
cos fredda che l'aveva ritratta immediatamente con un brivido.
Dio, quanto amava la Shiner. Per Herman Marshall era il
corrispondente di ci che doveva essere l'acqua santa per il papa.
Cos aveva provato a concentrarsi sulla bottiglia. Sperava
che Milt e Frank Lee non facessero pi cenno al pisciare. Potevano
parlare di scopate, se volevano - era un soggetto interessante,
e interessava parecchio a Herman Marshall, anche
adesso, che era passata cos tanta acqua sotto i ponti, o sopra
i ponti, o come diavolo era quel modo di dire.
Milt si era schiarito la gola. Sul berretto che aveva in testa si
leggeva la scritta pepsi. Si era toccato la visiera col dorso della
mano e poi aveva detto: Ormai  pi di una settimana che me
ne sto qui a leggere il giornale e sto per esplodere.
Spendere?, aveva detto Rollie Beecham, il vecchiaccio duro
d'orecchi.
Esplodere, aveva detto Milt. Perch non ti passi la fiamma
ossidrica in quelle orecchie per pulirtele un po'?.
Basta cos, aveva detto Harry a Milt. Non sono cose belle
da dire. Dovresti vergognarti. Di birre te ne ha offerte parecchie
in questi anni.
Orecchie?, aveva detto Rollie Beecham. Ce l'avete con
me?.
Non ti preoccupare, amico, aveva detto Harry a Rollie
Beecham. Va tutto bene adesso. Non ti scaldare. Nessuno ti
vuole offendere, Rollie. Sei un mio amico e non hai nulla che
non va.
Rollie Beecham aveva sbattuto le palpebre, poi si era fissato
le mani. Un tempo era stato frenatore alla vecchia ferrovia del
Texas, e ora doveva aver passato da un pezzo gli ottantacinque
anni, e forse le sue orecchie erano state danneggiate dall'aver
sentito il rumore di troppi treni. Eppure si sforzava di stare dietro
a qualunque cosa si dicesse al Top of the World. Gli ci voleva
parecchia determinazione per riuscire a concentrarsi. Non
che la cosa fosse molto sorprendente. Dopotutto, aveva poco
altro da fare. Si era lasciato alle spalle tre mogli, quattro figli
e sei nipoti, tutti morti. Le mogli erano tutte morte di cancro.
Due dei figli d'infarto. Un altro per un'embolia. Il quarto - insieme
ai sei nipoti - in un incidente d'autobus nel 1971 su una
strada stretta e bagnata, non lontano da Tupelo, in Mississippi.
Ah, c'erano altri sette nipoti ancora vivi, e molti di loro avevano
bambini, ma Rollie raramente era in grado di ricordarsi
con precisione chi fosse vivo e chi morto. Lo sforzo sembrava
sempre stancarlo e metterlo di cattivo umore, e spesso respirava
attraverso le fessure della dentiera mentre osservava il mondo
con sguardo truce (e magari stava lanciando un'occhiata
anche al proprio passato, a tutti i dolori e i morti che lo avevano
punteggiato e forse, in ultimo, governato) e spesso serrava
i pugni raggrinziti e deboli e li sbatteva mestamente contro il
bancone. Gli altri ubriaconi del Top of the World ormai avevano
quasi smesso di fargli domande sul suo passato. Le domande
sembravano solo incasinarlo. Era meglio lasciarlo l da solo
con la sua confusione e i suoi tristi fraintendimenti.
Milt Willis aveva annuito verso Rollie Beecham. Ti faccio
le mie scuse, Rollie, aveva detto. Riesci a sentirmi?.
Ti sento benissimo, aveva detto Rollie, continuando a fissarsi
le mani. Non c' bisogno che urli. Non sono stupido,
sai?
(Herman Marshall aveva sospirato. Aveva visto un casino
di film con scene come quella, dove ci si aspettava che tu
ridessi della persona che era sorda. Beh, lui non ci aveva mai
visto nulla di divertente).
Milt aveva ripreso a parlare con Harry. Aveva sorriso e si
era inumidito le labbra. Aveva una grossa pancia e un mento
che sembrava doppio, ma i capelli erano ancora neri - e senza
l'aiuto di nessuna Formula Speciale per farti sentire Giovane.
Se li lisciava col palmo della mano. Poi si era rimesso il cappello in
testa. Beh, aveva detto a Harry, ti stavo dicendo che
sto per esplodere.
Ancora?, aveva detto Harry. Devi pisciare ancora, vecchio
stronzo? Voglio dire, non ci sei appena stato in bagno?.
No, aveva risposto Milt. No, figlio di puttana. Non sto
parlando di pisciare. Ovvio, sono il primo ad ammetterlo che
piscio parecchio. Dieci volte al giorno. Dodici. Forse di pi.
Milt si era toccato la patta dei pantaloni. Do un sacco di lavoro
al mio vecchio pistolero. Ora il sorriso di Milt si era
trasformato in una specie di ghigno. Aveva addosso una mimetica
dell'esercito con le maniche arrotolate, e sulle braccia
si scorgevano tatuaggi di cuori e rose e serpenti con le lingue
biforcute. Si era stretto fra le braccia e si era accarezzato con
le mani gli avambracci. Ma, aveva detto, il pistolero ogni
tanto ha bisogno di un bel bagno. Nel succo di figa, se capisci
quello che intendo. Poi si era interrotto per un istante. I suoi
occhi si erano illuminati e aveva dovuto pulirsi un po' di bavetta
a un angolo della bocca.
Il gruppo di vecchi ubriaconi era tutto rivolto verso di lui.
Compreso Rollie Beecham, anche se forse non sapeva bene
perch.
Ho catturato la vostra attenzione, eh?, aveva detto Milt.
Continua la tua storia, aveva detto un tizio di nome Ralph
Danielson, un poliziotto di Pasadena in pensione.
Milt aveva fatto un risolino. Beh, aveva detto, un giorno
della settimana scorsa mi sono fermato al Plymouth Rock,
sulla Gulf Freeway. E devo dire che ho fatto bene a fare un
salto laggi. Un'altra pausa. Milt aveva fatto il venditore di
giornali porta a porta e conosceva bene l'efficacia delle pause.
Al Plymouth Rock. Ho fatto proprio bene ad andarci.  tutto
vero. Non vi direi mai una bugia.
Col cazzo, aveva detto Ralph Danielson. Tutti mentono.
Anche tu, Milt. Soprattutto tu, anzi.
No, aveva detto Milt. Forse altre volte ho un po' esagerato
le cose. Per rafforzare un concetto e cos via. Ma questa
volta non sto mentendo. Potesse colpirmi un fulmine.
Parecchi degli uomini riuniti al Top of the World a quel
punto avevano lanciato un'occhiata al soffitto.
Milt aveva sorriso. Ehi, ragazzi, aveva detto, vi fidate
veramente poco di me.
Te lo abbiamo gi detto, aveva risposto Ralph Danielson.
Sul cappello aveva lo stemma del sindacato di polizia.
Lascialo parlare, aveva detto Harry a Ralph Danielson.
Credo che il bello stia per arrivare.
Ralph Danielson aveva le spalle larghe. Le aveva scosse e
aveva detto: D'accordo. Non ho certo intenzione di mettermi
in mezzo.
Milt velocemente aveva ripreso. Non  stato difficile, aveva
detto. Come dicono i bambini, un gioco da ragazzi. Entro
al Plymouth Rock con la mia biancheria e alcuni vestiti da lavare
e stirare. E c' questa donna dietro la cassa che mi sorride,
e la prima cosa di cui mi accorgo  che... beh, non  certo
la pollastrella pi giovane del pollaio, ma diciamo che fa ancora
la sua bella figura, e....
Diciamo, aveva detto Frank Lee Doubleday, massaggiandosi
la bocca.
Non interrompermi, aveva detto Milt a Frank Lee. Come
ha detto il nostro Harry, il bello sta arrivando. Cos, questa
donna mi chiede il nome, se lo annota su un foglietto di
carta e poi mi chiede il numero di telefono. E io, come se nulla
fosse, le chiedo il suo. E lei non fa una piega. Scrive il numero
su un altro pezzo di carta, me lo consegna e mi stringe
la mano. Ve lo giuro su Dio, l davanti a tutti e non erano
nemmeno le dieci del mattino, Cristo santo. Mi dice che si
chiama Diana. Un bel nome. Ogni volta che sento una che si
chiama Diana mi viene duro, capite? Diana. Wow. Indossava
una di quelle divise bianche che portano le impiegate del
Plymouth Rock, aperta sul collo, e si china in avanti sul bancone
lasciandomi intravedere buona parte del seno, che non
era per niente cadente. E mi dice che le do l'impressione di essere
un tipo allegro e positivo, che ci scommette che sono uno
che se la sa cavare, pronto a ogni nuova proposta, ah ah, hai
capito cosa sto dicendo? E io le dico s, s, credo di aver capito.
E il mio pistolero qui sotto ecco che si mette sull'attenti. E
allora questa Diana prende e fa il giro del banco, va verso la
porta e la chiude a chiave. Bum, bum, con tanto di catenaccio.
E io sono l in piedi, con la bocca spalancata e il mio pistolero
parecchio interessato all'evoluzione dei fatti. E appesa
alla porta c' una di quelle targhette di cartone con la scritta
chiuso da un lato e aperto dall'altro, e lei la gira con la parola
chiuso verso l'esterno. Poi si volta verso di me e mi dice che
non le importa se la licenziano; mi vuole portare sul retro cos
possiamo... beh, qualsiasi cosa ci viene voglia di fare. E io
continuo a dirmi: Cristo santo, Milt, ti svegli la mattina e hai
la biancheria sporca, cos la porti al Plymouth Rock e guarda
che cosa succede. Cos io e la donna ce ne andiamo sul retro
di quel posto, passando accanto ai carrelli pieni di biancheria
e altra roba del genere, e per Dio, tutto a un tratto lei mi dice:
Forse  meglio se ci mettiamo comodi, tesoro. E rovescia
uno di quei carrelli, e tutta la biancheria e il resto si riversano
a terra, e lei mi sorride e si sfila la gonna veloce come un
lampo, e volete sapere una cosa? Non aveva le mutande. Ed
eccola l! La sua bella montagnetta di peli! E nemmeno uno
grigio! Poi si fa cadere sul mucchio di biancheria e mi dice veloce,
veloce, le cose bisogna coglierle sul momento, non credi?
Cos mi sdraio anch'io e inizio a darmi da fare coi bottoni
della sua divisa, e lei mi dice stai attento, tesoro, non vogliamo
certo strapparla; questa divisa appartiene alla Plymouth
Rock. E io grugnisco e forse sto anche sbavando, a dire il vero,
e lei indossa un reggiseno... questo s... e mi aiuta col maledetto
gancio... e mi dice che  bagnata... che ce l'ha tutta
bagnata... sissignore... pronta per il mio amichetto qui sotto,
come si dice... e cos, per farla breve, ah ah, mi faccio una bella
e sana scopata... e quando abbiamo finito, sapete che cosa
fa? Beh... ve lo giuro su Dio, mi dice che sono fantastico e
mi lecca le palle. Che il cielo mi fulmini se non  vero. Fatico
a ricordarmi quanto tempo  passato dall'ultima volta che
una donna mi ha leccato le palle. Forse ai tempi in cui Eisenhower
era ancora presidente. O magari Lincoln. Ah ah. Mio
Dio. Oh, solo il pensiero... beh, mi avete capito.... E poi Milt
sembr calmarsi. Si era toccato per un momento la patta dei
pantaloni ed era arrossito leggermente.
...e poi?, aveva detto Harry.
Poi cosa?, aveva detto Milt.
Vi siete pi rivisti?.
Certo. Ogni mattina.
Ogni mattina?, aveva detto Harry. Alla tua et?.
Sissignore, aveva detto Milt. E non mi interessa se ci lascio
la pelle. Lei penser che sono venuto e invece me ne sar
andato, e saremo entrambi felici. Voglio dire, non so che cosa
ci veda in me, ma non faccio domande, capite? Mi limito a trascinare
le mie vecchie ossa ogni mattina alle dieci al Plymouth
Rock e a fare il mio sacro dovere di uomo.
Sacro dovere?, aveva detto Harry.
Sissignore, aveva detto Milt. Perch  Dio a volerlo. Lei,
questa Diana, ha solo cinquantotto anni e mi dice che le ricordo
il suo secondo marito, che si chiamava Alvin e dice che era
una specie di stallone, che si sarebbe scopato anche un autocarro
se era dell'umore giusto. Dice che anche il mio pistolero
le ricorda quello del marito. Lungo e scivoloso, capite. Lungo
e scivoloso....
Magnifico, aveva detto Harry.
S, proprio sorprendente, aveva detto Ralph Danielson.
Grazie, ragazzi, aveva detto Milt. Poi con un gesto assorto
e lento aveva alzato il dito medio. Fottetevi voi e le vostre
arie da saccentoni.
Pensa che non gli crediamo, aveva detto Ralph Danielson
rivolto a Harry.
Se gli asini avessero le ali, volerebbero, aveva detto
Harry, e se questo succedesse, beh allora potremmo anche
credergli.
Milt si era spostato sullo sgabello, facendolo cigolare. Perch
dovrei mentire su una cosa come questa? Voglio dire, non sono
cose su cui un uomo mentirebbe. Sono argomenti... sacri....
A quel punto Herman Marshall aveva parlato. Lo aveva fatto
improvvisamente, senza nemmeno accorgersi che le parole
gli stavano salendo alla bocca. C' una donna dall'altra parte
della mia strada, aveva detto, che continua a chiedermi
di andare da lei per guardare dei film porno alla televisione.
Quelli che trasmettono a tarda notte?, aveva detto Frank
Lee Doubleday.
Esattamente, aveva detto Herman Marshall. Si chiama
Jobeth Stephenson, e non  affatto vecchia. Ed  bella. Non
avr nemmeno cinquantacinque anni, a esagerare. Alta, con
i capelli ancora biondi, e credo che sia realmente.... Cristo
santo, ma perch stava dicendo queste cose? Jobeth Stephenson
era una maledetta strega, che rideva in modo cos sguaiato
che c'era da stupirsi che non avesse le verruche su quel mento
che pareva doppio, triplo. Merda!
Intendi proprio quei film os?, aveva detto Frank Lee
Doubleday, usando di nuovo un termine forbito per darsi delle
arie, visto che era stato un insegnante di scuola.
Film cosa?, aveva detto Herman Marshall. Non so cosa
stai dicendo. Tu e la tua... vocazione.
Vocabolario, aveva detto Frank Lee.
Come?, aveva detto Herman Marshall.
Stavi parlando del mio vocabolario, aveva detto Frank
Lee, e non della mia vocazione. La vocazione l'ho persa da
un pezzo. Sono troppo vecchio, ricordi? Vivo da solo in una
casettina di legno, ricordi? E ogni giorno respiro la puzza delle
raffinerie. La buona vecchia Pasadena, dove tutti gli zoticoni
del Texas vengono a fare il pollaio. E me ne sto seduto nella
mia casetta e so tutto dei film sconci. Li trasmettono a mezzanotte,
all'una del mattino, alle due del mattino, e spesso la
notte punto la sveglia, cos posso guardarli.
Anche a me  capitato di vederli un paio di volte, aveva
detto un piccoletto nervoso e pelato di nome Ike Sage. Fanno
vedere le passerine e persino la sborra.
Esatto, aveva detto Frank Lee con un sospiro.
E dei tizi che si masturbano, aveva continuato Ike Sage,
e vengono sopra le tette di qualche pollastrella.
Beh, Ike, aveva detto Frank Lee, bisogna ammettere che
la tua vista funziona benissimo.
Durante l'addestramento al poligono mi ero guadagnato i
gradi di tiratore scelto, aveva detto Ike Sage. Stiamo parlando
del millenovecentoquarantadue, sissignore, e ce ne stavamo
tutti l a terra e se sbagliavi il bersaglio si alzava una bandierina
rossa che chiamavamo le mutandine di Maggie. Se facevi
sollevare le mutandine di Maggie per due volte, ti sbattevano
a sgobbare in cucina per un maledetto mese, sette giorni alla
settimana, nessun permesso, nessuna visita, niente di un cazzo.
Fort Benning, Georgia, non proprio il giardinetto di casa.
Milt Willis si era schiarito la gola. Mi sta venendo un'idea.
Complimenti, aveva detto Harry.
Se non mi credete, che ne dite di fare un salto domani mattina
al Plymouth Rock e dare un occhio?, aveva detto Milt.
Le chieder di farvi entrare. Per lei non  un problema. 
troppo arrapata per preoccuparsi di questo genere di cose. Ha
troppa voglia del mio uccello.
Sissignore, aveva detto Ralph Danielson. Visto che 
lungo e scivoloso. Forse d'ora in avanti dovremmo chiamarti
Willis lo Scivoloso, come se fossi una specie di anguilla o qualcosa
del genere.
Beh, io non ho alcuna intenzione di venire l a guardare,
aveva detto Harry.
...e perch?, aveva detto Milt.
Guardare un vecchiaccio triste che si fotte una vecchia ciabatta
altrettanto triste?, aveva detto Harry. Niente affatto.
Se ho voglia di vedere una cosa del genere, mi basta attaccare
uno specchio sul soffitto della camera da letto e osservare me
e Beth che proviamo a farlo.
Dal gruppo di ubriaconi si era sollevato un rantolo di risate.
Tutti a parte Rollie Beecham, che si stava fissando le dita,
sbattendo gli occhi e mordendosi le labbra. Forse stava provando
a contarle. Non ci sarebbe stato da stupirsi se ne avesse
contate undici. A quanto pare Ike Sage aveva un altro paio di
cose da dire riguardo agli orgasmi. Cos si era messo a raccontare
di una volta, forse nel 1950, in cui era venuto alla grande
in un bordello di Alabama Street, macchiando persino il vetro
della finestra. E la puttana aveva detto: Mio Dio onnipotente,
che cos'era quello? Un proiettile d'argento del Cavaliere Solitario?
C'erano state altre risate, e poi Milt Willis aveva chiesto
ai ragazzi se avevano voglia di sentire qualche altra storiella
sulla sua calda Diana del Plymouth Rock. Qualcuno gli aveva
risposto che poteva pure prendere il cappello e cagarci dentro
e poi infilarselo sulle orecchie e dire a tutti che erano riccioli
marroni. Herman Marshall si era limitato a fare una smorfia
e guardare da un'altra parte. Ma era disgustato da s stesso
come da tutti quegli altri ubriaconi. Che bisogno c'era d'inventarsi
quella storia su Jobeth? Pensava forse di darla a bere
a qualcuno? Aveva settantaquattro anni, e a settantaquattro
anni un uomo ha pochissime possibilit di darla a bere a qualcuno.
Ma fategli scolare tre o quattro Shiner, piazzatelo in
qualche bettola pericolante insieme a un paio di amici, fate s
che la birra gli scaldi un po' la pancia e il cervello e guardategli
la faccia mentre sente discutere di fighe e orgasmi, e per
un po' vedrete che quasi arriva a credere di essere un intruso
fra tutti quei vecchi decrepiti e le loro patetiche esagerazioni;
arriva quasi a credere che nel giro di pochi secondi si alzer in
piedi e si sbarazzer di tutta la carne flaccida che gli pende dal
viso, svelandosi per ci che , s, un energico e giovane quarantenne,
che ora dice a quei vecchi alcolizzati: Ah ah ah! Vi
ho raggirato per bene! Mi sono mascherato per tutto questo
tempo e voi ci siete cascati, vero? Poi Herman Marshall si era
pizzicato la carne molle sopra le nocche delle dita. Gli ubriaconi
avevano continuato a raccontare le loro storiacce sporche
e avevano riso. Harry era andato da Herman Marshall e gli
aveva detto, sissignore, hai ragione, abbiamo tutti motivo di
sentirci un po' abbattuti, e forse tu ne hai qualcuno pi di noi,
ma adesso datti una scossa, amico mio, il barman vuole offrirti
una birra. E Herman Marshall si era sforzato di sorridere.
Aveva giusto il tempo per un'altra Shiner. Doveva guidare
fino a casa. Lo aspettava Miss Quealy, che rimaneva sempre
con Edna quando Herman faceva i suoi viaggetti fino al Top
of the World. Solo che alle cinque del pomeriggio Miss Quealy
si trasformava in una zucca, Mr Marshall, se mi permette
la metafora scherzosa, eh eh, ma devo proprio tornare da mio
marito per preparargli la cena, capisce? Per non farmi picchiare
con la cinghia, ah ah! Ma per Dio, cinghia o meno, Herman
Marshall aveva sorseggiato la sua Shiner lentamente. La bottiglia
gocciolava. L'aveva leccata, dicendosi: questo  il Top of
the World. Questo  stare sulla vetta del mondo. Milt Willis
si era avvicinato a lui e gli aveva parlato di Diana, continuando
a giurare che fosse la verit. E Herman Marshall aveva annuito.
Sembrava solo ieri che aveva cinquant'anni o quaranta
o venti, o quello che era, e stentava a ricordare gran parte delle
cose che erano successe da allora. Avrebbe voluto domandare
a Milt se lui ne sapeva qualcosa, ma non lo aveva fatto. Si
era limitato ad aggiustarsi sulla testa il cappello con la scritta
astros e rimanere l seduto ad aspettare che la Shiner facesse
quello che doveva fare. Al diavolo, era riuscito a superare un altro giorno.
...
.
...
Capitolo cinque.
...
.
...
I capelli di Edna un tempo erano stati scuri, a volte neri e altre
di un marrone tendente al rosso, a seconda di com'erano illuminati
dalla luce. Era sempre stata molto orgogliosa dei suoi
capelli, e questo era il motivo per cui usava tutti quei nastri.
Cristo, aveva sempre avuto capelli fluenti, e non si era mai preoccupata
di caschetti e permanenti e tutte quelle cose per sistemarli
e acconciarli. I capelli dovrebbero essere naturali, diceva
a quei tempi, ed  un peccato che certe persone provino a modificarli
con arricciacapelli e altri aggeggi del genere. E mentre
lo diceva, accompagnava le parole con un cenno della testa.
Seduta di fronte allo specchio della camera da letto (curvo e
barocco, intarsiato con un disegno di fronde di palma e tanti
riccioli di vetro lungo il perimetro), si era sempre sistemata i
capelli con lentezza e amore, anche dopo che avevano cominciato
a diventare bianchi. Perch anche allora non avevano
smesso di essere belli. Nei giorni finali (finali per quei magnifici
capelli, prima che venissero uccisi dalla chemioterapia)
aveva preso l'abitudine di farsi un pomposo chignon in cima
alla testa... e, accidenti, sembrava una di quelle magnifiche
vecchie imperatrici che si vedevano nei film di una volta, quelle
pellicole con attori come Tyrone Power e il vecchio e odioso
Basil Rathbone, con tutti quei costumi, gioielli e cavalli e
galeoni a vele spiegate. E Herman Marshall non aveva mancato
di farlo notare a Edna, che improvvisamente era scoppiata
a piangere. Questo era successo il giorno in cui il dottor Moomaw
aveva detto a Edna che era malata di cancro. Il dottor
Homer Moomaw, le cui iniziali erano le stesse di Herman
Marshall e di Harry Munger. Un giovane coi capelli ricci e la
voce precisa e sottile, che aveva sempre gli occhiali e a volte
portava ai piedi delle Adidas da corsa, mentre parlava con un
paziente e la sua sposa. Sono il tipico ragazzo sempre di corsa,
gli piaceva dire. Non so per quale motivo io corra, ma 
cos che accade a Houston e credo che  questo ci che ci si
aspetta dalla gente come me. Cos corro dovunque capiti, e
suppongo che mi perdonerete la piccola debolezza di indossare
queste scarpe, vero? Ah. Vi ringrazio. Vi sono grato. Di
cuore. Nella mia famiglia c' stata una serie infinita di trombosi
coronariche e vorrei interrompere la striscia negativa. E
poi, inevitabilmente, il dottor Moomaw iniziava a snocciolare
altre informazioni negative sul cancro, ed era come se stesse
dicendo a Edna che purtroppo per lei non era possibile interrompere
la striscia negativa, che il cancro stava ancora fiorendo,
e qualche volta Herman Marshall aveva la tentazione di
arrampicarsi sulla scrivania di quel piccolo e maledetto tizio
occhialuto e spedirlo con un pugno dritto sul pavimento e
strizzargli le palle e infilargli quelle scarpe del cazzo su per
quel trombotico culetto rosa, qualunque cosa fosse questa
trombosi. Quel tizio aveva un accidenti di idea di ci di cui
stava parlando? Pensava forse di parlare del mal di denti di
uno scarafaggio? O dei peli del naso di un caprone? O di un
serpente a sonagli con il tetano? Che si fottesse, quello stronzo
figlio di puttana. Stava parlando di Edna Stillman Marshall.
Che poi era la signora Marshall. E non era una bestia, ma
qualcuno di importante. O almeno avrebbe dovuto esserlo.
Era stata una donna cos allegra e paffuta, ed era stata in grado
di togliere a Herman Marshall il maledetto fiato, ecco
cos'era stata capace di fare. E lui l'aveva baciata sugli angoli
della bocca. L'aveva baciata delicatamente, quasi soltanto sfiorandola
con le sue strane labbra da nero. Le aveva detto: Sai,
quando non sono con te sento come un dolore che mi rimbomba
nello stomaco, quasi mi ci avessero ficcato dentro la
campana di una chiesa. E poi le aveva toccato la curva dei seni,
pensando a quanto fossero accoglienti e generosi. L'aveva
ascoltata - ascoltata davvero - quando lei gli aveva detto: Passa
cento anni con me, puoi correre dietro a tutte le ballerine
che vuoi. Le aveva toccato i nastri sui capelli. Li aveva baciati.
Le aveva leccato la lingua. Avevano riso insieme vedendo
Stanlio e Ollio. Si erano tenuti per mano e avevano guidato fino
a Texarkana, e avevano mangiato un cono gelato e guardato
i treni che rientravano traballanti e ondeggianti nel deposito,
inventando storie sulla gente che sedeva nelle vetture giornaliere
e nei pullman. Guarda quello... Lo vedi quel tizio grasso
con il cappello di paglia? E il proprietario della ferrovia e sta
andando dalla sua ragazza, che si chiama Jean Harlot, ah ah,
e che gli succhier via fino all'ultimo centesimo, vero com'
vero che mi chiamo Franklin Roosevelt, ah ah! E quell'altra
signora, col cappello nero? La vedi? S, proprio lei. Terzo finestrino
a partire da sinistra. Seconda carrozza. Le  morto il
gatto la scorsa settimana, e sta andando a Austin a trovare la
figlia, perch le manca il gatto e non sa cosa fare. Continua a
girare per casa e toccare le cose - le cose che appartenevano o
piacevano al gatto - la scodella, magari, o il divano su cui
schiacciava un pisolino in pieno giorno. Oh, a quei tempi il
mondo sembrava infinito e la morte non esisteva, e a Herman
Marshall e Edna sembrava di poterlo abbracciare tutto. D'altronde
cosa c'era di cos enorme? Amavi, e di tanto in tanto
l'amore diventava cos dolce, cos sublime nell'eloquenza di
tutti quei respiri febbricitanti e quel palparsi, che arrivavi a
convincerti che la carne ti si sarebbe gonfiata e sarebbe esplosa,
liberando tutto quell'amore dorato e irragionevole (si rifugiavano
nei fienili e nei granai; una volta in un piccolo motel
in piena campagna, dove una gallina si era introdotta nel
momento sbagliato - o nel momento giusto, ah ah! - facendo
un buco nella zanzariera e mettendosi a chiocciare ripetutamente
come in tono di stupito sdegno), e ti dicevi ehi, cazzo, io
e lei ce la stiamo spassando come non  mai capitato a nessun
altro, non cos tanto, e ridevi, e la tua risata era pi grande della
grandine e del sole, e dov'era il libro che ti diceva che queste
erano le cose importanti? E Herman Marshall non pensava alle
Sacre Scritture. Pensava a un libro che fosse reale, che potesse
essere compreso, in base al quale un essere umano potesse
essere in grado di vivere. Nessuna vergine che mettesse alla luce
bambini. N Lazzari che si sollevavano dalle tombe. Nessuna
legge scritta su nessuna pietra. Nessun pane e nessun pesce.
Per tutta la vita Herman Marshall aveva cercato un libro che
parlasse di Hope, Arkansas, e di Houston, Texas, e si rivolgesse
a quei bravi ragazzi con pistole e cappelli ed enormi cinture.
Pi invecchiava, pi gli sembrava di aver bisogno di un
libro del genere. Non aveva mai parlato con Edna di quel libro.
Non ne aveva mai parlato a nessuno, nemmeno a Harry
Munger. Ma questo non significava che se ne fosse dimenticato.
Proprio per un cazzo. Nossignore. Il fatto  che gli era capitata
un sacco di merda nella vita, e di gran parte l'artefice
era stato lui. Anche Edna in piccola parte (tipo scoparsi Romero
o forse qualcun altro o forse dieci o venti altri), ma il
grosso era colpa di Herman Marshall, il che gli risultava quasi
insopportabile... oh, s... mentre si trascinava per la casa e
aspettava con Edna la morte di lei. (Il dottor Moomaw non
aveva offerto loro alcuna speranza. Poi se l'era data a gambe,
lasciando casa per andarsi a fare la sua bella corsetta). E una
mattina Herman Marshall arriv anche vicino a premere un
cuscino sulla faccia di Edna e farla finita. Perch, per Dio,
questo era ci che lei desiderava, ed era un desiderio appropriato
e pi che sensato, per come la vedeva lui. (Ma dov'era il
libro che gli avrebbe dato ragione? Non lo aveva mai trovato).
La cosa cominci quella mattina in cui Edna inizi a piangere
per la perdita dei capelli. Herman Marshall sedeva sul bordo
del letto d'ottone. Aveva appena svuotato e lavato il vaso da
notte di Edna. Era luglio, l'aria condizionata era accesa al
massimo, ma lui sudava. E forse puzzava anche di piscio. Non
avrebbe saputo dirlo. Dopo che Edna aveva iniziato a piangere,
le aveva toccato una spalla. Lei gli aveva detto che era brutta.
Lui le aveva detto che non era vero e lei gli aveva detto che
avrebbe voluto che l'aiutasse a morire. No, le disse. Non
puoi parlare sul serio. Stai delirando.
Il pianto di Edna era silenzioso. Si sarebbe persino potuto
definire dignitoso. Si limitava a tirare su col naso con colpi
secchi, sforzandosi di tenere la bocca chiusa. Sono brutta
ormai, disse. Ormai sono brutta... e lo sar per sempre... e
dopo che sar morta, sar ancora pi brutta... e tu mi vorresti
negare una cosa del genere?.
Taci, le disse Herman Marshall. Ti amo.
Questo non c'entra nulla... il tempo per questo tipo di cose
ormai  andato....
No, le disse Herman Marshall. Le strinse ancora di pi la
spalla. Non voleva farle male. Solo perch siamo vecchi, non
significa che....
Taci, gli disse Edna, scuotendo la testa. Chiuse gli occhi.
Respirava con la bocca aperta. Apr gli occhi. Se li strofin coi
palmi delle mani. Non ho capelli, disse. Sono un rottame.
Ho un piede nella tomba e con l'altro mi sto scavando la fossa,
ed  tutta una punizione divina, probabilmente, e mi faresti
solo un favore se....
No, disse Herman Marshall. Mai.
...mai?.
Sissignora, disse Herman Marshall.
...mai  un tempo molto lungo, disse Edna. Si era piegata
in avanti, ma poi croll all'indietro, liberando la spalla dalla
presa di Herman Marshall.
Herman Marshall si fiss la mano. Se la pass sul petto
senza sapere perch. Fiss uno dei polsi di Edna senza sapere
perch. Era troppo in carne, non corrispondeva all'idea che si
era fatto del polso di un malato di cancro. Il polso di un malato
di cancro avrebbe dovuto essere esile e fragile come uno
stuzzicadenti...
Sei uno stupido, gli disse Edna.
Cosa?.
Non hai un briciolo di buon senso in testa, disse Edna. 
la verit. Sono vecchia e brutta e calva, sissignore, e lo ammetto...
mi fanno piacere, certamente, le tue parole gentili, ma
non servono a rendermi meno vecchia o meno brutta, n mi
fanno ricrescere i capelli, e non sento altro che dolore e tristezza,
e quindi perch non mi fai un favore e mi fai morire, cos
la facciamo finita? Cos non sarai pi costretto a consolarmi e
riempirmi di tutte quelle parole carine come se stessi spalmando
del burro d'arachidi su un panino....
Ma... io non sto spalmando burro d'arachidi. Sto dicendo
la verit....
La verit?, disse Edna. Da quando ci interessa cos tanto
la verit?.
...cosa?.
Edna si schiar la gola. Le lacrime erano scomparse. Era come
se non ci fossero mai state. Si inumid le labbra e si schiar
la gola un'altra volta. La sua lingua era grigia. Billy, gli disse.
Vuoi che parliamo di Billy? Vuoi che parliamo di me e Phil
Romero? Vuoi che ti dica che  successo proprio qui, in questa
stanza, vicino alla finestra dove un tempo c'era il vecchio divano
a fiori e... vuoi la verit?.
Herman Marshall parl velocemente. Ora andr in soffitta.
Trover qualcosa e te lo porter gi, cos parleremo di questo....
Prendi un cuscino. Mettimelo sulla faccia.
...no.
Phil mi disse che ero bella. E poi me lo infil dentro.
No, disse Herman Marshall.
Ero una troia. Uccidimi. Ecco cosa si meritano le troie.
Dovrebbero essere uccise.
Oh, Cristo, disse Herman Marshall.
Edna si tolse il cuscino da dietro le spalle. La federa era rosa
e di pizzo. Forse era stata lei stessa a cucirla. Se l'era sempre
cavata col cucito.
I trenini?, disse Herman Marshall. I trenini di Billy?
Vuoi che te li porti gi? Non mi ci vorr pi di mezz'ora per
assemblarli.
Edna gli porse il cuscino. Prendi, disse. Puoi farlo per
me. Non ho la forza per contrastarti. Sono una peccatrice e mi
faresti solamente un favore.
Herman Marshall apr la bocca e si lasci sfuggire un grido,
ma non emise nessun rumore. Solo un suono, percepibile
da lui soltanto, come di un cane che si  perso in una grotta.
Fece per afferrare il cuscino. Sei sicura?, disse. Aveva le
braccia tese ma toccava a malapena il cuscino.
...sissignore, disse Edna, annuendo con la testa.
Te lo ha infilato dentro, eh?.
...sissignore, disse Edna, e stava ancora annuendo. E aveva
gli occhi completamente spalancati. Erano verdi e le pupille
sembravano galleggiare nelle orbite. Ascolta, gli disse. Ricordi
che cosa ci ha detto il dottor Moomaw? Te lo ricordi che
cosa ci ha detto con addosso quelle scarpe ridicole? Ha detto
che non sarebbe migliorato. Si  chinato e ha grugnito e si 
allacciato le scarpe, ricordi? E andava tutto bene, no? Voglio
dire, sarebbe stato diverso se si fosse presentato in camicia,
giacca e cravatta, con le scarpe lucide? Avrebbe fatto differenza
se si fosse rotolato sul tappeto graffiandosi la faccia con le
unghie, come se io fossi la prima persona al mondo a dover
morire di cancro e nessuno avesse mai avuto il cancro prima
di me e questa fosse la cosa peggiore mai successa dalla nascita
del mondo? Perci, prendi questo cuscino. Non limitarti a
startene l con le braccia tese. Prendilo.
Herman Marshall si avvolse le braccia attorno al petto.
...avanti, disse Edna. Lasci cadere il cuscino sulle ginocchia.
La voce di Herman Marshall giunse simile a un gracidio.
Io... non... non posso fare una cosa del genere....
...d'accordo, disse Edna.
Non mi interessa di Phil Romero....
Non ci credo....
Era il 1948, disse Herman Marshall. Cristo... ora voglio
andare di sopra... trovare qualcosa....
Che ne abbiamo fatto di quel divano a fiori? E anche lui
di sopra?.
No, disse Herman Marshall. Mi sembra di ricordare che
lo abbiamo dato in beneficenza.
O forse lo abbiamo gettato nella spazzatura, disse Edna.
Forse sarebbe stato meglio. Ti prego. Uccidimi, per favore. Ti
prego, fallo.
Herman Marshall sussult.
Non c'era alcuna espressione sul viso di Edna. Tutto era al
proprio posto, e lei sbatteva gli occhi e respirava, e il cranio
privo di capelli era leggermente lucido, ma il viso era come
una scodella di budino raggrinzito; era una faccia che non diceva
nulla, come quella che si riserva ai passeggeri di un autobus
o al supermercato mentre si  in fila alla cassa. Ti prego,
disse. Idiota figlio di puttana, ti prego.
Herman chiuse gli occhi.
Miserabile faccia di cazzo, disse Edna.
...no, disse Herman Marshall.
Gliel'ho succhiato, disse Edna. Te l'avevo mai raccontato?
Almeno quello che sono riuscita a infilarmi in bocca. Era
un messicano, sai, con un gran cazzo messicano. Tutto viola,
e io gliel'ho preso in bocca, e lui mi teneva la testa, e mi faceva
male alle orecchie e io lo guardavo come una vacca in calore
o roba del genere....
Herman Marshall rabbrivid. Apr gli occhi e prov ad alzarsi,
ma le giunture gli facevano troppo male. Prov ancora a
emettere un urlo, e questa volta il suono usc. Era un urlo che
conteneva vita.
S, disse Edna, quasi sorridendo. Esatto. Cos. Avanti,
tesoro. Fallo.
Herman Marshall si sporse in avanti e afferr il cuscino.
Continuava a urlare.
Non ci vorr nulla, disse Edna.  la cosa pi umana da
fare....
Herman Marshall si pieg sulla moglie e arrotol il cuscino.
Stava ancora gridando.
Fallo, disse Edna. Quasi dovette strillarlo.
La rabbia di Herman Marshall cresceva. Aveva bisogno di
pisciare. Grid. Fece cadere il cuscino e si volt. Grid di nuovo.
Poi si vomit sulla camicia e continu a urlare mentre vomitava.
Si bagn i pantaloni. Vomit e toss convulsamente.
Oh, magnifico..., disse alle sue spalle Edna.
Poi le gambe di Herman Marshall cedettero e si inginocchi
in mezzo al vomito. Non riusciva a smettere di pisciare
e sentiva il piscio che gli finiva nei calzini. Aveva la gola infiammata
e piena di pezzettini caldi che nemmeno lui sapeva
che cazzo erano. Le urla si affievolirono. Edna smise di parlare.
Ci vollero almeno cinque minuti prima che Herman riuscisse
ad alzarsi e a pulire il casino che aveva combinato. Poi
and di sopra e si fece un bagno. Mentre se ne stava sdraiato
nella vasca, esausto e ansimante, si ricord di com'era stato
con Billy, tutto il dolore e le urla. Billy che non aveva affatto
l'aspetto di un messicano. Billy che sarebbe stato meglio se
fosse morto soffocato nel ventre della madre. Quella succhiacazzi
di sua madre. Herman Marshall agit convulsamente
le gambe nude nell'acqua della vasca, gridando da sopra gli
spruzzi. (Voleva salire in soffitta. Forse ci avrebbe trovato una
di quelle scimmiette a molla. O quello che era rimasto di un
set di costruzioni. O una scatola ancora chiusa di vecchi numeri
di Liberty. O magari anche una scacchiera con gli scacchi.
Da ragazzo, a detta di tutti, Herman Marshall era stato
un buon giocatore. La gente diceva che era in grado di anticipare
le mosse e che non si lasciava distrarre da nulla. Era stato
bravo con gli scacchi quanto lo era stato con il baseball,
e adesso avrebbe scambiato volentieri cinque anni di quella
sua vita miserevole e derelitta per sedere ancora nel negozio di
barbiere di Leo a Hope, in Arkansas, magari in un pomeriggio
d'estate caldo e dorato, magari nel 1928, respirando odore
di colonia e ciuffi di capelli e soffice e densa schiuma da barba,
mentre se ne stava piegato su una scacchiera a fare il culo
a qualche stronzo presuntuoso che senza saperlo si era imbattuto
in un campione di scacchi e, ah ah, che si fottesse). Herman
Marshall fece scattare la testa da un lato all'altro. Sentiva
il sangue in gola, residui di vomito. I capelli erano sporchi, arruffati,
coperti di schiuma. Era percorso da spasimi in tutto il
corpo, e l'acqua grigiastra fuoriusciva dal bordo della vasca.
Quella succhiacazzi di sua moglie. Per pi di trent'anni aveva
provato a convincerla a succhiargli il cazzo e lei aveva sempre
detto di no, no; quella era una cosa che un uomo si faceva
fare da qualche lurida puttana o da una cameriera o da una
donna completamente folle e piena di brutti pensieri. E cos
Herman Marshall, di tanto in tanto, era andato a cercarsi
una puttana o una cameriera o qualche pazza che gli succhiasse
l'uccello. E la nervosa insegnante di scuola rimasta vedova
che aveva incontrato a Beaumont gli aveva succhiato il cazzo.
Ed era sembrato addirittura che le piacesse, fino a quando
lui non era stato cos generoso da ficcarle un dito nel culo.
E adesso i denti di Herman Marshall - o, meglio, la dentiera
- fecero una specie di schiocco. Improvvisamente si drizz
in piedi. Aveva pi freddo del culo di un orso polare. L'acqua
della vasca era macchiata di rosa e di giallo per via del sangue
e del vomito. No, sua moglie non era una succhiacazzi. Aveva
mentito. Herman Marshall usc dalla vasca e cominci in
modo pi o meno rapido ad asciugarsi. Gli aveva mentito perch
voleva farlo arrabbiare affinch lui la uccidesse. Con un
cuscino rosa del cazzo. Herman Marshall si asciug la pancia
e l'uccello facendo attenzione. Le palle gli si erano raggrinzite,
e l'uccello era minuscolo, piccolo, insignificante. (In realt
non mi  mai piaciuto farmi succhiare il cazzo, si disse. Non
troppo. Voglio dire, un po' s, certo, ma non troppo. Mi dice
che ha guardato quel messicano mentre glielo succhiava come
una vacca in calore. Ma non ci credo. Non credo a nulla di
quello che ha detto. Non credo nemmeno che se la sia scopata.
Edna non sarebbe mai andata a letto con un messicano. E Billy
non aveva l'aspetto di un messicano. Doveva essere qualcuno
di completamente diverso, ma lei non mi dir mai chi ; si
porter il suo fottuto nome nella tomba. In quel pezzo di terra
che lei stessa ha gi scelto. Come posso credere nel paradiso?
Rispondetemi. Voglio dire, magari all'inizio, d'accordo: il paradiso
era lass in alto, con tutti quegli angeli in fila a suonare
l'arpa come se tutto avesse un senso, e io potevo guidare il
mio camion senza che nessuno mi desse noia e dire a me stesso
ehi, vecchio pezzo di merda, basta solo crederci ed  fatta.
Ma adesso non pi. La sola cosa in cui credo  pisciare, e ci
credo perch non faccio altro che questo. Ho a che fare con la
piscia ogni secondo, e perci che altra scelta potrei avere? Ah
ah!). Herman Marshall si sentiva oscillare le gambe. Si sforz
di tenersi in equilibrio agitando le braccia come se fossero le
ali di un'oca storpia. Sbatt contro il lavandino. Gemette. Di
sicuro gli sarebbe piaciuto avere un libro che gli spiegasse quel
tipo di situazione. Fece cadere l'asciugamano e si appoggi al
lavandino. Dopo qualche istante, si diresse nudo verso la camera
da letto. Era stata la loro camera da letto - sua e di Edna
- da quando avevano comprato quel posto, nel 1946, fino a
quando il cancro non aveva costretto Edna a dormire di sotto,
urlando e gemendo nel letto d'ottone, pregando Herman
perch le portasse gi delle cose dalla soffitta e le raccontasse
qualche storia tenera su quegli oggetti - tutte quelle storie lass,
dolci, tenere e stupide. Ed era stato da quel letto d'ottone
che lei gli aveva detto che Phil Romero era il padre di Billy. E
gli aveva parlato del giudizio divino. E quel giorno, per sconcertare
Herman Marshall al punto tale da convincerlo a ucciderla,
gli aveva detto di aver succhiato il cazzo a Phil Romero.
Si aspettava davvero che le credesse? Lei che gli aveva sempre
parlato di pompini con la voce piena d'orrore e disgusto?
Cristo, poteva anche essere vero che nasceva un idiota ogni secondo,
ma Herman Marshall non era tanto idiota da credere
alla storia del pompino della moglie - alla storia del cazzo della
moglie, ah ah! Nossignore. Assolutamente no. S'infil un
paio di mutande pulite. Grugn. Indoss una camicia di jeans
scolorita e dei vecchi pantaloni color cachi tutti stropicciati.
Lasci perdere calze e scarpe. Al diavolo calze e scarpe. Doveva
forse uscire di casa? Si tocc la patta dei pantaloni prima
di tirare su la cerniera. Sembrava tutto a posto. Non sentiva
il bisogno di pisciare. Ritorn in bagno e si lav i denti. Fece
un po' di gargarismi con il Listerine, che gli punzecchi la
gola, ma non era una novit, giusto? And di sotto, camminando
con le gambe larghe come una papera. Nella bocca gli
si agitava il bruciore del Listerine. Si chiedeva quanti milioni
e milioni di germi avesse fatto fuori il buon vecchio Listerine.
Forse diecimila. Forse miliardi. Non lo sapeva. Quando ritorn
in salotto, Edna aveva gli occhi chiusi. Con le mani si stringeva
la pancia e con le gambe aveva spinto indietro le coperte.
Ora che riusciva a vederle, quelle gambe erano pallide, flaccide,
coperte da un reticolo infinito di vene che correvano in
ogni direzione. Herman Marshall si avvicin al letto e le rimise
le coperte. Edna apr gli occhi. Stavi piangendo l sopra,
gli disse. Ti ho sentito.
S, tesoro, le disse Herman Marshall, sistemandole i cuscini.
Li schiacci coi pugni e li sistem in modo che potesse
starci comoda. Era piegato su di lei e le sorrideva, o credeva
di sorriderle. Si avvertiva ancora lievemente l'odore del suo
vomito, anche se aveva ripulito tutto a dovere. Si raddrizz.
Era fiero della propria efficienza. Si mise seduto su una sedia
con lo schienale dritto che stava accanto al letto. Sentiva ancora
qualche brivido di freddo, ma non come in bagno. Era
vero che con l'et il calore ti abbandonava le ossa, non erano
cazzate.
Herman?, disse Edna.
...tesoro?.
Non  vero che ho fatto quello che ti ho detto. Non glielo
prendevo in bocca.
D'accordo.
Mi credi?
S, tesoro, disse Herman Marshall.
L'ho solo detto per convincerti a uccidermi.
Certo, tesoro, disse Herman Marshall. Le accarezz una
guancia.
 buffo, no?.
Credo di s....
Voglio dire, inventarsi una cosa del genere. Fingere di essere
una puttana. Non sono una puttana. Non veramente. L'ho
fatto con Phil perch mi sentivo sola e non ero pi bella e....
So tutto quanto, disse Herman Marshall.
Dire una cosa del genere per farsi uccidere dal marito.
Beh, mi sembra proprio buffo. Gli occhi di Edna luccicavano,
e sulla sua faccia si disegnavano ripetuti tentativi di sorriso.
Sorrisi a pieni denti. Sorrisi appena accennati. Dolci sorrisi
imbarazzati. Pizzic con la mano una delle federe di pizzo dei
cuscini. Umiliarmi in quel modo, disse. Una cosa cos terribile
e sciocca.
Non importa, disse Herman Marshall, carezzandole nuovamente
la guancia.
Non sai quanto mi dispiace di averti fatto stare cos male.
Non importa.
Mi ami ancora?, disse Edna.
Certo, disse Herman Marshall. Distolse lo sguardo da lei
e tese l'orecchio al rumore del condizionatore. Respir con la
bocca aperta, e il sapore del Listerine gli arriv alle gengive
come una rasoiata, incandescente come fuoco.
...
.
...
Capitolo sei.
...
.
...
Da bambino Herman Marshall aveva avuto un eroe. Si chiamava
Tom Mix, e Herman Marshall andava a vedere tutti i
suoi film. Assisteva quasi a ogni proiezione. Tosava l'erba nei
cortili per guadagnarsi i soldi del biglietto. Portava i mattoni
con la carriola. Lavava le cisterne. Sbatteva i tappeti per le
donne anziane. Adorava quando Tom Mix uccideva con la
sua pistola tutti quegli sporchi farabutti e fuorilegge. Adorava
il cavallo di Tom Mix, che si chiamava Tony. Si ripeteva che
avrebbe fatto qualunque cosa per essere come Tom Mix. Forse
era per i suoi occhi. Forse per la velocit con cui estraeva la
rivoltella. Forse era il fatto che Tom Mix era sempre l, e tu sapevi
che c'era, e il suo esserci ti garantiva che per gli uomini
c'era una possibilit di onore, per non parlare del coraggio. Da
bambino Herman Marshall si nascondeva spesso da qualche
parte per esercitarsi nei famosi sguardi alla Tom Mix. Le occhiate
di Tom Mix non erano vere e proprie occhiate. Si trattava
piuttosto di un sottile e appena accennato riverbero agli
angoli degli occhi. Il tipo di sguardo che parlava senza dire
nulla e ti diceva cose pericolose. Ti diceva: Inutile che strilli,
socio. Questo genere di cose non serve a nulla. Tanto vale che
provi a spararmi e la facciamo finita, cos poi ci rimane il
tempo per trovare qualche buon prete che sia disposto a
recitare una mezza preghiera sulla tua bara aperta a Boot
Hill, lurido serpente. C'erano volte in cui Herman Marshall si
accovacciava sul bordo del Red River (pioveva, una pioggia
fitta e calda, in un piccolo appezzamento di terra della fattoria
di suo zio Jack nella buona vecchia contea di Hempstead, in
Arkansas) e usava l'acqua del fiume per impratichirsi a imitare
lo sguardo di Tom Mix, in un punto dove nessuno dei suoi
fratelli - o nessun altro - avrebbe potuto scoprirlo e ridere di
lui. Non gli piaceva che la gente lo deridesse, soprattutto quando
si trattava di un argomento serio come Tom Mix e le occhiate
alla Tom Mix e l'essere sempre al posto giusto di Tom
Mix. Forse Herman Marshall non possedeva un gran senso
dell'umorismo. Forse per tutta la vita non avrebbe mai contato
un fico secco. Ma, per Dio, voleva provarci a fare Successo,
e voleva provarci a essere Coraggioso, e forse nel profondo
delle sue viscere desiderava essere veramente un nuovo Tom
Mix, e cos non gli andava proprio l'idea di essere ridicolizzato.
(Pi tardi si sarebbe ricordato di quel s stesso giovane come
di una persona combattiva e appassionata, e probabilmente
il ricordo era appropriato, se rifletteva sul suo talento negli
scacchi e nel baseball. Di certo gli piaceva pensarlo. E forse
quel pensiero era servito anche ad attenuare un po' il dolore
che era sopraggiunto in seguito). Era il pi giovane dei quattro
figli di un uomo di nome Eldred Marshall, che faceva l'idraulico
e aveva una piccola fattoria sulla strada per Texarkana,
dove coltivava prodotti da distribuire nei mercati. Era un uomo
ossuto e spigoloso, come la moglie, Hannah Marshall; insieme
avevano dato alla luce quattro bambini nel giro di sei
anni. I tre fratelli di Herman Marshall si chiamavano Eldred
Junior, Lute e Jackson. Dei ragazzoni a cui piaceva andare in
giro a far casino, infastidire le ragazze e sparare ai conigli,
prendere in giro il fratellino pi piccolo per via dei suoi modi
silenziosi, della sua passione per Tom Mix e, certo, per le sue
labbra da nero. Herman non aveva mai capito se gliene fregasse
poi molto di Eldred Junior e Lute e Jackson. Certo, li
accompagnava a caccia (divenne un eccellente tiratore, ed era
in grado di centrare un uccello a centinaia di metri di distanza
senza nemmeno fermarsi a pensare) e si sforzava di tirare in
dentro le labbra per evitare che i fratelli gli ricordassero
quell'imperfezione, e il pi delle volte i fratelli lo lasciavano
abbastanza in pace. Ma in certe occasioni allentavano un po'
il freno, come si dice, e deragliavano. Una volta, in un bosco,
lo avevano spogliato completamente e incatenato non troppo
stretto a un albero, lasciandogli un'anguria nel caso gli fosse
venuta un po' di... fame, ah ah! Non ti scordare di sputare i
semi, negro, gli aveva detto Eldred Junior. Prima che ti crescano
delle angurie dal buco del culo. E poi Eldred Junior, Lute
e Jackson se l'erano data a gambe, portandosi via i suoi vestiti,
mentre Herman sentiva il freddo delle catene sulla pelle.
Aveva solo dodici anni all'epoca. Gli ci volle pi di un'ora per
riuscire a liberarsi da quelle maledette catene. Diede un calcio
all'anguria, facendosi male alle dita dei piedi. Prese una pietra
e la conficc nell'anguria. Continu a colpire e colpire. I semi
si riversarono fuori in uno spruzzo scuro e scivoloso. Aveva
voglia di piangere, ma non pianse. Non aveva pianto quando i
fratelli lo avevano incatenato all'albero e non avrebbe pianto
adesso che era libero. Una settimana dopo and al fiume portandosi
dietro la cagna da caccia di Eldred Junior, Elsie. Tenne
la testa di Elsie sott'acqua fino a quando la bestia affog.
Ma non la lasci l a galleggiare. Fece la cosa che gli sembrava
pi decente da fare. And a prendere una pala nel granaio dello zio Jack e seppell la vecchia Elsie, diversi metri sottoterra,
cos gli avvoltoi e i cinghiali non l'avrebbero dissotterrata e
fatta a pezzi, facendone un banchetto come se fosse il barbecue
del Quattro Luglio. Non ricordava esattamente chi gli avesse
detto che cinghiali e avvoltoi amavano dissotterrare gli animali
morti, e forse non era vero, ma preferiva non correre rischi.
Dopo due settimane di inutili ricerche, alla fine Eldred
Junior scoppi a piangere a tavola all'ora di cena. Aveva diciotto
anni, e la sua bocca sembrava una caverna, mentre il
viso era illuminato dalla luce tremolante delle lampade a cherosene
che servivano a illuminare la stanza (non ci sarebbe
stata elettricit in quel posto fino al 1937 o gi di l). Eldred
Junior strinse i pugni, colpendosi o cercando di colpirsi le
guance e la mascella. La madre prov ad afferrarlo per la spalla,
ma lui con uno scatto si liber dall'esile tentativo della sua
mano. Tutti gli altri guardavano da un'altra parte. Herman
Marshall si pass rapidamente la mano sulla bocca e si schiar
la gola. Eldred Junior alla fine se ne usc barcollante dalla
stanza, e quando si alz fece cadere a terra un piatto di fagioli
stufati. La sua camminata era irregolare e al tempo stesso
pesante, un po' come quella di una persona debole di mente in
preda alla confusione. Il resto della famiglia rimase seduto in
silenzio al tavolo. La porta d'ingresso sbatt. Un attimo dopo
Eldred Junior cominci a chiamare e fischiare. Era da qualche
parte fra i campi, ma il suono si sentiva nitidamente. Era una
sera d'estate silenziosa e piena di stelle, e i suoni viaggiavano
come rasoiate. Seduto a tavola, Herman Marshall intrecci le
dita e si sgranch le nocche. Nessuno parlava. Tutti si limitavano
a sentire Eldred Junior che gridava e fischiava, cercando
Elsie ovviamente. Herman Marshall fiss gli altri due fratelli.
Lute si mordeva le labbra (labbra sottili, labbra da persona
bianca, non labbra da nero). Jackson passava il cucchiaio nel
piatto di fagioli. Il fumo si sollevava dallo stufato. Erano fagioli
grossi e rotondi. Nessuno fece cenno di voler pulire il disastro
che Eldred Junior aveva lasciato a terra. Eldred rimase
fuori quasi tutta la notte, e il mattino dopo il padre gli fece pulire
il pavimento. Ubbid, senza fare storie. Rimase in mutande
e canottiera e spazz via i fagioli rinsecchiti e ricoperti di
schiuma bianca. Herman Marshall era a tavola e osserv il
fratello pi grande. Not che le sue labbra sembravano spaccate,
probabilmente a forza di fischiare. Si disse che aveva il
diritto di divertirsi per ci che stava vedendo. Era abbastanza
sveglio da capire che con Lute e Jackson non avrebbe potuto
vendicarsi allo stesso modo. Se lo avesse fatto, avrebbero
capito che era stato lui, perch chi poteva odiarli a tal punto?
La scomparsa di Elsie era stata... beh, una semplice sparizione...
ma qualsiasi altra cosa fosse capitata di l in poi avrebbe
finito per insospettire troppo anche quegli stupidi e impediti
dei fratelli di Herman. Non gli ci voleva molto a intuirlo, e
questo forse aveva a che fare col motivo per cui se la cavava
tanto bene a scacchi. Dovevi sempre giocare in anticipo, per
Dio. Se il guantone da baseball di Lute fosse scomparso e i
pantaloni buoni della domenica di Jackson si fossero fatti
qualche stupido strappetto, Herman Marshall ne sarebbe stato
incolpato e punito. Questo significava che la sua vendetta
contro Eldred Junior era anche da intendersi come una vendetta
nei confronti di Lute e Jackson. Non che la cosa lo soddisfacesse
del tutto, ma doveva farsela andar bene cos - a
meno che non voleva che lo appendessero per le palle alla parete
del granaio, ah ah! Non credeva che Tom Mix avrebbe
approvato. Probabilmente lo avrebbe definito una piccola serpe
strisciante. Herman Marshall ne era seriamente dispiaciuto.
Significava che se eri troppo piccolo non potevi vendicarti
di quelli pi grandi di te? Forse s. E la cosa non era giusta. Significava
anche che Elsie era dovuta morire. Herman Marshall
non se ne dimentic mai. Tutto successe nell'estate del 1922,
col caldo che si sollevava a ondate dal suolo e le automobili
sempre pi numerose che tossivano alzando riccioli di terra, e
le vecchie che sorseggiavano limonata e deploravano il comportamento
degli idolatri papisti, e la gente che sedeva ai tavoli
delle cucine mangiando cetrioli e aceto, dicendosi l'un l'altro
accidenti, s, il presidente Harding  un nero (queste erano le
voci); ci somiglia pure a un nero, no? (O almeno un po'). Era
l'estate dei campi di granturco e del fiume, di quando si erano
infilati nella Chevrolet del 1913 del padre di Herman Marshall
e avevano guidato fino a Arkadelphia per un incontro di preghiera
alla scuola battista, e c'era sempre una speranza di paradiso,
ma soffocata e sotterrata da una promessa d'inferno, e
Herman Marshall a volte non sapeva cosa pensare. Ma il
viaggio fino a Arkadelphia fu bello (tutti sballottati e sorridenti,
con pap che diceva si, oh s, non c' dubbio, uno di questi
giorni mi compro un'auto nuova, anche perch uno di
questi giorni questa Chevrolet del 1913 finir per esplodere,
non credete?), e pap compr gelati per tutti, e Eldred Junior,
Lute, Jackson indossavano il loro farfallino migliore e si pavoneggiavano,
nel caso in cui qualche studentessa universitaria
avesse voluto rivolgere a uno o pi di loro un sorriso (era risaputo
che le ragazze dell'universit, anche quelle della scuola
battista, amavano i baci e le carezze e a volte anche andare fino
in fondo a quella dolcissima strada, ah ah!). Oh, mio Dio,
gli incontri di preghiera. Herman Marshall supponeva che alla
fine lo avessero spinto a credere nel paradiso, anche se quei
predicatori - uomini e donne, e le donne indossavano tonache
dorate, e c'erano anche dei ragazzini e delle ragazzine, e gli occhi
dei ragazzi erano enormi, i corpi delle ragazze sembravano
davvero brillare, mistici e profondi, in quella maledetta oscurit
ammantata di santit - sembravano pi concentrati
sull'inferno di quanto lo fossero sul paradiso. Ma l'inferno era
pi eccitante del paradiso, no? Che cosa avrebbe preferito
guardare una persona comune, una donna nuda incatenata
nell'abisso che si contorceva in un tormento eterno o degli angeli
che pizzicavano soavemente le loro cetre, circondati da
fottuti leoni distesi in compagnia di fottuti agnelli? D'accordo,
era tutto comprensibile, ma non era il modo di guardare alla
situazione in maniera chiara, per come la pensava Herman
Marshall. Anche da ragazzo, immaginava che presto o tardi
avrebbe dovuto rallentare e prendersi un attimo di tregua.
Probabilmente era la sua mente da giocatore di scacchi a farglielo
pensare, immaginarsi che il futuro correggesse queste
imperfezioni. E supponeva che fosse meglio ascendere al paradiso
piuttosto che venire precipitato all'inferno. Non voleva
essere incatenato in nessun abisso e non aveva importanza
quante donne nude ci sarebbero state laggi con lui. (E in ogni
caso, chi gli diceva che non ci fossero anche donne nude fra gli
angeli? Sissignore. Che gli lanciavano occhiate dolci e angeliche
pizzicando le corde dell'arpa). Tutti questi pensieri (e altri
che avevano a che fare con le stelle, la morte, il concepimento
della Vergine e le leggi scritte sulle tavole) si inculcavano nella
mente di Herman Marshall ragazzo tormentandola, e a quanto
pare erano rimasti l per tutta la sua vita. Bisognava pensare
a qualcosa quando si era alla guida di un camion. Qualcosa,
per usare le parole di un suo collega, che andasse al di l delle
sbronze e di qualche cagnetta in calore. E quindi perch non
interrogarsi sull'esistenza del paradiso? Distoglieva l'attenzione
di un uomo dal mondo reale per come lo conosceva. Cos
forse Herman Marshall era qualcosa di pi che un tiepido credente.
Quel pensiero gli faceva sempre emettere uno sbuffo e
scuotere la testa, gli faceva dire che era solo uno stupido idiota
imbevuto di sermoni, ma forse la cosa aveva una sua importanza.
E di certo Tom Mix l'avrebbe approvata. Tom Mix con
quel suo sguardo giusto e miracoloso. E Tom Mix senza dubbio
avrebbe detto a Herman Marshall: Sei il mio socio, s, e
non ha importanza se non sei perfetto. E quell'ultima parte,
quella su Herman Marshall che non era perfetto, era molto
pi una speranza che una realt immaginata. Dopotutto che
cosa c'era nel volto di Tom Mix che mostrasse una simile capacit
di comprensione? Oh, beh. Non c'era nulla di male a
sperare. Non rompevi certo la gamba a qualcuno a sperare, n
provocavi un incendio in un granaio o facevi deragliare un treno.
Cos Herman Marshall sopportava. Il pi grande evento
della sua giovinezza era stato probabilmente l'omicidio di Elsie
(e non usava giri di parole: lo chiamava omicidio), e gli
spiaceva essersi dovuto sbarazzare di lei, ma era stata una cosa
necessaria. La cagna si era dimenata un po', ma in fin dei
conti non aveva opposto troppa resistenza. Forse si era convinta
che stesse solo scherzando e che di l a un secondo l'avrebbe
tirata fuori dall'acqua con una risata, abbracciandola come faceva
tutte le volte e dicendole che lei s che sapeva stare al gioco.
Beh, non era questo che era successo e il destino aveva
previsto per Elsie quel brusco addio al mondo, il tutto grazie a
Herman Marshall, ed era proprio un peccato, no? Ma Eldred
Junior doveva pagarla e la giustizia della sua punizione bilanciava
la morte di quella cazzo di cagna, non era cos? Herman
Marshall, che se ne stava accovacciato da solo in un vicolo
polveroso, respirando letame di cavallo, odore di spazzatura
appena gettata e gi marcita al sole, e le esalazioni della Model
T di qualcuno, che ascoltava il mormorio riluttante dei rami
dei salici che sbattevano e il lamento ansioso di una
segheria, toccandosi la pancia e le bretelle della pettorina della
salopette sbiadita, che succhiava una pagliuzza di grano, fischiettando
una melodia stonata e distratta tra le fessure dei
denti, che accoglieva con una smorfia il sole spoglio dell'Arkansas
e cercava di lanciare occhiate alla maniera di Tom Mix
- beh, questo Herman Marshall si diceva sissignore,  Dio a
dare la vita, ma sono il male e la cattiveria a toglierla. Aveva
voluto bene alla vecchia Elsie e non si poteva certo dire che si
fosse divertito a ucciderla e aveva previsto di provare dei rimorsi
di coscienza, perch si conosceva bene. Ma in realt non
era accaduto. In fondo, Eldred Junior e Lute e Jackson avevano
provato rimorsi di coscienza per ci che avevano fatto?
Non davano certo quest'impressione, e lui avrebbe potuto
metterci la mano sul fuoco che era cos. Nessuno di loro aveva
preso da parte Herman Marshall per scusarsi. Nessuno di loro
gli aveva detto che le sue labbra da nero non erano poi cos
brutte. Ripensando a tutto quel maledetto pasticcio, e in particolare
all'omicidio di Elsie, Herman Marshall spesso si chiedeva
in che modo un ragazzino che aveva creduto nel paradiso
avesse potuto comportarsi in quella maniera. E la risposta era
semplice. Herman Marshall era stato seviziato - s, era questa
la dannata parola giusta - e i suoi fratelli lo avevano letteralmente
tormentato; se n'erano andati via ridendo dopo averlo
lasciato l con quella... anguria. Quel cibo da... negri. Oh,
non che lui avesse nulla contro i negri, si capisce, ma c'erano
dei limiti all'umiliazione che si poteva infliggere a una
persona perch questa non decidesse di vendicarsi coi propri
nemici. Comunque lui aveva deciso di vendicarsi con Eldred
Junior: sarebbe toccato a lui pagare. Forse, in seguito, una volta
dimenticata la sparizione di Elsie, Herman Marshall avrebbe
punito anche Lute e Jackson, ma non ne era certo. In seguito
significava troppo tardi. E immaginava che a quel punto la sua
rabbia sarebbe stata sbiadita. E di nuovo stava anticipando le
mosse, e non c'era da stupirsi che i giocatori di scacchi nel negozio
di parrucchiere di Leo avessero cos tanto rispetto per
lui. Cos aveva organizzato l'omicidio di Elsie. Sarebbe rimasto
ad ascoltare Eldred Junior che fischiava e gridava cercando
il cane. Si sarebbe sgranchito le nocche delle mani fissando
i fagioli stufati e rovesciati sul pavimento. Aveva previsto le lacrime
e i lamenti di Eldred Junior e, sissignore, tutto questo
era maledettamente piacevole, forse ancor pi di quelle donne
nude incatenate nell'abisso che si contorcevano nelle fiamme
eterne. Prendevi quello che potevi. Ti vendicavi come potevi.
Era sempre meglio di niente. Ti tormentavi le cinghie della salopette
e ti dicevi che avevi fatto bene, considerato tutto. Oh,
ogni tanto Herman Marshall storceva il naso quando pensava
a Tom Mix e a quale sarebbe stata la sua reazione, ma in fondo
un uomo non era tenuto a fare ci che doveva? Herman
Marshall viveva in un mondo costellato di pubblicit con le
scritte nehi e mail pouch e del silenzioso trascinare di zampe
di muli e bestiame e timide greggi; a volte lavorava per suo zio
Jack e lavava via millepiedi e insetti dal grano di suo zio, e a
volte dal fiume giungeva un vento forte e caldo, e non c'era
nulla a parte un silenzio serrato e l'ombrosa e assorta presenza
dei vecchi e dorati monti Ouachita su a nord. Il che significava
che aveva tempo per pensare e pianificare, e il pi delle
volte nessuno veniva a interromperlo. Se ne stava l a lavare il
grano e lasciava che i suoi pensieri vagassero dove volevano.
Forse sarebbe diventato il pi grande giocatore di scacchi del
mondo. Forse avrebbe giocato fianco a fianco col vecchio Babe
Ruth e battuto home run con la stessa facilit con cui un
ragno deposita le uova. Come si chiamava quel posto? Lo Yankee
Stadium? S. Lo Yankee Stadium di New York, che la gente
diceva fosse pieno di quei luridi comesichiamano?, luridi
ebrei, e i vecchi scuotevano le teste masticando e sputando
grumi di tabacco Mail Pouch o Red Man o qualunque fosse, e
dicevano che gli ebrei erano peggio dei papisti, perch gli ebrei
avevano inchiodato Ges alla croce moltissimo tempo prima,
quando era ambientato il Nuovo Testamento. Allora il capoluogo
di contea era una citt di nome Washington, e i vecchi
indugiavano sugli scalini del palazzo di giustizia grattandosi
le palle e scavando con le dita nelle narici, e parlavano di come
fosse una maledetta vergogna che tutto il benessere del paese
fosse in mano a quei semiti, che avevano trasformato New
York in un inferno in terra, coi loro modi untuosi e la loro avidit,
e il fatto era che... oh, la cosa ridicola e assurda di tutta
la questione era... il modo in cui quei vecchi ne parlavano, facendo
sembrare quegli ebrei un maledetto spasso. E a volte
Herman Marshall doveva trattenersi dal ridere e moriva dalla
voglia di chiedere che cifra avrebbe dovuto pagare un ragazzo
per poter diventare uno di quegli ebrei. E cos, fra una cosa e
l'altra, aveva trascorso un'infanzia ragionevolmente tranquilla
e serena, e quasi tutti lo applaudivano per come giocava a
scacchi e un sacco di persone pi grandi gli dicevano che aveva
il cervello di una lince. Oh, a volte c'erano anche altri ragazzi
che lo prendevano in giro per le labbra da nero, ma col
tempo era diventato un ragazzo robusto, il che significava che
gli scherzi nei suoi confronti presto erano svaniti. Prima che
questo succedesse, tuttavia, si era sforzato di non reagire pi
in modo violento a quegli insulti. A volte assumeva l'aria del
vecchio pugile navigato e diceva ai suoi tormentatori: Avanti.
Forza. Coooraggio. Vi stendo con le mie labbra. E saltellava
comicamente, come i pugili professionisti che aveva visto nei
film. Ed espirava, sventolando le sue enormi labbra. E a quel
punto, normalmente, i suoi tormentatori scoppiavano in una
risata fragorosa dicendogli che lui s che sapeva stare allo
scherzo. E lui si metteva a saltellare fra loro, tirando jab e ghignando,
ed era come se stesse mettendo in piedi uno spettacolo,
come se stesse recitando nel vaudeville che era andato a
vedere con la famiglia un paio di volte a Shreveport, e talvolta
i suoi tormentatori si facevano da parte e lo applaudivano sul
serio, piegandosi in avanti e nitrendo come giovani allampanati
puledri. A quei tempi gli piaceva fare quelle ragazzate e
recitare la parte del pazzo e inventarsi storie. Gli potevi far vedere
un cumulo di rami, e lui s'inventava una storia su quel cumulo
di rami. Gli parlavi della tetta sinistra della moglie del
sindaco, e lui s'inventava una storia. Carrozze dormitorio abbandonate,
vecchie chitarre, bambini che prendevano il sole
nelle carrozzine, nuvole che solcavano un cielo altrimenti immobile
- Herman Marshall era in grado di cavarci fuori qualcosa,
e la maggior parte delle volte quelle storie facevano
ridere la gente. E sua madre scuoteva la testa e diceva: Ges,
non so da chi l'hai preso, ma probabilmente ti render ricco e
famoso. E la cosa non sarebbe male, no? E Herman Marshall
rispondeva esitante, fino a ridurre la voce a un rassicurante
borbottio privo di parole. Herman Marshall era un esperto in
quel tipo di borbottii. Sapeva che era una cosa che faceva uscire
di testa chi lo stava ascoltando, ma si difendeva dicendo:
Ho il diritto di pensare, no? E il fatto  che a volte ho bisogno
di farlo a bocca aperta, come per poter vedere meglio i miei
pensieri, capisci? Voglio dire, muovo sempre le labbra quando
leggo il giornale, no? Beh, suppongo che questa sia pi o
meno una cosa del genere... E poi - silenziosamente, flebilmente,
quasi non volesse disturbare gli insetti nei campi e la
carta da parati appesa ai muri - Herman Marshall si lasciava
sfuggire una breve risatina. Lui e la madre sedevano in cucina,
a sgusciare il granturco. Lei gli toccava le mani ed era terribilmente
ossuta e non doveva avere pi di, oh, trentacinque anni
all'epoca, e il suo collo era tutto nodi e vene, e il petto coperto
dal grembiule era quasi piatto (lui ci faceva caso ai petti: nella
sua mente ne aveva collezionato uno scrigno intero), e i polsi
erano fragili, azzurri e bianchi, pallidi come la pancia di un
pesce. Qualsiasi cosa tu faccia, diceva a Herman Marshall,
mi piacerebbe che ti realizzassi a pieno. Poi gli faceva l'occhiolino.
Tutti quanti noi, diceva, non abbiamo la... scintilla.
In ogni caso, non come ce l'hai tu. Tu e le tue storielle, gli
scacchi, il baseball e tutto il resto. Un sacco di ragazzi vorrebbero
avere ci che hai tu. Tutte le possibilit del mondo.
Quindi non ti frenare. Qualsiasi cosa tu possegga, USALA. Poi
Hannah Marshall riprendeva con le dita a sgusciare il granturco.
Le sue dita si muovevano veloci. Sorrideva. Sono TUA
MADRE, diceva. E sono FIERA. I suoi denti erano gialli e scheggiati.
Diceva a Herman Marshall che anche il padre si sentiva
in quel modo. Gli diceva che lui era troppo timido per ammetterlo,
ma era questo ci che provava, e Herman avrebbe potuto
scommetterci anche l'ultimo dollaro che aveva in tasca.
Conosco tuo padre molto bene, diceva Hannah Marshall. A
volte lo conosco fin troppo bene. So quello che pensa prima
ancora che inizi a pensarci. E poi Hannah Marshall si lasciava
sfuggire un'altra di quelle sue risatine che sembravano venire
da un altro pianeta. E il granturco cadeva facendo rumore
dentro una pentola di stagno. Herman Marshall sorrideva alla
madre. Avrebbe voluto baciarla, ma forse sarebbe stata una
cosa troppo sdolcinata da fare. Al diavolo, era troppo un duro
per quel genere di cose. Lui aveva sparato a conigli, scoiattoli,
e una volta anche a un cerbiatto. Dritto nel cranio. Trapassandolo
da un orecchio all'altro. E aveva ucciso anche il cane di
suo fratello pi grande, e quella forse era la cosa peggiore che
si potesse fare, uccidere il cane di qualcuno. Costringevi questa
persona a vagare per i campi, a chiamare, a fischiare. Ma
andava bene cos - o, perlomeno, era giusto cos. E Herman
Marshall aveva trascorso la giovinezza con quest'idea che gli
sferragliava nello stomaco. E sognava di tette, home run, tripli
salti mortali. La Grande Guerra era arrivata e passata, e i cartelloni
per l'arruolamento erano stati strappati via dalle pareti
dell'ufficio postale, e gli anni Venti furono i pi importanti
dell'adolescenza di Herman Marshall. Venne incatenato all'albero
nel 1922. Uccise Elsie nel 1922. Una ragazza di nome Georgette
Deaver gli mostr la passera nel 1923 e gli permise di
infilarci il mignolo della mano sinistra. Nel 1924 gioc prima
base per la Hope High School, e aveva solo quattordici anni
(batt sedici home run; la sua media battuta era .560). La camera
di commercio di Hope sponsorizz un torneo di scacchi
nel 1925 e Herman lo vinse. Una notte, nel 1926, in un bordello di Texarkana, si scop tre puttane (due bianche e la terza
nera, e quella nera indossava una parrucca rossa e sul culo
aveva tutta una serie di pustole nerastre; quell'anno la sua media
battuta alla Hope High School fu .778). Smise di frequentare
gli incontri di preghiera nel 1927, ma dicendosi che
avrebbe continuato a credere nel paradiso. Inizi a giocare a
scacchi per soldi nel 1928, registrando minuziosamente i punteggi,
e alla fine dell'anno aveva vinto quasi novecento vecchi
bigliettoni. And a lavorare in una segheria nel 1929, e gioc
prima base per la squadra semiprofessionistica della segheria,
e tutto procedeva alla perfezione fintanto che nessuno gli lanciava
quelle maledette palle curve. Poi venne la Depressione,
ma riusc a mantenere il lavoro alla segheria. Era troppo bravo
come prima base, e il proprietario della segheria - un certo
Mr W. E. Omarr, che beveva gin inglese e fumava Chesterfield
e nove giorni su dieci indossava completi azzurri su un fisico
esile ed elegante - diceva a Herman Marshall accidenti, ragazzo,
il giorno in cui il vecchio Hoover si porter via la mia
squadra di baseball vorr dire che il mondo  capovolto, chiaro?
Stiamo facendo tutto come si deve, e lo faremo ancora
meglio, e nel frattempo spaccheremo il culo alle squadre della
Hughson Brickyard e dell'Arkadelphia Savings & Loan,
chiaro? E Mr W. E. Omarr agitava la sigaretta verso Herman
Marshall, che sorrideva e annuiva. Oh s, signore, diceva Herman
Marshall, e W. E. Omarr dava un colpetto sulla schiena
di Herman Marshall e gli diceva il signore tientelo per te. E
questa era la giovinezza di Herman Marshall - silenziosa,
polverosa, devota, costellata di pubblicit nehi e mail pouch,
di film con Tom Mix, di quel famoso sguardo, dell'omicidio di
un cane, della rabbia di un ragazzo con le labbra da nero. Si
era svolta lentamente, e ogni tanto c'era il rumore freddo degli
scacchi mossi sulla scacchiera, e dovevi anticipare le mosse;
dovevi immaginarti uno schema. La segheria di Mr W. E.
Omarr and in bancarotta nel febbraio del 1933, e W. E.
Omarr si tolse la vita, e questo accadde nel mese in cui Herman
Marshall conobbe una giovane e graziosa vergine un po'
rotondetta di nome Edna Stillman. E nel giro di cinque minuti
- dieci al massimo - perse la testa per lei. L'impatto fu come
andare a sbattere contro una montagna.
...
.
...
Capitolo sette.
...
.
...
Ci vollero diciotto maledetti mesi prima che la buona Edna
Stillman si concedesse a Herman Marshall in quello spiazzo
abbandonato dietro il cinema a Shreveport. Ci vollero migliaia
di rassicurazioni sul fatto che lui l'amasse. Ci vollero
mani, respiri, risate, coni gelato, storie inventate sui passeggeri
dei treni. E lui amava Edna. E pensava che l'avrebbe
sempre amata. E su questo ci aveva pi o meno preso. E lei
non aveva mai, nessuna volta - mai in tutti gli anni che si
erano conosciuti -, accennato con lui alle sue labbra da nero.
Gli diceva semplicemente che lo amava. E sorrideva, con
quel sorriso luminoso e paffuto, tutto labbra e mascella e
minacce di spruzzi di saliva. Ed era vergine, certo. Un uomo
doveva puntare a una vergine. Oh, non c'era niente di male
a spassarsela con una puttana, anche le puttane nere col sedere
pieno di pustole, ma nessun ragazzo sano di mente ne
avrebbe sposata una. A meno che non volesse crescere anche
lui un figlio col culo pieno di pustole, ah ah! Edna e i suoi
genitori erano arrivati a Hope, in Arkansas, dal Missouri
nel dicembre del 1932. Il padre era stato un farmacista a St
Louis, ma la banca gli aveva pignorato l'attivit, e cos era
venuto a Hope per lavorare alla Domino Pharmacy. Il proprietario
della Domino Pharmacy era un tizio di nome H. K.
Keving, e questo H. K. Keving e il padre di Edna erano andati
al college insieme e avevano fatto parte della stessa confraternita.
In apparenza, ad aver giovato era stata l'intesa
tipica di due che avevano studiato insieme, considerando la
povert di posti di lavoro e il fatto che la Domino Pharmacy
non sembrava aver reso H. K. Keving un uomo cos ricco.
Cristo, le sole persone ricche a Hope, in Arkansas, nel 1932
e nel 1933 e per tutto il resto di quegli anni miseri e silenziosi,
erano quelle che dipingevano i cartelli pubblicitari di tutte
le case e fattorie e imprese che venivano svendute dallo
sceriffo. Per esempio, furono venduti tutti i possedimenti
del defunto W. E. Omarr. Compresi i suoi abiti azzurri.
Un'autopsia rivel che era ubriaco al momento della morte.
Una bottiglia vuota di gin Gordon fu trovata sul pavimento
accanto al suo corpo. Si era fatto saltare la testa con un colpo
partito da un fucile il cui calcio era fantasiosamente decorato
con intarsi d'avorio. Il fucile port quattro dollari
nelle casse dello sceriffo. Venne acquistato da un banchiere
di nome G. D. Gilbert che aveva una collezione notevole di
fucili e carabine. Ai funerali di W. E. Omarr si presentarono
parecchie persone. La bara era economica. Di fatto, nulla
pi che un pezzo di pino laminato. La bara rimase chiusa e
correva voce che del cranio di W. E. Omarr non fosse rimasto
a sufficienza da farci un francobollo per un pacco postale.
Herman Marshall aveva voluto bene a W. E. Omarr e gli
era piaciuto lavorare per la sua segheria e giocare prima base
per la sua squadra di baseball, e vedersela con nemici tanto
disprezzati come la Hughson Brickyard e l'Arkadelphia
Savings & Loan. Ma poi Mr Omarr, la segheria, la squadra
di baseball e tutto il resto si erano volatilizzati, e Herman
Marshall si era ritrovato senza lavoro, non sapendo se lasciare
la citt o rapinare banche o rivolgersi a una casa per
poveri o cosa. E di certo non aiutava che avesse incontrato la
piccola e paffuta Edna. Questo era accaduto in un frizzante
pomeriggio di febbraio, quando la vecchia Buick del padre
di lei si era imballata fino a morire del tutto sulla strada che
portava a Texarkana, giusto a una dozzina di metri dalla
piccola fattoria dei Marshall. (Viveva l da solo coi genitori
nel 1933; tutti e tre i fratelli si erano sposati e trasferiti, senza
che Eldred Junior avesse mai saputo cos'era successo a Elsie).
Herman Marshall us il furgone del padre, con sopra la
scritta eldred marshall plumbing co per rimorchiare in
citt la vecchia auto degli Stillman. La maggior parte dei
membri della famiglia Stillman - il padre, la madre, Edna e
il cocker di famiglia, che si chiamava Rusty - era nell'auto,
e tutti ridacchiavano e facevano casino mentre la macchina
balzellava dietro il camion con la scritta eldred marshall
plumbing co, che rantolava un po' e ogni tanto emetteva
dal tubo di scarico delle esalazioni flatulente, rumorose e
violente nel cielo plumbeo di febbraio. Gli Stillman vivevano
all'estremit meridionale della citt, in quella che era poco
pi che una catapecchia. Invitarono Herman Marshall a
entrare, e il posto era buio, e Mr Stillman disse: Mi perdoni
il luogo, Mr Marshall. Stiamo qui a causa delle circostanze,
capisce, grazie a Mr Hoover e non so chi altro. Era evidente
che Mr Stillman un tempo fosse stato molto grasso, vicino
all'obesit, ma ora gran parte di quel grasso se n'era
andato ed era stato sostituito da strisce di pelle molle e bluastra
che gli si accumulavano ai bordi del collo e del viso.
Condusse Herman e gli altri in una stanza sul retro, dove almeno
c'erano delle finestre, e quelle finestre lasciavano passare
la poca luce riluttante del giorno. Tutti si sedettero
attorno a un tavolo rotondo piuttosto malmesso. Le mani di
Mr Stillman mostravano i segni di uno sfogo. Le teneva intrecciate
sul tavolo. Benvenuto, disse a Herman Marshall, 
il nostro primo ospite, e mi spiace per la condizione di questa...
topaia. E la sola giustificazione che ho  appellarmi ai
brutti tempi. Sorrise. Era un sorriso severo, che esprimeva le
difficolt di un uomo costretto a trascinarsi in giro tutta
quella carne inutile sul viso e sul collo. Scroll le spalle.
Capisce, disse, questi sono tempi buoni soltanto per quelli
che non sono buoni a nulla. Cos hanno la miglior giustificazione
di questo mondo. Per tutto ci che succede danno
la colpa a Hoover. Un po'... beh, un po' come me. E poi Mr
Stillman si lasci sfuggire una raffica di colpi di tosse, piegandosi
in avanti, con tutta quella carne tremenda che sbatteva
flaccida assumendo forme di volta in volta diverse.
Edna era seduta accanto a lui e gli diede una pacca sulla
schiena. Indossava una gonna nera e una camicetta bianca,
e il freddo le aveva indurito i capezzoli. Erano capezzoli larghi,
e Herman Marshall non pot fare a meno di notarli, e
si convinse di essere innamorato di lei, e quei capezzoli erano
una buona giustificazione per quell'amore - probabilmente
migliore di molte altre. Mr Stillman parl per diversi
minuti, e Mrs Stillman prepar una caraffa di caff. Mr
Stillman gli parl di una figlia pi grande che si chiamava
Corinne, ed era sposata a un assicuratore con cui era andata
a vivere a Cleveland. Gli disse che di recente Corinne aveva
avuto un bambino. Ora sono ufficialmente un nonno,
disse Mr Stillman, scuotendo la testa, e la domanda , dove
sono andati a finire tutti questi giorni? E Herman Marshall,
che non gli stava prestando molta attenzione, concentrato
com'era sui capezzoli e la bocca di quella Edna, e sul suo
ventre e su quei polsi e quelle dita paffutelle, e a cui non fregava
nulla di cosa fosse successo ai dannati giorni di Mr
Stillman, e che aveva le palle cos infiammate da fargli male,
nonostante questo si sforz di scrollare le spalle e dire
qualcosa a proposito del tempo che era fatto cos, una cosa
che andava al di l della sua comprensione. Ed era cos che
aveva conosciuto Edna, che era all'ultimo anno alla Hope
High School, e divenne la sua ragazza fissa prima della fine
di quella settimana, e quasi immediatamente gli disse s, s,
certo che lo amava, ma non aveva alcun senso affrettare le
cose, dato che voleva divertirsi un po' prima di sistemarsi e
avere bambini e fare tutto il resto delle cose che
l'aspettavano - beh, questa Edna lo tenne sulle spine, come
si usava dire a quel tempo, e ogni tanto gli diceva: Ooooh,
sono una ragazza cattiva, non  vero? E scommetto che moriresti
dalla voglia di sculacciarmi! E poi un'impertinente
successione di risate e sospiri, e spesso gli faceva il solletico
con le sue dita grasse, o gli scompigliava i capelli, o gli tirava
con forza le bretelle. Ma alla fine lui la spos. S'invent
abbastanza storie su passeggeri di treno, e prima la svergin,
poi la spos; e i genitori di lui regalarono alla giovane
coppia, come dono per il matrimonio, un letto d'ottone, e
tutti risero. Corinne, il marito e il bambino giunsero da Cleveland
per l'occasione, e il bambino pianse e singhiozz per
tutta la cerimonia. Corinne non si preoccup di portarlo
fuori dalla chiesa. Si chiamava Alexander e aveva due anni,
e a Herman Marshall sarebbe piaciuto strangolare con una
corda o qualcosa del genere quel piccolo bastardo faccia di
merda. La cerimonia fu presieduta da un esile prete battista
di nome Amos L. Haynes, che dovette gridare per farsi sentire
sopra gli strilli del bambino. Alcuni degli ospiti dondolavano
i piedi e ridacchiavano. Herman Marshall non si
dimentic mai di quel cazzo di bambino, e nemmeno Edna.
Forse avrebbero dovuto riderci sopra anche loro, ma non fu
cos. Persino Edna non ci riusc; la sorridente Edna, la brava
ragazza che affrontava tutto senza problemi, persino Hoover
e la terribile tosse del padre e il fatto che avesse a malapena
terminato la Hope High School, non riuscendo a
concentrarsi sul serio su problemi idioti, vecchi e frivoli come
l'inglese, l'algebra e l'elenco dei presidenti americani a
partire da Ulysses S. Grant. Ma questo non significava che
fosse stupida. Era pi interessata ai coni gelato e a sbaciucchiarsi
e a ridere. Suo padre mor due settimane esatte dopo
il matrimonio. Un edema polmonare. Aveva solo cinquantanni.
Herman Marshall fu uno di quelli che portarono
la bara. Era un pomeriggio d'autunno e nel cimitero si
sentiva il profumo delle piante spoglie. Mrs Stillman
continu a ripetere di non avere idea di come avrebbe fatto
a trovare i soldi per comprare una lapide per il marito. La
madre di Herman Marshall abbracci Mrs Stillman e le disse,
su, su, tutto andr a posto non appena i tempi miglioreranno.
Parole che ricordarono a Herman quelle pronunciate
attorno alla sgangherata tavola rotonda da Mr Stillman. E
Herman Marshall si disse: Sono convinto che ci saranno
sempre scuse, per qualsiasi cosa, dalla guerra, alla morte,
alla fine del mondo. E Herman Marshall prov a inspirare
l'aroma fragrante delle piante del cimitero e a non pensare a
cose che andavano oltre s stesso. Lui e Edna vivevano in un
appartamento di due stanze sopra lo Spot Caf (il posto in
cui Helen Burnside aveva mangiato sette hamburger in un
colpo, e sette porzioni di patatine, con tanto di magnifica
vittoria) e presero con loro Mrs Stillman e quel fottuto cocker,
Rusty, e questa fu la ragione principale per cui Herman
Marshall si mise a guidare camion mentre la sua vita
sembrava portarlo verso altre direzioni. Era andato a scuola
con un bravo ragazzo di nome Elroy Catchings (alto, dalla
parlata lenta, con un pomo d'Adamo che ricordava quello di
Slim Summerville), e questo Elroy Catchings era stato un
lanciatore mancino piuttosto in gamba nella squadra della
Hope High School - a volte un po' selvaggio, ma in grado di
tirare delle palle curve capaci di farti venire il mal di testa.
Tuttavia Elroy non aveva particolari ambizioni nel baseball,
e aveva sposato una ragazza di nome Olive Pearson meno di
un mese prima che i due si diplomassero alla Hope High
School. Dopo si erano trasferiti a Houston, dove Olive aveva
uno zio che faceva il centralinista per una compagnia
chiamata Gulfway Trucking Lines. Elroy inizi l come poco
pi che fattorino e portinaio, ma nel giro di un anno guidava
i mezzi della Gulfway sulla tratta che da Houston
portava a New Orleans. E ogni tanto faceva un salto a Little
Rock e si fermava a Hope per passare a trovare i genitori,
e si sedeva allo Spot Caf per bere un caff con Herman
Marshall. E una sera Elroy Catchings disse: Accidenti, non
ti sto prendendo in giro... Guidare un camion non  certo
il paradiso in terra, ma  sempre meglio che starsene qui a
fare niente perch non hai nulla nelle tasche a parte un po'
di laniccio. Elroy si fece sfuggire una risatina secca. Anche
a Olive va bene, disse. Non ci manca da mangiare in tavola.
E cos non sto a casa a trastullarmi, eh eh. Tieni a mente
questo, fratello. Se a un certo punto la vita ti dovesse
andare stretta qui nella vecchia e... hmm, pazza Hope in
Arkansas, basta che fai un salto a Houston, e io e mio suocero
sapremo come darti una mano. Quello che voglio dire
 che non  importante chi conosci, ma chi ti ingrazi. Capisci
quello che ti dico? Elroy diede un buffetto nella pancia a
Herman Marshall. Pensaci. Houston  pi calda di una
merda di gatto su un tetto di lamiera, ma ci si possono fare
soldi, sai? Questa conversazione con Elroy Catchings ebbe
luogo nell'estate del 1929, e non c'era stata ancora nessuna
Depressione nell'estate del 1929, e grazie a Dio Herman
Marshall se la stava cavando piuttosto bene, lavorava per
Mr W. E. Omarr e giocava prima base nella sua squadra di
baseball. Ma poi ci fu la Depressione e Mr Omarr si uccise
con un fucile con gli intarsi in avorio, che port la bellezza
di quattro dollari nelle tasche dello sceriffo che lo rivendette,
e nel 1934 Herman Marshall era pronto - pi che pronto
- ad accettare l'offerta del vecchio Elroy. E non era solo la
Depressione a rendere Herman Marshall cos ben disposto
all'idea di guadagnarsi da vivere guidando un camion. Era
anche la fottuta e maledetta suocera, Mrs Stillman. La sua
voce era come un colpo di stiletto e non sentiva mai la necessit
di darci un taglio. La sua corporatura era robusta, il
passo pesante, il viso ombroso e irascibile. Per qualche strana
ragione indossava sempre un grembiule. Per quanto ne
sapeva Herman Marshall, poteva anche andarci a dormire
con quel grembiule. Parlava sempre del marito morto. Diceva
che era stato un martire delle banche, un brav'uomo che
regalava le caramelle ai bambini laggi, in quel quartiere di
St Louis dove stava la sua farmacia. Mrs Stillman tirava indietro
le spalle, prendeva una boccata d'aria e in qualche
modo si scaldava mentre andava avanti coi suoi discorsi.
Che erano tanti. E forse lo erano perch anche il marito era
stato un chiacchierone. Forse stava cercando di recuperare.
Il suo caro Carl era un uomo cos arguto, diceva, ed era stato...
martirizzato da quegli arraffoni di denaro, la maggior
parte ebrei, considerato quanti di loro avevano interessi nel
campo della farmaceutica, cosa che forse Herman Marshall
e Edna gi sapevano, ma in fondo non c'era alcun male a
rinfrescare la memoria, no? E Mrs Stillman ricordava con
quale delicatezza il suo Carl l'aveva corteggiata; raccontava
dei picnic e delle falene che ballavano nell'aria. Delle lanterne
giapponesi, delle canoe, degli ukulele e dei corsetti arruffati.
Si sedeva davanti alla finestra di quell'appartamento di
due stanze sopra lo Spot Caf, continuando a strofinarsi le
mani nel grembiule, e una fiorita e oziosa domenica pomeriggio,
mentre continuava a lanciare occhiate da quella finestra
e a parlare e parlare, disse: Ha bisogno di una lapide. 
questione di rispetto. Dove li troviamo i soldi per una lapide?
Perch il mondo non ha alcun rispetto per NOI? Con
Corinne ho fatto pi fatica che con Edna. Quando Corinne
 nata, Carl era nella stanza con me, il dottore e la levatrice;
e dopo che tutto era finito, io ero un bagno di sudore, e
anche Carl era un bagno di sudore, e mi disse: Mi stupisco
che tu non abbia buttato gi il muro, signorina. Ed era il
1905 e tutti e due scoppiammo a ridere, e io consegnai Corinne
alla levatrice, che la pes, e la bambina pesava cinque
chili. Cinque chili precisi. Aveva dei bottoni al posto degli
occhi. Sapete come sono fatti dei bottoni? Ecco, erano proprio
cos. Ti veniva quasi da lucidarli con un panno. Per lei
mi ci sono volute undici ore, ma con la nostra Edna... beh,
per lei mi  bastata un'ora e mezza;  come scivolata fuori.
 successo nel 1914, e il dottore era sempre lo stesso, un
tizio di nome Hufford. E ricordo che mi disse: Beh, di sicuro
stiamo migliorando, no? E gli dissi che ero d'accordo.
Edna pesava tre chili e mezzo, e Carl non cera questa volta,
perch era met pomeriggio e stava lavorando al negozio
con mortaio e pestello e i medicinali brevettati e le pastiglie.
Sono una donna che ha ricevuto un'educazione, ho
frequentato per un anno la Galesburg Normal School in Illinois,
e ricordo di aver letto storie su Platone e la grotta, e
mi sembra di ricordare che vedesse delle persone camminare
attorno a quella grotta. E quindi, dove li troviamo i soldi
per la lapide di Carl? Lui arriv di corsa dal negozio e mi
disse: Mary, oh Mary tesoro, pensavo ci sarebbe voluto pi
tempo. Altrimenti avrei chiuso prima il negozio. Voglio dire,
con Corinne ci  voluto molto di pi. E io annuii e dissi
a Carl di chiudere la bocca; non ero arrabbiata con lui. Gli
dissi di prendere in braccio la bambina. E la bambina sorrise.
Era cos bella. E sempre stata bella. Non mi ha mai dato
il minimo problema. Mangiava quando doveva farlo. Faceva
i bisogni quando doveva farli. Non vomitava quasi mai.
Ed erano rare anche le volte in cui piangeva. Che bambina!
Una bambina perfetta. Poi Mrs Stillman sorrise a Edna, che
era dalla parte opposta della stanza, seduta su un divanetto
di vimini e intenta a rammendare qualcosa, forse l'orlo di
una sottoveste. Edna cambi posizione, si schiar la gola,
ma evit di guardare la madre. Rusty, il cocker, dormiva ai
piedi di Mrs Stillman. Herman Marshall, che era seduto al
tavolino e si stava pulendo le unghie con un coltellino pieghevole
(si era sempre pulito le unghie in quel modo, anche
se la cosa faceva rabbrividire Edna), si sforzava di concentrarsi
su ci che stava facendo, ma la voce di Mrs Stillman
continuava a conficcarglisi nelle orecchie e nel cervello. Erano
pi di sei mesi che doveva sorbirsi quelle stronzate. Si domandava
come cazzo facesse Rusty a starsene l fermo a
dormire. C'era una parola nuova in voga in quei giorni. Era
stata coniata dallo scomparso presidente Harding, il tizio su
cui la gente faceva un gran vociferare se fosse un nero o no.
Questa nuova parola era sproloquiare, e significava parlare
e parlare senza arrivare a nessuna conclusione. Ed ecco che
cos'era Mrs Stillman, una sproloquiatrice (o una sproloquiante!) di dimensioni galattiche, ah ah! E Mrs Stillman
disse: Corinne  sempre stata un po' sfacciata per i miei gusti,
e credo che se la sia spassata un po' troppo, se capite cosa
intendo, e forse il marito si  ritrovato una piccola
sorpresina la prima notte di nozze, e vi ricordate il giorno
del vostro matrimonio come ha lasciato piangere il piccolo
Alexander per tutto il tempo? Quale madre farebbe una cosa
del genere? Oh, vi ha rovinato il matrimonio, e non provate
a contraddirmi. Io so la verit, lo... oh, mi manca Carl,
lo sapete? Lui s che sapeva come calmarmi. Lui... mi baciava...
mi toccava... come dovrebbe fare un uomo con
una donna... un uomo gentile... con una voce forte e calda...
e mi diceva stai calma, calma, come se fosse un cuscino
che scalda un gattino, dolce come il respiro di un
bambino obbediente... oh s, un uomo capace di confortare
una donna  una cosa preziosa...  una cosa di cui ogni
tanto noi donne sentiamo parlare... che notiamo quando
siamo ragazze e i nostri padri confortano le nostre madri,
prendendole in braccio e sussurrando le parole adatte e affettuose...
Carl era cos con me... anche dopo che siamo arrivati
qui e gli  venuta quella brutta tosse, e forse se l'
anche immaginato che stava morendo... e anche ALLORA 
rimasto il mio caro principe capace di confortarmi ed essere
gentile... capace di accarezzarmi e baciarmi... oh, Signore...
oh, Ges, come posso trovare i soldi per la sua lapide?
Non se l' meritato? E gli occhi di Mrs Stillman cominciarono
a luccicare, e si sollev il grembiule e se lo port al viso.
E Herman Marshall a quel punto si fer l'indice della
mano destra col coltellino pieghevole. Il sangue usc come
fosse sciroppo. Quasi gommoso. Fiss la ferita accigliato. Si
succhi il dito e ingoi un po' di sangue. Poi disse: Merda.
Edna lo guard, ma Mrs Stillman no. Continu a sproloquiare.
Lasci andare il grembiule, poi se l'attorcigli fra le
mani e lo appallottol, poi sproloqui ancora come un maledetto
bollitore lasciato incustodito, e Herman Marshall si
succhiava il sangue dal dito, e Edna gli disse qualcosa a proposito
del fatto che lo aveva avvertito che si sarebbe fatto
male con quello stupido coltello; e Herman distolse lo sguardo,
mentre Mrs Stillman continuava a cincischiare su quella
fottuta lapide per il suo cazzo di marito, quel santo del marito,
e alla fine Herman Marshall si alz in piedi e borbott
che aveva bisogno di uscire a fare due passi e respirare un
po' d'aria fresca, Edna voleva accompagnarlo? Mrs Stillman
non gli prest alcuna attenzione. Tutto quello che fece fu
continuare a sproloquiare e tormentarsi il grembiule. E
Edna sollev lo sguardo dai suoi rammendi e disse: Io sto
bene cos. Magari puoi portarci un po' di gelato. Al cioccolato.
Sai che io e mamma adoriamo il gelato al cioccolato.
Sarebbe di sicuro un bel pensiero. E fai attenzione al dito.
Vuoi che ti ci metta una garza? Herman Marshall scosse la
testa. Non si era certo ferito come se stesse combattendo
nella maledetta foresta delle Argonne. Edna si accigli e gli
disse che non aveva idea di che cosa fosse questa foresta delle
Argonne. Gli chiese se fosse qualcosa che era successo prima
che lei nascesse. Herman Marshall sospir e scosse le
spalle. Beh, disse, l un tempo c' stata una guerra, sai, e
quel posto si chiamava foresta delle Argonne, e i nostri ragazzi...
oh, ma  una lunga storia, e oramai non interessa
pi a nessuno... e io, ero solo un ragazzino quand' successo...
e tu non eri altro che una bambina molto piccola...
perci, vi porter il vostro gelato, ok? E Herman Marshall
usc da quell'appartamento, continuando a succhiarsi il dito
(la cicatrice gli era rimasta per il resto della vita). E pensava
a Mrs Stillman e al suo infernale fiume di parole, quell'inarrestabile
e stridulo vociare, quel suo insistere e insistere e insistere,
e pensava al fatto che nulla, n la Depressione, n gli
assassini, n le guerre, n la nascita di un bambino, n una
barzelletta divertente, n uno spettacolo di fuochi d'artificio,
nessun cazzo di altro argomento a cui qualcuno potesse
accennare, aveva la precedenza sulla sua imprescindibile domanda:
COME FAR AVERE A QUEL SANTO DI CARL LA SUA LAPIDE?
E Herman Marshall ne aveva fin sopra i capelli di
quella domanda. E ne aveva fin sopra i capelli di guadagnarsi
da vivere curando il giardino di altre persone, di pagarsi
parte dell'affitto lavando i piatti allo Spot Caf, di sbattersi
per guadagnare cinquanta centesimi massacrando a scacchi
qualche ignorantone, facendosi passare un paio di dollari
ogni tanto dal suo ossuto e vecchio padre, anche lui quasi
con le ragnatele in tasca. Era trascorso pi di un anno e mezzo
dai giorni di gloria alla segheria di Mr W. E. Omarr e
dalle partite nella sua squadra di baseball, quindi non era finalmente
ora che gli succedesse qualcosa di buono? Herman
Marshall pensava che s, era ora, ma il Signore aiuta coloro
che aiutano s stessi (il Signore aiuta coloro che vengono
sorpresi ad aiutare s stessi, ah ah!), e cos compr una cartolina
da un penny e mand un appunto a Elroy Catchings
a Houston: Alla fine sono davvero alle corde, amico, e qualsiasi
cosa tu possa fare per me te ne sarei infinitamente grato.
Ho una suocera che non vale nemmeno la polvere da
sparo per farla saltare in aria e che mi parla tutto il tempo,
e devo trovare il modo di tagliare la corda. Lei e Edna mi
raggiungeranno a Houston prima o poi, al momento giusto,
ma almeno potr godere di un po' di pace e silenzio
quando sar impegnato per strada. Grazie. La risposta di
Elroy Catchings arriv circa una settimana dopo, e s, c'era
un posto di lavoro per Herman Marshall ma solo come meccanico
e aiuto generale. Herman avrebbe dovuto aspettare
fino a quando uno degli altri autisti non fosse andato in
pensione o fosse morto o fosse stato licenziato, e questo
avrebbe potuto significare un sacco di tempo: sarebbe stato
abbastanza paziente da sopportare fino ad allora? Ce la fai
a non pisciare fuori dal vaso?, scrisse a Herman Marshall.
Cos Herman Marshall fece un'ultima visita al negozio di
parrucchiere di Leo e vinse undici dollari in una maratona
di scacchi (la cifra pi grossa che avesse mai vinto in una
volta sola), riemp una valigia di cartone coi suoi indumenti
e disse a una Edna in lacrime che lei - e certo anche la madre,
se lo voleva - lo avrebbero raggiunto a Houston non appena
avesse messo via denaro sufficiente e trovato un posto
minimamente decente dove tutti potessero stare. Herman
Marshall fece l'autostop fino a Houston. Fu salutato e abbracciato
dal padre e dalla madre, dalla moglie e dalla suocera,
sul marciapiede di fronte allo Spot Caf. Edna lo baci
sulla bocca e gli si strofin. Il padre non disse nulla. Gli occhi
della madre brillavano. Mrs Stillman parl della lapide
per il suo buon vecchio Carl. Herman Marshall si allontan
lentamente. Si sentiva come l'attore di un film. Forse era
proprio cos. Tom Mix che lascia lentamente la citt, dondolando
in sella al suo meraviglioso cavallo Tony. (Non
pensava pi cos tanto a Tom Mix. Ora Tom Mix lavorava
alla radio, ma il suo era un programma per ragazzini e Herman
Marshall non era granch interessato). Fece a piedi sei
miglia, fino a raggiungere la strada che portava a Texarkana,
ma quasi non sud; aveva ancora la corporatura resistente
di uno che gioca prima base e quella camminata in
qualche modo gli risult piacevole; fu come se gli ripulisse le
ossa e i vasi sanguigni. Sorrise. Non si sentivano pi voci
umane e quindi ci stava ed era giustificato sorridere. A dargli
per prima un passaggio fu una giovane coppia diretta a
Dallas; l'uomo - paffuto e gentile, col labbro leporino - aveva
ricevuto una proposta di lavoro per una ditta che fabbricava
trasformatori per trenini giocattolo. La moglie
- silenziosa, scura, forse con qualche traccia di origine messicana
o nera - si schiacciava contro il fianco di Herman
Marshall ogni volta che l'auto prendeva un dosso. Un tizio
magrolino che trasportava maiali diede un passaggio a
Herman fino a uno spiazzo lungo la strada nei pressi di
Conroe. Per tutta la notte l'uomo parl (o sarebbe meglio
dire grid sopra i grugniti dei maiali e lo sferragliare irritante
del furgone) di donne che facevano pompini e a cui piaceva
prenderlo nel culo. Herman Marshall, a cui avevano fatto
solo due pompini in tutta la sua vita, e che non aveva mai
conosciuto una donna o una ragazza a cui piacesse prenderlo nel culo, ce l'aveva cos duro quando il tizio magrolino lo
lasci nello spiazzo vicino a Conroe che... beh, non riusciva
a stare dritto. Fece una smorfia, accenn un sorriso e si disse
che di certo doveva essere intervenuto il Signore a curvargli
cos la schiena. Un segno del Malcontento Divino. O
qualcosa del genere. L'ultimo passaggio glielo diedero due
uomini sulla quarantina a bordo di una Buick decappottabile,
che gli dissero di lavorare per il dipartimento di Lingue
romanze della Rice University. Erano slanciati, profumati,
eleganti, eccitati e ululanti, e uno dei due chiese timidamente
a Herman Marshall quanto fosse comprensivo e aperto di
mente. Herman Marshall toss nella mano e sent stringersi
il buco del culo. Ebbe paura che quelle vecchie checche volessero
inchiappettarselo. O forse era il contrario, volevano
che fosse lui a metterglielo nel culo. Non era cos che aveva
inteso l'espressione "farsi dare un passaggio". Uno dei due
froci tocc Herman Marshall in mezzo alle gambe e subito
Herman gli moll un pugno secco su quel collo pallido e
profumato. Quello cominci a tossire e piangere. Herman
Marshall disse ai due froci che era dispiaciuto per loro, ma
lui era solamente un ragazzo che cercava di farsi una vita nel
mondo e non aveva tempo per quelle stronzate da pervertiti,
ok? E tutti e due i froci tirarono su col naso, piagnucolanti,
e fu cos che Herman Marshall raggiunse Houston, dove il
giorno dopo cominci a cambiare gomme e mettere olio alle
trasmissioni. Dopo sei mesi, era uno degli autisti della
Gulfway Trucking Lines.
...
.
...
Capitolo otto.
...
.
...
Ed era un uomo adesso, pi o meno. Se non altro come avrebbe
potuto esserlo chiunque altro. E significava che era giunto a
comprendere la singola e assurda verit che niente nella vita
funziona come dovrebbe. Per esempio, era stato un giocatore
di scacchi leggendario, e tutti erano convinti che avesse un
enorme talento, e che quando sarebbe stato il momento questo
gli sarebbe servito. Beh, si era rivelata un'enorme stronzata.
Lui e Edna erano sposati da cinquanta maledetti anni, e raramente
qualcosa aveva funzionato come avrebbe dovuto, il che
significava che tutto quel suo talento per anticipare le mosse
non era altro che parole e fantasie. Edna lo raggiunse a
Houston, e ovviamente si port dietro la madre e Rusty, il
buon vecchio cocker, e quella vecchia stronza prese a parlare di
quanto le spiacesse non poter andare a trovare il marito al cimitero,
continuando a domandare una fottuta lapide per il suo
fottuto Carl, e il fottuto Rusty continu a lasciare i suoi fottuti
peli su tutti i fottuti mobili e i fottuti tappeti, e Herman
Marshall a costringersi a prendere respiro mentre si torceva le
dita fra i palmi delle mani. Ma almeno aveva un lavoro, ed era
invidiato dai suoi fratelli. Eldred Junior vendette scarpe in tre
negozi diversi che andarono tutti in bancarotta, uno dietro l'altro,
negli anni fra il 1931 e il 1936. Lute lavorava - nei periodi
in cui c'era lavoro - per la compagnia stradale dello stato
dell'Arkansas. Ma normalmente preferiva starsene seduto nel
retro di uno spaccio di Hot Springs a bere limonata e parlare di
figa coi suoi amici. E Jackson era finito a fare l'imbonitore per
lo spettacolo di una donna cannone in un luna park. E la donna
cannone era sua moglie, e aveva una voce cos esile e sottile
che a tutti faceva venire in mente Betty Boop. Ogni tanto il luna
park era di passaggio a Houston, e Jackson e l'enorme moglie
(si chiamava Noreen, pesava duecentocinquanta chili,
aveva i capelli tutti impiastricciati d'henn, e veri e propri baffi
sotto il naso) facevano sempre in modo d'infilarci una visita
a Herman Marshall, Edna, Mrs Stillman e Rusty il cocker, tutta
la famigliola felice al completo. E portavano una sedia speciale
d'acciaio rinforzata per Noreen. Dopotutto, non avevano
intenzione di rovinare i mobili nuovi, no? E Noreen si sedeva
su quella sedia ed era come una rana, e indossava sempre degli
abiti con dei motivi floreali stampati sopra, e le sue gambe erano
larghe come la vita di una persona normale, e aveva sempre
addosso come l'odore di una flatulenza trattenuta. E per chiudere
il quadretto, era una repubblicana - e una sera aveva anche
cercato di convincerli tutti a votare per Alf Landon. Il
suggerimento era stato accolto con un discreto scoppio di risa,
e lei aveva messo il broncio. Era morta a McAllen una sera d'agosto
del 1938, quando la temperatura era salita a trentasei
gradi. Era stato un attacco di cuore, ed era caduta contro un
paletto del tendone, tirandolo gi e intrappolando una dozzina
di persone, che citarono in giudizio il luna park e lo costrinsero
alla chiusura. Il certificato di morte dichiarava che aveva
ventisei anni al momento del decesso. Edna e Mrs Stillman
erano rimaste stupefatte nell'apprendere quanto fosse giovane,
e Edna pi di tutti non riusciva a crederci. Jackson aveva fatto
cremare Noreen. Una tomba sarebbe costata troppo. Nessuno
della famiglia di Jackson si present alla cerimonia, e cos un
Jackson in lutto scrisse una lettera identica alla madre e al padre,
a Eldred Junior e a Lute e a Herman Marshall: Non c'
dubbio che mi abbiate ferito. Che cosa ha fatto, A TUTTI VOI,
per non meritarsi la decenza di un po' di rispetto??? Non sarebbe
stata capace di fare del male a una mosca, neppure se ci
fosse stata in gioco la sua vita. Vergognatevi tutti. JACKSON E.
MARSHALL. Questa fu l'ultima volta che ebbero notizie di
Jackson fino al marzo del 1943, quando rimase ucciso in un incidente
di treno vicino a Ardmore, in Oklahoma. I documenti
nel portafoglio ne confermarono l'identit, e salt fuori che al
momento della morte era un venditore di piastrelle da bagno a
Tulsa. Genitori e fratelli questa volta furono tutti presenti al
funerale, che si tenne a Hope. Herman Marshall se l'era sempre
ricordato bene quel marzo del 1943. Non c'era stato solo
l'incidente di Jackson, ma alla fine anche Rusty il cocker era
morto, dopo pi di vent'anni di vita su questa terra. Per quanto
Herman Marshall era in grado di stabilire, doveva essere
morto strozzato dal suo vomito, in un modo maledettamente
simile a com'era morto Mr Stillman, e la cosa suscitava un po'
di meraviglia, no? Mrs Stillman avrebbe desiderato che fosse
sepolto in un cimitero per animali dalle parti di Pearland, ma
Herman Marshall non ne voleva sapere di quelle stronzate. Avvolse
il corpo di Rusty ricoperto di vomito dentro dei fogli di
giornale e butt quello scempio insieme al resto della spazzatura.
Contemporaneamente, Edna pass l'aspirapolvere e Mrs
Stillman (a) pianse, (b) si torment il grembiule e (c) parl tutta
tremante e in modo tragico di lutti e lapidi. E ci fu un altro
grosso evento in quel marzo del 1943: all'et di trentatr anni
Herman Marshall venne richiamato alle armi dall'Esercito
Americano. In realt, a voler essere pignoli, il termine preciso
sarebbe Esercito degli Stati Uniti d'America, che era come l'esercito
definiva s stesso ogni volta che c'era una chiamata alle
armi. Herman Marshall non aveva mai capito perch l'esercito
usasse una denominazione per le persone che si arruolavano e
un'altra per quelle che venivano richiamate alle armi, ma supponeva
che dovesse avere a che fare con tutto il loro fottuto e
presuntuoso orgoglio, e lui e gli altri coscritti ridevano di
quelle stronzate e dicevano che certo, era proprio un bel conforto
sapere che si chiamava Esercito degli Stati Uniti d'America
quando ti sparavano nelle palle o ti infilavano una baionetta
giapponese su per il culo. Non aveva nessuna voglia di prestare
servizio nell'Esercito degli Stati Uniti d'America o come cazzo
si chiamava, ma lui e Edna non avevano bambini e il suo
lavoro alla guida dei camion era importante, certo, ma non cos
tanto, perci lui e un altro centinaio di ragazzi furono caricati
a bordo di due navette, in una grigia mattina di quel cupo
marzo del 1943, e portati a Camp Polk in Louisiana, dove ricevettero
un addestramento di base come fanteria, e un sacco di
gente laggi lo chiamava Labbradanegro, e si dovette fare il culo per sopravvivere alle corse a ostacoli, alle venti miglia di
marcia e al cibo, per non parlare di quelle maledette puttane
radunate come greggi nella cittadina di Leesville, poco lontano
da Camp Polk, conosciuta da tutti come Lebbraville, ah ah!
Una sera Herman Marshall si fece fare un pompino da una
donna senza denti. Gli copr il cazzo di saliva, e in qualche modo
fu piacevole e rilassante. Un'altra sera si scop una biondina
che continuava a dirgli che il padre era un generale di
brigata. Mentre Herman Marshall stava venendo, lei gl'infil
un pollice su per il culo, e lui grid come un coniglio sul punto
di morire. L'addestramento di base dur tredici settimane, e
poi gli venne concessa una settimana di permesso. Prese un
treno fino a Houston e s'incontr con Edna alla stazione; era
giugno, e faceva un caldo del demonio, e lei lo abbracci e gli
disse che oh, aveva perso parecchio peso, ma che comunque
stava proprio bene, se voleva il suo parere. Tornarono a casa in
tram, e Edna si faceva aria con un fazzolettino di pizzo, e gli
disse che la madre era ancora in lutto per il povero cocker Rusty.
Non fa altro che parlare e mangiare, disse Edna, e c' gi
da stupirsi che smetta di parlare per mangiare. E poi una risatina
stanca e dispiaciuta. Ma immagino che tu non abbia voglia
di parlare di lei, vero? E di nuovo Edna rise, ma questa
volta in modo un po' pi forzato. Accarezz un ginocchio di
Herman e disse: Non ti ho mai visto cos in forma, capisci cosa
intendo? Voglio dire, lo capisci DAVVERO? E ridacchi, e
Herman Marshall le disse che era proprio un bel tipetto, e per
il resto del viaggio verso casa si sussurrarono di bocche e liquidi
amorosi, di riprendere conoscenza di s stessi, di vero amore.
Il tram aveva i sedili di paglia, che fecero venire a Herman
Marshall una leggera, timida erezione, e continuava a leccarsi
le sue enormi labbra. Venne spedito in Inghilterra un mese pi
tardi, e trasferito nel genio trasportatori. Per un certo tempo
stazion in un parco vetture dell'Anglia Orientale, dove poteva
andare nei pub a bere birra e ogni tanto rimediare qualche
palpatina, a volte una scopata, con una ragazza inglese. Si immaginava
che gli fosse andata bene. Di sicuro era maledettamente
meglio che il fottuto corpo fanteria. Edna gli scriveva
quasi ogni giorno e gli diceva quanto gli mancasse, oh s, e anche
lei mancava a lui, ma un uomo poteva sempre rimediare
una palpatina e una scopata, altrimenti rischiava di esplodere,
letteralmente, con tutti i pezzettini che volavano lass nel cielo
azzurro. (La maggior parte di quelle ragazze inglesi abitava in
minuscoli appartamenti, minuziosamente affollati di cianfrusaglie
di porcellana, piccoli leoni e carlini e omini panciuti, e
quelle ragazze inglesi avevano gambe rigide e chiamavano i nazisti
Nazi e dicevano di sentirsi impotenti perch non stavano
facendo abbastanza per fermare quella guerra maledetta e
mettere il mondo al sicuro per farsi delle maledette scopate,
non sei d'accordo con me, tesoro? E Herman Marshall era scaltro
abbastanza da mettersi a ridere quando una di quelle occasionali
ragazze inglesi gli parlava in quel modo, e poi riusciva a
cavarsela, nonostante le loro gambe rigide). Fu mandato in
Francia nel novembre del 1944, e la sua unit rimase intrappolata
nelle Ardenne il mese successivo, quando i tedeschi diedero
il via all'offensiva finale. Combatt a fianco di una
compagine priva di talento e composta da cuochi, commessi di
magazzino, addetti ai registri di sepoltura, panettieri e alcuni
ufficiali di polizia, e la sua sola arma era una calibro
quarantacinque automatica che era riuscito a portare via dalle
dita congelate di un maggiore che aveva trovato morto in un
sobborgo sperduto vicino a un incrocio stradale dove c'era un
sacco di vento e la neve impediva quasi la vista. Herman
Marshall non guid mai pi un camion per il resto della guerra.
Uccise un tenente tedesco a una distanza di meno di dieci
metri. Gli ci vollero due proiettili e la sua calibro quarantacinque
sussult come una maledetta cagna, ma allo stesso tempo
il petto e la gola del tenente tedesco si volatilizzarono in una
sfavillante nuvola rossa. E Herman Marshall rise. Non riusciva
a farsi venire in mente nient'altro che avrebbe potuto fare. Era
pi divertente di quanto fosse mai stato uccidere degli animali,
altro che stronzate. Lui e i suoi compagni scalcagnati marciarono
dentro la Germania nella primavera del 1943. Tre vecchi
provarono a difendere un villaggio dietro una pila di materassi.
Fu mandato a prendere un bazooka, ma Herman Marshall
non aveva voglia di aspettare il bazooka. Non aveva senso ridurre
in cenere quelle persone quando si poteva fare un lavoro
pulito e decente. Perci Herman Marshall si lanci in avanti e
si arrampic sui materassi, e i vecchi si misero a gridare. Girarono
il culo e provarono a darsela a gambe. Herman Marshall
li insegu e li cattur uno a uno. Strillarono in tedesco, e lui
disse che gli spiaceva, oh s, ma non parlava tedesco, e gli fece
saltare in aria le teste, ognuna con una pallottola. Era tutto ricoperto
di sangue e frammenti d'ossa, ma al diavolo: sangue e
frammenti d'ossa facevano parte del lavoro, no? Si scopr che
uno dei vecchi era stato il sindaco del villaggio e un membro
del partito nazionalsocialista. Un colonnello di fanteria raggiunse
il villaggio a bordo della sua jeep e strinse la mano a
Herman Marshall. Il colonnello disse al suo autista di appuntarsi
il nome, il grado e la matricola di Herman Marshall; voleva
provvedere personalmente affinch Herman Marshall
ricevesse perlomeno una Stella di Bronzo. Herman Marshall
sorrise. Scosse la testa e si tolse il sangue dalle sopracciglia. Salut
il colonnello con energia. Di quella cazzo di Stella di
Bronzo non se ne seppe pi nulla. Herman Marshall non ricevette
mai nessuna decorazione. Il giorno in cui la Germania si
arrese, gett la calibro quarantacinque in un fosso lungo la
strada. Trascorse quella notte in un fienile senza tetto con due
sorelle grasse e bionde, una di diciannove anni e l'altra di diciassette,
il cui padre era stato un ufficiale delle SS e che avrebbero
fatto di tutto per compiacere Herman Marshall, dato che
non volevano essere uccise da lui, perch il padre non aveva
mai detto loro quali erano le sue mansioni, perch loro non
avevano colpa di tutto quello scempio, perch si erano rese
conto che il Fhrer era pazzo, ma che cosa avrebbero potuto
fare... due ragazze innocenti...? E Herman Marshall disse alle
due ragazze: Zitte, voi due. Chi mi vuole succhiare il cazzo per
prima? E le ragazze erano strisciate verso di lui, ma Marshall
era venuto prima ancora che lo toccassero. Non aveva mai provato
una sensazione simile, ed era convinto che non gli sarebbe
mai pi capitato. Fu rimandato a casa nell'agosto del '45. Il maestoso
e terribile caldo di Houston lo costringeva a respirare
con la bocca aperta e la lingua a penzoloni. Lui e Edna si riversarono
l'uno sull'altra, con smorfie e sospiri, ma lui era come
impotente. Lei lo baci sulla pancia. Gli disse: Tranquillo, tesoro,
non c' niente che non va. Sei solo STANCO, ecco tutto.
Dopo un po' di riposo, vedrai che ti sentirai meglio. Gli strofin
il naso contro il petto. Lui pianse un po', ma lo fece in silenzio.
Lei gli disse che si sarebbe fatto perdonare. Lui le disse che
voleva che lei fosse pi felice di quanto non era mai stata. Ho
trentacinque anni, le disse, e dobbiamo fare un passo IN AVANTI,
se capisci quello che intendo. Dobbiamo far s che tutto sia
migliore. La guerra... oh,  la sola guerra a cui abbia assistito
di persona e non voglio ripetere quest'esperienza mai pi...
mi ha fatto sentire strano. E io non voglio essere strano; voglio,
come si dice, tornare sui miei passi. Poi Herman Marshall
aveva voltato il viso, in modo da non fissare Edna, e aveva
chiuso gli occhi caldi e umidi. Alla fine si era addormentato e
aveva fatto gli stessi sogni che faceva da quel giorno terribile, il
giorno della tormenta di neve, in quello squallido incrocio,
quando aveva strappato la calibro quarantacinque dalle dita
congelate del maggiore morto. Quei sogni erano infestati di
gente che si inginocchiava di fronte a lui e lo implorava di risparmiare
la loro maledetta vita "Nazi", e quelle persone avevano
tutte i capelli biondi e non parlavano nessun'altra lingua
che non fosse il tedesco, e lui sorrideva e diceva ehi, fermi un
attimo, non capisco quello che state dicendo, e poi faceva il
suo dovere e sparava, e tutte quelle persone esplodevano. Una
palpebra di qui, un anulare di l. Un testicolo strappato e maciullato
da qualche altra parte, magari ai piedi di un arcobaleno,
ah ah! E Herman Marshall gemette nel sonno, e Edna lo
svegli, e lui soffoc un urlo con un pugno. E poco pi tardi le
disse: Non ci capisco nulla. Devo tornare a lavorare al pi presto.
Devo tornare a stare con delle persone che non hanno la
mente affollata da uccisioni. Toss. Il fatto ..., disse, che in
qualche modo la cosa mi piaceva, e questo non ha senso.
Quello che voglio dire  che quando ero ragazzo, e andavamo
a caccia, e sparavo a questo o a quell'altro animale e li colpivo,
non mi sentivo in nessun modo soddisfatto, non facevo i
salti di gioia, capisci? A volte... beh, a volte mi sentivo persino
triste per quelle bestie. Oh, non che dicessi nulla. I miei fratelli
si sarebbero subito accaniti su di me e mi avrebbero
chiamato femminuccia, e a nessun ragazzo al mondo piace
questa cosa. Cos avevo l'aria soddisfatta. Solo che questa volta
non si trattava di avere l'aria soddisfatta. Ho ucciso delle
persone e certe volte mi sono fatto grasse risate, ecco la verit,
e non mi piace pensarci, ma ci PENSO, cos forse puoi capire
perch voglio ritornare a com'ero prima, maledizione, quando
non cera nient'altro che TU e QUESTO POSTO e QUESTA
STRADA e voglio ancora uscire coi ragazzi e bere birra e raccontare
barzellette e altre stronzate. E Herman Marshall chiuse
gli occhi. Si lasci persino sfuggire un lieve gemito. Lui e
Edna erano seduti sul letto e lui le aveva sussurrato quelle parole.
Non volevano svegliare la madre di lei, che dormiva nella
stanza a fianco e a cena aveva riso sotto i baffi e borbottato
qualcosa riguardo allo starsene muta come un topo in modo
da non disturbare Herman Marshall e la figlia, eh eh, dal fare
tutto ci che si supponeva dovessero fare nel privato della loro
camera da letto. Herman Marshall si era sforzato di non dare
retta a quella vecchia megera, che ancora indossava quel maledetto
grembiule e non faceva altro che parlare per tutto il tempo
della lapide del marito e della morte di quel succhiacazzi di
Rusty il cocker succhiacazzi. Herman Marshall quella notte
parl con Edna per circa un'ora, ma non fece mai nessun accenno
preciso ai suoi ricordi e alle cose che lo terrorizzavano.
N allora n mai. Non voleva farla vomitare e non voleva che
lo odiasse. Cos alla fine si era semplicemente addormentato,
con il viso premuto contro il seno di lei, il suo seno nudo, e aveva
dormito per il resto della notte. Il luned successivo si era
presentato alla Gulfway Trucking Lines e i ragazzi si erano radunati
attorno a lui, stringendogli affettuosamente il collo e
dicendogli cazzo, il nostro eroe  tornato a casa, e maledizione,
e favoloso, e siamo felici che sei di nuovo fra noi, e andiamo
a bere una birra cos ci racconti tutto - il tipo di cose che si era
aspettato. E lui sorrise. E i suoi compagni lo portarono fuori e
lo fecero ubriacare. I suoi amici: George McLean, che era
chiassoso e goffo e aveva i denti tutti marci; Phil Romero, l'unico
messicano del gruppo, bello e silenzioso, un donnaiolo capace
di rimediare pi figa di prima qualit in una settimana di
quanta non ne rimediava la maggior parte degli altri autisti
della Gulfway Trucking Lines in un anno intero; John Dean
West, allegro e grassoccio, un ex mandriano che era passato a
guidare i camion con l'inizio della guerra, perch era coi camion
che si facevano i soldi veri; Freddie Weaver, un veterano
dei marines a Guadalcanal, che aveva perso il dito mignolo di
entrambe le mani quando una maledetta granata gli era esplosa
a pochi centimetri dal viso. Erano tutti bravi ragazzi, certamente.
E Herman Marshall si commosse un po' quando prov
a spiegargli quanto significassero per lui. Si premette la
bottiglia vuota di Shiner contro una guancia e parl di fedelt,
di ricordi, di quanto gli era maledettamente mancata casa. E
scosse la testa e si asciug gli occhi, e di nuovo i suoi amici gli
strinsero il collo, e lui disse: Cristo. Due mattine dopo si mise
dietro il volante di un piccolo e solido Mack a dieci ruote e sorrise
fissando il bulldog sul cofano e fece un rapido viaggio fino
a Beaumont con un carico di pezzi di trivelle per l'estrazione
del petrolio. Se la cav alla grande con il traffico sulla US 90 e
si disse che era come se non fosse mai stato via. Si ferm due
volte per hamburger e patatine fritte, e rutt e scoreggi, e continu
a sorridere, mentre il piccolo bulldog sul cofano del
Mack si faceva strada col suo muso in quell'aria umida, calda
e scintillante. Herman Marshall si picchi la mano sulla pancia.
Tutto sarebbe andato per il verso giusto. Con l'assegno
dell'esercito, lui e Edna avrebbero comprato una casa nuova,
non appena avessero capito che diavolo fare con la madre di
lei. E poi l'amorevole mano del Grande Signore Iddio cal dal
paradiso per toccare l'anima di Herman Marshall. Una mattina
del gennaio del 1946, Mrs Stillman s'infervor cos tanto
nel parlare del marito Carl il Martire, che improvvisamente si
port il grembiule all'altezza della testa e lo morse, poi emise
un suono come se stesse soffocando e mor d'infarto. Venne sepolta
a Hope, a pochi centimetri da Carl il Martire, che ora era
davvero un martire, perch gli sarebbe toccato stare accanto
alla moglie fino al giorno del giudizio. Non c'era dubbio che lei
avesse un sacco di cose da raccontare. Una sciocchezza come la
morte non sarebbe bastata a zittire una donna come quella,
nossignore. Herman Marshall e Edna si trasferirono in una casa
nuova di zecca nella zona sudorientale di Houston nel novembre
di quello stesso anno, il 1946. Edna gli disse che non
aveva rinunciato all'idea di avere un bambino, e Herman
Marshall le disse: Lo faremo, tesoro. Non devi preoccuparti. E
Herman Marshall sorrise e annu, e lui e Edna si fecero una
buona, focosa scopata proprio l, sul pavimento spoglio di
quella casa nuova, ancor prima che gli addetti al trasloco
portassero i mobili, e Edna sbav un po' e sussult un sacco. E
lei e Herman Marshall risero, e lei ripeteva che aveva solo trentadue
anni, e significava che era ancora nel fiore della vita, lo
capiva quello che stava cercando di dirgli? E Herman Marshall
disse: S, tesoro, s, certo che capisco. E Edna si tir su le mutandine
e la gonna, e si allacci la camicetta e disse: Il futuro...
beh, quello che voglio dire  che tutto andr favolosamente, e
spero che il primo sia un maschietto, perch  un maschietto
che vuoi, VERO? E Herman Marshall disse: S, tesoro,  proprio
cos. Ed era disteso in un angolo di quella stanza spoglia e
disse: Ti ho amata dal primo momento che ti ho vista... quel
benedetto giorno in cui l'auto di tuo padre si  rotta... e il
freddo ti aveva fatto rizzare i capezzoli... rendendoli simili a
dei graziosi, piccoli bottoni... e per Dio, adesso... quella ragazza
con quei capezzoli simili a bottoni...  qui con me, e
stiamo provando ad avere un bambino... e, tesoro, te lo giuro,
 una sensazione molto pi intensa di qualsiasi guerra. E Edna
sorrise un po', ma non cos tanto. Strisci verso di lui e gli disse:
Sono dodici anni che siamo sposati. Si strofin il viso contro
una spalla di Herman Marshall. E rimase l, evitando di
farsi guardare, quando riprese a parlare. Il fiore della vita non
dura per sempre, disse, e la bellezza non dura per sempre, e i
giorni si fanno sempre pi corti, e tu hai troppo sale in zucca
per non capire che quello che dico  vero. Voglio un bambino,
Herman. Due, tre bambini. Tutti quelli che posso avere. Non
so che cosa farei se... no, no, lascia perdere quello che dico. E
poi improvvisamente spost il viso da una spalla all'altra di
Herman Marshall. Le cose... non sempre vanno come devono
andare, disse. Parlo come una stupida quando dico VOGLIO e
DEVO. Io ti amo. Qualsiasi cosa accada, che accada. Va bene.
E in ogni caso  proprio questo - il fatto di non sapere - che ci
fa andare tutti avanti, no? Herman Marshall annu. Scroll
leggermente le spalle. Non sapeva che altro fare. Quella notte,
anche se non aveva altri viaggi in programma fino al pomeriggio
successivo, attravers in auto la citt per raggiungere la
Gulfway Trucking Lines e qui s'imbatt in Phil Romero, e andarono
nell'appartamento di Phil a McGowen, e bevvero birra
messicana, ascoltarono dischi messicani, e le pareti erano piene
di foto appese con la puntina di attrici di film messicani, attrici
che si chiamavano Maria o Dolores o altri nomi del genere,
e avevano tutte occhi scintillanti e seni generosi, e Phil Romero
disse: Amico mio, forse tu credi che io sia capace di tenere
il mondo per le palle, con tutto il mio giro di ragazze eccetera,
ma la sola cosa che faccio  andare in giro a bere birra e lasciare
che questa o quella ragazza soddisfi i miei coglioni e mi dica
che ho il cazzo pi grande che si sia visto dalla merda di
Yucatan fino a qui, capisci? Ma sei TU quello che tiene il mondo
per le palle, amico mio, tu bianco e anglosassone, con la
tua moglie bianca e anglosassone e i tuoi soldi anglosassoni...
TU puoi andare dove cazzo ti pare, e puoi ridere e scherzare e
divertirti con CHIUNQUE e DOVUNQUE... e non ti capita mai di
andare per strada con la gente che ti fissa e dice ehi, guarda
quel lustrascarpe, oppure guarda quel magnaccia, o guarda
quel ladruncolo del cazzo, o che ti dice che magari sei una
checca e che ti lavi le palle col sapone intimo che usano le donne,
capisci quello che ti dico?  cos, d'accordo, forse voi anglosassoni
ce l'avete piccolo, e non sapete come rilassarvi e
scopare quando  l'ora di scopare, e lavorare quando  il momento
di lavorare, e schiacciare un pisolino quando  il momento
di schiacciare un pisolino, ma siete avvantaggiati,
amigo. A voi non capita mai di pensare che potete arrivare solo fino a un certo punto nella vostra vita, e che pi in l non vi
 permesso andare. Questo  un fatto, amigo. Mio padre  il
valletto personale di Mr E. E. Rischer, che  il presidente della
Gulfway Trucking Lines, e tu gi lo sai, cos come lo so
anch'io, ma io devo continuare a ripetermelo perch mi serve
a ricordarmi che sono l'unico messicano a guidare per la
Gulfway Trucking, e questo perch mio padre  il valletto personale
di Mr E. E. Rischer, e tocca a lui mettere a lavare le sue
mutande sporche nel cestino della biancheria due o tre volte
al giorno, perch Mr E. E. Rischer non si pulisce il culo bene
come dovrebbe, capisci? Poi Phil Romero si accese una Camel.
Voi tenete il mondo per le palle, disse a Herman Marshall.
Non inspir, e il fumo gli usc obliquo dalle narici in tanti cerchi
e riccioli spessi e graziosi. E hai una moglie bella, proprio
bella, e ora anche una piccola casa, ed eri nell'esercito insieme
ad altri soldati bianchi, e hai combattuto la guerra con loro...
e beh, c' gente che  convinta che questo sia importante, e c'
gente che mi ripete che sarei dovuto andare l e farmi saltare
il culo. Beh, che si fottano. E che si fotta la guerra. Capisci
quello che ti dico? Certo che lo capisci. Magari sei brutto, ma
non sei stupido, giusto? Avanti, ora. Beviamoci una Tecate.
Ho dei limoni. Festeggiamo quello che c' da festeggiare, e io
ti parler di... cosa? Figa? S, figa. Una figa come si deve ha il
sapore d'acciuga, lo sapevi? E tutte le fighe hanno un sapore
diverso. E tutte cambiano al buio. Poi una risata, e Phil Romero
si strofin il naso con la nocca della mano scura e pelosa.
Herman Marshall non fece ritorno a casa fino alle cinque del
mattino e non riusc mai a capire in che modo fosse riuscito a
mettersi al volante. Gli piaceva Phil Romero. Per essere un
messicano, era un brav'uomo. Per essere un messicano. E Herman
Marshall era compiaciuto del fatto che Phil Romero apprezzasse
l'aspetto di Edna. Cazzo, la sua brava ragazza aveva
ancora qualcosa da dire. Poi, nel marzo del 1947, il fratello Lute
si ammal di cancro al fegato. Mor dopo un mese e fu sepolto
accanto a Jackson. Si lasci alle spalle una moglie ossuta
e due figli ossuti, e Herman Marshall contribu al loro mantenimento
per una decina d'anni. Gli uccelli erano nel periodo
del cambio delle piume e cantavano il giorno in cui Lute fu sepolto,
e la madre di Herman Marshall lo prese da parte e gli
disse: Nemmeno tuo padre sta troppo bene. Il sangue non affluisce
bene al cuore, sai? E le fatiche passate cominciano a
farsi sentire. Fece un cenno con la testa in direzione del marito,
che era distante una decina di metri e stava fissando la tomba
di Lute. Ci sono un sacco di morti, disse Hannah Marshall al
figlio, e ce ne saranno molti altri ancora.  sempre cos, no? E
anch'io non mi sento molto bene ultimamente... Si lasci ammutolire
dal dolore. Poi si volt, raggiunse il marito e lo abbracci.
Herman Marshall e Edna fecero ritorno a Houston in
auto il mattino dopo. Il fratello Eldred Junior si accomod sul
sedile di dietro. Era vicino a compiere quarantasei anni, molto
pi vicino di quanto sembrasse a Herman Marshall, ed era
sempre stato il pi bello dei quattro fratelli. Fatta eccezione per
la morte di quella cazzo di Elsie, la sua adolescenza non era
stata attraversata da particolari dolori, ma l'et adulta aveva
pi che compensato questa carenza. Si era sposato e aveva divorziato
due volte, e da ciascuna moglie aveva avuto un figlio,
ma poi (stando a ci che diceva lui) quelle stronze gli avevano
messo i figli contro, solo perch ogni tanto era al verde e in ritardo
con gli alimenti e i pagamenti. Cos tutta la sua bellezza
era andata a farsi benedire. Aveva sempre la barba sfatta e il
naso butterato, alternava solo due vestiti, uno grigio e l'altro
marrone, e ormai entrambi erano lisi. Aveva sempre fatto il
venditore - vendendo di tutto, dalle scarpe alle bare al tabacco
ai pezzi per le rotaie - ma in quell'anno, il 1947, la fortuna gli
aveva voltato le spalle, e cos sarebbe stato un grosso problema
per Edna e Herman ospitarlo per qualche mese l a Houston fino
a quando non avesse trovato un lavoro come si deve? E Herman
Marshall aveva detto va bene, d'accordo. Forse per quello
che era successo a Elsie. O forse per la convinzione che il sangue
era pi forte del maledetto cemento. Quale che fosse la ragione,
Eldred Junior si trasfer da loro, mettendosi a fumare i
suoi sigari da pochi centesimi, quei sigari che puzzavano, e
Edna faceva delle smorfie, ma al diavolo: il sangue era il sangue.
Una calda sera di settembre del 1948, quando l'aria era
spessa quasi come cotone (Eldred Junior viveva ancora con loro,
ma era uscito a vedere un film), Edna prese Herman
Marshall per mano, lo condusse in cucina, lo fece sedere al tavolo,
apr una bottiglia di Shiner, gliela pass e gli disse che era incinta.
...
.
...
Capitolo nove.
...
.
...
Herman Marshall fece tutto ci che doveva fare, forse anche
di pi. Distribu pure dei sigari (marca El Producto) ai colleghi
della Gulfway Trucking Lines, e il suo amico Phil Romero rise
e gli disse che aveva fatto proprio un buon lavoro per essere
un piccoletto bianco che di sicuro aveva il cazzo piccolo. E anche
Herman Marshall si sforz di metterla sul ridere. E disse
a Phil Romero: Pancho, non conta la dimensione del cane nella
lotta, ma la dimensione della lotta nel cane. E Phil Romero
spalanc le labbra mostrando tutti i suoi denti bianchi in
quello che era un enorme sorriso. E tutti quanti risero. E Herman
Marshall pag da bere per tutti. Uno spedizioniere di nome
Red Cubbedge si ubriac a tal punto che sal in piedi sul
bancone e cominci a cantare le strofe di Home on the Range.
E nel frattempo ruttava e singhiozzava. Se la sarebbe potuta
battere con Roy Rogers, quel tizio, e forse persino con Ernest
Tubb, e qualcuno sugger di fare una colletta per mandarlo al
Grand Ole Opry. Ma il buon senso vinse e la proposta non ebbe
seguito, soprattutto dopo che Red Cubbedge sbocc addosso
a Freddie Weaver, l'ex marine che aveva solo otto dita. Il
bambino nacque di tre chili e mezzo, e Edna ebbe un travaglio
di nove ore. Non ne voleva sapere di uscire, disse Edna, che
giaceva pallida nel letto, emanando un buon profumo. Il
bambino era accanto a lei, e lei emise un suono come di una
chioccia e disse: Cattivo bambino, cattivo William. E Herman
Marshall, che sedeva vicino al letto e si era messo tutto in
ghingheri, con un abito screziato di grigio, e stava torturando
la tesa del suo unico cappello che teneva in grembo come una
gallina da spiumare, disse alla sua bella Edna: Non voleva
uscire perch era gi in un posto meraviglioso. Tutto caldo e
accogliente. Poi si lasci sfuggire una risata. E, arrossendo,
anche Edna rise un po'. E gorgogliando, facendo smorfie, tirando
fuori la lingua, il bambino si lasci sfuggire dell'aria
dallo stomaco e riemp il pannolino. Edna avrebbe voluto
chiamarlo Herman Junior, ma Herman Marshall non ne volle
sapere. Le disse che non gli era mai piaciuto il suo nome. Gli
era sempre sembrato troppo tedesco. Herman il Tedesco - chi
voleva essere chiamato cos? Certo, era il marzo del 1949, e la
guerra era finita da quasi quattro anni, ma non faceva nessuna
cazzo di differenza per Herman Marshall. Il bambino si sarebbe
chiamato William e non Herman Junior. William era un
nome solido, che ispirava una tacita autorit; un nome che si
distingueva e suscitava rispetto; un po' come Gary Cooper; a
Herman Marshall aveva sempre fatto venire in mente i milionari
e i cowboy tutti d'un pezzo e i tizi che si guadagnavano da
vivere battendo home run. Eldred Junior, che adesso lavorava
come venditore per un deposito di legname all'ingrosso, ma
che ancora non aveva trovato un posto dove vivere, disse a
Herman Marshall che invidiava la stabilit della sua vita. Lui
e Herman trascorsero cinque giorni insieme da soli, mentre
Edna era in ospedale col bambino, e una sera Eldred port a
casa una confezione da cinque di gin e disse a Herman cazzo,
c' anche qualcosa di meglio della Shiner, e il gin era una cosa
che bevevano i signori, e quella sera loro avrebbero bevuto da
signori, o perlomeno sarebbero morti nel tentativo. Cos si sedettero
in cucina, e Eldred Junior si tolse la giacca e si allent
la cravatta, e fu lui quello che bevve di pi, e dopo un po' disse
a Herman Marshall: Tu eri il pi giovane, e immagino che
lo capisci da te che ti toccava il bastoncino pi corto, con me
e Lute e Jackson che ogni tanto ci accanivamo contro di te.
Beh, alla fine ti  toccato il bastoncino pi lungo, o no? Quello che voglio dire  che Jackson non  pi fra noi, e nemmeno
Lute, e quanto al sottoscritto... beh, ho mandato tutto a puttane.
Tutti mi dicevano che ero bello, ma ora somiglio a uno
stronzo di cane che galleggia in un acquitrino. Scopavo in
continuazione, ma adesso saranno sei mesi che non ficco l'uccello
da qualche parte, e per farlo probabilmente mi toccher
pagare. Quindi, fratello mio, confronta quello che hai tu con
quello che ho io. Hai una casa e una bella moglie, che  cos
brava e dolce che mi fa venire una fitta al cuore, e adesso hai
anche un FIGLIO. Certo, anch'io ho due figli, solo che loro mi
odiano per quello che gli hanno raccontato le madri, che non
sono una brava persona e cos via, e quindi  come non averli questi figli, no? Ma TU, tu stronzo fortunato, sei riuscito a
fare tutto in silenzio, e spero che tu riesca ad apprezzare la
creatura con cui vai a letto ogni notte, e il tuo bambino e...
ascolta, presto me ne andr da qui, perch so di averne approfittato
anche troppo... ma sono stato proprio bene... tu e
Edna, siete cos PERBENE e A POSTO, e io sono stato un estraneo
per non so quanto tempo... e poi mi sono ritrovato qui,
l'Ospite Indesiderato, il buon vecchio Zio Fannullone. E tu e
Edna mai un lamento, mai una volta che mi avete detto di andarmene,
di muovere il culo da qui, io col mio fottuto lavoro
da... VENDITORE. Poi Eldred scroll le spalle. Oh, certo, mi
piacerebbe trovare una come la tua Edna, disse. Cambierebbe
completamente le cose, non credi? Eldred Junior sputava
fuori parole dalla bocca senza riuscire a fermarsi. Parl delle
ricompense della virt. Pianse un po'. Pos i palmi delle mani
sulla tela cerata a motivi floreali che copriva il tavolo della cucina.
Scosse la testa. Parl di quanto fosse bello il bambino,
ma non bello come un poppante, bello come... la bellezza. Le
ragazze gli daranno la caccia, disse, come ipnotizzate. Dovr
levarsele di torno per riuscire a camminare. Sissignore, dovr
staccarsele letteralmente di dosso. Dico sul serio. Poi altri
grugniti e sospiri. Pi o meno mezz'ora dopo, Eldred Junior
perse conoscenza. Con la fronte croll sul tavolo rimbalzando
un po'. Herman Marshall si alz, spense le luci e raggiunse il
letto al piano di sopra. Era inutile portare Eldred fin lass,
nella stanza degli ospiti dove dormiva. Ogni volta che Eldred
Junior si ubriacava e sveniva, giaceva cos a peso morto ed era
impossibile da spostare. Pesava cos tanto che lo avrebbe fatto
ribaltare per le maledette scale. Cos Herman Marshall lasci
il fratello a dormire in cucina, e la mattina seguente Eldred Junior
quasi intimidito si lament di tutta una serie di dolori alla
schiena. E sia lui che Herman Marshall si misero a ridere.
Non era cattivo, era solo il vecchio Eldred Junior. Herman
Marshall non gli disse mai quello che era successo a Elsie: non
ne vedeva lo scopo, dopo che erano passati cos tanti anni. E
poi non voleva che qualcosa rovinasse quello che si era creato
fra loro. Una specie di devozione. O quello che era. Eldred Junior
si trasfer a Wichita Falls nell'estate del '49, e si mise a
vendere infissi per cucine. Mor di un tumore alle ossa nell'agosto
del 1966, lo stesso mese in cui mor Billy. I due funerali
si tennero a una settimana di distanza. Eldred Junior venne
sepolto insieme agli altri fratelli a Hope, e nessuno dei suoi figli
and alla cerimonia. Herman Marshall venne preso in disparte
dalla madre, che gli indic il padre, il quale era vicino
alla tomba e stava parlando e sorridendo con uno dei becchini.
Il tuo povero padre, disse Hannah Marshall, quando lo vedo
svegliarsi al mattino mi sembra tutte le volte un miracolo.
Ha ottant'anni, sai? Ottanta, ma sembra che abbia pi di un
SECOLO, e mangia cos poco che anche una pulce si sentirebbe
svenire, e credi che abbia INTENZIONE di morire? Hannah
Marshall si succhi i denti falsi e scosse la testa. La sua espressione
era solenne, soavemente profonda. Negli occhi una luce
fin troppo intensa. Billy mor tre giorni dopo. Mor dopo aver
rivolto al padre il suo sguardo stanco, con gli occhi rossi, come
accaldati, stupefatti, e poi si spense, come forse aveva
sempre desiderato, ed era morto. E il prete parl di ceneri. Parl
di polvere. E Edna, tutta vestita di nero e col velo, la gola
secca per il troppo pianto, rest accanto a Herman Marshall
al cimitero, dondolandosi sui piedi e respirando a fatica, e lui
si sforz di ricordarsi quando era stata l'ultima volta che aveva
indossato dei nastri per capelli. Era un luminoso mattino
d'agosto e l'erba del cimitero era di un esausto marrone chiaro.
Due uomini erano appoggiati con la schiena a una specie
di scavatrice parcheggiata sulla strada d'accesso, a circa un
centinaio di metri. Fumavano. Probabilmente erano dei maledetti
scavafosse. Sul braccio della macchina c'era scritta la parola
iles. Herman Marshall tenne lo sguardo fisso su quel
maledetto attrezzo. Edna fece schioccare la mascella, e la voce
del prete era un mormorio blando, e Herman Marshall abbracci
Edna; e le persone avevano portato delle torte e dei
pasticci di tacchino, un polpettone, due polli, delle costate un
po' dure, insalata di cavolo con gelatina e tre piatti di biscotti,
e quella sera Herman Marshall, Edna e forse cinquanta altre
persone si aggirarono per la casa, e c'erano anche tutti i suoi
amici della Gulfway Trucking, e Phil Romero gli disse bisogna
tutti andare avanti, amico mio, e John Dean West gli disse
quel povero bambino ora sta meglio, e George McLean gli
disse il prete ha fatto un bel discorso, e Freddie Weaver gli disse
la morte  una brutta faccenda, ma forse ci sono cose peggiori.
E Herman Marshall annu e si bagn le labbra. Strinse
le mani a tutti e qualcuno gli port un panino con della carne
rinsecchita, e lui baci parecchie donne sulle guance. Edna rimase
a letto per quasi un mese dopo il funerale di Billy. Lasciava
il letto solo per andare in bagno. Ma non si lavava.
Herman Marshall le port la televisione in camera da letto al
piano di sopra perch voleva vedere le telenovelas. Parlava poco.
Lui dormiva al piano di sotto, sul divano. Si sentiva ancora
un po' dell'odore di Billy nella casa, e l'aria condizionata
non serviva a mandarlo via. La meningite spinale aveva colpito
Billy nel 1957, quando aveva solo otto anni. Herman
Marshall si ricordava quell'anno maledettamente bene. Era
stato l'anno di Orval Faubus e della Little Rock Central High
School, l'anno dello Sputnik e dei Braves che sconfissero gli
Yankees quattro a tre nelle World Series. Herman Marshall
guadagn qualcosa come dodicimila dollari quell'anno, e lui e
Edna non avevano mai saltato una rata del mutuo fino a quel
momento. Ma poi la schiena di Billy aveva iniziato a incurvarsi,
e nel giro di un anno si era dimenticato come si faceva a ridere.
E ogni tanto Edna diceva qualcosa su come tutto questo
fosse una punizione del Signore, e Herman Marshall continuava
a chiederle cosa diavolo avessero mai fatto per essere
puniti cos, ma lei non gli dava retta e smetteva di parlare. A
volte si girava verso il davanzale. A volte correva in bagno. Ma
non aggiungeva mai nient'altro. I suoi occhi s'indurivano, e si
affrettava di qua e di l con passo nervoso, prendendo e portando
cose per Billy, che si contorceva, che mostrava i denti,
che vomitava e gridava mentre vomitava, rischiando di soffocarsi,
gorgogliando, tossendo, riempiendo la casa di un odore
di Malattia, una puzza imbarazzante, intima, giallastra. E
avevano dovuto comprargli delle lenzuola speciali, perch
ogni tanto se la faceva addosso. E Edna e Herman si alternavano
per andare a rigirarlo, in modo che non gli venissero le
piaghe da decubito. E lui li riempiva di urla. Era un ragazzo
dal corpo gracile e tutto curvo, e urlava. Li chiamava con nomi
terribili. Diceva che loro non avrebbero mai capito quello
che stava passando, e riempiva la stanza di flatulenze e saliva.
E si rigirava su s stesso, mettendosi accovacciato e sollevando
la testa, e tutte le volte che accettava di farsi mettere su una sedia
a rotelle, se ne stava seduto e guardava fuori dalla finestra
e malediceva gli uccelli, le cicale, i bambini, le automobili, i
cani randagi, il postino, il tizio che di tanto in tanto veniva a
riparare il condizionatore, i compagni di lavoro di Herman
Marshall che a volte si fermavano per bere una birra e fare una
partita a carte. Odiava il Natale. Odiava il Natale perch era
una cosa per i vivi, e che cosa aveva a che fare lui con la vita?
E Edna disse a Herman Marshall: Sto per cedere. E Herman
Marshall disse: Cosa? E Edna disse: Anche tu, ENTRAMBI stiamo
per cedere, non  cos? Dovremmo rinunciare. E Herman
Marshall disse: Rinunciare a cosa? E Edna disse: Oh, ad avere
un figlio. Credo che avessimo ragione, visto come sono andate
le cose. E Herman Marshall disse: No. Lui  nostro figlio.
E star bene. E Edna disse: Non  vero, e sai che non  vero, e
ti sarei grata se la smettessi di mentire. E Herman Marshall
disse: Cosa vuoi che dica? Vuoi che ti dica che lo dobbiamo
gettare nell'immondizia? E Edna disse: Tu non capisci. E
Herman Marshall disse: Non capisco COSA? E Edna disse: Tu
sei quasi sempre via su quel tuo camion, e non ho idea di che
cosa fai, e non so dove sei ogni maledetta sera della settimana,
anche se a volte per strada  pericoloso, e io VORREI sapere
dove sei, e tutte le volte che lui mi urla contro  come se mi
dicesse che abbiamo fatto un maledetto SBAGLIO a metterlo al
mondo e... riesci a CAPIRE come mi sento? E ti vorrei avere
qui con me, ma tu non ci sei. E...  tutta una punizione di
Dio. Non dovremmo insistere. Dovremmo rinunciare, e sai
che  vero. E avremmo gi dovuto farlo, visto come stanno le
cose. DOVREMMO RINUNCIARE. AVREMMO DOVUTO ACCONTENTARCI
DI CI CHE AVEVAMO. E Herman Marshall disse:
Shh. Lo sveglierai. E Edna disse: Non si sveglier. Ha preso la
pillola questa notte. Il dolore era troppo forte. Stava come...
squittendo. Poi Edna distolse lo sguardo da Herman Marshall.
Il fiore della vita, disse, ricordo che una volta ti dissi che ero
nel fiore della vita. Ricordo che ti dissi che non ci avevo rinunciato.
Beh, mio Dio, avrei DOVUTO farlo. Ti sto dicendo
che non poteva essere, che non poteva PROPRIO essere. Ti sto
dicendo che potrebbe anche essere morto. Ti sto dicendo
che...  inutile. Poi Edna abbracci il marito. E pianse. Trem
e inzupp il collo del marito con le sue lacrime calde, feroci.
Strinse i pugni e li picchi contro le spalle del marito. Erano
seduti sul letto, e Herman Marshall lanci un'occhiata al soffitto,
e parte della vernice si era scrostata, un'altra zona si era
gonfiata di bolle d'aria. Pens alla menopausa. Forse Edna era
in quella fase. Portava una vestaglia da notte di cotone bianco,
abbottonata fino al collo, e il suo corpo era troppo caldo. Le
ascelle erano bagnate di sudore. Da giovane non aveva mai
pensato che a Edna potessero sudare le ascelle. Era una cosa
che succedeva ai contadini, non a Edna. Cristo, in che modo la
vita riduceva le persone? Un ammasso di carne e liquidi inermi.
Le urla e la puzza di Billy perseguitarono Edna e Herman
per nove anni. Poi li lasci, e quel cazzo di cimitero era cos
piatto, con tutta quella gente che si aggirava e fumava sigarette,
e la bara di Billy venne ricoperta dalla macchina con sopra
la scritta iles con tutto quel terriccio del cazzo, e le persone in
lutto passarono da casa e mangiarono i panini con la carne e
poi se ne andarono, e il mondo continu ad andare avanti,
senza alcun sussulto, coi vecchi che ridevano per una barzelletta
che parlava di un vecchio come loro la cui amante era
convinta che lui non l'amasse pi solo perch non riusciva a
cagarle in faccia. E Herman Marshall... beh, Herman
Marshall aveva lavorato per la Gulfway Trucking altri dieci
anni prima di andare in pensione, e nel frattempo erano nate
le interstatali, e i vecchi compagni coi loro furgoni sorpassavano
sulla destra, impugnando bottiglie di birra, e si andavano a
schiantare contro i piloni dei ponti, e la vescica di Herman
Marshall era andata a pezzi con tutto quello sballottare su e
gi e quella velocit e quel viaggiare, e lui e i suoi amici si sedevano
al bancone di ogni area di sosta per camion, anche la
pi infima, tra Houston e New Orleans, e New Orleans e Chicago,
e Chicago e Atlanta, e Atlanta e New Orleans, continuando
a girare e girare, e ridevano con tutte le cameriere di
tutte quelle infime aree di sosta che avevano visto tempi migliori,
pi o meno quando Harry Truman era ancora presidente,
e il soprannome di Herman Marshall era cambiato da
Dongiovanni Negro a Paparino Negro, e ogni volta che tornava
a casa da Edna, lei insisteva a parlargli di quella cosa che
chiamava Giudizio Divino. Edna non aveva mai imparato a
guidare, e cos ogni domenica (quando lui era a casa) si faceva
portare al cimitero, per togliere le erbacce dalla tomba di Billy
e assicurarsi che la lapide non fosse imbrattata da qualche
cacca d'uccello (che lei chiamava sempre i biglietti da visita dei
nostri amici pennuti), e ogni tanto Herman Marshall lanciava
un'occhiata a quella macchina con sopra la scritta iles, col
suo braccio ricurvo, sospeso, pronto. E Edna non si metteva
mai nastri nei capelli. E c'erano sere in cui lo abbracciava e gli
chiedeva per favore, oh per favore ti prego, di sculacciarla, e
lui lo faceva... piano, riluttante, facendo delle smorfie mentre
fissava il suo culo nudo, grasso, rosa. Le chiedeva perch voleva
che la sculacciasse e lei gli diceva che era stata cattiva, ed
era per questo che il Giudizio Divino era piombato su di loro
come un tuono - il Giudizio Divino che gli era costato il loro
Billy. Il loro Billy. Non il Billy di Edna. Lei lo aveva sempre
chiamato il loro Billy. Quasi fino alla fine. Quando aveva capito
di essere in punto di morte. Quando aveva capito che il
dottor Moomaw diceva la verit. E poi fece il nome di Phil Romero,
e disse: Ero sola, e tutto stava scivolando via, e lui  venuto
a casa e mi ha detto delle cose carine. Viscide, suppongo.
Cose da messicano. Ma era sempre meglio che niente. Ed era
sempre meglio stare con lui che passare tutto il giorno a rassettare
casa sentendo il grasso sulla mia pancia e domandandomi
dov'eri. Capisci? Era meglio stare con lui che girare per
casa notte e giorno. Gli parl rapidamente. Herman Marshall
pens che Edna non volesse essere interrotta. Beh, lui l'avrebbe
interrotta lo stesso, se avesse voluto, ma che cosa avrebbe
potuto dire? Billy era stato il loro Billy, e la sua puzza non era
mai stata un problema, la rabbia che provava verso i genitori
non li aveva allontanati, e Edna aveva sognato di miracoli, e
Herman Marshall era ossessionato dall'immagine di un ragazzo
alto e dritto, come un punto esclamativo, e adesso, tutto
all'improvviso, quel ragazzo era il ragazzo di Edna, il figlio
di Edna, e non pi loro figlio. Beh, stronzate. E Herman
Marshall abbracci Edna e le disse non importa, non
importa pi a nessuno. E le disse ha vissuto con noi ed  morto
con noi, solo questo importa. E poi Herman Marshall fece
molti pensieri su Phil Romero. Lo aveva creduto un uomo onesto,
un uomo onesto che faceva dell'onest un principio. Si ricordava
della sera in cui lui e Phil avevano spazzolato tutta
quella Tecate col limone, nell'appartamento di Phil, con tutte
quelle star di film messicani appese alle pareti che mettevano
in mostra i loro bei seni messicani. Si ricordava di quando Phil
gli aveva parlato della guerra dei bianchi e della merda nelle
mutande di Mr E. E. Rischer. E quel Romero tutto d'un pezzo
aveva fatto una capovolta su s stesso e si era scopato la moglie
di Herman Marshall, dando alla luce un figlio, che era
stato il figlio di Herman Marshall. E Herman Marshall si disse:
Beh, credo che un uomo onesto debba essere valutato non
solo in base alle parole. Quello che voglio dire  che questo dimostra
che tutte quelle chiacchiere eroiche non valevano un fico
secco. E Herman Marshall si mise a piagnucolare. Era
seduto nella stanza di un motel a Pasadena. Aveva bevuto al
Top of the World ed era troppo ubriaco per guidare fino a casa,
e Harry Munger lo aveva sistemato in una stanza. Avrebbe
potuto farsi mandare una donna per telefono (c'era una tizia
ossuta sulla cinquantina di nome Marva che lo adorava e aveva
gambe magre, e non si tirava mai indietro se si trattava di
complimentarsi per il suo cazzo, anche se il suo cazzo era vecchio,
anche se lui stesso era vecchio), ma una donna non sarebbe
servita a niente quella notte. Quello che gli sarebbe
piaciuto sapere era dove fosse il suo libro prezioso. Oh, lo
avrebbe imparato a memoria, se ci fosse stato, senza alcun
dubbio. Quello stronzo di un messicano. Che gli aveva parlato
in modo schietto e diretto, tronfio della propria onest, e
poi s'era infilato in casa di Herman Marshall, quando lui non
c'era, per farsi una sveltina, magari dieci sveltine, magari un
centinaio di sveltine, con la moglie di Herman Marshall, e
aveva fatto perdere la testa a Edna, l'aveva fatta diventare
sdolcinata, e poi l'aveva fatta venire e scalciare e gridare,
implorare per favore, Phil, per favore, tiralo fuori prima che
esploda. (Herman Marshall non faticava a immaginarsi le cose
che dovevano essersi detti, e avevano riso di lui? Forse s.
Una moglie che si scopava un altro uomo probabilmente non
si fermava di fronte a niente. Probabilmente aveva leccato le
orecchie dell'altro uomo. Probabilmente aveva fatto altre cose
a cui Herman Marshall preferiva non pensare, perch aveva
paura che avrebbe finito col ficcarsi una forchetta nelle palle e
lasciarsi morire dissanguato). Intrecci le dita. Si scrocchi le
nocche delle mani. Aveva settantun anni quando Edna gli fece
la sua confessione, e forse non avrebbe dovuto avere importanza.
Ma non era cos. Lui aveva amato Billy, e ancora lo
amava. La morte di Billy non aveva cambiato una cazzo di virgola.
Herman Marshall continuava a ricordare il Billy prima
della meningite spinale, il Billy che aveva giocato coi trenini
Lionel e aveva fatto ciuf ciuf seguendo il ritmo delle ruote, il
Billy che stava seduto dritto su una panca da giardino a Cleveland,
in Ohio, il Billy che ogni tanto s'infilava a letto coi genitori
e dormiva con loro, assicurandosi che il suo corpo fosse a
contatto con il loro per tutta la notte, il Billy che aveva indossato
un cappello da cowboy con sopra scritto houston texas
e il disegno di un uomo che agitava un lazo, il Billy che era stato
la loro cosa migliore e la pi luminosa e il futuro e tutto ci
che c' di buono. Sissignore, quel Billy. Il solo ad aver rappresentato
quella speranza. E che era morto. Il che era una cosa a
parte. Ma adesso Herman Marshall aveva saputo che quel Billy
non aveva nelle vene il sangue di Herman Marshall. E questo
era diverso. Era una cosa peggiore. Una cosa intollerabile.
Ma che cosa avrebbe potuto fare lui di fronte a quella cosa intollerabile?
Sarebbe servito punire Edna pi di quanto lei gi
non punisse s stessa? Alla sua et, una sculacciata avrebbe significato
qualcosa? Cristo santo, che razza di pensieri. Herman
Marshall scosse la testa. L'aria in quella stanza di motel
era soffocante, e avrebbe dovuto accendere l'aria condizionata,
ma fanculo. Fanculo a tutto quanto. Herman Marshall si
sdrai di schiena e pianse. E, al diavolo, non poteva nemmeno
prendersela con Phil Romero. Nonostante l'et, Herman
Marshall probabilmente lo sarebbe andato a cercare quello
stronzo viscido di un messicano, ma Phil Romero era morto
nel 1972, quando il suo camion era caduto gi da un ponte, vicino
ad Alexandria, in Louisiana, e Phil era rimasto incastrato
nell'abitacolo ed era affogato. Tutti quanti avevano fatto
una colletta per mandargli dei fiori. Il funerale era stato celebrato
a Matamoras o in qualche altro posto dimenticato da
Dio, e nessuno della compagnia vi aveva partecipato. Tuttavia
Phil era stato seppellito da qualche parte a Houston. Il padre,
il famoso valletto del famoso Mr E. E. Rischer, aveva insistito
perch il corpo fosse rimandato a nord dopo il funerale. Nessuno
della compagnia aveva assistito al servizio di sepoltura,
o comunque nessuno di cui Herman Marshall fosse venuto a
conoscenza. Al diavolo, un messicano in pi o in meno non
avrebbe certo cambiato il corso della storia, no? E in ogni caso,
la morte faceva parte del mestiere di guidare un camion cos
come il gasolio e le gomme sgonfie. Il vecchio amico di
Herman Marshall, Elroy Catchings, ci aveva rimesso le penne
nel 1937, quando il suo camion era andato a sbattere contro un
carro bestiame sulla vecchia US 90 a ovest di Beaumont, ed
entrambe le vetture erano esplose, arrostendo i loro conducenti
e il bestiame, e le persone che vivevano nella zona raccontarono
che la puzza si era diffusa per parecchie miglia. E quella
era stata la fine di Elroy Catchings, che aveva trovato lavoro
per Herman Marshall alla Gulfway Trucking. La stessa fine
che era toccata a molti di quelli che guidavano camion. Herman
Marshall era andato in pensione nel 1975, nel fottuto momento
giusto. Ormai erano tutte interstatali. Bambini che
finivano schiacciati fra le lamiere. Ubriachi che si spostavano
di quattro corsie senza mettere la freccia. Automobili trinciate
o fatte a pezzi come spaghetti. (Dovevi sorpassare qualcuno
e venivi visto come un prepotente a bordo di un mezzo altrettanto
prepotente, e la gente ti mostrava il dito medio, e tu
stringevi le mani sul volante mentre parole senza suono ti venivano
gridate da dietro un vetro). I camion facevano fatica -
e anche Herman Marshall faceva fatica - a salire verso Little
Rock, percorrere il tratto di strada che portava a New Orleans,
dirigersi a nord verso Chicago, e a ovest per San Antonio
e El Paso e poi magari per tutta la strada che portava a Albuquerque,
e sissignore, certo, le cameriere lo attendevano, e lui
s'infilava nei loro letti e beveva bicchierini di Four Roses e cola,
e a volte c'era appeso un Ges di plastica sulla parete sopra
il letto, a volte una foto di Kennedy che era sempre un po' leziosa,
come se esprimesse disagio, costrizione, e le cameriere si
leccavano le dita e se la lubrificavano, e al diavolo. Una sveltina
a volte significava poter dormire bene e non sognare il vomito,
la puzza, la meningite. Ma la migliore delle sue donne
non era una cameriera. La migliore era la nervosa insegnante
di Beaumont, la vedova scampanellante, la donna che gli aveva
detto che lo amava perch non si rifiutava mai di ficcarle un
dito nel culo. Si chiamava Letitia Marlowe, e il marito era stato
vicesceriffo, e quel tizio le aveva insegnato a provare piacere
facendosi aprire il culo. Letitia gli preparava dell'arrosto e
della carne cotta al barbecue e indossava abiti lisci e luminosi
che le scoprivano le gambe. Gli diceva che era una troia sfacciata,
s, e rideva, con quella sua risata nervosa e tintinnante,
e lui le diceva beh, che cosa ci vuoi fare, nessuno  perfetto. Ed
entrambi ridevano. Poi lui la portava di sopra nella stanza da
letto, che era decorata di chintz verde e rosa, e il letto aveva un
baldacchino di pizzo, e la sua voce tremava e fluttuava, e lei
faceva tutto ci che lui voleva, e a volte Herman le ficcava il
pollice in quel buco del culo irrequieto, e di solito lei urlava,
facendo su e gi coi gomiti come fossero le stupide ali incapaci
di volare di una stupida gallina. Letitia Marlowe spos il
proprietario di un negozio di riparazioni di televisori nel 1968
e disse a Herman Marshall che non avrebbe mai scordato tutte
le sue gentilezze. I suoi seni erano piccoli e morbidi, e Herman
Marshall li baci. Poi guid fino a casa, da Edna, che lo
assill per farsi portare al cimitero dove era sepolto Billy. La
sua lapide, disse Edna, voglio lavare via tutti quei biglietti da
visita. Herman Marshall annu. E poi and in pensione, e l'azienda
gli regal una valigia e un orologio digitale d'argento.
Non ebbe mai l'occasione di usare la valigia. Spesso sogn le
autostrade, e le morti e le puttane. Sogn spesso anche Billy. E
alla fine, dopo che Edna gli aveva detto di Phil Romero, sognava
spesso anche il tradimento, i nemici, la vendetta, e i
"Nazi", e sangue di "Nazi" che schizzava da tutte le parti. Forse
Phil Romero era per lui come erano stati i nazisti. Edna perse
i capelli. Tom Mix era morto nel 1940, ma per qualche ragione
Herman Marshall non lo aveva saputo fino al 1980 o gi di
l, quando aveva letto un articolo di giornale, un pezzo che
parlava dei famosi cowboy del passato. E c'era Tom Mix che
lo fissava dalla fotografia, col suo tipico sguardo. Era passata
un sacco d'acqua sotto i ponti. Elsie era affogata. I nazisti erano
stati demoliti. Billy aveva urlato e la sua povera, rabbiosa
esistenza aveva lasciato per sempre il ricordo della puzza di
merda e di viscere attorcigliate. E Edna aveva detto: Ahi. E
Edna aveva pregato di essere uccisa. E la testa di Herman
Marshall straripava di stupidi esercizi di sproloquio. Tom
Mix era andato e i tempi erano andati, e la televisione borbottava
e ghignava, e gli ubriaconi gentili che frequentavano il locale
di Harry Munger borbottavano e ghignavano, e Herman
Marshall scendeva dalla soffitta con ogni genere di cianfrusaglie
e s'inventava storie, e Edna tutte le volte sorrideva, e la
maggior parte del tempo piangeva, e tutte le volte lo ringraziava.
Un giorno lui le chiese se credeva nel paradiso. Lei si accigli,
e ci pens su qualche secondo. Poi scroll le spalle e si
sforz di sorridere e gli disse, perch no? Era una risposta buona
come qualsiasi altra. Almeno fino a quando quel libro non
fosse stato scritto. Dolci angeli con arpe e seni da angeli. Non
un brutto pensiero, in fondo.
...
.
...
Capitolo dieci.
...
.
...
Edna entr in coma e mor in un pomeriggio di agosto del
1984, con un caldo che ti faceva urlare. Anche le cicale sembravano
urlare. E urlavano pure le sirene dei pompieri, perch
c'era un incendio in una casa a un isolato di distanza. Le sirene
amplificavano ancora di pi le urla delle cicale, e le rendevano
pi intense. L'incendio della casa era dovuto a un impianto
d'aerazione surriscaldato e non fu particolarmente dannoso,
ma di certo fece rumore. Fu il dottor Moomaw a raggiungere
la casa per esaminare Edna e certificare che fosse morta. Le
sent il petto e le tocc un polso. Fece tutto ci che fa un dottore.
Era la sua prima visita a domicilio da parecchi anni, disse.
Herman Marshall avrebbe voluto ucciderlo. Il dottor Moomaw
indossava le sue Adidas, i jeans e una felpa con la scritta
rubata al Texas medical center. Rimbocc le coperte
di Edna fino al collo. Stava facendo delle cure, giusto?, disse
rivolto a Herman Marshall.
Herman Marshall annu. Era seduto davanti alla finestra
che dava sull'ingresso e si sforzava di ascoltare il rumore delle
cicale e nient'altro. E di ricordare la sua ultima conversazione
con Edna, due giorni prima.
Il dottor Moomaw si volt e disse: E le disposizioni?.
Disposizioni?, disse Herman Marshall.
Riguardo al funerale, disse il dottor Moomaw.
 gi tutto fatto. Con la T. C. Drucker &c Sons. Li ha
chiamati Jobeth Stephenson. E molto vecchia. Pi vecchia di
me. Ma ... energica, sa? Vive dall'altra parte della strada,
e sono andato a chiederle come fare non appena ho sospettato
che Edna fosse morta. E Jobeth  venuta qui e abbiamo
trovato un vestito per Edna, e ora Jobeth  tornata a
casa e si sta occupando di fare tutte le chiamate necessarie. E
per quanto riguarda i funerali, ci penser la T. C. Drucker &
Sons.
Beh... perfetto, disse il dottor Moomaw. Ho... sempre...
sentito parlare bene della T. C. Drucker & Sons.
Anche per Billy ci ha pensato la T. C. Drucker & Sons.
Chi?.
Nostro figlio, disse Herman Marshall. Fece un cenno con
la testa verso il corpo di Edna. Io e lei. E il solo bambino che
abbiamo avuto ed  morto nel lontano 1966. La seppelliranno
accanto a lui.  stato gi tutto pianificato. Il pezzo di terra gi
acquistato, e tutto il resto....
Bene, disse il dottor Moomaw, e sorrise.  confortante,
no? Forse  morta un po' felice.
Forse?.
...s.
Sissignore, disse Herman Marshall. E forse  morta
strafatta di droghe, senza avere la minima idea di cosa le stesse
accadendo, a parte il fatto che stava perdendo i capelli. Forse.
Sissignore.  tutto un mucchio di forse, no? Un forse dopo
l'altro, senza che niente torni al suo posto per dare un minimo
senso alle cose.
Il dottor Moomaw si schiar la gola e disse: S, spesso lo
penso anch'io.
Certo, disse Herman Marshall. Abbass lo sguardo e fiss
le Adidas del dottor Moomaw. In fondo lei  solo uno stupido
campagnolo che ama correre, non  cos?.
...prego?.
Ma va bene.  venuto fin qui e non lo fa tutti i giorni, come
ha gi detto. Le sono grato. Un uomo che fa certi sforzi 
un brav'uomo.
...beh.
 venuto qui dal centro medico correndo o ci  venuto in
auto?.
In auto, disse il dottor Moomaw. Stavo gi guidando.
Avevo fatto tardi a un pranzo con degli amici. Ci esercitiamo
insieme. Solleviamo pesi e corriamo. E poi ho visto una
chiamata sul mio cercapersone e mi sono fermato in un minimarket
per telefonare, e la ragazza mi ha detto che lei aveva
chiamato. Cos, beh, eccomi qui.
Beh, disse Herman Marshall, davvero gentile da parte
sua. Si gratt il naso con un pollice. Decise che non gli interessava
pi stare l a fissare il dottor Moomaw e lanci un'occhiata
fuori dalla finestra. Dall'altra parte della strada, la vecchia
Jobeth Stephenson si stava muovendo nel salotto della sua casa.
Forse presto sarebbe andato a trovarla e avrebbero guardato
insieme uno di quei film sconci alla TV via cavo. Era probabile.
Dopotutto, non ci sarebbero pi state padelle da svuotare, lenzuola
da cambiare, viaggi in soffitta a cercare oggetti assurdi e
scalcagnati per inventarsi storie assurde e scalcagnate.
Mi spiace, insomma, disse il dottor Moomaw, parlando
alle spalle di Herman Marshall.
Herman Marshall non rispose.
Quando mi ha chiesto se sono venuto qui correndo o in
auto era sarcastico, ma era il suo dolore a parlare, e posso
capirlo.
...magnifico, disse Herman Marshall con un colpo di
tosse.
Se perdessi la mia Crystal, non so che cosa farei. Capisco
come si sente.
La sua cosa?.
La mia Crystal. E il nome di mia moglie. E ha due sorelle,
Ivy e Charity. Nomi tipici del Sud... se capisce cosa intendo.
Il Sud, disse Herman Marshall. Si accigli. Dall'altra parte
della strada Jobeth Stephenson sembrava sistemarsi il vestito
sui fianchi e il reggiseno. Il Sud, certo. E suppongo che
siano ricche. E che giochino a golf. E che anche loro corrano,
come il buon vecchio dottor Moomaw, il benefattore....
La prego. Sto solo tentando di....
La ringrazio, disse Herman Marshall, quasi vomitando
quelle parole. Ma quello che sto cercando di dirle  che forse
adesso se ne pu andare, ok? Voglio stare qui da solo con lei.
Ha fatto del suo meglio, dottore. Glielo riconosco. Non sono
un suo nemico. Per ora, gentilmente, le chiedo di lasciarmi
da solo. Gentilmente. Lo faccia per mia moglie. Apra la porta
e levi il culo da qui, possibilmente senza far entrare le zanzare,
se ci riesce.
...ok, disse il dottor Moomaw. Si diresse verso la porta
d'ingresso. Poi esit. Vuole... che le lasci qualche
tranquillante?.
No... non servono a nulla... ho provato quelli di Edna una
o due volte, e l'unico risultato  che mi sono sentito peggio....
Perfetto, disse il dottor Moomaw. Come vuole. Poi il
dottor Moomaw usc. Herman Marshall lo vide raggiungere
l'auto. Era una Lincoln - bianca, con la cromatura che catturava
quell'urlante pomeriggio d'agosto in uno spietato riflesso
di luce argentata. Il dottor Moomaw si ferm per un istante
di fronte all'auto dondolandosi sui piedi, come se si stesse allenando
per una corsa.
Herman Marshall fece una smorfia.
Poi il dottor Moomaw sal in auto e si allontan. La Lincoln
scomparve sulla strada senza fare rumore.
Herman Marshall toss. Non si prese il disturbo di coprirsi
la bocca. Dopo un po' si alz. Si appoggi al davanzale della
finestra per qualche secondo. Il rumore delle cicale cresceva e
rimbombava. Cammin fino ai piedi del letto e lanci un'occhiata
a Edna. Il dottor Moomaw aveva sistemato le coperte
e le lenzuola con cura. Jobeth Stephenson aveva accennato al
fatto che forse bisognava comprare una parrucca per Edna per
quando sarebbe stata sepolta. Herman Marshall parl ad alta
voce. Non c'era nessuno in quella stanza (a parte Edna, ma
lei non contava, giusto?), ma parl ad alta voce in ogni caso,
e disse: Certo. Una parrucca. Era una brava ragazza e rideva
un sacco. Lei e i suoi nastri e quelle riviste assurde che amava
leggere con tutti quei fumetti di animali parlanti.... Herman
Marshall esit. Si guard attorno. Annu. Forse stava imparando
a conoscere il silenzio. Forse si stava abituando all'idea
che non c'era nessuno l con lui. Si mise seduto accanto al letto.
Chiuse gli occhi per un istante. Si chiese perch cazzo quel
fottuto dottor Moomaw si era preso la fottuta briga di venire
fin l. Era rimasto colpito da Edna? Dalla buona, vecchia e
morente Edna? Beh, forse era cos. Forse il dottor Moomaw
aveva visto qualcosa in lei. Forse gli aveva ricordato qualcosa
della sua giovinezza. In ogni caso, era vero che aveva fatto
una visita a domicilio. Ma era una barzelletta, a pensarci bene.
Il fatto era che la visita era avvenuta solo dopo che lei era
morta. Herman Marshall apr gli occhi. Sorrise con dolcezza
alla moglie morta, e le sue labbra da nero erano umide. Di
nuovo parl ad alta voce. Forse gli hai ricordato la sua mamma,
disse Herman Marshall a Edna morta. Forse gli hai ricordato
i giorni in cui era solo un ragazzino. Che passava il
tempo fuori casa e faceva piccoli furti. Che scagliava una palla
da baseball contro la finestra della nonna di qualcuno. Che
tirava sassi ai gatti. O forse stava cercando davvero di fare
qualcosa per te. Lui e le sue Adidas e la sua Lincoln. Herman
Marshall serr gli occhi. Non era esattamente uno sguardo alla
Tom Mix, ma andava bene in ogni caso. Decise che era inutile
parlare ad alta voce. E in ogni caso, voleva ricordarsi cosa
si erano detti lui e Edna due giorni prima, nella loro ultima
chiacchierata. Quando aveva dovuto chinarsi per sentire quello che lei gli diceva.
Devo... devo dirtelo, disse. La sua voce un sussurro esile,
accompagnato da schizzi di saliva.
Silenzio, adesso, disse Herman Marshall. Non serve che ti
stanchi con tutto questo parlare. Silenzio, quindi. Zitta.
Stai zitto tu, aveva detto Edna, e aveva cercato di mettersi
a sedere. Ma le braccia avevano ceduto, e aveva emesso un gemito.
Poi, sdraiandosi supina e fissando il soffitto (i suoi occhi
erano come pezzi di plastica, faticava a mettere a fuoco le cose),
disse: Non c'entra nulla Phil Romero. Ho usato il suo nome
solo perch era morto, e non potevi andare a cercarlo per
vendicarti. Un uomo della tua et... capisci... avresti potuto
finire col farti del male...
...cosa?
Phil Romero, non era lui...
Non mi importa nulla di Phil Romero, disse Herman
Marshall. Lui non era nessuno...  un mucchio di pietre adesso...
 cibo per i vermi, per gli scarafaggi... ... ... cenere...
terra...
Non mi stai ascoltando, disse Edna.
Ascoltare COSA?, disse Herman Marshall. Stava tremando,
e cominciava a sentire di nuovo il maledetto impulso di
pisciare.
Non pensare a Phil Romero. Ragiona su quello che ti sto
dicendo. Pensa alla verit.
La verit?
E stato tuo fratello, disse Edna. Poi chiuse i suoi occhi appannati
e fu percorsa da un tremito.
Mio fratello? Quale fratello? Mio fratello quale?
Eldred Junior, disse Edna. Io e lui. Billy  figlio nostro. E
questo spiega tante cose.
Herman Marshall cerc di trattenere la vescica. Non aveva
tempo per mettersi a bagnare i pantaloni.
Non volevo dirti che era stato Eldred Junior, disse Edna,
cos ne ho scelto un altro. Ma adesso ho cambiato idea. Adesso
credo di essere obbligata a dirti la verit. Poi Edna socchiuse
lentamente gli occhi. Lui... devi capire... ti prego,
capiscimi... continuava a ripetermi quanto tu fossi una brava
persona... e continuava a dirmi che io e lui stavamo facendo
qualcosa di brutto... ma io continuavo a cercarlo... e continuavo
a dirgli che sapevo che tu andavi a letto di continuo
con mogli di predicatori e cameriere...
TU continuavi a cercarlo?, disse Herman Marshall.
Sissignore, disse Edna. Perch volevo un bambino. Perch
volevo che ci fosse qualcuno qui con me quando tu eri via,
per strada, e non sapevo cosa facevi, e io e te non riuscivamo
ad avere bambini, cos ho pensato... beh, credo che riesci a
immaginartelo cosa ho pensato...
Eldred Junior? Quando abitava qui con noi? Quando gli
davo da mangiare e tutto il resto?
...s.
Che Dio lo maledica.
No, disse Edna.
No? Perch dici no?, disse Herman Marshall, che cominciava
a provare lo stesso desiderio di mettersi a urlare come quello di pisciare. Probabilmente avrebbe fatto entrambe le cose.
Gli occhi gli bruciavano e faticava a respirare. Si tolse gli occhiali
e se li pul con una manica della camicia. Avrei preferito
che fosse stato Phil Romero, disse Herman Marshall, e strofin
le lenti, strofin fino a quando la manica della camicia non
divent calda.
No, disse Edna. Non vuoi dire veramente quello che stai
dicendo.
Come puoi sapere cosa voglio dire?, disse Herman Marshall.
Come puoi saperlo? Chi sei tu per poter dire una cosa del
genere?
Ragiona. TI PREGO, ragiona.
Ragionare? Ragionare su cosa? Mi stai dicendo che mio
fratello si  scopato mia moglie. Mio fratello. Sangue del mio
sangue. Un maledetto ciarlatano che non  mai riuscito a
mettere insieme quattro soldi, odiato da tutte e due le mogli,
con cui i figli non volevano avere niente a che fare, e tu...
che cosa vuoi che faccia? Devo andare fuori, prendere l'auto
e andare fino a Hope a mettergli una cazzo di medaglia sulla
tomba?
Stai tralasciando un particolare, disse Edna, con la voce
piatta e decisa. Forse, anche se stava morendo e lo sapeva, aveva
raggiunto la tranquillit. Ti stai dimenticando che cos era
il tuo stesso sangue.
Sangue? Perch era mio fratello? Era un buono a nulla. Tutto
ci che ha fatto nella sua vita  stato... sproloquiare.
Cosa?
Vuol dire passare il tempo a dire stronzate.
Ah.
Quindi su che cosa dovrei RAGIONARE?, disse Herman
Marshall.
Il sangue, disse Edna. Pensa al sangue. E capirai.
Herman Marshall si stava ancora pulendo le lenti degli occhiali
nella camicia. No, disse. Non capisco. Non mi viene in
mente niente se non che ricordare tutti quegli anni non vale
lo sforzo.
Il sangue, disse Edna. Ti prego. Il sangue.
No, disse Herman Marshall. Non riesco a pensare al sangue.
Riesco a pensare solo a mio fratello. Mio fratello che si
 fottuto mia moglie. Non lo chiamano incesto? Poi Herman
Marshall si infil gli occhiali. Luccicavano. Si stava domandando
se Eldred Junior fosse venuto a sapere di Elsie e avesse
fatto in modo di vendicarsi.
Adesso la bocca di Edna era spalancata. Faticava a respirare
e ansimava.
Herman Marshall sentiva spasimi di dolore al petto.
...il sangue, disse Edna, boccheggiando. Chiuse gli occhi
e si tocc le palpebre. Ti prego, non parlare di incesto. Il suo
sangue non era il mio sangue. Il suo sangue era... il TUO sangue...
e significava che sarebbe stato il sangue di Billy... il
sangue di Billy era il tuo sangue, in fondo...
Herman Marshall deglut e ingoi rapidamente la saliva. Toss.
Si strinse fra le braccia. Si pieg in avanti. La vescica gli tirava
e bruciava. Sent una goccia o due bagnargli le mutande. Il mio
sangue era... il sangue di Billy, disse, schiarendosi la gola.
...s, disse Edna. Apr gli occhi. Si stava sforzando di sorridere.
Il suo cranio spoglio era umido e pieno di segni. E ora
fai pure, disse. Uccidimi per i miei peccati. Ah. Ma io... non
mi sto divertendo...
Cos quando hanno seppellito Billy, disse Herman Marshall,
c'era il mio sangue nel suo corpo.
Edna lentamente annu.
Herman Marshall le tocc uno dei polsi paffuti. Non erano
pi cos paffuti. E questo dovrebbe sistemare ogni cosa?,
le disse.
...mi piacerebbe pensare di s... voglio dire, c' un Giudizio
Divino a cui mi dovr sottoporre, ma perlomeno voglio
che tu sappia di che sangue stiamo parlando, a chi apparteneva
il sangue di Billy...
Gi, disse Herman Marshall. Certo. Le strinse il polso. 
tutto a posto ora, mia cara. Non importa pi. Ti amo. Non ho
mai amato nessun'altra. E quanto al sangue... ti ringrazio per
avermelo detto... davvero...  solo... beh, devo rifletterci un
po', capisci? Ho la testa confusa. Herman Marshall  un caro,
vecchio ragazzo... ma ha la testa un po' confusa...
Dimmi addio.
Cosa?
Edna sbadigli. Timidamente si copr la bocca con la mano
piegata a coppa. Penso questa cosa... penso che sto per farmi
la pi grande dormita della mia vita, disse. Manda i miei saluti
a Garfield il gatto. E a Willie Nelson. E a Harry e Beth. E
a quella vecchia sporcacciona di Jobeth dall'altra parte della
strada. Dille che ha il mio permesso di tirarti gi i pantaloni,
se vuole... io... dammi un bacio, Herman... adesso... ti prego...
salutami come si deve, ok?
Herman Marshall si pieg verso la moglie.
Lei gli premette una mano contro la bocca per un istante.
Eri il migliore, gli disse. Eri il migliore, te lo assicuro. Lo sei
sempre stato. E c'era il tuo sangue nelle vene di Billy. Ragiona
su questo. Fai uno sforzo.
Herman Marshall annu. I suoi occhiali si erano appannati
di nuovo.
Poi Edna gli tolse la mano dalla bocca. Aveva sbadigliato,
e nello stesso tempo i suoi occhi avevano cominciato a
ondeggiare.
Herman Marshall baci la moglie delicatamente sulla bocca.
E baci alcune delle sue lacrime. Ti amo, le disse, e non
dobbiamo parlare della... cenere.
...pensa al sangue, gli disse Edna.
S, tesoro, disse Herman Marshall. D'accordo. D'accordo.
Lo far. Per te.
Poi Edna chiuse d'improvviso gli occhi. In modo brusco.
Non disse pi una parola.
E questo era successo due giorni prima, e adesso Edna era
morta, e Herman Marshall ancora non riusciva a capire bene
che cosa fare di quello che lei gli aveva detto. Forse era sollevato.
Perlomeno non era andata a letto con un messicano. Perlomeno
lui, Herman Marshall, su questo aveva avuto ragione.
Ma la verit era che gli aveva messo le corna, a lui, a Herman
Marshall, e va bene, va bene, quella maledetta storia era accaduta
quasi quaranta maledetti anni fa, ma di sicuro avrebbe
continuato a tormentargli la mente e le palle per tutti i giorni
e le notti che gli restavano. (Due giorni prima, dopo che Edna
aveva chiuso gli occhi per quell'ultima, definitiva volta, era riuscito
a raggiungere il bagno e il piscio era uscito con la violenza
di una strisciata di rasoio, e lui aveva spremuto il suo vecchio
cazzo, facendo cadere le ultime gocce, e poi si era chinato sulla
tazza e aveva fissato la confezione di Sani-Flush cercando
di riprendere equilibrio, con le gambe che gli scricchiolavano
e le ginocchia che gli cedevano. E si era lavato il vecchio cazzo
nell'acqua calda, che un po' gli ricordava la saliva, e cos gli era
venuta in mente la donna senza denti di Lebbraville in Louisiana,
e aveva emesso un gemito e si era dato dello stronzo senza
rispetto, e si era detto: Vorrei che non mi avesse raccontato nulla
di nulla. Insomma, Billy era mio figlio. Non era il figlio di
nessun altro. E quello che gli  successo non era una punizione
di Dio. Cristo, quando  troppo  troppo). E ora Herman
Marshall lanci un'occhiata al corpo di Edna. Le tocc la testa.
S, una parrucca le avrebbe dato un aspetto migliore. Qualsiasi
cifra costasse, avrebbe pagato senza lamentarsi. Parl al
cadavere di Edna. Starai bene, le disse. Sarai bella come la
notte che ci siamo nascosti in quello spiazzo dietro il cinema a
Shreveport. Le accarezz una guancia, ed era fredda. Ritrasse
la mano e se la strofin su una coscia. Pens ai cimiteri. Pens
a tutte le persone che erano sepolte nei cimiteri. Si chiese che
cosa succedeva a tutte le loro risate, a tutte le loro ambizioni, a
tutti i loro traguardi. Il Signore raccoglieva e metteva da parte
tutta quella roba? La conservava in attesa del giorno del giudizio?
O tutto svaniva come un sospiro? Herman Marshall parl
ad alta voce. Quello che intendo, disse,  che tutto va a finire
nella terra, a meno che tu non sia una donna cannone, e allora
magari ti cremano, per il costo delle tombe e via dicendo.
Si succhi i denti finti. Povero tesoro, disse a Edna. Poi esit.
Beh, non  che a me manca molto da passare quaggi.... E a
quel punto Herman Marshall alz lievemente le spalle. Si disse
che doveva onorare il ricordo di Edna e pensare al sangue. Beh,
domani ci avrebbe pensato, c'era tempo e...
Suon il campanello. Un dlin discreto, come quelli che si
sentono a volte negli ospedali e in certi grandi magazzini.
Herman Marshall si alz e raggiunse l'ingresso. Doveva essere
Jobeth Stephenson. Apr la porta.
Era Jobeth Stephenson. Era bassa e portava un abito a righe.
Si era messa il rossetto e il mascara. Come va?, disse,
esibendo con un sorriso la sua massiccia dentatura.
Abbastanza bene, disse Herman Marshall, e tenne aperta
la porta per far entrare Jobeth.
Anch'io, disse Jobeth, per essere una vecchia carcassa.
Entr. Herman Marshall chiuse la porta e la segu. La sua
gonna era troppo corta e le gambe nodose. Doveva avere ottant'anni. Maledizione. Probabilmente doveva averli superati
da un pezzo. Cammin fino al letto, fiss Edna e con aria
assente le tocc il labbro inferiore. Poi si volt verso Herman
Marshall e disse:  tutto a posto. Ho parlato con quelli della
T. C. Drucker e presto saranno qui. Che ne dici dell'idea di una
parrucca? Noi... cio io e un tizio della Drucker... ne abbiamo
discusso, e lui mi ha detto non preoccuparti, cara, abbiamo in
continuazione gente che muore di cancro e cos siamo pieni di
parrucche. Un uomo molto gentile. Mi ha detto che avevo una
voce... giovanile. Era solo il telefono... voglio dire, non mi ha
vista... ma mi ha fatto piacere... bisogna prendere quello che
passa il convento, no?.
Certo, disse Herman Marshall. Era fermo ai piedi del
letto.
Vuoi che ti accompagni a scegliere la tomba?, disse
Jobeth.
Mi farebbe piacere, disse Herman Marshall.
Jobeth si sedette accanto al letto. Si tocc i capelli. Io...
beh, se stanotte... insomma, se stanotte non ti va di restare
solo... puoi venire da me... ho un divano letto in soggiorno...
posso sistemartelo... insomma, non voglio che sembri che ti
stia proponendo nulla di... poco decoroso....
No, disse Herman Marshall. Ti ringrazio per la gentilezza,
ma me la caver benissimo qui. E ho parecchie pulizie
da fare.
Ti aiuter, disse Jobeth. Tutto quello che posso fare.
In grembo aveva una borsetta di pelle laccata. Prese un fazzoletto
di pizzo da dentro la borsa e scosse la testa. Avresti dovuto
vedermi ai tempi della Seconda guerra mondiale, disse.
Non che fossi una bellezza da favola anche allora, ma potevo
dire la mia, sai?.
Immagino di s.
Jobeth sorrise. Si pass il fazzoletto sotto gli occhi. Goditi
la vita...  sempre stato il mio motto.
Capisco, disse Herman Marshall.
Ballare. Ho ballato un sacco. Avevo i vestiti con lo scollo
tondo. La vecchia Jobeth e i suoi balli. E la musica....
Herman Marshall liber una boccata d'aria. Si avvicin alla
finestra e guard fuori per vedere se stava arrivando l'ambulanza
o il carro funebre o cosa diavolo doveva arrivare.
...
.
...
Capitolo undici.
...
.
...
Arrivarono, a poco a poco. Goffi e mormoranti. Alla loro et
avrebbero dovuto essere abituati ad assistere a quel dannato tipo
di scene, a quel dannato dolore, ma non lo erano. O perlomeno
cos sembr a Herman Marshall. C'era la maggior parte
dei suoi amici. Gli ubriaconi gentili del Top of the World. Harry
e Beth Munger. Le persone del quartiere. I vecchi compagni
della Gulfway Trucking. Persino Marva, l'esile Marva, che
non aveva mai disprezzato fare dei complimenti sul suo pene.
Indossava un abito nero attillato con lo spacco. Prese la mano
di Marshall fra le sue e la strinse. Lo abbracci. Gli disse di
passarla a trovare se voleva essere consolato in modo pi caloroso.
Gli disse che era sempre stato uno dei suoi preferiti. Herman
Marshall annu. Le disse che apprezzava il pensiero. Lei
accenn un sorriso e annu con la testa. Si separ da lui e si diresse
alla tomba, fissando accigliata il corpo di Edna. Era in
una delle due camere mortuarie della T. C. Drucker &c Sons.
Attorno c'era una folla sparsa di persone intente a chiacchierare.
I pi si toccavano il naso o si grattavano il mento, quasi
avessero bisogno di rassicurarsi di esserci ancora, l, palpabili,
coscienti, capaci di scoreggiare e ridere e pensare alle cose serie.
Edna giaceva dentro una bara grigia cosparsa di corone di
fiori e nastri, e i fiori e i nastri erano in gran parte gialli e
rossi. Erano sempre stati i suoi colori preferiti. Quegli addobbi
mandavano un odore sgradevole, o perlomeno cos sembr a
Herman Marshall. E dal momento che lui era l'unico a pagare
per quel dannato... spettacolo - o quel che era - pensava di
avere il diritto di dire che una cosa puzzava, se ne aveva voglia.
Era fermo di fianco alla bara. Edna indossava un vestito grigio
con colletto e maniche di pizzo. Il vestito grigio s'intonava bene
con la tomba. Era stata Jobeth Stephenson a indicarla a
Herman Marshall quando avevano dovuto sbrigare quella faccenda
di scegliere la tomba. E lui aveva annuito. La buona, cara
Jobeth. Le mani di Edna erano intrecciate sopra il ventre, e
qualcuno della T. C. Drucker & Sons - un becchino o l'imbalsamatore
o una delle donne che si occupavano del trucco del
cadavere - le aveva lucidato la fede. Adesso brillava luminosa.
Era tutto cos vivo l dentro. Sembrava un'ostinata, vuota, allegra,
fottuta decorazione di Natale. Herman Marshall spost
lentamente la testa da un lato all'altro. Si disse che doveva pensare
a qualcos'altro. Osserv il vestito di Edna. Se lo era fatto
da sola. Aveva sempre avuto un dono per il cucito, e aveva fatto
quel vestito dopo che il dottor Moomaw le aveva detto del
cancro. Aveva sorriso e aveva detto che quello era il vestito
adatto per una donna anziana. C' cos tanta... resa, aveva
detto. E Herman Marshall aveva detto, Cosa? E Edna aveva
detto: E questo l'umore con cui l'ho cucito. E significa che mi
sono arresa. A ogni centimetro di stoffa  come se avessi detto
mi arrendo, mi arrendo. Ma va bene cos. Tutti si arrendono.
Prima o poi. Quando  il momento. E poi Edna aveva
sorriso al marito. Ma non devi preoccuparti, aveva detto. Credo,
in un modo o nell'altro, di sentirmi pronta, sai? E poi lo
aveva zittito, facendo shh con la bocca, scacciando via le sue
parole prima che lui fosse in grado di pronunciarle. E ora, per
tutta la dannata vita che gli restava in corpo, lui non sarebbe
stato in grado di ricordarsi che cosa voleva dire. Pens che non
doveva essere nulla d'importante. Si dondol su una gamba e
poi sull'altra. Edna gli aveva chiesto di pensare al sangue. Nei
giorni prima del funerale, aveva cercato l'unico parente di sangue
rimasto a Edna, Eugene Coffee, il professore universitario
che adesso insegnava alla facolt d'inglese dell'Universit di
Pittsburgh. Herman ci aveva messo parecchie ore a trovare il
vecchio Eugene passando per vari centralini e altre cose del genere,
e Eugene alla fine gli aveva risposto, con la voce gentile e
squillante, ma gli aveva detto: Mi spiace davvero, zio Herman,
ma da settimane sono alle prese con un documento che
devo preparare per la Mia e ho dato la mia parola, capisci. E
Herman Marshall aveva detto: Hai dato la tua parola? DATO
LA TUA PAROLA? Sei il suo unico parente di sangue, quante volte
credi che possa morire? E Eugene Coffee aveva detto: Mi
spiace davvero tanto. E Herman Marshall aveva detto: S, ti
spiace davvero. Sei dispiaciuto come uno sterco di cavallo.
Hai dato la tua parola. Nelle mutande ce l'hai la tua parola...
E Herman Marshall aveva tremato mentre diceva quelle parole.
Non riusciva a capire perch si era fatto prendere da una
rabbia simile. Non riusciva a capire perch, verso la fine della
conversazione, aveva detto a Eugene Coffee: Se non verrai,
brutto stronzo figlio di puttana, se non verrai qui A DIMOSTRARE
AL MONDO CHE LEI HA UN PARENTE DI SANGUE, nessuno
sapr che si  lasciata qualcos'altro alle spalle oltre che quei
maledetti... vestiti... abbandonati... e magari qualche fiore
che ancora cresce in giardino. E Herman Marshall aveva pianto.
Aveva pianto un sacco. Troppo. E quella cosa gli ricordava
il vecchio film con Gene Autry, I texani non piangono mai. E,
per Dio, c'era del vero. Lui si era sempre considerato pi o meno
come un buon texano, ma ultimamente aveva ceduto un po'
troppo alle lacrime; si stava comportando come una vacca che
frigna in un macello mentre fissa i tizi con i coltelli e le mazze.
Aveva chiuso il telefono in faccia a quello stronzo di Eugene
Coffee senza aggiungere altro. Lui, Herman Marshall, il buon
vecchio Marshall che ancora indossava stivali e jeans e un berretto
con la scritta astros e non aveva mai dato importanza al
fatto di avere settantaquattro anni, si era appoggiato a un
muro e aveva pianto contro la carta da parati. Sbavando. E poi
si era piegato sulle ginocchia. E aveva pregato, rivolto a qualcosa
di imprecisato, magari il Dio del paradiso, il dolce Dio di cui
i predicatori non parlavano mai abbastanza. E poi Herman
Marshall aveva tirato su col naso e si era alzato, dicendo a s
stesso: continuo ad aver bisogno di quel dannato libro. Eravamo
dietro quel cinema, io e lei, ed  stata la notte pi felice della
mia vita, e come abbiamo fatto ad arrivare fin qui? Per quale
accidenti di discesa ci siamo inoltrati? Siamo scesi, sempre di
pi. Un maledetto precipizio. Certo, sono stato a letto con
un'altra donna, altre due, sei, dieci, dozzine (io, il Dongiovanni
Negro), e ho fatto saltare le cervella a qualche "Nazi" a suo
tempo, e devo ancora pagarla per Elsie e per quello che le  successo,
ma perch mia moglie si  dovuta scopare mio fratello?
E lo ha fatto davvero per il sangue? E allora, se il sangue  cos
importante e Eugene cos intelligente, perch non  venuto qui
a fare le cose come si devono, a dare i giusti onori? Poi Herman
Marshall aveva scosso la testa. E stava ancora scuotendo la testa.
E deglutiva. E la gente continuava ad avvicinarsi a lui e
chiedergli come si sentiva. In Texas la gente ti chiedeva sempre
come ti sentivi. Solo questo. Come ti sentivi. Non che cosa sentivi.
Ti vedevano a un funerale, a un matrimonio, a un pub, a
una grigliata, ed era sempre un continuo come ti senti, come ti
senti. A Herman Marshall sarebbe piaciuto poter dire come si
sentiva, ma sapeva che non era possibile, e cos se ne stava l appartato
e guardava le persone avvicinarsi alla bara e fissare assorte
Edna. E lei ovviamente aveva in testa la parrucca.
Gliel'aveva procurata uno dei becchini, un certo Grizzard, e il
servizio era costato cento dollari in pi. Mr Grizzard aveva
mostrato la maledetta parrucca a Herman con un gesto plateale,
e l'aveva persino sprimacciata. Era di un colore biondo argentato
e aderiva alla testa come una cuffia per il nuoto. Faceva
somigliare vagamente Edna a una di quelle matrone dei bordelli.
Non ricordava in nessun modo i capelli veri di Edna. In
nessun modo le si sarebbero potuti applicare dei nastri.
Herman Marshall credeva di odiare con tutto il cuore quella
fottuta parrucca, e stava pagando cento dollari per qualcosa
che disprezzava, e allora perch aveva permesso a Mr Grizzard
di convincerlo a comprarla? Ed era presente anche Jobeth, con
una patina di rossetto sul labbro superiore, ed era d'accordo
con Mr Grizzard sulla necessit di quella parrucca. Aveva annuito
quando lui aveva annuito, e aveva mormorato qualcosa
eccitata quando lui aveva sprimacciato la parrucca. Si era anche
strofinata i palmi secchi delle sue vecchie mani. La buona,
cara Jobeth, che probabilmente ci aveva dato dentro da matti
all'alba dei tempi, ah ah! E ora, ripensandoci, tutto ci che
Herman Marshall riusciva a fare era sospirare e scuotere le
spalle. Poi il nervoso, minuto e calvo Ike Sage del Top of the
World venne verso di lui. Indossava un completo lucido e scuro
che gli stava largo. I polsini della camicia erano sfilacciati.
Era una camicia scozzese. Arancione. Herman Marshall non
ricord di aver mai visto nessuno con un completo nero e una
camicia a scacchi arancione, ma al diavolo... Strinse la mano a
Ike Sage, e quello gli disse: Come ti senti?.
Bene, disse Herman Marshall. Magari un po' stanco...
ma capisci....
Ike si tocc i polsini sfilacciati. .. .mi spiace davvero, disse.
Ti ringrazio, disse Herman Marshall. Edna sarebbe stata
felice di saperti qui.
Ike lanci un'occhiata alla bara. L'ho gi vista. Ha un
bell'aspetto.
Non  male, disse Herman Marshall.
Anche i fiori sono belli.
S, disse Herman Marshall.
E i nastri che abbiamo fatto mandare dal Top of the World.
Mi piacciono molto. Sono raffinati.
Sissignore, disse Herman Marshall.  tutto molto bello.
L'agenzia funebre ha lavorato parecchio per fare in modo che
tutto fosse come doveva essere, come il giro d'ispezione durante
l'addestramento militare, sai?.
Ike Sage si schiar la gola. Sussult un po'. Aveva avuto dei
problemi alla schiena e si era rivolto a un chiropratico che andava
da lui una volta a settimana, e non perdeva occasione per
invocare quel tizio. Io... beh, mi hanno detto che non ha provato
dolore....
Un po' s, disse Herman Marshall. Si gratt rapidamente
con un pollice un angolo dell'occhio. Sissignore, disse Herman
Marshall, sbattendo le palpebre, il dottore ha fatto tutto
ci che ha potuto, ma non voglio mentirti e dirti che non ha
sofferto. Il dolore c'era. Il dolore c'era.
Beh..., disse Ike, deglutendo. Si era portato una mano
dietro la spalla e si stava massaggiando la schiena malandata;
ma poi, per qualche ragione, infil improvvisamente tutte
e due le mani nelle tasche dei pantaloni. Forse voleva toccarselo
un po', per rassicurarsi. Difficile da dire.
Non un dolore enorme, disse Herman Marshall, ma un
po'....
Beh, disse Ike, insomma, il dolore non  divertente, no?.
No, a meno che tu non abbia qualcosa di strano, come
quelle checche e gente del genere.
Mia madre  morta di cancro, disse Ike, nel lontano
1925, e credimi, soffriva. E stata malata di cancro per quattro,
forse cinque anni. Cancro all'intestino. E non c'erano i farmaci
che usano oggi, tutte quelle droghe, che da come la raccontano
pare quasi che sia divertente essere ammalati. Ho sentito
dire che ti fanno stare meglio che da sano.
...forse, disse Herman Marshall.
Insomma, questo  quello che ho sentito, disse Ike. Tir
nuovamente fuori le mani dalle tasche dei pantaloni. Strinse
il braccio di Herman Marshall. Senza molta forza. Beh, c'
parecchia strada fino a Pasadena, soprattutto per una vecchia
carcassa come me....
Certo, disse Herman Marshall. Capisco. Poi Herman
Marshall accenn un sorriso. Era tutto il giorno che si sforzava
di sorridere. Jobeth Stephenson gli aveva detto che era
necessario che si sforzasse di sorridere un po'. Gli aveva detto
che non sarebbe stato giusto n virile dare a vedere alle persone
che era distrutto. Un vero uomo non crolla, aveva detto
Jobeth, col collo rugoso che si era sollevato a mostrare un'improvvisa,
esile fierezza. E cos Herman Marshall sorrideva
un po' con tutti. Doveva smetterla con tutto quel maledetto
frignare, e Jobeth aveva ragione, e forse presto avrebbe fatto
una visita esplorativa dall'altra parte della strada e guardato
con lei uno di quei film con orgasmi e pompini. Harry Munger
una volta aveva chiamato quel tipo di roba Porcografia,
e tutti al Top of the World erano scoppiati a ridere. Ma perch
adesso Herman Marshall pensava a questo genere di cose?
Dov'era il suo rispetto? Maledizione, che maiale che era.
Continu a sorridere verso Ike Sage, senza palesare nulla. E
Ike lasci andare il braccio di Marshall. Quando strinse la
mano di Ike, fu come tenere fra le dita qualcosa di inanimato.
Ike si allontan. Herman Marshall not che anche i pantaloni
erano sfilacciati sul fondo. Sporse le sue labbra da nero
e sospir. Due dei suoi vecchi compagni della Gulfway Trucking,
George McLean e Freddie Weaver, erano entrati nella
camera mortuaria mentre era intento a chiacchierare con Ike
Sage. George e Freddie erano in pensione gi da anni (George
doveva usare il bastone per camminare e Freddie aveva perso
la vista all'occhio sinistro per un distacco della retina), ma
erano presenti a tutti i funerali, e ora erano l in piedi accanto
alla bara di Edna e stavano parlando, e Herman Marshall
era vicino abbastanza da riuscire a sentirli. E discutevano del
maledetto tempo...
Senti anche tu caldo?, disse George.
Fin troppo, disse Freddie.
Anche per essere in questa stagione, disse George. Lanci
un'occhiata veloce al viso di Edna.
Sono un tipico abitante di Houston, disse Freddie, in tutti
i sensi. Ma non sono mai riuscito ad abituarmi a questo dannato
caldo. Con tutti questi fottuti canali e questa umidit....
Fai attenzione al linguaggio qua dentro, disse George.
Oh, disse Freddie. S.  vero.
Ci vuole un po' di rispetto, disse George.
Certo. Hmm... non ha un brutto aspetto, vero?.
Gi, disse George. Anche la parrucca non le sta male.
La parrucca?.
Non vedi che ha una parrucca?.
Stronzate, disse Freddie. Non ha nessuna parrucca.
Ci scommetto quello che vuoi, disse George. Cento dollari,
la stessa cifra che ti ho fatto perdere quando hai scommesso
sui Cincinnati al Super Bowl, non so quanto tempo fa.
Questa donna  morta di cancro, e i dottori che si occupano di
questo genere di cose di solito ti somministrano delle cure che
ti fanno perdere tutti i capelli. E quando muori, ormai sei ridotto
come... una palla da biliardo....
Herman Marshall avanz verso George e Freddie, senza fare
rumore. Si ferm accanto a loro e fiss Edna per un momento.
Il viso della moglie era illuminato dalla luce bianca che
proveniva da un minuscolo faretto fissato al soffitto. Le guance
di Edna erano state rese pi piene con qualcosa. Forse cotone.
Il cotone sembrava una scelta logica. Herman Marshall si
volt verso George e gli diede un colpetto col gomito, un paio
di volte. George, vecchio mio, disse Herman Marshall, ci
hai preso. Un altro colpetto col gomito, che fece emettere a
George un piccolo strillo. Era calva come una passera rasata.
Avrei dovuto lasciarti scommettere col nostro Freddie. Lo
avresti ripulito e magari avremmo potuto spartirci la vincita...
insomma, considerato lo... spettacolo... che mi  costato
parecchio... e visti i soldi che mi ci sono voluti per far sembrare
Edna una stella del cinema....
George non riusc a dire nulla. Era piegato sul bastone e si
massaggiava i punti in cui Herman lo aveva colpito. I suoi respiri
erano contratti e affannosi.
Herman Marshall lanci un'occhiata oltre George e Freddie
Weaver.
Freddie Weaver velocemente gli prese la mano e gliela strinse.
Come ti senti?, disse.
Bene, disse Herman Marshall, tremando. La sua mascella
oscill.
George McLean sbatt le palpebre su e gi, e prov a deglutire.
...Cristo, disse, continuando a massaggiarsi i punti del
corpo che gli dolevano.
Non fare mai arrabbiare un uomo con i gomiti spigolosi,
disse Herman Marshall a George. Gli diede una pacca sulla
spalla. Non importa, disse Herman Marshall. Tu e Freddie
potete dire tutto quello che volete.
George fiss la moquette della camera mortuaria. Era di
colore verde lucido. Dopo un po', smise di massaggiarsi. Sono...
desolato, disse a Herman Marshall e gli tese la mano.
Herman Marshall gliela strinse.
Come ti senti?.
Bene, disse Herman Marshall, e ormai aveva smesso quasi
del tutto di tremare. Gli occhi gli bruciavano, ma non si sentiva
cos male.
George stava ancora fissando la moquette, il cui colore ricordava
a Herman Marshall uno stronzo d'oca. Siamo stati
un po' inopportuni... beh, credo che tu abbia capito.
Capito cosa?, disse Herman Marshall.
George annu, come a dire che s, doveva aver capito.
Capito cosa?, ripet Herman Marshall. Poi si pieg in
avanti verso George e Freddie e sibil quelle parole. Capito
cosa? Chi dice che ho capito? Voi due decrepiti? Insomma, venite
qui a parlare di lei nel modo in cui ne avete appena parlato
e io dovrei capire? Beh, cazzo, io non capisco, invece. Tutto
quello che so  che era la sola moglie che abbia mai avuto ed
 morta. E non  morta in un bel modo, no, e il suo unico parente
diretto non c' perch non poteva venire meno alla sua
cazzo di parola, ed  sangue del suo sangue, per Dio, ma doveva
scrivere, e cos sua zia Edna se ne pu andare a fare in
culo, visto che a lui non gliene frega un fico secco, e perci...
beh, rimango solo io a occuparmi di tutta questa... oh, non so
neanche cosa sia.... Ora Herman Marshall boccheggiava, e
forse aveva parlato un po' troppo forte, anche se si era sforzato
di mantenere bassa la voce. Si guard attorno. Le persone
stavano ancora chiacchierando. Ike Sage con Jobeth, entrambi
sorridenti, e forse stavano parlando di film con pompini e
orgasmi. Ike non gli aveva detto che doveva correre a Pasadena?
Beh, a quanto pare la buona Jobeth gli aveva fatto cambiare
idea. E ora gesticolava, e la sua camicia a scacchi arancione
fiammeggiava, e probabilmente le stava raccontando una barzelletta.
Oppure le stava dicendo che Herman Marshall era
uno stronzo.
George parl. Herman, disse. Io e Freddie siamo davvero
desolati. George aveva il viso pallido e preoccupato.
Amen..., disse Freddie.
La gente a volte dice cose senza senso, disse George.
Gi, disse Freddie.
Herman Marshall si morse le enormi labbra fino a sentirle
quasi sanguinare. Poi afferr bruscamente George e Freddie
per le braccia e li trascin lontano dalla bara. Attraversarono
la camera mortuaria fino a raggiungere un divano addossato
alla parete pi lontana. Herman Marshall si sedette, e fece segno
a George e Freddie di sedersi accanto a lui. I due vecchi
obbedirono borbottando qualcosa, e un ginocchio di George
emise un preoccupante scricchiolio. Herman Marshall sorrise
verso di loro e disse: Voi due, vecchi stronzi, mi sapete dire
dov' il libro?.
Il libro?, disse George.
Quale libro?, disse Freddie.
Herman Marshall sospir. Il libro, disse. Il libro che ci
dice che cosa dovremmo e non dovremmo fare. E non intendo
la Bibbia. Intendo il libro, il libro vero. Il libro che ci spiega
tutto. Guardate. Guardatevi attorno. Lo vedete quel vecchio
che parla e gesticola con quella donna anziana? Si chiama Ike
Sage, ed  uno con cui mi ritrovo a bere, e per lui  tutto come
una bella festa, no? Ma d'accordo. Conosco quella sensazione.
Sono andato anch'io a dei funerali, e ho parlato e fatto tutto il
resto. Ma significa che non avevo rispetto? Non credo. Quando
me ne stavo l a parlare, lo facevo perch ero vivo, no? E anche
adesso sto parlando un sacco, no? Ma un tempo parlavo
davvero tanto. Quando ero un ragazzo. Ma ho smesso di essere
un ragazzo da moltissimi anni. Ah! Beh, in ogni caso, ci
che sto cercando di dire  che, al diavolo, chi vive ha il diritto
di continuare a vivere. Credo di averlo letto su qualche giornale.
I vivi hanno il diritto di continuare a vivere. Sissignore. Ci
potete scommettere. O forse lo ha detto qualcuno in un film
che ho visto. Un uomo non sa mai quando certe cose gli si appiccicano
nella testa, vero? Oh, fa male. Anche la morte di Billy
fa male. Ve lo ricordate Billy?  morto da un fottio di anni.
Mi fa male tutte le volte che penso a lui. Sepolto in quella fossa,
dove ora sar raggiunto da sua madre, e non aveva nemmeno
diciassette anni quando ci ha lasciato, ed era sangue del
sangue di Edna e... hmm, sangue del mio sangue... e dov' il
libro che mi d anche un minimo di spiegazione per tutto questo?
Se non lasciamo nessuno su questo mondo, se non diamo
una continuit al nostro sangue, allora forse vuol dire che non
abbiamo lasciato nulla.  una cosa a cui credo davvero. E cos
quel... professore di universit... credete che si sia preso il disturbo
di venire fin qui? Ma al diavolo. E perci... quello che
voglio dire... se vi va di parlare della parrucca di Edna, che
importa? Giusto? I vivi devono continuare a vivere e devono
parlare di qualcosa, no? E non c' nulla di male a parlare della
parrucca di Edna. C' di peggio. Perci non vi tormentate. Ho
fatto male ad arrabbiarmi prima, quando eravamo vicino alla
bara. Ho sbagliato. Ormai a lei non importa pi. Certamente
non le importa della parrucca. Insomma, al diavolo. C' solo il tempo, amici, e il mondo va avanti, e nessuno ha scritto il
libro che ci dice questo  cos e quest'altro  cos e che ci spiega
tutto in modo chiaro, che anche noi vecchi stronzi e zucche
vuote possiamo capirlo. Cos non voglio che voi....
No, disse George McLean, strofinandosi un occhio con la
mano.
Cosa?, disse Herman Marshall. Aveva la gola gonfia,
chiusa.
La voce di George era asciutta, stanca. Non ho mai conosciuto
tua moglie, disse a Herman Marshall. Io... sono qui
e... non credo di sapere molte cose, ma penso che la vita che
tu e la tua signora avete vissuto... beh... non dev'essere stata
cos brutta... perch dal modo in cui ne parli, Herman... ci tenevi
parecchio..
Non cos tanto, disse Herman Marshall. Cazzo, quasi
per niente invece.
 quello che pensi tu, disse George. Tir fuori dalla tasca
posteriore un grosso fazzoletto rosso. Lo apr, se lo pass sugli
occhi e poi si soffi il naso. Ehi, disse, credo di essermi
messo a piangere, sai? Un vecchio texano come me. Scosse la
testa. Accidenti, ragazzi, disse.
E di nuovo amen, disse Freddie, il cui viso era rosso e
sudato.
Herman Marshall non sapeva cosa rispondere, cos non
disse nulla. Davvero non sapeva perch avesse detto ci che
aveva detto. Ma una cosa era certa, aveva parlato pi che a
sufficienza. Dopotutto era un texano quanto George. Il fatto
che si trovasse a Hope, in Arkansas, era solo un semplice
dettaglio tecnico. Herman Marshall era un texano, e i texani
erano gente tosta, che non si scopriva mai. Quello che doveva
fare, beh, era pensare a Tom Mix. Quello che doveva fare era
pensare a L'amazzone mascherata e a quello sguardo particolare.
C'erano cose da imparare da quello sguardo. Forse anche
come non piangere. Quello sguardo... quegli occhi... il tronco
dritto che sembrava annichilirti (oh Ges, anche Billy avrebbe
avuto quella postura se la meningite non si fosse insinuata
in lui come un serpente?)... accidenti, che uomo era Tom
Mix quando si trattava di essere decisi e determinati... su tutte
le cose, che si trattasse di avere a che fare coi cavalli o con
gli svaligiatori di banche o coi dieci comandamenti. Che carattere.
Non c'era dubbio, lui s che era un uomo. E Tom Mix
non aveva mai pianto. Tom Mix non si era mai lasciato destabilizzare
a causa del sangue. Oh, sarebbe stato vergognoso,
letale. E allora perch Herman Marshall era crollato? Perch
era arrivato a dire quelle cose a George e Freddie? Perch quegli
occhi umidi, quella gola gonfia? E perch George e Freddie
si erano cos commossi? Cos'era accaduto al mondo che Herman
Marshall aveva conosciuto per tutti quegli anni? Si alz.
Rivolse un rapido cenno della testa a Freddie e George. Non
avevano pi niente da dirsi. Si diresse verso la bara di Edna e
strinse la mano a un vicino di nome Zack Fears.
Come ti senti?, disse Zack Fears, che aveva la gamba sinistra
paralizzata e usava le stampelle.
Accidenti, amico, disse Herman Marshall.
Ti capisco, disse Zack Fears, traballando sulle stampelle.
...
.
...
Capitolo dodici.
...
.
...
Herman Marshall si ubriac come un coglione la sera prima
che Edna venisse sepolta e rest ubriaco come un coglione
per tutto il funerale e anche in seguito. Inizi a bere subito
dopo che le prime persone cominciarono ad arrivare a casa.
Harry, Beth, Jobeth Stephenson. S, Jobeth Stephenson.
Che razza di funerale sarebbe stato senza Jobeth Stephenson?
E c'era anche quel povero storpio di Zack Fears. E
Ralph Danielson, il poliziotto in pensione del Top of the
World. Era passato per assicurarsi che Herman Marshall tenesse
duro. Gli raccont che anche lui si era visto portare
via due mogli dalla Triste Mietitrice (Herman Marshall annu;
s, certo, sapeva ogni cosa delle due mogli che Ralph
Danielson si era visto portare via dalla Triste Mietitrice:
una era morta in un incidente d'auto sulla Gulf Freeway;
l'altra era stata colpita da una specie di malattia del sangue),
e Ralph Danielson ammise che nulla era facile in questo
mondo, ma un vero uomo non si faceva mai abbattere dagli
stronzi. Il tavolo della sala da pranzo era imbandito con
prosciutto, carne arrosto, patate, insalata e pane bianco, e
Ralph Danielson si serv. Gli ospiti avevano portato whisky
e birra. In onore di Herman Marshall, tutta la birra era Shiner.
Zack Fears si sedette su una poltrona, stendendo la
gamba paralizzata. Ci aveva pensato Jobeth Stephenson a
smontare il letto d'ottone, e lo aveva messo in un angolo della
stanza dove non sarebbe stato in mezzo ai piedi. Harry e
Beth bevvero del whisky J. W. Dickel. Beth aveva ancora un
bell'aspetto. L'apparecchio aveva giovato alla sua bocca.
Non sembrava pi che per baciarla si dovesse passare attraverso
un filo spinato. Herman Marshall si domand quanti
anni avesse. Non glielo aveva mai detto. Pensava che dovesse
averne cinquantacinque, ma ne dimostrava dieci di meno.
Il corpo era slanciato, anche se qua e l si notava qualche segno
di decadimento, e per anni Herman si era fatto delle
fantasie su di lei, nonostante fosse la moglie di un amico.
Ma al diavolo, pensarlo soltanto non faceva male a nessuno,
no? Sorrise - ma fra s e s, cos nessuno se ne accorse. Jobeth
Stephenson si avvicin e gli disse che aveva l'aria di essere
completamente andato. Herman alz le spalle. Aveva in
mano una bottiglia di Shiner e ne bevve un sorso. Le diede
una pacca sulla schiena e le disse che non aveva l'aria, ma
era completamente andato. Jobeth indossava un vestito bordeaux
che le lasciava scoperta la parte superiore del seno,
tutto raggrinzito. Gli sorrise. Gli accarezz un braccio. Poi
gli pass davanti e con la mano gli sfior la patta. Herman
Marshall sospir. Si sedette sul divano insieme a Harry e
Beth. Gli chiesero come stava. Lui accavall le gambe. Si
rabbui. Bevve. Beth stava per dire qualcosa, ma lui sollev
una mano. Ci sto pensando, disse. Strinse il collo della
bottiglia. Harry e Beth stavano bevendo il loro whisky J. W.
Dickel con qualche cubetto di ghiaccio. Poi Herman
Marshall disse: Credo di stare bene. E continuer a stare
bene - fintanto che c' un po' di Shiner da bere. E Herman
Marshall grugn. Beth gli sorrise e gli disse che Edna era andata
a stare meglio, non era cos? Herman Marshall scroll
le spalle. Disse che non aveva idea di cosa potesse essere la
vita da morti. Ah ah! Harry e Beth si accigliarono. Jobeth si
sedette sul divano insieme a loro. Le sue tette raggrinzite
ballonzolarono. Disse a Herman Marshall che era riuscito a
tenere duro per tutto il tempo in cui erano stati nella camera
mortuaria, ed era fiera di lui. Sorrise, e il rossetto sembr
dischiudersi in varie direzioni. Era come se... volesse fuggire,
quel rossetto. And a prendere altre bottiglie di Shiner
per Herman Marshall e lui dovette fare diversi viaggi barcollanti
fino al bagno. Il bagno gli sembrava sempre pi piccolo,
e le luci troppo luminose. Si sedette su un braccio della
poltrona su cui si era accomodato Zack Fears, e Zack disse:
Da me non sentirai mai dire che  andata a stare meglio.
Dalla mia bocca non uscir mai una stronzata del genere.
Sono solo un vecchio storpio, costretto a muoversi come
una marionetta, ma, per Dio, sono ancora in grado di apprezzare
la vita. E la luce del sole. Anche quando c' un fottuto
caldo come qui a Houston. Le persone che dicono che
altre persone sono andate a stare meglio una volta morte,
che cosa ne sanno? Che diavolo credono di sapere? Cosa ne
sanno della morte? Sai, Herman, mi sono occupato di revisioni
d'auto per la Katy per quasi trentacinque anni, e poi ho
lavorato come guardiano notturno. Te lo ricordi quando
passavo qui davanti sei sere a settimana col pranzo in un
sacchetto di carta e la maledetta '38 Special nei pantaloni?
Beh, quello era un lavoro, ed era buono, ed era un modo per
ricordarmi che ero vivo. Mentre il lavoro di revisore, beh...
mi sembrava semplicemente di occupare uno spazio. E anche
adesso... sono storpio e non valgo pi dello sterco di un
cavallo... ma preferisco respirare che non respirare, capisci?.
E Zack Fears stava boccheggiando un po'. E al tempo
stesso sembrava che stesse pure sorridendo. Aveva in mano
un bicchiere di Corby con cola, e se lo avvicinava alla bocca
delicatamente, e ci passava sopra la lingua. Herman
Marshall rimase seduto per qualche minuto nella sala da
pranzo imbandita col cibo, a respirare l'odore della carne e
della senape. Sperava che non rimanesse nulla di quel cibo.
Non c'era niente di peggio della carne arrosto lasciata a
diventare stantia. Edna di solito la buttava nella spazzatura,
e non c'era nessuno pi bravo di lei a cucinarla. Herman
Marshall respirava quell'odore e ricordava il profumo del
barbecue di Edna, e per un attimo sent la lingua impastata
e la testa fargli male. Si disse che non doveva ricordarsi del
barbecue di Edna. Doveva tenere bene a mente quello che
gli aveva consigliato Jobeth. Non voleva che si ripetesse
un'altra scena come quella con George McLean e Freddie
Weaver nella camera mortuaria della T. C. Drucker & Sons.
Si alz e prese a girare per la casa. Arrivarono altri vicini.
Charlie e Harriet Newell, che erano originari del Connecticut
e avevano dei gatti. I fratelli Bailey, Tom e Dick, due scapoli
che lavoravano per la metropolitana e mettevano da
parte ogni spicciolo per il loro viaggio annuale in Europa.
Fred Palmer, un tizio sovrappeso, due volte vedovo, le cui
mogli erano morte chiss quanti anni prima, disse a Herman
Marshall: Non affrettare nulla. Non correre. Fa che
tutto sia naturale e non dare retta a ci che ti dice la gente.
Herman Marshall annu. Lui e Fred Palmer erano in piedi
nella sala da pranzo, e Fred stava addentando un enorme
panino al prosciutto, e la senape fuoriusc dal panino e gli
cadde sulla camicia. Poco dopo, Herman Marshall si sedette
accanto a Harriet Newell, che gli disse che avrebbe avuto
bisogno di una bella gattina per tenergli compagnia. (Jobeth,
che era in piedi dietro la poltrona di Harriet, fece una
smorfia). Harry and da Herman Marshall e gli consigli di
andarci piano con la Shiner. Finirai per avere un mal di testa
terribile domattina, disse Harry, e con un pugnetto colp
il braccio di Herman. Poi, sorridendo, gli disse: Sar un
gran giorno, e sar meglio essere lucidi, no?. Herman
Marshall fece un passo indietro. Gli occhi gli bruciavano ed
erano come appannati. Sollev una mano di scatto e si allontan
da Harry. Avrebbe voluto dirgli qualcosa sulla storia
delle due valigie e dello scambio d'identit, ah ah, non
era stato divertente? Ma non aveva la minima idea del
motivo per cui voleva ricordargli quella cosa. Che diamine
c'entrava col funerale e tutto il resto? Che c'entrava col fatto
che c'era una donna a cui non piaceva l'odore della carne arrosto
stantia? E come si chiamava quella donna? S, il suo
nome. La cosa da fare era concentrarsi sul suo nome. Che
avesse succhiato o meno il cazzo di quel messicano. Sissignore.
Ecco la cosa intelligente da fare. Sia che il sole sorgesse
a est o a ovest. Herman Marshall si sedette sulle scale
che conducevano al bagno e alla sua stanza da letto, e Jobeth
gli port una Shiner, e lui pens a sua madre e suo padre,
e si ricord come sua madre si preoccupava della salute
di suo padre; s, suo padre, che era morto nel 1973, due anni
dopo sua madre, e Herman Marshall era sopravvissuto ai
loro funerali senza bisogno di ubriacarsi, ma di entrambi
non ricordava che aspetto avevano, e strizz gli occhi e bevve,
e and di sopra, fino al bagno, e pisci per met sulla tavoletta
e per met sul pavimento, e le luci del bagno erano
calde e davano l'impressione che la sua pelle fosse coperta
da uno strato d'acqua, e poi gli s'impigli il cazzo nella cerniera,
e la pip schizz, e Jobeth entr in bagno e disse ecco,
tesoro, ecco, resisti un attimo, e con delicatezza riusc a
sganciargli la cerniera e gli asciug il cazzo e tir di nuovo
su la cerniera, e lui cerc di chiamarla Florence Nightingale,
come la famosa infermiera, solo che gli venne fuori Horace
Flightingale, e lei ridacchi. Andarono al piano di
sotto, e il corpo di Ralph Danielson, la testa di Ralph
Danielson, comparvero come galleggianti davanti a loro, e
Ralph Danielson disse: Come ti senti?. E Herman
Marshall disse: E tu come cazzo ti senti?. E Ralph Danielson
emise una specie di ringhio. E Harry si avvicin a Ralph
Danielson e gli disse: Lascia perdere, amico... il nostro
Herman  un po' su di giri, capisci?. E Herman Marshall si
accasci sul pavimento, davanti a Zack Fears lo storpio, e
disse a Zack Fears lo storpio: Mi ricordo di te e del tuo lavoro
come guardia notturna e del tuo sacchetto di carta con
il pranzo... eri come in missione... e mentre tu facevi questo,
io dormivo tutta la notte, vecchio coglione, e tanti saluti
agli angeli che suonano in cielo, alleluia e amen.... E
qualcuno afferr Herman Marshall per le ascelle, lo sollev
in piedi, lo accompagn in cucina e gli porse una tazza di
caff, e la fronte gli faceva male, e si accorse della presenza
del seno raggrinzito di Jobeth che gli diceva: Sei un uomo,
e un uomo si ubriaca di tanto in tanto, e con questo?. E
Herman Marshall si sedette al tavolo della cucina e prov a
bere il caff, ma era troppo caldo. E poi Jobeth gli sorrise e
gli pass una bottiglia di Shiner e lo baci delicatamente
sulla bocca, e lui bevve la Shiner, e Harry e Beth entrarono
in cucina e dissero a Jobeth che era una donna terribile. E
Zack Fears grid dal salotto, chiedendo se si stesse perdendo
qualcosa. Herman Marshall per un attimo si ricord del
funerale del padre, e di un usignolo che aveva cantato per
tutto il tempo. Non ricordava niente del funerale della madre.
Ricordava un sacco di cose, invece, del funerale di Billy,
e che su quella macchina c'era scritto iles. Harry e Beth
ora erano in cucina e fissavano Herman Marshall e sorseggiavano
il loro J. W. Dickel. Quella macchina con la scritta
iles aveva una bocca, e quella bocca aveva delle zanne. Delle
fottute zanne. Herman Marshall rabbrivid. Voleva andare
in tutti i cimiteri di tutti i paesi di tutto il fottuto mondo
del cazzo a fare fuori tutte quelle macchine con la scritta
iles proprio come aveva fatto fuori i "Nazi". Herman
Marshall sorseggi la Shiner. Fred Palmer, quell'ammasso
di grasso, si sedette al tavolo con lui e disse: Aveva un sacco
di amici. Domani sar un vero e proprio evento. Vedrai.
La mia Shirley non aveva molti amici, ma la mia Marilyn...
beh, con la sua chiesa pentecostale, e l'associazione per i veterani,
e le suore della confederazione, con Marilyn c'era
una vera e propria ressa, ragazzi... una folla... il becchino
mi ha detto che erano tre, quattro anni che non gli capitava
di vedere cos tanta gente... da quando aveva sepolto un
consigliere comunale, o un prete, o qualcuno del genere. E
questo mi ha reso molto orgoglioso della mia Marylin... oh,
non che sia stata una santa per tutti gli anni che abbiamo
passato in cielo... oh, volevo dire insieme, ah ah!... un lapsus,
a forza di parlare di cimiteri e sepolture... in ogni caso,
era un vero e proprio dito nel culo, sai, un po' come un'emorroide,
capisci? Ma al suo funerale, dovevi vedere la gente.
Era come se ci fosse stata una che la dava via gratis, ah
ah! Sissignore... che la dava via gratis.... E gli occhi di Fred
Palmer fluttuarono nelle orbite, e Jobeth Stephenson si avvicin
a lui, si chin su di lui e gli disse che era disgustoso. E
Fred Palmer si lasci sfuggire una smorfia e disse: Gi. Ai
miei tempi ero molto bello, cos dicevano le donne. Alcune
di loro, perlomeno.... Sbuffando, Jobeth si rivolse a Herman
Marshall dall'altra parte del tavolo dicendogli che era
passata mezzanotte e che forse era ora per lui di schiacciare
un pisolino. Gli disse che ci avrebbe pensato lei a preparargli
il bagno. Gli disse che gli avrebbe messo delle lenzuola
pulite e preparato il letto. Herman Marshall la fiss accigliato.
Stava pensando a quello che Fred Palmer gli aveva
appena detto, sulla chiesa pentecostale e l'associazione per i
veterani e le suore della confederazione e tutto il resto. Edna
aveva sempre preferito stare a casa a cucire, o preparare una
torta di compleanno, o semplicemente rimanere seduta con
il marito a parlare di Hope, in Arkansas, e di un famoso
parcheggio dietro un famoso cinema nella grande metropoli
di Shreveport, in Louisiana. Fred Palmer stava ancora
parlando, ma Herman Marshall non riusciva a stare molto
dietro alle sue parole. C'era troppa luce. Forse Dio aveva alzato
il voltaggio? Forse Dio stava cercando di mettere in risalto
qualcosa? La verit era in quella cucina? Il libro era
nascosto in quella cucina? Herman Marshall rutt. Le sue
viscere si lamentarono. Gli ospiti cominciarono ad andarsene.
Harry e Beth aiutarono Zack Fears ad arrivare fino a casa.
Herman Marshall si ferm sul portico e si appoggi a
una colonna a guardarli. Fece un saluto con la mano verso
la macchina di Harry e Beth quando questa si allontan dal
marciapiede. Beth si sporse dal finestrino, ricambi il saluto
e sorrise, e il suo sorriso era perfetto. Per Dio, tutto il
mondo sarebbe stato fiero di avere un sorriso come quello.
Ralph Danielson and da Herman Marshall, lo sfior e gli
disse: Ci vediamo domattina. E ricordati, amico... la cosa
da fare  provare a superarla. Poi Ralph Danielson era gi
sparito. E cos i Newell, e i fratelli Bailey. E Herman
Marshall croll sul divano del salotto, e la premurosa Jobeth
si sedette accanto a lui, gli pass una Shiner e gli disse
che aveva ancora tutta la vita davanti e non voleva vederlo
cos preoccupato; lei sarebbe stata sempre disponibile, pronta
a esaudire ogni suo desiderio, e la verit era che aveva una
cotta per lui da molto pi tempo di quanto riusciva a ricordare,
e magari era vecchia, ma questo non significava che
fosse morta, eh eh, e poi esit, si schiar la gola, scosse la testa,
alz leggermente le spalle e disse a Herman Marshall
che lei non voleva mancare di rispetto a Edna, e Herman
Marshall le disse (parlandole in modo serio, scegliendo con
attenzione le parole e sforzandosi di concentrarsi su ci che
stava dicendo): Non stai mancando di risss... petto a nessuno,
non... lo so, come  vero che ci sono i fossati lungo la
strada e gli uccelli in cielo e lei... era grassa, la donna cannone,
dico, e cercava di convincerci tutti a votare per Alf
Landon, e noi ridevamo, tutti, e mio padre aveva un usignolo,
no, forse era mia madre... i vestiti, la borsetta di mia
madre, e nessuno davvero furbo ricorderebbe queste cose
che... finiscono per ucciderti, sissignore. E Herman
Marshall bevve un sorso di Shiner, e sentiva l'acidit nello
stomaco, e disse: A volte urinare, orinare, pisciare... insomma,
te la fai a dosso, capisci, nei pantaloni. E Jobeth
Stephenson si rannicchi accanto a Herman Marshall e disse:
Tesoro. Questo  il paradiso. E Herman Marshall disse:
Ma chi, dove, cosa, insomma cosa succederebbe se
lasciassi libera questa vescica?. E Jobeth Stephenson disse:
Silenzio. Zitto, ora. Sei il mio bambino e ti assicuro che
non ti succeder niente di brutto. Baci Herman Marshall
sulle guance e sulla bocca. Lo fece alzare. Gli disse che voleva
che andasse con lei dall'altra parte della strada. Gli disse
che aveva un sacco di Shiner nel frigorifero e che le aveva
comprate per lui quel pomeriggio, e che si sarebbero seduti
comodi in salotto a guardare un bel film alla TV via cavo.
Herman Marshall prov a scuotere la testa per dire di no.
Prov a dire a Jobeth Stephenson che c'era qualcosa di sbagliato
nel guardare con lei un bel film alla sua TV via cavo.
Tent di dirle che non era appropriato. Ma tutto ci che riusc
a dire fu: Edna... non  stata bene... non pensi a cosa
direbbe la gente?. E Jobeth disse: Oh, sono solo chiacchiere,
Herman Marshall. E lo aiut ad alzarsi, e gli fece
raggiungere barcollante la porta e poi lo trascin con s
dall'altra parte della strada. Gli disse che gli aveva detto la
verit quando gli aveva promesso che gli avrebbe preparato
la vasca e rimboccato le lenzuola, ma in fondo tutto questo
poteva aspettare, no? E fece sedere Herman Marshall sul divano
della sua casa, un divano a fiori che gli ricord un po'
il divano a fiori che un tempo avevano avuto lui e Edna; quel
divano a fiori era stato cos importante, ma lui non riusciva
a ricordarsi perch, e in fondo andava bene cos. Jobeth si
accovacci davanti alla televisione, l'accese e cominci a
cambiare i canali, e poi c'era questo negro nudo seduto a cavalcioni
su una donna bianca nuda, e si stava facendo una
sega sulle tette della donna che faceva smorfie e gli leccava
lo sperma. Cristo santo, disse Herman Marshall, e Jobeth
ridacchi. Lo raggiunse e gli disse che non le importava che
cosa lui pensava; gli si voleva sedere in grembo. E lo fece. E
baci Herman Marshall sulla bocca e gli mostr le tette appassite.
E gli disse che lei era una persona con degli istinti
come tutte le altre. E quel negro continuava a menarselo e
menarselo, con quella specie di pompa che aveva, con cui
avrebbe potuto squartare un cavallo. Jobeth premette il viso
di Herman Marshall contro le sue tette tristi. Gli disse
che aveva bevuto del gin, e che il gin la metteva sempre di
buon umore, oh tesoro, Jobeth ti adora. Herman Marshall
strofin il viso contro Jobeth e le sue labbra da nero fecero
su e gi, mentre intanto alla televisione due donne bionde si
stavano leccando la figa, e una delle due donne indossava un
reggicalze nero, e Herman Marshall sent il cazzo diventargli
duro, e Jobeth gli abbass la cerniera, glielo prese fra le
mani e inizi a menarglielo, e gli disse che in realt non voleva
niente per s; tutto ci che voleva era renderlo felice, e
aveva i calli alle mani, che per creavano una certa frizione,
e Herman Marshall gemette, e le due donne bionde continuavano
a leccare, leccare, leccare, e si sentiva una musica,
forse suonata da un clarinetto, e le donne della televisione
scopavano, scopavano, scopavano, e Herman Marshall
chiuse gli occhi e per un attimo vide quella bella, fantastica
donna del Rice Hotel, e improvvisamente lasci fuoriuscire
un piccolo, scialbo schizzo di sperma nella mano di Jobeth,
e lei gli sorrise e lentamente si port la mano alla bocca e tir
fuori la lingua e si lecc la mano, e il negro si un alle due
donne bionde e scop dal culo quella con il reggicalze. Jobeth
fece un risolino e parl di vero amore. Disse a Herman
Marshall che si era comportato da vero uomo nell'affrontare
la sua tragedia. Sospir. Si massaggi i capezzoli con i
pollici. Poi spinse il viso di Herman Marshall contro il suo
seno e gli disse di succhiare e di leccare; era il minimo che
potesse fare. E dopo un po' lui era di nuovo a casa, nudo
sotto la doccia, e l'acqua era calda, e sussultava, e Jobeth era
l con lui, lo stava abbracciando, e il suo corpo era tutto pieno
di macchie e rughe ed era curvo (la sua pelle aveva la forma
e la consistenza della pelle delle tartarughe, di quei cani
col doppio mento, di quei politici stanchi) e gli sussurrava
nell'orecchio, e lui aveva in mano una bottiglia di Shiner, e
continuava a bere perch non voleva che la birra si
mischiasse con l'acqua della doccia. E poi, dopo un secondo,
era sdraiato a letto, ai cui piedi c'era Jobeth, appoggiata
col viso al cazzo di Herman Marshall, e lui disse: Mai pi,
da adesso mai pi, l'ho apprezzato ma... non deve pi accadere.
E sentiva gli uccelli, ed erano rumorosi; il loro suono
copriva il rumore del condizionatore, e una calda, scura
mattina giungeva dal golfo, e Jobeth continuava a mungere
e gingillare il cazzo di Herman Marshall, e disse: Credo di
non essere mai stata cos felice. E timidamente gli leccava il
cazzo moscio, e per un attimo lui si ricord di quella donna,
Gloria o Diana o come diavolo si chiamava, che aveva leccato
le palle di Milt Willis. Sempre a voler dar retta alle storie
che raccontava Milt Willis. La meravigliosa Gloria o Diana
del Plymouth Rock. Cristo. Per colazione Herman Marshall
bevve due Shiner accompagnate da una fetta di toast bruciacchiata.
Era stata Jobeth a preparargliela e aveva dovuto
grattarla col coltello. Sono... sono davvero una cattiva ragazza,
disse. Non ho mai fatto altro che rincorrere il piacere.
Non riesco nemmeno a mettere a scaldare una fetta di
pane tostato senza fare disastri. Una donna della mia et
che non fa altro che rincorrere il piacere. Dovrei vergognarmi
di me stessa.... Poi smise per un attimo di parlare. Ma
no. Nossignore.... Poi si lasci sfuggire una risatina secca.
Gli prepar i vestiti per il funerale. Lui continu a fare su e
gi barcollante dal bagno per pisciare, e a volte pisciava nella
tazza, a volte sul pavimento, e una volta dentro la vasca
da bagno. Jobeth lo vest e gli allacci la cravatta. Il sole
comparve in cielo come un palloncino volante, e Jobeth disse:
Sar una bella giornata. E Herman Marshall disse:
Era suo cugino. No. Suo nipote. Sangue del suo sangue. Il
suo unico parente di sangue. Ma non  voluto venire. Era
troppo occupato. Aveva cose troppo importanti da fare.
Forse la sua merda profuma. E poi la lingua e la mente di
Herman Marshall si confusero nuovamente, perdendo lucidit,
e disse: Quell'egoista stronzo del cazzo che non sa...
che nulla viene dal nulla... oh, dov'... il libro che me lo
spiega... oh... fanculo. Jobeth attravers la strada per andare
a mettersi un vestito pulito per il funerale, e Herman
Marshall rimase seduto in bagno a bere Shiner e sentire l'odore
del suo stesso piscio. E ogni tanto si alzava e provava a
pisciare dentro la tazza, e a volte ci riusciva e a volte no. Si
appoggi allo specchio sopra il lavandino, e si lav a lungo
i denti perch non voleva che nessuno al funerale si accorgesse
che aveva bevuto. Si resse cos a peso morto contro lo
specchio e lasci impresse le impronte delle mani, le singole
linee di ogni palmo, e rimase l a fissarle; le studi, quasi le
annus. Dicevano molte cose di lui, come avrebbe potuto
fare una fotografia. Forse di pi. Jobeth torn e indossava
un vestito nero e scarpe scollate di pelle verniciata, e aiut
Herman Marshall a raggiungere il pianterreno, e lui ondeggi
verso la cucina e stapp una Shiner, poi si sedette con
Jobeth e bevve rumorosamente, e lei disse: Non mi interessa
quello che pensa la gente. Insomma, tu ne hai il pieno diritto.
Si stava passando lo smalto sulle unghie, teneva le
dita sotto la luce e se le fissava e ci soffiava sopra. Se un po'
di birra pu aiutare una persona a passare una brutta giornata,
disse, beh, allora perch non berla, non credi, tesoro?.
Harry e Beth passarono a prenderli in auto alle dieci di
mattina, e la Camaro verde di Harry era stata lavata e adesso
splendeva. Herman Marshall si sedette sul sedile di dietro
con Jobeth, e Beth la fiss corrucciata, e le unghie di
Jobeth luccicavano come la Camaro. Herman Marshall rutt,
mentre gli alberi sfrecciavano via. Beth disse qualcosa a
proposito dell'odore di birra e punt il dito verso Jobeth, ma
Herman Marshall non riusciva a capire bene che cosa si dicessero.
Era come se Beth e Jobeth si stessero gridando dietro
dal fondo di un tunnel. E perch si chiamavano proprio
cos, Beth e Jobeth? Non c'era gi abbastanza confusione?
Vennero accolti da Mr Grizzard della T. C. Drucker &C Sons,
il tizio che aveva venduto la parrucca a Herman Marshall.
Mr Grizzard fece parcheggiare l'auto da uno dei suoi impiegati,
e Herman Marshall, Jobeth, Harry e Beth furono accompagnati
ai loro posti nella fila di fronte della camera
mortuaria. La bara di Edna era ancora aperta e Herman
Marshall si avvicin, si pieg, sentendo ancora un vago stimolo
di pisciare, studi la parrucca e poi si gir verso Mr
Grizzard e disse: Sta bene. Usc barcollante dalla camera
mortuaria e fece una lunga pisciata prima che cominciasse
la cerimonia funebre. Fu Mr Grizzard ad accompagnarlo in
bagno, tenendolo per un braccio, e Herman Marshall provava
un fottuto desiderio di bersi un'altra Shiner. Mr Grizzard
lo riport alla camera mortuaria e un tizio grasso si
present a Herman Marshall e, sussurrando, gli disse: Sono
Eugene, zio Herman. E strinse la mano destra di Herman
Marshall. E disse: Ho fatto un errore. E il volto di
questo Eugene era grigio e leggermente macchiato, come la
faccia della luna. E Eugene si sforz di sorridere, ma senza
molti risultati, cos si volt per andare a occupare una sedia
vuota accanto a Harry Munger, e si sedette e la sedia cigol.
Herman Marshall si guard attorno e ci dovevano essere
una quarantina di persone. Riconobbe tutti e si sforz di
sorridere, domandandosi in che condizioni era il suo fiato.
La musica era soffusa, e il ministro di culto era grasso e
massiccio, ed era una specie di battista impacciato che era
stato ingaggiato dalla T. C. Drucker &c Sons, e Herman
Marshall non riusc a capire il suo nome (lui e Edna non erano
pi entrati in una chiesa dal giorno del funerale di Billy),
e questo ministro di culto o ciarlatano, o quell'accidente che
era, disse: Nel mezzo della vita. E: L'anima di Edna
Marshall sopravvive, come tutte le anime. E: Chiediamo
al Signore di regalarle la pace. E disse: Possa la speranza
della gloria eterna essere di conforto al nostro fratello Herman
Marshall. E sorrise in direzione di Herman Marshall.
E Herman Marshall sent il bisogno di pisciare. Accanto a
lui, Jobeth gli stringeva la mano, e Beth era accigliata.
Herman Marshall parl a voce piuttosto alta mentre il ministro
di culto recitava una preghiera che aveva a che fare
con l'Agnello di Dio, e Herman Marshall disse: Magari
non era perfetta, ma perch ha dovuto soffrire cos? Insomma...
cazzo. E poi una mano copr la bocca di Herman
Marshall, e la mano era di Harry, e il ministro scroll le
spalle e toss. Ralph Danielson, Harry, Frank Lee Doubleday,
George McLean e i fratelli Bailey fecero da portantini,
e trasportarono via da quel posto la bara di Edna in un lampo.
Herman Marshall, Jobeth e il tizio grasso, Eugene, il nipote,
raggiunsero il cimitero a bordo della limousine della
T. C. Drucker, che era guidata da Mr Grizzard in persona; e
a un certo punto, mentre la processione stava arrivando al
cimitero, Mr Grizzard disse: Aveva davvero un bell'aspetto,
e credo che la parrucca sia stata una buona idea. Herman
Marshall sentiva caldo alla vescica. C'era un po' di
brina, e l'erba del cimitero era marrone come la cacca di un
bambino, e gli irrigatori spruzzavano lentamente l'acqua disegnando
pallidi e languidi archi. Herman Marshall rutt e
oscill quando scese dalla limousine. Mr Grizzard e Eugene
lo afferrarono per le braccia, e Jobeth continu ad accarezzargli
le mani e le braccia. Osserv i portantini trasportare
la bara fino al bordo della fossa, che era circondata da erba
artificiale, e stava dentro una tenda, e l'impulso di pisciare
era cos forte che il vecchio cazzo surriscaldato di Herman
Marshall si sarebbe quasi messo a ululare, e Herman
Marshall tese l'orecchio verso gli irrigatori, per sentirne il
suono, il suono degli irrigatori, e alla fine si alz in piedi, si
allontan sbandando da quella tenda, si tir gi la cerniera
e si liber sulla lapide di un tizio di nome lamar, e Mr
Grizzard lo raggiunse a passi pesanti e si sforz di sorridere,
e Herman Marshall disse a s stesso: Suppongo che ci sia
qualcosa di completamente sbagliato in tutto questo. E poi
Herman Marshall per poco non scoppi a ridere.
...
.
...
Capitolo tredici.
...
.
...
Il nome completo del nipote grasso era stato in origine Alexander
Eugene Coffee. Era nato il 27 luglio del 1932, ai
tempi in cui Herbert Hoover era presidente degli Stati Uniti
d'America, e crescendo era diventato un entusiasta liberale
e un membro attivo della Common Cause e degli Americans
for Democratic Action, e non gradiva che gli venisse
ricordato di essere nato ai tempi in cui il triste Hoover era
seduto alla Casa Bianca. Nel 1953 si era fatto cambiare ufficialmente
il nome in Eugene Alexander Coffee, perch era
stufo che la gente continuasse a chiamarlo Smart Alex solo perch andava bene a scuola.
NOTA: Smart aleck  una diffusa forma colloquiale con cui si definisce una persona saccente, un saputello. FINE NOTA.
Cristo, il crudele e sguaiato snobismo degli ignoranti...
Beh, questo Alexander/Eugene Coffee era nato grasso ed
era cresciuto grasso. Alla madre piaceva ripetergli che da
bambino era simile a Churchill. Beh, al diavolo. Un sacco di
bambini erano simili a Churchill. E un sacco di bambini somigliavano
a Eisenhower. Tutti lo sapevano. Ma sua madre
aveva sempre avuto un talento per confermare le cose ovvie.
E cos facendo era spesso riuscita ad abbattere l'orgoglio di
Alexander/Eugene. E nel frattempo non faceva che riempirlo
di calorie. Budini e torte e... altra roba del genere. Gli diceva
che era il modo di dimostrargli quanto lo amava. A volte lui
ci pensava, quando era sotto la doccia e non riusciva a vedersi
i piedi. (La madre spesso gli diceva che era un debole. Gli diceva
che non era in grado di resistere alle tentazioni e che aveva
delle pessime maniere. Le piaceva raccontargli di quando
aveva due anni e si era messo a urlare al matrimonio di sua zia
Edna e suo zio Herman, tanto forte che aveva quasi mandato a
monte il matrimonio. Oh, ero cos IMBARAZZATA, diceva Mrs
Coffee. Non puoi capire quant'ero imbarazzata. E cos, proprio
come la proverbiale notte che si lanciava all'inseguimento
del proverbiale giorno senza che i due si raggiungessero mai,
lui aveva finito per odiare la madre).
Un giorno, la seconda moglie di Eugene gli disse: Sei un vero
e proprio caso umano. Si chiamava Beryl. Era la sola Beryl
che avesse mai conosciuto, e ovviamente l'aveva sposata lui.
Dai la colpa di tutto a tua madre, disse Beryl, che era una psicologa
infantile e conosceva bene certi argomenti. Non vuoi
prenderti la responsabilit dei tuoi comportamenti. Dovresti
vergognarti di te stesso.
Eugene volt lo sguardo da un'altra parte. A me non andava
di mangiare cos tanto, disse. Perlomeno all'inizio. Poi incroci
le braccia sul petto, a intendere che per lui il discorso
era finito.
Dio, sei cos DEBOLE, gli disse Beryl.
Forse  per questo che mi hai sposato, rispose Eugene
Coffee.
Beryl stava fumando una Marlboro. Cacci fuori il fumo,
e fu come se cenere e sabbia le roteassero attorno alla testa.
Spense la sigaretta in un posacenere d'ottone a forma di tazza
del water. Il posacenere era un regalo di un fratello di lei, che
beveva troppo e spesso fumava bucce di banana. Era la sola
persona a cui Eugene Coffee lo avesse visto fare.
Mi piacerebbe proprio SAPERE perch mi hai sposato, disse
Eugene Coffee a Beryl.
Allora siamo in due, disse Beryl. Non  stata la disperazione.
Non ero un cesso allora e non lo sono adesso. Non  che
la gente VOMITASSE o SVENISSE quando mi vedeva. E, anzi, i
miei seni erano molto apprezzati...
S, disse Eugene Coffee. Immagino. Dette un'occhiata ai seni
di Beryl. Erano tesi, sporgenti, bellicosi.
Non  stata la disperazione, disse Beryl. Niente affatto.
Niente affatto.
Mi hai sposato, disse Eugene, perch sono facile da tenere
al guinzaglio.
Beryl sorrise, e quel sorriso la fece assomigliare a un bicchiere
scheggiato. Facile da tenere al guinzaglio?, disse. Beh,
certo. Ma solo in senso figurato, ciccione.
Eugene non replic. Questa conversazione con Beryl aveva
avuto luogo nel 1974, o nel 1975, quando Eugene era sulla
quarantina inoltrata e pesava all'incirca centoventi chili. E
non superava il metro e sessanta d'altezza. Il che significava
che quando si sedeva, raramente mancava la sedia. Ma che
importanza aveva? Era sempre stato cos. Da bambino, alla
Hough Elementary School di Cleveland, in Ohio, i suoi compagni
lo chiamavano Fogna Umana. Mangiava praticamente
tutto, a parte la vernice sui muri. Elemosinava panini al fegato
d'oca. Per qualche biscotto con la marmellata si sarebbe messo
a ballare il tip tap. Era figlio unico e la madre gli dava cibo
in continuazione. Forse temeva che il vento le portasse via
il figlio. Se non spazzolava tre porzioni di ogni cosa, a parte
i tovaglioli, lei gli metteva il broncio, gli diceva che odiava
la sua cucina e lo accusava di essere un ingrato moccioso. E il
padre di Eugene - un tizio alto e dai modi teatrali, che si guadagnava
da vivere vendendo assicurazioni ed era una versione
pi scontrosa e dissoluta dell'attore Pat O'Brien - fissava Eugene
e lo accusava di essere uno stupido maiale. Tutto questo
a Eugene non sembrava avere molto senso, dato che la madre
passava tutto il tempo a cercare di fargli trangugiare del cibo.
(Doveva essere il tipo d'infanzia che avevano avuto quei serial
killer armati d'ascia, ma Eugene non aveva mai avuto animo o
coraggio per quel genere di cose, ed era un fallimento di cui si
rammaricava con tutto il cuore).
Eugene aveva trascorso tutto il periodo alla Hough Elementary
School ingoiando il rospo. Cos pure alla Addison Junior
High School e alla East High School, ed era ingrassato come
una prugna, con la faccia che esplodeva d'acne e perfino le verruche
alle mani; e una sera suo padre era tornato ubriaco a casa,
era entrato barcollante nella camera da letto di Eugene e
gli aveva detto: Perch non ti dai una regolata, ragazzo? Devi
volere bene a te stesso. E non sto dicendo che te lo devi menare.
Poi una breve risata. Asciutta. Stupita. Io ci penso a te.
Parlo di te coi miei amici. Dico loro che sei in gamba. Che sei
bravo. Veramente.
Eugene si era coperto il viso. Si era schiacciato i punti neri, i
foruncoli. Aveva fatto un sogno su una delle sue insegnanti alla
East High. Miss Goldfarb, che insegnava inglese e aveva un
bel paio di tette, e a volte, quando arrivava di corsa, i capezzoli
le si indurivano sotto il vestito, e nel sogno s'inginocchiava
di fronte a Eugene e con gentilezza gli chiedeva se c'era qualcosa
che potesse fare per farlo stare bene. E gli sorrideva. Un
sorriso meraviglioso, tremulo, remissivo. Un sorriso perfetto
per quel particolare tipo di sogno.
E poi il padre di Eugene lo aveva colpito allo stomaco con
un pugno. No, non lo aveva fatto davvero. In realt gli aveva
spinto indietro la pancia, gliel'aveva massaggiata. E aveva
sbuffato. E sentendo il fiato del padre, Eugene aveva fatto una
smorfia. E dopo un po' il padre aveva detto: Figliolo, tu... perch
devi... oh, cazzo... insomma, continuo a domandarmi...
dov'... il tuo... dannato ORGOGLIO...
Eugene aveva cominciato a piagnucolare. Era come se qualcuno
gli piantasse dei coltelli e dei chiodi negli occhi.
Il padre di Eugene gli aveva schiaffeggiato la pancia con
una mano, e la carne aveva tremato e sobbalzato.
Eugene aveva contratto il viso.
Costringi la gente a voltarsi dall'altra parte, aveva detto il
padre.
Eugene aveva spostato la testa da un lato all'altro.
Vorrebbero scavarsi una fossa pur di non guardarti, aveva
detto il padre. Vorrebbero lasciare la stanza, smammare, svignarsela,
mettersi a correre per la strada... e non so cos'altro...
Eugene, frignando, si sbavava sul palmo delle mani.
Il padre gli aveva schiacciato la pancia e aveva detto:  un
peccato che tu non sia un fottuto tubetto di dentifricio. Ti
aprirei e farei uscire tutto quanto... tutto quel cazzo di grasso,
culo grasso... sembra che quando cammini hai una pannocchia
infilata su per quel culo enorme, lo sai? Cammini
come se fossi seduto su una bicicletta, solo che qualcuno ti
ha tolto la bicicletta da sotto il CULO... stai ascoltando quello che ti dico?
Eugene aveva provato ad annuire. Forse ci era persino riuscito.
Non lo sapeva.
E il fatto ..., disse il padre, esitante, il fatto ... che io ti voglio
bene. Insomma, questa sera ero all'Avon Bar, e Tommy
Humphries, Bill Salso, Joe O'Brien e tutto il resto della compagnia
mi chiedevano se era vero che dovevi stare al centro
della casa, perch se stavi in un angolo o su un lato la casa si
rovesciava... e, oh, sarebbe stata anche una battuta divertente,
solo che mi faceva male, capisci? E poi ho pensato: Cristo,
se questi discorsi feriscono ME, allora che effetto hanno su di
TE? E cos eccomi qui, e insomma, riesci a dare una risposta
alla mia domanda?
Eugene non era riuscito a dire nulla. Era troppo occupato a
lamentarsi e a schiacciarsi la faccia.
Il padre aveva atteso.
Eugene aveva provato a scrollare le spalle. Forse persino a
formulare una sillaba. Non sarebbe riuscito a fare molto pi
di questo, in ogni caso.
Alla fine il padre aveva schiaffeggiato per un'ultima volta
la pancia di Eugene, ma senza forza e come se si fosse arreso.
Senza conseguenze sulla miserabile, stupida ciccia di Eugene,
senza fargli alcun male. Le giunture e le ossa del padre erano
sembrate andare in pezzi. Aveva sospirato. Gi, aveva detto.
Proprio cos. S. La sola risposta possibile  nessuna risposta.
Esatto.
Eugene si era tolto le mani dal viso. Aveva aperto gli occhi.
Aveva sbattuto le palpebre. Aveva grattato via un po' di saliva
che gli si era seccata a un angolo della bocca. Aveva aperto gli
occhi a causa della voce del padre. Era come se gli fosse giunta
dall'oltretomba.
Adesso il padre di Eugene era in piedi davanti alla porta. Con
le mani intrecciate davanti alla cintola, il padre di Eugene aveva
tenuto gli occhi fissi sul pavimento e aveva detto: Mi spiace.
Stava sussurrando - o almeno la sua voce era quasi simile a un
sussurro, poco pi udibile del suono di una manciata di sabbia
fatta scorrere in un piatto di ceramica. Sono tutte... stronzate,
aveva detto poi. Sei quello che sei, e se ti ferisce o meno... beh,
questo non  un maledetto affaraccio mio, giusto?
Eugene a quel punto era riuscito a dire qualcosa. Aveva detto:
Pap...
Il padre di Eugene aveva scosso le spalle. Aveva allontanato
le mani dalla cintola. Aveva fatto un gesto con la mano, come
per far tacere Eugene, per scacciare via la sua voce, anche
il minimo tentativo di replicare, quasi stesse scacciando una
falena o un moscerino.  colpa mia, aveva detto. Solo mia.
...no.
Il padre di Eugene aveva aperto con decisione la porta. Che
cosa ne vuoi sapere TU? E poi era scomparso, sbattendo la porta.
Eugene aveva avuto un sussulto. Si era rotolato sulla pancia,
creando una specie di fossa nel letto, aveva chiuso gli occhi
e si era sforzato di riportare alla mente l'immagine di Miss
Goldfarb. Aveva anche sentito un po' di fame.
Non dimenticava mai discussioni come quella. A dire la verit,
non dimenticava mai quasi nulla. Gli piaceva ripetere che
sapeva un sacco di cose ed era pieno di ricordi - pieno quasi fino
a scoppiare - ma aveva poca saggezza, o forse non ne aveva.
(Dopotutto, e la domanda sembrava di fatto gi chiudere
la questione, quale uomo saggio si sarebbe preso il disturbo di
cambiarsi il nome?). Provava ad annotarsi tutto. Gli piaceva
fare delle liste. Aveva una lista completa di tutte le donne con
cui aveva fatto sesso. In totale erano sette, incluse tre prostitute
e le due mogli. (Una delle prostitute somigliava alla Shirley
Temple del 1949 circa, e aveva il sedere tatuato. Eugene pensava
spesso a lei. Ci era andato a letto solamente una volta, e
lei lo aveva colpito coi pugni e chiamato mio dolce rotolino, e
lui le aveva detto va bene, fai pure, se ti rende felice. E lei era
scoppiata a ridere, e aveva un dente d'oro che luccicava. E gli
aveva detto che era proprio un cazzo di bel tipo). Teneva anche
un diario, e venerd 22 novembre 1963, quando ancora era
sposato con la prima moglie, Trudy, aveva scritto:
Mi sono dimenticato di ritirare i vestiti questo pomeriggio, e Trudy
si  messa a strillare. Le ho detto che le notizie da Dallas dovevano
avermi in qualche modo turbato. Lei mi ha detto: Beh, a me no.
Sono repubblicana. E poi ha detto: Ci andiamo ancora alla partita
di football domenica, vero?. E io le ho detto: Ci sar la partita
di football?. E lei ha detto: Perch non dovrebbe esserci?. Poi 
corsa in lavanderia. I freni e le gomme dell'auto hanno emesso uno
stridio e poi si  allontanata. Priss  venuta da me con i pantaloncini
bagnati e piangeva. Le notizie sull'assassinio hanno sostituito la
programmazione dei cartoni di Heckle & Jeckle e Walter Cronkite
aveva il viso addolorato, con le guance che gli pendevano all'ingi.
Ho dato un bacio a mia figlia sui suoi dolci capelli rossi. Le ho detto
che il mondo a volte  un posto terribile e che certe persone sono...
cattive. Le ho detto che ogni tanto ci tocca essere coraggiosi e fare
dei sacrifici. Ho provato a spiegarle qual  stato il sacrificio del presidente,
ma la voce mi ha ceduto. Priss mi ha chiesto se io e mamma
avremmo sacrificato la partita di football e io le ho detto di no, che
credevo di no. Mi ha chiesto perch lei doveva sacrificare Heckle & C
Jeckle mentre io e sua madre non dovevamo rinunciare alla partita
di football. Mi ha detto che quel vecchio idiota di Walter Cronkite
era noioso. Non sono riuscito a dirle nulla, e poco dopo si  messa a
piangere e piangere e piangere e piangere ancora.
(Povera Priss. Nel 1984 era sposata con un dentista, da cui non
era riuscita ad avere figli, e la sua migliore amica era una donna
di nome Eleanor LeBay. Priss aveva solo ventinove anni, e
Eleanor LeBay quaranta o gi di l, e amavano ridacchiare insieme
e spettegolare e farsi le mche dal parrucchiere. Il marito
di Priss si chiamava Ben Lichtenstein e aveva sessant'anni, e
spesso raccontava a Eugene quanto si divertiva e com'era felice
con la dolce Priss, e a volte con affetto la chiamava la sua tuttofare.
Priss e Lichtenstein vivevano a Cos Cob, nel Connecticut,
e la loro casa si affacciava sul canale di Long Island. Ogni
volta che Eugene Coffee passava a trovarli, lei aveva i capelli di
un colore diverso. Era abbastanza certo che guardasse ancora
i cartoni alla televisione il sabato mattina. Forse, per quanto
ne sapeva, li guardava insieme a Eleanor LeBay, e si cotonavano
i capelli e bevevano sciroppo al cioccolato Bosco).
La partita di football alla fine fu giocata. Domenica 24 novembre
1963, il giorno in cui Ruby uccise Oswald, i Cleveland
Browns sconfissero i Dallas Cowboys 27 a 17. C'era parecchia
gente allo stadio di Cleveland. Dopotutto rimanersene a casa
avrebbe forse riportato indietro i morti? Eugene Coffee e Trudy
trovarono degli ottimi posti nel primo anello. Trudy aveva
le braccia coperte di lentiggini ed era... solida. Amava mangiare
la carne cos al sangue che si poteva quasi sentire il manzo
urlare (era un suo modo di dire) e sollevava pesi e le piaceva
strillare. Lei e Eugene divorziarono nel 1968, e lei ottenne la
piena custodia di Priss, la loro unica figlia. La sera in cui venne
firmato il divorzio, Eugene usc e si ubriac. Insegnava inglese
alla Cleveland State a quei tempi, ed entr in un posto chiamato
Pat Joyce's, dove bevve Chivas Regal e parl col barista,
che si chiamava LaRue e veniva dalla Georgia o dall'Alabama
o da qualche posto simile. Eugene si sentiva come se qualcuno
gli avesse scavato dentro il petto. Sapeva che in qualche modo
avrebbe dovuto essere felice, invece la sensazione era come
di qualcuno che gli scavava nel petto, e davvero non c'era altro
modo per esprimere come diamine si sentiva. Lo spieg a
LaRue, e LaRue disse: Cazzo.  sempre meglio di un raffreddore.
E poi c' il Chivas.  come la penicillina. E Eugene disse:
Ne sei convinto? E LaRue disse: Non ne sono convinto.
Lo so per certo. E Eugene disse: Sarebbe bello. E LaRue disse:
Ora rilassati, amico. Divertiti. Dimmi. Ti stai divertendo?
E Eugene disse: S, certo. E LaRue disse: Non hai molto l'aria
di uno che si sta divertendo. Sembra quasi che non sai cosa
stai facendo. Sembra che stai qui perch non sai dove altro
andare. E non sembri nemmeno a tuo agio. E Eugene disse:
Che? E LaRue disse: Il modo in cui te ne stai l, AGGRAPPATO
a quel bicchiere di Chivas. Tutto chino in avanti. Finirai
per farti venire il mal di schiena. E non  il modo di festeggiare
un divorzio. E Eugene annu. E cominci a parlare, aumentando
sempre pi la voce, e disse: Sai, accidenti, forse non
 cos giusto FESTEGGIARE un DIVORZIO. Io e Trudy... abbiamo
passato momenti belli. Lei aveva un sacco di energia. Ce
l'ha ancora adesso. Una notte abbiamo rotto il letto. Lei era
sopra di me. Stava cavalcando il suo puledro, e il puledro era
un bestione grasso che era il sottoscritto qui presente, e io e
Trudy ci dimenavamo e saltavamo e ci muovevamo e sospiravamo,
e poi la struttura del letto ha ceduto, sai? La STRUTTURA.
TUTTA QUANTA, A PEZZI. E le rotelle si sono sparse per
tutta la stanza, e vuoi sapere una cosa? Eugene fece una pausa
significativa e sorrise. E LaRue disse: Voi due non avete smesso.
E anche LaRue esib una specie di sorriso. Era un sorriso
benevolo, le labbra azzurrognole e i denti marci e gialli. E Eugene
disse: Come fai a saperlo? E LaRue disse: Un uomo  stato
qui la scorsa settimana e mi ha raccontato la stessa storia.
E finiva allo stesso modo, con loro due che non smettevano.
Cos ho immaginato che, beh, magari era successa la stessa
cosa anche a te. E Eugene disse: Beh, per noi  stato speciale.
E LaRue disse: Certo. E Eugene disse: Voglio proprio ubriacarmi.
E LaRue disse: Credo che a questo possiamo rimediare.
E Eugene disse: Tutto questo mi fa sembrare debole, vero?
E LaRue disse: Debole? Stronzate. Non c' niente di sbagliato
nel bere. Tiene lontani quelli come me e te dalle sale da biliardo
e dagli angoli delle strade. E poi, mi piace sentire i miei
clienti parlare. Annuisco sempre quando mi parlano. E mi
gratto il mento. Mi fa sembrare pi saggio, come un vecchio
gufo. E faccio delle specie di gorgheggi col fondo della gola.
UMMMMM. UMMMMM. Sembro uno di quei maledetti Mills
Brothers. E Eugene sorrise. E LaRue gli vers ancora da bere.
Eugene si svegli la mattina dopo nel suo letto e non aveva
idea di come avesse fatto ad arrivarci. Non era pi tornato
al Pat Joyce's, e cos non aveva mai pi parlato con LaRue. Temeva
di potersi sentire in imbarazzo.
Il divorzio da Trudy (la corte gli concesse di vedere Priss
due volte al mese e quasi sempre Priss sembrava annoiata e
a volte di cattivo umore e assonnata, e guardava sempre da
un'altra parte con quegli occhi intontiti e opachi) era stato seguito
da tre anni di celibato, ma nella sua visione delle cose
non era questo il tempo realmente trascorso. Ecco che cosa
scriveva nel suo diario venerd 3 luglio 1970:
Ho dei dischi, una televisione e dei libri. Ma oggi fa troppo caldo
per i dischi, la televisione e i libri. Sto seduto a un tavolino pieghevole
davanti all'impianto dell'aria condizionata e ascolto il rumore
del traffico, e il Pianeta sta disegnando un sentiero lungo il fiume
e tra i boschi fino alla Grande Madre, ma tutto quello che ho sono
libri, dischi, televisione. Oggi sto pensando a mia zia Edna e a
mio zio Herman che abitano in Texas. Raramente penso a loro. Mi
sembrano esseri anonimi. Eppure oggi sto pensando a loro. Che cosa
faranno domani, quando sar giorno di festa e tutti salteranno in
aria spaventati al suono dei fuochi d'artificio? Faranno una grande
festa con un vitello macellato e un barbecue, invitando tutti i vicini?
Sar lo zio Herman a squarciare la gola del vitello? Mi pare di ricordare
che ha ucciso molti tedeschi in guerra. Non ho mai visto lo zio
Herman. Lo conosco solo da qualche foto. Non  strano? Zia Edna
s... l'ho vista. Ricordo quando veniva qui con il piccolo Billy, nel
'50 o nel '51. Ora lui  morto di meningite, e io non ho partecipato
al funerale. Dio, parteciperei volentieri a un funerale oggi. Almeno
avrei qualcosa da fare.
Incontr Beryl a una festa di facolt nell'autunno di quello
stesso anno, il 1970, e si sposarono la primavera seguente. Lei
era magra e non c'era dubbio che i suoi seni a punta suscitassero
l'ammirazione di molti. Aveva i fianchi stretti, e quando
portava i jeans aveva un aspetto strepitoso, e ne era consapevole.
Non leggeva niente a parte libri sulla psicologia dei
bambini, e non andava mai al cinema o a teatro o ai concerti.
C'erano intere settimane in cui nemmeno rivolgeva la parola
a Eugene, e lui non capiva perch. Avrebbe voluto chiederglielo,ma non ne aveva mai avuto il coraggio. La madre di Eugene
mor di un'emorragia cerebrale nell'agosto del 1972, e
zia Edna venne da Houston per il funerale e disse a Eugene:
A me e a Herman farebbe molto piacere se ci venissi a trovare
un giorno di questi. E Beryl, che era in piedi accanto a Eugene,
sospir e si fiss le unghie delle mani. E zia Edna parve
arrossire. Zio Herman non era l con lei perch, beh, ogni tanto
gli si ripresentavano dei vecchi reumatismi, che potevano
essere parecchio dolorosi, soprattutto per un uomo della sua
et. Stava invecchiando, e nel giro di tre anni avrebbe lasciato
la Gulfway Trucking e sarebbe andato in pensione, ed era
il momento giusto per farlo, con tutto quell'aumento del traffico
e dei mezzi di trasporto. Non dorme come si deve, disse
zia Edna, e mi fa preoccupare un sacco. Poi Edna scosse la testa.
Era bassa e rotonda, e muoveva le mani disegnando cerchi
nell'aria, ed era come se stesse provando a sollevarsi in volo.
Aveva dei capelli meravigliosi, lunghi e lisci, quasi scioccanti.
Li teneva fermi con delle spille e dei pettini di tartaruga. Per
come la vedeva Eugene, molte donne pi giovani di vent'anni
avrebbero ucciso per avere dei capelli cos. Quella notte, dopo
le esequie, ne accenn a Beryl, e lei disse: Come fai a dire una
cosa del genere? Hai forse qualche assurdo complesso d'Edipo
per la tua povera, tozza zietta del Texas? Eugene non rispose.
And in cucina e si prepar un gin tonic, dicendosi che
quella era la cosa migliore da bere quando uno era assetato
in una sera d'agosto. Cerc di togliersi dalla mente quello che
Beryl gli aveva detto. Cristo santo, in fondo doveva anche considerare
da chi provenivano quelle parole, no? Divorziarono
nel 1976, dopo che lui la trov a letto con un sergente reclutatore
dell'esercito, un tizio coi capelli corti e la mascella sporgente.
Il sergente aveva il cazzo infilato fra le tette a punta di
Beryl, e Eugene fin per dire, al sergente e a Beryl che lo fissavano:
Oh, vi chiedo perdono per il disturbo.
E questo  quanto, per quel che riguardava Eugene Coffee e
i matrimoni. Da allora, aveva ottenuto un incarico all'Universit
di Pittsburgh, dove la sua specialit era il Romanzo Moderno
Americano. Aveva una cattedra di professore associato
al dipartimento d'inglese, e per tre anni aveva fatto sesso due
volte a settimana con un'assistente neolaureata di nome Leora
Flagg. Era bionda, ma portava i capelli all'olandese e aveva
un aspetto un po' androgino. Almeno per i gusti di Eugene.
Scriveva delle terribili poesie che gli dedicava e gli mandava col
servizio di posta interna. Molte delle poesie parlavano del fatto
che lei trovasse splendido il pene di lui. Alla fine le disse: Per
Dio, non indorare la pillola. E Leora, che era un'esperta dell'opera
di Spenser, gli disse: Ma io ti amo. E si chin sulla cerniera
dei pantaloni di Eugene, gli diede uno strattone e poi glielo
succhi, dicendogli che lui era sempre cos... gentile. Portava
sempre gonne lunghe e calze a rombi che le arrivavano alle ginocchia,
e maglioni informi, e dalle gambe e sotto le ascelle
emanava un odore acre, ma tutto fa brodo, tutto fa brodo. La
port con s in Inghilterra nel 1978, il suo anno sabbatico. Vissero
in un cottage in Cornovaglia, e lui scrisse un libro che era
una sorta di panoramica delle varie generazioni di scrittori del
New Yorker, inclusi O'Hara, Cheever, Salinger, Updike e Barthelme.
Fu accolto favorevolmente dal New York Times, sebbene
il recensore sottolineasse come la prosa di Eugene spesso
risultava rigida. Il giorno in cui lesse la recensione, scop Leora,
e rise e disse: Rigida? RIGIDA? Ora gli faccio vedere io che
cos' RIGIDO, maledizione. E Leora sorrise e gli disse che in realt
lui era assolutamente falstaffiano, e Eugene fu felice del
commento. Ma poi si calm rapidamente. No, disse, in realt
non ho questo grande stile, ed  assurdo provare a crearne
uno. Leora gli chiese pi volte di sposarla, ma lui le disse
di no. Le disse che anche lui probabilmente l'amava, ma due
matrimoni erano gi troppi per una vita sola. Lei gli disse che
avrebbe provato a vestirsi in modo pi attraente. Gli disse che
si sarebbe sistemata i capelli per essere pi sexy. Gli disse che si
sarebbe trasformata in ogni modo per lui, tutte le volte che lo
avrebbe desiderato. E meglio che continui a occuparti di Spenser,
le disse lui. Non voglio essere duro, ma sei troppo giovane
per me e, beh, io... finirei per pagarla. E Leora pianse. Gli
parl della sua infanzia, e lui gi sapeva tutto della sua infanzia,
ma sent ugualmente ogni singola parola. Si sforzavano di
essere gentili, disse, perlomeno alcuni di loro. Quando sei orfano,
tutto dipende dai colpi di fortuna. Ti possono capitare
brave persone che si prenderanno cura di te o cattive persone
che non lo faranno, o si riveleranno addirittura... meschine.
Non so chi fossero i miei genitori. Non l'ho mai saputo. Sono
stata trovata in un bidone della spazzatura. Probabilmente sono
stata concepita sul sedile posteriore di una vecchia Studebaker.
Ma in ogni caso... ero capitata, e cos mi hanno messa
insieme a tutta l'altra SPAZZATURA di cui Dio sa quanto abbonda
Scranton, in Pennsylvania, che non  certamente il luogo
a cui pensi quando si parla di stile e cultura, capisci, tesoro.
E la spazzatura qui presente  stata sbattuta dentro un istituto
che era pieno di suore. E pieno di schifo. Non bisogna dimenticarsi
dello schifo. Non bisogna MAI dimenticarsi dello
schifo. E padre McGreevey mi disse: Vedo che leggi parecchio,
vero? E io gli dissi: S, padre McGreevey, mi piace leggere quasi
come ricevere la Mano dell'Amore. E subito mi diede una
sculacciata. E il suo viso divenne tutto rosso e con le vene che
sporgevano. E disse qualcosa del tipo che era sicuro che sarei
bruciata nelle fiamme dell'inferno. E io annuii. Credo che
stessi leggendo Dante. Coloro che sono appassionati e perci
innocenti. In ogni caso, passai diciotto anni in quel posto e
cantavamo le canzoni di Natale nei centri commerciali, e tutti
ci sorridevano con compassione, ed eravamo tutte piccole
fiammiferaie, e per due Natali suonai il campanellino invece
che cantare, ed era un bel salto in avanti e mi aiut a superare i
miei giorni da fiammiferaia. Ho mangiato avena ogni mattina
per i primi diciotto anni della mia vita, e una volta a settimana
venivano delle persone dell'organizzazione dei Cavalieri di
Colombo che ci facevano vedere dei film della Disney o Bernadette,
e alcune delle suore ogni tanto ci fissavano con quella
che potrei definire una bizzarra intensit, e PARECCHIE di loro
sembravano provarci proprio gusto a sculacciarci con i righelli,
che a volte agitavano nell'aria facendoli sibilare e fischiare.
Non ho mai dormito da sola in una stanza fino a quando
non ho avuto diciannove anni e sono uscita da quel posto. Ho
perso la verginit scopando cinque candidati della Phi Delta
Kappa nel giro di diciassette minuti. Oh, Eugene, maledizione,
non dirmi di cosa potrei fare a meno, Io non ho NIENTE
adesso, capisci? Sei la prima persona, cosa o animale che io
abbia MAI amato. Cos, ti prego, non mi parlare di cose che
non puoi capire. E adesso avanti, voglio che mi lecchi la figa.
E Leora Flagg si sdrai e apr le gambe, e Eugene l'assecond,
e lei lo strinse. Poi lui l'abbracci, ed entrambi piansero, e lui le
disse, no, no, questa cosa non pu avere futuro. E alla fine Leora
annu e si rivest. Sorrise. Scosse la testa. S, disse. Va bene.
Le sue parole erano asciutte. Come se non avesse saliva per poterle
pronunciare. La notte seguente si avvolse un reggicalze attorno
al collo e s'impicc al lampadario del suo appartamento.
...
.
...
Capitolo quattordici.
...
.
...
Leora Flagg non lasci nessun biglietto, e certo Eugene Coffee
prov dolore, ma era anche un po' arrabbiato. Dopotutto, se
quella ragazza era in grado di scrivere quelle terribili poesie
sul suo pene, perch non si era presa la briga di lasciargli un
biglietto prima di ammazzarsi? E poi era convinto che ci fosse
dietro qualche volgare simbolismo nel fatto che si era impiccata
con un reggicalze. Ma che cosa voleva da lui? In fondo non
l'aveva accontentata, quell'ultima volta, leccandole la figa?
Certo, d'amore, matrimonio e tutte quelle follie non se ne parlava.
Ma perch aveva voluto punirlo cos severamente? Venne
sepolta in un cimitero cattolico a Scranton, e a officiare il funerale
fu il reverendo Paul X. McGreevey. Spruzz l'acqua
santa qua e l e declam tutte le preghiere in inglese. Eugene
prov il desiderio di chiedergli se Leora fosse stata davvero cos
sfacciata e impura da chiedere a un prete di ricevere la Mano
dell'Amore, ma forse non lo aveva fatto veramente, e
comunque a Eugene piaceva pensarla cos, perci non fece la
domanda per paura di sentirsi dare la risposta sbagliata.
Avrebbe voluto chiedere a padre McGreevey come era successo
che si chiamasse Leora Flagg, visto che non aveva nessun
nome alla nascita. Non potevano scegliere un nome pi grazioso?
Ma, anche in questo caso, Eugene non disse nulla.
Forse toccava proprio a questo padre McGreevey occuparsi di
simili questioni, e magari si sarebbe potuto offendere. Cos
Eugene rimase in silenzio, con la testa china, ed era una giornata
fredda per essere inizio settembre, e Eugene si disse: 
una buona cosa che queste persone siano riuscite in qualche
modo a distorcere la realt e far apparire la sua morte come un
incidente. Credo che i cattolici abbiano un talento in questo
genere di cose. Eccolo l, quel prete, tutto rimuginante e borbottante,
che sta seppellendo una donna suicida, e questo dovrebbe
essere qualcosa d'inaccettabile, no? Ci scommetto che
molti preti potrebbero darci lezioni in fatto di espedienti laici.
Non mi meraviglia che a molti piaccia bere. E Eugene sospir,
si morse le labbra, si torment la tesa del cappello. Domande,
domande, domande che importanza poteva avere un'orfana
grassa che sembrava la piccola fiammiferaia? Perch quel prete
aveva accettato di ignorare il suo suicidio? Credeva forse
che la verit avrebbe danneggiato il buon nome del suo orfanotrofio,
con le colazioni a base d'avena e le suore dallo sguardo
bizzarro? Eugene non aveva idea di quale fosse la risposta.
Pensava che in fondo non era cos importante, ma la sua curiosit
invece aveva un valore, giusto? Accidenti, a volerla vedere
senza troppi fronzoli, probabilmente Leora non era che un'altra
dei suoi aguzzini, una di quelle persone che trovavano divertente
o gratificante l'idea di umiliarlo. Le aveva trovate
ovunque nella sua esistenza. Ovunque. Sembravano sbucare
dai muri. Due le aveva persino sposate. Gli avevano fatto lo
sgambetto coi loro pesanti stivali e avevano visto il Ciccione
inciampare sul marciapiede, ascoltando i suoi pianti da femminuccia,
ed era cos divertente che non era possibile che lui
non stesse allo scherzo. Tutto era iniziato a Cleveland, alla
Hough Elementary, alla Addison Junior High, alla East High.
(E si dava il caso che tutti e tre gli edifici di queste scuole alla
fine erano stati abbattuti. Il quartiere era diventato improvvisamente
nero, e questo era successo non molto prima che tutto
andasse in frantumi. Pi o meno. Come chiamavano quel
genere di cose? Sviluppo urbanistico? L'inesorabile legge della
modernit, dal momento che la Storia doveva proseguire nel
suo percorso. Eugene Coffee si lasciava sempre sfuggire un sospiro
d'impazienza tutte le volte che pensava a frasi simili. Si
diceva: Cristo, ma cosa vado mai a pensare? Si diceva: Sono
profondo nelle mie riflessioni come una pecora in attesa che le
taglino la gola, con gli occhi che roteano di qua e di l, e quei
belati e quelle strilla che si infrangono sulle pareti insanguinate
del macello, e a chi gliene fotte qualcosa?). Beh, in ogni caso,
tornando ai tormenti che erano stati inflitti a Eugene
Alexander Coffee ai tempi in cui era conosciuto come Alexander
Eugene Coffee, Smart Alex il Ciccione, quei tormenti erano
stati numerosi, e lui li ricordava tutti, e a volte ne scriveva
nel suo diario. Ma, allo stesso tempo, enormi porzioni di tempo
si erano cancellate dalla sua mente, sebbene fosse convinto
di avere una memoria piuttosto buona. Che cos'era successo,
per esempio, nel 1944? Non aveva nessun ricordo coerente di
qualcosa che gli fosse successo in quell'anno. E dunque, che
era successo in quell'anno? Era quando aveva compiuto dodici
anni ed era entrato nella pubert (questo almeno riusciva a ricordarselo),
ma non gli tornava alla mente un singolo respiro,
una risata, un odore o un momento di sofferenza di tutto quel
maledetto anno. Oh, c'era la guerra, e di tanto in tanto sua
madre riceveva delle lettere che riguardavano lo zio Herman e
il suo servizio nell'esercito, e sul fronte la gente guidava dei catorci,
e Errol Flynn era senza paura, e tutti erano chiamati a
esprimere il proprio sostegno, ma nessun dettaglio di quel
1944 era presente nella testa di Eugene. Tutto era stato divorato,
sputato via, espulso, lasciato a marcire e accartocciarsi e
morire. Possibile che Eugene Coffee non avesse respirato un
solo profumo in quel 1944? Non si era mai messo su una casa
base a sputarsi nelle mani, afferrando una vecchia mazza Louisville
Slugger e spedendo la palla oltre la testa del ricevitore e
poi correndo fra sbuffi e movimenti di ciccia attorno alle basi?
Al diavolo se riusciva a ricordarselo. Aveva importanza?
Certo che aveva importanza. Insomma, che altro abbiamo oltre
ai ricordi? Eppure Eugene Coffee, conosciuto come Smart
Alex il Ciccione, il Grasso di Rognone, ah ah ah, trasaliva
ogni volta che provava a mettere insieme gli eventi che avevano
governato la sua vita. Proprio lui, Eugene Coffee, con quella
sua memoria scrupolosa. Eugene Coffee che teneva un
diario, ah ah. Ma le umiliazioni erano un sacco. I ricordi affioravano.
East High, dove era un bravo studente (le sue specialit
erano storia e inglese; con coraggio cercava una strada
fra le pagine di Dickens, Poe e II dottor Arrowsmith; con coraggio
saliva goffamente sul palco alle assemblee e ritirava i
premi per la sua scrittura) ma un assoluto disastro, per esempio,
in ginnastica, ed era l che i suoi aguzzini ne approfittavano
per colpire. Lo chiamavano il Ragazzo Con Le Tette. E un
pomeriggio un tipo di nome Harry Sternad era andato da Eugene,
che stava seduto nello spogliatoio a respirare l'odore di
sudore, palle da baseball, calzini sporchi; e questo Harry Sternad
aveva in mano quello che sembrava un panino col pesce
fritto. Harry si era chinato verso Eugene e gli aveva detto che
ammirava la sua capacit di riuscire a mangiare cos tanto.
Harry era un tackle nella squadra di football della East High,
e immobilizz Eugene per le spalle contro un armadietto. Poi
cominci a mangiare il panino, dicendo a Eugene che scommetteva
che anche a lui sarebbe piaciuto avere un bel pasto
caldo, non  vero Eugene, buon vecchio Eugene, il nostro campione
Eugene, che si mangerebbe della merda di cane se solo la
condissero con un po' di fottuto prezzemolo? Poi Harry Sternad
aveva continuato a masticare parlando del bravo Coffee,
il Ragazzo Con Le Tette... s, le tette di Coffee e il cibo di Coffee.
Ah ah ah. Poi erano arrivati altri giocatori della squadra
di football e avevano formato un semicerchio alle spalle di
Harry Sternad che ruminava il suo panino. Che lo mangiava a
grandi morsi e masticava ogni boccone fino a quando non diventava
una specie di pappetta marrone chiaro. Che poi sputava
su Eugene. Sui capelli di Eugene. Sul viso di Eugene.
Eugene provava a coprirsi la testa, ma Harry Sternad era troppo
forte. Gli altri giocatori ridevano e saltellavano. Eugene cominci
a piangere e perdere saliva, e la roba che Harry Sternad
gli sputava addosso gli provocava dei conati di vomito. Harry
Sternad fece qualche battuta che aveva a che fare con le cascate
del Niagara e su quanto erano simili alle lacrime da stupida
femminuccia di Eugene, e gli altri giocatori ridacchiarono e si
diedero delle pacche sulle spalle, e alla fine Eugene si pieg in
avanti e vomit, e tutti se ne andarono via felici, e Eugene sent
uno dei giocatori dire che le sue tette erano grosse come
quelle di una mucca da guinness dei primati. Eugene si strinse
fra le braccia. Il vomito era sparso sul pavimento. Uno dei giocatori
torn e con un calcio lo fece cadere disteso sul pavimento,
poi strofin il viso di Eugene nel vomito. Gli occhi di
Eugene erano completamente imbrattati e chiusi, e cos non
seppe mai chi era stato. Alla fine riusc ad alzarsi. Barcoll fino
alle docce. Ovviamente stava ancora piangendo. Apr il rubinetto
dell'acqua calda e la lasci scorrere, sempre pi calda.
Non aveva mai fatto una doccia cos bollente. Lo accecava, e
il corpo - ogni singolo centimetro, metro, acro, miglio di quella
carne flaccida - diventava viola. Trattenne il respiro. Continu
a spruzzarsi l'acqua calda sul viso e sui capelli. Scosse la
testa. Era vero che aveva le tette, e se le strofin. Poi le schiaffeggi.
Si stava ustionando, e a malapena riusciva a vedere con
tutto quel vapore, e non smetteva di colpirsi le tette. E certo,
stava ancora piangendo. Certo. E urlava anche. La pelle inizi
a gonfiarsi e a palpitare, e gli si formarono delle vesciche per
tutta quell'acqua bollente, e alla fine chiuse il rubinetto. Torn
nello spogliatoio e dopo un po' inizi a tremare. Si era dimenticato
di portarsi l'asciugamano, cos si asciug con le
mutande. Puzzavano. Aveva le ascelle e le chiappe completamente
viola e coperte di vesciche. Sperava che suo padre non
venisse a sapere nulla. Gi immaginava che cosa avrebbe detto,
e non aveva voglia di sentirlo. Si sentiva grattare la gola per
il vomito. Si guard le tette e diede loro un ultimo, rapido
schiaffo di commiato. Il pomeriggio del sabato seguente partecip
a un esame regionale, molto ambito, per una borsa di
studio a Harvard. C'erano trenta partecipanti, e vennero tutti
ammassati dentro una vecchia aula della John Hay High School.
Gli altri ragazzi avevano l'aria di essere quasi tutti ebrei.
Quasi tutti portavano gli occhiali e avevano grossi nasi. Alcuni
sembravano essere amici fra loro, e si chiamavano per nome,
augurandosi buona fortuna. Molti indossavano
maglioncini col disegno di un cervo zampettante. Eugene si
piazz primo. Li batt tutti. Non era ebreo e non aveva nemmeno
uno di quei maglioncini col cervo, ma super ciascuno
di quei figli di puttana. Erano convinti di essere i Futuri Geni
d'America, e Ciccione Smart Alex Coffee li aveva demoliti. Se
lo divor, quel dannato esame. Nemmeno le domande sulle relazioni
spaziali lo fecero arretrare. A quei tempi, quando una
verifica a scuola era piuttosto semplice, si diceva che era una
fuffa. Beh, quelle domande sulle relazioni spaziali erano una
fuffa. Anche quelle. Quanto al saggio scritto... beh, era stato
una passeggiata. Lo aveva messo al tappeto e aveva dimostrato
chi era il Capo. Si trattava di scrivere una specie di autobiografia,
e aveva scritto tutto di getto, dall'inizio alla fine, come
se stesse attraversando in canoa un laghetto ricoperto di ninfee,
senza nessuna difficolt. Stava attento alle parole, ma nello stesso tempo era rilassato. E diceva a s stesso: Fanculo
questi cazzoni coi loro maglioncini coi cervi. E qua e l ci mise
anche un po' d'ironia nella sua piccola autobiografia, rendendola
pi bella con qualche stronzata autocommiserativa:
Non valgo molto, ma devo cavarmela con quello che ho, perci
non ho intenzione di arrendermi. Non c'era un solo errore
di grammatica o di punteggiatura, lo sapeva. Avrebbe
voluto che Harry Sternad e gli altri della squadra di football
potessero vederlo in quel momento. Questa era la sua partita.
Sorrise. Succhi la matita. Scrisse. E mand al tappeto quegli
ebrei e tutti quegli altri furbetti. Aveva solo sedici anni, e quella
vittoria per lui aveva un significato che andava al di l di
ogni cosa. Aveva saltato un anno e mezzo a scuola, e questo significava
che alla East High era ormai all'ultimo anno. La madre
lo accompagn all'hotel Statler per un colloquio con un
tizio di Harvard. Si chiamava Willender e si ritrovarono tutti
e tre nella sua stanza. La carta da parati era decorata con delle
urne marroni da cui fuoriuscivano delle sinistre piante rampicanti.
Willender continu per tutto il tempo a lanciare
occhiate alla pancia di Eugene. Forse non aveva mai visto una
pancia simile. Eugene continu a sorridergli. Parlarono di
Whitman e di T. J. Jackson nella valle dello Shenandoah. Ogni
tanto Willender si schiacciava con i pollici i denti davanti. Eugene
avrebbe voluto chiedergli come mai un rappresentante di
Harvard non poteva permettersi una dentiera migliore. La
pelle della madre di Eugene era grassa. Di certo non stava dimagrendo.
Magari stava togliendo il cibo di bocca al figlio, ah
ah ah. La donna continuava ad annuire. Forse lo avrebbe fatto
in ogni caso, anche se Eugene e Willender fossero balzati in
piedi, si fossero spogliati completamente nudi agitando il pistolino
verso di lei, e le avessero detto senza giri di parole che
la luna era fatta di sterco. Eugene ricevette una borsa di studio
parziale per Harvard. C'era da meravigliarsi che la madre non
avesse chiamato i fotografi e la stampa. Gli prepar un polpettone,
pur, fagioli e una torta al cioccolato. Gli disse che era la
speranza della famiglia, la luce. Eugene mastic. Deglut. Annu.
Il padre sedeva di fronte a Eugene e beveva pensieroso
della Erin Brew da un boccale che gli era stato regalato da un
amico procuratore di polizia. Il boccale era di spessa porcellana,
con la scritta acqua santa. Il procuratore di polizia era irlandese
e Acqua Santa era un'espressione che veniva usata
spesso in modo scherzoso da un certo tipo di irlandesi. Un
modo colloquiale per chiamare la Guinness, per esempio, o la
Harp Lager, o cose simili. E dopo un po' il padre di Eugene gli
disse: Sei il nostro orgoglio. Anche questo vecchio ubriacone
deve ammetterlo. Anch'io, pi di tutti. E il padre di Eugene
svuot il boccale con la scritta acqua santa. Poi pigramente
si diresse verso il frigorifero e riemp di nuovo il boccale, anche
se la moglie gli disse: Meglio che ti dai una calmata, Jack.
Sai che cosa dice il dottore. E il padre di Eugene torn barcollante
verso il tavolo - che peccato che non avesse un bastone e
un cilindro - e disse alla madre di Eugene: In verit, mia cara,
non me ne frega un cazzo. E a sorpresa la madre di Eugene si
lasci sfuggire una breve risata e poi disse: In verit, mio caro,
non sei Clark Gable e io non sono Vivien Leigh. E poi entrambi
i genitori di Eugene erano scoppiati a ridere, e lui aveva riso
insieme a loro, visto che non si rideva pi di tanto in quella famiglia.
Non era una famiglia molto estesa. Il padre di Eugene
era figlio unico, e la madre aveva un'unica sorella, la zia Edna,
che viveva in Texas. E a quell'epoca, nel 1948, zio Herman e
zia Edna non avevano figli. Il che significava che probabilmente
tutta la famiglia sarebbe entrata dentro uno sgabuzzino.
Eugene a volte si chiedeva come sarebbe stata la sua vita se
avesse avuto sorelle o fratelli. Probabilmente non sarebbe stato
cos grasso. E quasi certamente non si sarebbe sempre messo
a vomitare e frignare. Era qualcosa su cui riflettere, certo.
Eugene viaggi fino a Boston su una carrozza della New York
Central. Tutti i passeggeri maschi indossavano cappelli con la
tesa larga - il 1948 era un buon anno per la tesa larga. Eugene
aveva soldi a sufficienza per cenare a bordo. Venne servito da
alcuni neri con le gengive viola e umide. I neri lo chiamavano
zignore e uno di loro disse che Eugene era diverso dai soliti signorini
che troppo spesso, sai, saltano il pasto. Eugene sorrise.
Si tocc la pancia e disse al nero s, hai ragione. Si tast
rapidamente le tette e il petto, e si disse che doveva assolutamente
tenere tutto sotto controllo. Si disse: Non valgo molto,
ma devo cavarmela con quello che ho, perci non ho intenzione
di arrendermi. Si copr la bocca in modo che nessuno
vedesse che stava sorridendo, e uno dei neri arriv e gli chiese
se c'era qualcosa che non andava nel cibo, zignore. E cos Eugene
rapidamente si avvent sul piatto. Era una fetta di arrosto
di maiale servita con pur e salsa di mele. Eugene non si
scord mai di quel pasto. Non riusciva a ricordarsi un cazzo di
avvenimento di quel cazzo di 1944, e invece gli era sempre rimasta
in mente quella fetta d'arrosto di maiale e quel pur e
quella salsa di mele. E ricordava sempre quella giornata frizzante
che aveva trascorso sul treno, e i campi, i boschi, le piccole
cittadine che sfrecciavano, appiattite dalla luce del sole, e
le ombre che arrivavano come frustate improvvise. Beh, forse
si era sempre ricordato di quella giornata frizzante perch segnava
l'inizio di qualcosa che per lui aveva molta importanza,
e precisamente i suoi anni a Harvard. Si laure, summa cum
laude, nel giro di tre anni. Prese due specializzazioni, in letteratura
inglese e in storia americana, e scrisse delle tesine che
vennero giudicate eccellenti. Due sue poesie e un racconto furono
pubblicati su Advocate. Il racconto parlava del suicidio
di un giocatore di football che in una partita cruciale aveva
sbagliato una palla decisiva, di fronte a genitori, fratelli e sorelle
in tribuna a osservarlo. Era un racconto molto classico,
abbastanza ingessato, ma quelli di Advocate ne avevano apprezzato
la disciplina. Eugene aveva iniziato a tenere il proprio
diario poco dopo la pubblicazione del racconto. Luned 24
aprile 1950 scriveva:
Dispero di perdere mai peso, ma sono arrivato a pensare di poter
comunque pretendere rispetto. Ci sono persone che ancora mi chiedono
del racconto. Norm Fensterwald oggi ha detto che dovrebbero
farlo leggere a ogni allenatore di football della Big Ten. E la piccola
Lily Noonan di Radcliffe mi ha fermato su Mass Avenue proprio
davanti all'Hayes Bickford's e mi ha detto: Non immaginavo che
fossi cos profondo. Un uomo che scrive un racconto del genere  un
uomo che ha certamente dei valori, e io apprezzo quel genere di uomini.
Davvero. E poi, sorridendo, si  allontanata sculettando, e
forse voleva dirmi qualcosa? Non credo, ma che male c' a sperare?
Il mio girovita deve forse costringermi a un'esistenza circoscritta a
qualche puttana, sogni bagnati e masturbazione? (Ha senso quello
che ho appena scritto? Sto usando troppe parole, maledizione,
voglio essere un uomo grasso con una prosa magra! Ecco un obiettivo
da raggiungere, per Dio, e magari riuscir a distrarre l'attenzione
della gente dal mio girovita).
Eugene non si sbagliava nel suo giudizio sul comportamento
di Lily Noonan. Quello sculettare non significava nulla. Una
settimana pi tardi le chiese di accompagnarlo a vedere il
Macbeth di Orson Welles e lei gli disse che c'era un tizio del
Dartmouth a cui aveva promesso che... beh, insomma, Eugene
aveva capito. Eugene capiva. Eugene capiva sempre. L'immenso
Eugene che a volte sfondava le sedie. Cos si concentr
sugli studi e s'iscrisse alla scuola estiva. Continu anche a scrivere.
Uno dei suoi pezzi, pubblicato sul Northeastern Historical
Journal, era un'ironica e perspicace speculazione su che
cosa sarebbe potuto accadere a Chancellorsville se il pilastro
di legno non avesse colpito Fighting Joe Hooker in testa. Eugene
ricevette trenta dollari per quel pezzo, e li spese con una
puttana che rimedi in Scollay Square. Aveva i capelli rossi e
diceva di chiamarsi Eunice, e si lamentava perch lui aveva il
cazzo troppo piccolo e la pancia era un dannato ostacolo, stupido
coglione. Cos Eugene si dedic soprattutto a masturbarsi.
Viveva in un posto chiamato Hollingsworth Hall e aveva
due compagni di stanza. Uno era italiano, l'altro ebreo. L'italiano
aveva detto a Eugene che non doveva sbatacchiarselo cos
tanto. Non vorrai far crollare l'edificio?, disse l'italiano, che
si chiamava Guido Cesco. E poi chi diamine avr mai il coraggio
di stringerti la mano? E Guido Cesco rise, colp delicatamente
Eugene sul ventre, disse che sembrava che gli avessero
messo una pianta di patate nella pancia, poi usc dondolando
dalla stanza a passi pesanti, ridendo e facendo dei versi. L'altro
compagno di stanza di Eugene, Murray Bernstein, l'ebreo,
era un piccoletto che stava perdendo prematuramente i capelli,
ed era originario di Lexington, in Kentucky, e raramente
parlava delle abitudini onanistiche di Eugene. Probabilmente
perch se lo smanacciava tanto spesso quanto lui - forse anche
di pi. Una volta Eugene sorprese Murray a masturbarsi mentre
leggeva ad alta voce Tropico del Cancro. Lui (Murray) era
spaparanzato su una vecchia poltrona coi pantaloni e le mutande
abbassate, e aveva le gambe ossute e bluastre, e borbottava
qualcosa sopra il libro menandosi il cazzo. Eugene era
stato in biblioteca e aveva le braccia piene di libri, che gli caddero
in terra. Guido Cesco divenne un avvocato a New York e
mor nel 1978 per un'insufficienza cardiaca. Murray Bernstein
rilev la catena di negozi di scarpe del padre e nel 1984 era ancora
in piena forma. Contribuiva con lunghi saggi all'annuale
memoriale di classe, ed era diventato padre di cinque figli avuti
da cinque mogli diverse. Lui e Eugene di tanto in tanto si
scrivevano delle lettere, e spesso Eugene si congratulava con
lui (Murray) per la sua (di Murray) energia. Eugene si specializz
a Harvard (con una tesi su John Dos Passos e la trappola
dell'onnipotenza) e prese il dottorato a Yale (con una
dissertazione su Schiavismo e romanzo: preludio al conflitto),
e insegn alla Brown, alla Case Western Reserve e poi a
Pittsburgh. Scrisse una decina di racconti che vennero rifiutati
dal New Yorker, e lui non li propose a nessun altro. Spos
Trudy e poi spos Beryl, ed entrambe condividevano i sentimenti
di quella puttana di Scollay Square, cio si lamentavano
che aveva il cazzo troppo piccolo e la pancia troppo grossa.
Per questo Eugene si domandava sempre perch avevano voluto
sposarlo, ma aveva paura di chiederlo. Non riusciva a capire
perch loro e molte altre persone decidevano di tormentarlo.
Aveva bisogno di qualcuno che lo accettasse. Nemmeno Leora
Flagg lo aveva fatto. Invece, aveva preferito scrivere quelle
poesie false a proposito del suo pene. E infine era caduta in
quell'ultimo tradimento, il suicidio. Il padre di Eugene mor
nel 1964 di cirrosi - di cos'altro poteva morire? Anche suo padre
lo aveva sempre tormentato. Era stato... ambiguo. Era
sparito in una nuvola di birra, o chiamatela pure acqua santa:
questo  il nome giusto. Jack P. Coffee, sognatore ubriaco
di sogni senza forma, testimone di eventi senza volto. Che
uomo. Un simile enigma impacchettato e buttato via per sempre.
Ho sempre fatto lo stronzo con tutti, aveva detto una volta
a Eugene. Per tutta la vita... la mia miserabile vita, ho
sempre desiderato soltanto starmene a un lato della strada a
tormentarmi le unghie dei piedi e controllare i segni delle
ruote delle Plymouth che passavano. Ecco cosa sono stato,
Eugene. Tutto il resto  fumo. E Jack P. Coffee aveva provato
a sorridere, ma non aveva abbastanza forza agli angoli della
bocca. Cos si era limitato a fare un gesto disperato con una
mano - che non era la mano che teneva il boccale con la scritta
acqua santa. Poi non aveva detto pi nulla. E dunque non
era giusto metterlo fra gli aguzzini di Eugene Coffee, insieme
con la madre di Eugene Coffee e quei giocatori di football e
Trudy, Beryl, Leora Flagg e anche Guido Cesco e Murray
Bernstein e la piccola Lily Noonan e quella puttana di Scollay
Square e certi suoi studenti che si scaccolavano o si addormentavano
davanti a Eugene Coffee o che gli dicevano che la sua
ammirazione per lo stile di Hemingway era solo una gigantesca
stronzata e perch cazzo non si dava una regolata e si metteva
al passo coi tempi. E forse anche Joe DiMaggio, fra gli
altri, era un aguzzino di Eugene Coffee. Dopotutto era stato
proprio Joe DiMaggio a fare quelle pubblicit alla televisione
che avevano reso famosa la macchina del caff Mr Coffee, e
cos adesso Eugene non poteva andare da nessuna parte senza
che qualcuno lo chiamasse Mr Coffee e gli rivolgesse un sorriso
indulgente. Ti vedo in forma, Mr Coffee, diceva la gente.
Oppure: E eccitante vivere la vita un chicco dopo l'altro, Mr
Coffee? Oppure: Ti hanno mai chiesto se lo vuoi con o senza
zucchero, Mr Coffee? Quest'ultima domanda gli era stata fatta,
fra gli altri, da Eleanor LeBay, che era la migliore amica di
sua figlia ed era la quarantenne vicina di casa di Priss a Cos
Cob. Lui e Eleanor LeBay andarono a letto tre volte nel giro di
una settimana nell'estate del 1980. Lui era ospite a casa di
Priss e del marito dentista, ma per tre volte era riuscito a vedersi
con Eleanor LeBay. Dopotutto, il marito di lei passava
tutta la giornata a New York, e cos c'era poco da fare oltre a
uscire per andarsi a fare le mche da Duane e, beh, capisci,
credo di avere un corpo piuttosto slanciato per una donna della
mia et, e ammiro gli uomini che hanno a che fare con la
letteratura e le arti, e s, s, mordimi le tette; oh lo adoro. Non
so perch, ma Howard ha sempre avuto paura di mordermi le
tette. Continua a dirmi che teme di farmi sanguinare, e io continuo
a dirgli che non m'importa, ma non serve a nulla. Non
c' verso. S. Che sanguinino. Vediamo se a Eleanor frega
qualcosa. S, Mr Coffee, mio caro Mr Coffee, mordile, mordile,
s, s, tu hai un sacco di zucchero. E Eugene Coffee era seduto,
e Eleanor a cavalcioni sopra di lui, e lui le morse le tette
e alla fine le fece davvero sanguinare il seno sinistro, e poi lei
gli lecc le dita, e la sua tetta insanguinata gocciolava, e lei gli
disse che lo avrebbe sempre venerato, e aveva mai preso in
considerazione di farsi un miglio o due di corsa ogni mattina?
Era fantastico per tonificare i muscoli, disse Eleanor LeBay,
per non parlare di quanto ti rinvigorisce. Eugene Coffee sorrise.
Le disse che apprezzava il suo intento, ma... beh, non riusciva
neanche a calcolare quante persone gli avessero dato
suggerimenti simili nei precedenti trent'anni o gi di l, e
avrebbero potuto benissimo risparmiare il fiato. Con tutto il
dovuto rispetto. S. Con tutto il dovuto rispetto. E Eleanor LeBay
scroll le spalle e si tocc il bordo del seno ferito e disse a
Eugene che tutto sommato non credeva che fosse importante,
dal momento che lui era gi a sufficienza un vero uomo. Eugene
non disse nulla. Il suicidio di Leora era avvenuto un anno
prima, e lui non sapeva che tipo di uomo fosse, e forse nemmeno
gli importava. Lui e Eleanor e Priss e il dentista giocarono
a bridge quella sera a casa di Eleanor, e Eugene e Eleanor fecero
pi di cinquemila punti. Il marito di Eleanor, che non giocava
a bridge, rimase seduto in cucina a fare le parole crociate
dell'inserto del New York Times della domenica precedente. E
Eleanor disse: Howard  davvero un mago in questo genere di
cose. E Priss disse: Dev'essere confortante. E tutti quanti al
tavolo scoppiarono a ridere. E Eleanor si sporse e tocc delicatamente
la mano di Eugene. Era dal 1980 che Eugene non tornava
a Cos Cob. Non sapeva perch fosse passato cos tanto
tempo. Forse temeva che Eleanor potesse tradirlo. O era terrorizzato
dall'idea di non avere la forza sufficiente per ripetere la
sua grande dimostrazione di come si morde una tetta. Era terrorizzato
da un sacco di cose. A volte, se si concentrava a sufficienza,
riusciva a sentire l'odore di quel panino al pesce e di
quel vomito. E poi una sera il telefono squill nel suo appartamento
di Pittsburgh, ed era un vecchio che gli parlava dal
Texas e gli diceva che sua zia Edna era morta, ma chi poteva
mai essere zia Edna per il grande Eugene A. Coffee? E cos il
grande Eugene A. Coffee si era inventato una storia riguardo
al fatto che doveva scrivere un saggio sulle lingue moderne, e
disse al vecchio che aveva dato la propria parola a questa associazione
di lingue moderne e bla, bla, bla. E il vecchio si era arrabbiato
e gli aveva gridato qualcosa che aveva a che fare con
i vincoli di sangue, e aveva detto a Eugene che era un pezzo di
merda e uno stronzo, e quel vecchio aveva ragione o era soltanto
un altro dei suoi aguzzini, o erano tutte stronzate, o cosa?
La mattina dopo il grande Eugene A. Coffee si era detto:
Beh, perch per una volta nella vita non provi a scoprire la verit
su qualcosa? Aveva lasciato che quella domanda gli ronzasse
nella testa per quasi due giorni prima di decidersi a
volare fino a Houston. In aereo lesse diverse decine dei Cantos
di Pound. Ma non ne cap la maggior parte.
...
.
...
Capitolo quindici.
...
.
...
Herman Marshall svenne dopo aver pisciato sulla lapide con
la scritta lamar, e ci si rivers sopra sputacchiando con la
bocca aperta. Rimase con la cerniera dei pantaloni aperta fin
quando Mr Grizzard, con una smorfia, gliela richiuse. Herman
Marshall fu portato fino alla limousine che aveva condotto
lui, Mr Grizzard, Jobeth Stephenson e Eugene Coffee al
cimitero, e nel frattempo gli irrigatori svolgevano pigramente
il loro lavoro, continuando a spruzzare, innaffiando l'erba del
cimitero che era marrone come la cacca di un bambino, sgocciolando
sulla terra asciutta e immobile. Mr Grizzard diede a
Herman Marshall i sali per rinvenire. Herman Marshall toss,
sussult. Scosse la testa. Era disteso sul sedile posteriore della
limousine e Jobeth lo stava abbracciando. Gett un'occhiata
fuori dal finestrino e vide la tenda dove stava la tomba di
Edna. Pianse un po', ma non troppo. Le sue lacrime erano come
sabbia. Scosse di nuovo la testa e suo nipote - Eddie? Edgar?
Eustace? Eugene? - gli sorrise dal sedile davanti e gli disse
che tutto sarebbe andato bene. Eugene, ecco come si chiamava
- non pi Alexander - e questo nipote era un grandissimo pezzo
di merda, certo, e cosa ci faceva l? Cos'era successo al documento
che stava scrivendo per la MIA o LMA o come diavolo
si chiamava? Herman Marshall si scosse un po'. Jobeth si stava
stringendo a lui con troppa energia, e gli baciava le guance e le
orecchie. Harry e Beth si affacciarono da uno dei finestrini, e
Beth chiese se tutto andava bene. Fiss accigliata Jobeth, che
non sembr accorgersene. Eugene parl. La sua voce era baritonale
e rassicurante. Cristo, avrebbe potuto fare il becchino.
Rivolgendosi a Beth, disse: Zio Herman si  lasciato solamente...
travolgere. Star meglio. Il tempo pu fare miracoli.
In che senso?, disse Beth, ancora accigliata.
Gli serve solo un po' di tempo per lasciarsi alle spalle la
cosa, disse Eugene. E quello che sto cercando di dire. Lo accompagner
a casa e....
Lo accompagner a casa io, intervenne Jobeth, e lui e io
faremo una chiacchierata. Jobeth si sistem i capelli. Siamo
amici da parecchio tempo, e gli sono stata vicina nel momento
del bisogno, e nessuno pu dire che....
Forse dovremmo accompagnarlo entrambi a casa, disse
Eugene a Jobeth.
Dio abbia piet di lui, disse Beth, quasi in un sussurro.
Cosa?, disse Jobeth.
Non importa..., disse Beth.
Non ti sono mai stata simpatica, disse Jobeth. Pensi che
io sia orribile.
Non importa..., disse Beth.
Beh, di sicuro importa a me, disse Jobeth, che adesso si
era staccata da Herman Marshall e sedeva dritta sul sedile,
stringendo i pugni.
Beth e Harry si allontanarono dal finestrino della limousine.
Beth emise come un sibilo e guard da un'altra parte. Lo
sguardo di Harry, invece, era rivolto verso Herman Marshall.
Io..., grid Herman Marshall a Harry, star bene!.
Certo, disse Harry, annuendo.
La limousine si allontan. Herman Marshall trasaliva ogni
volta che l'auto prendeva un dosso o una buca. Non aveva idea
di quanto fosse ubriaco in quel momento. Aveva detto qualcosa
al funerale, giusto? Aveva interrotto quel truffatore di un
ministro battista, giusto? Si era lamentato in qualche modo per
il dolore di Edna? Certo, le cose che un uomo faceva quand'era
ubriaco. E non aveva fatto bene a lamentarsi per il dolore provato
da Edna? Perlomeno le parole di Herman Marshall avevano
deviato l'attenzione dalle preghiere e dai commenti del
cazzo del ministro battista. Herman Marshall si appoggi al
sedile e chiuse gli occhi. Accanto a lui, Jobeth gli accarezz il
ginocchio. Si disse che senza dubbio si sarebbe vergognato per
sempre per come si era comportato quel giorno. Che razza di
uomo era a ubriacarsi il giorno del funerale della moglie e interrompere
la cerimonia e poi pisciare sulla tomba di uno sconosciuto?
La pancia gli gorgogli. Apr gli occhi e lanci uno
sguardo al sedile di fronte; la nuca grassa del nipote era rossa
e piena di macchie. Quel miserabile, stupido, scialbo, grasso
nipote, il professore di universit che per qualche ragione
aveva deciso di cambiare il suo nome da culo grasso. Oh Dio,
abbi piet dei giovani di questa nazione. Herman Marshall inspir
bruscamente un po' d'aria, e la sent smuovergli il muco
dentro le narici. Jobeth borbottava e tubava. Aveva fatto delle
cose per lui, giusto? E gli aveva fatto delle cose. Oh, quel vecchio
escremento di vacca, forse credeva ancora che ne valesse
la pena. Herman Marshall si tocc le tempie. Si chiese quando
avrebbe finalmente iniziato a piangere per Edna. Forse non
l'avrebbe mai fatto. Forse avrebbe dovuto uccidersi. Gli antichi
egizi non facevano qualcosa del genere? No. Non proprio.
Gli antichi egizi uccidevano cani e gatti, e a volte anche
le mogli, in modo che il caro defunto avesse qualcuno a fargli
compagnia per il lungo viaggio al di l del fiume. Non era
una brutta idea. Chi diceva che non potevi farlo? Un uomo si
poteva trascinare dietro il mondo se voleva ed era forte abbastanza.
Quegli antichi egizi dovevano proprio avere i coglioni.
Forse avevano persino scritto un libro, e quel libro non conteneva
altro che verit e saggezza. Ma dov'era finito? Ora c'era
un mistero secolare a pesare ancora di pi sul povero Herman
Marshall. La limousine ronzava e le gomme tamburellavano
insistenti sulla strada, e Mr Grizzard continuava a chiedere a
Herman Marshall se stava bene,  sicuro di stare bene? Sicuro
di non volersi fermare da un dottore o al pronto soccorso? E
Mr Grizzard disse che era un'ottima cosa che la T. C. Drucker
& c Sons avesse l'abitudine di tenere sempre dei sali a disposizione
e altri strumenti di primo soccorso per assistere chi non
riusciva a sopportare il dolore durante un funerale. E Herman
Marshall disse: Sissignore, con i vostri sali e le vostre parrucche
tenete il mondo per le palle, non  vero?.
Herman..., disse Jobeth, in modo quasi materno.
Sul sedile di fronte, Eugene si schiar la gola e si strofin la bocca.
Herman Marshall guard dal finestrino. Houston era un
ruggito dorato di calore. I marciapiedi sembravano in fiamme.
I furgoni passavano sulla destra e le insegne pubblicizzavano
Budweiser e ristoranti messicani e ragazze completamente
nude. Le case sfrecciavano, e c'erano casalinghe curve sui fiori
dei loro giardini, casalinghe coi pantaloncini, parecchie con
le vene varicose. I podisti correvano nel caldo, e molti di loro
indossavano canottiere nere e bagnate di sudore. Mr Grizzard
si lasci sfuggire qualche altra parola fra i denti a proposito
del servizio funebre che era stato davvero ottimo, e i fiori
non erano meravigliosi? Non erano, quei fiori, un modo molto
eloquente per esprimere il senso di perdita? E poi Mr Grizzard
disse: Edna ha ricevuto un bel commiato, Mr Marshall.
Sul serio. E per quanto riguarda la sua... esplosione di dolore...
beh,  perfettamente comprensibile, ed  successo anche
ad altri, e non me la sento di biasimarla per una cosa che  nelle
corde dell'uomo e sulla quale non si pu avere nessun controllo...
mi capisce?. E ora la voce di Mr Grizzard aveva la
severit che poteva avere la voce di un amico... e c'era anche
una specie di scintillio sul suo volto... sempre che possa esserci
uno scintillio sul volto di un becchino.
Herman Marshall non sapeva cosa dire a proposito di tutte
quelle stronzate, cos rimase zitto. Continu a guardare fuori
dal finestrino e vide un tizio a torso nudo che scaricava un furgone
della Coca-Cola parcheggiato accanto a un supermercato
Kroger. Le donne spingevano i carrelli nel parcheggio,
e alcune erano belle, e ne vide parecchie che portavano solo
la canottiera, mettendo in mostra il ventre perch il mondo
le osservasse ammirato. Facevano oscillare i fianchi ed erano
giovani, magre, e non avevano il collo da gallina, e Herman
Marshall desider che fosse di nuovo il 1940. Oh, come
gli sarebbe piaciuto, ah ah. E poi era di nuovo a casa, e Jobeth,
Eugene e Mr Grizzard lo stavano aiutando a salire i gradini
dell'ingresso, e quasi inciamp e cadde, e stava pensando alla
Shiner che era rimasta nel frigorifero. Jobeth gli apr la porta
e subito fu travolto dall'odore di carne stantia. Fece una smorfia
e si tapp il naso. Jobeth non era riuscita a togliere tutto
l'odore. Beh, forse era per questo che aveva sposato Edna e
non Jobeth. Ma era una cosa stupida da dire. Non aveva avuto
scelta. Non conosceva nemmeno Jobeth. Era stupido pensare
in quel modo. Insistette per andare verso il frigorifero e
aprirsi una Shiner. Si sedette al tavolo della cucina e bevve la
Shiner e si sent meglio. Oh, c'era troppa luce, ma almeno si
era rinfrescato la gola. Mr Grizzard si ferm davanti alla porta
della cucina per chiacchierare qualche minuto con Jobeth e
Eugene. Herman Marshall annus l'odore della carne e... accidenti!
Poi Mr Grizzard disse qualcosa a proposito del fatto
che doveva tornare alle pompe funebri per preparare una certa
Miss Ashurst che era morta cadendo da cavallo. Ha riportato
gravi ferite alla testa, disse Grizzard, per non parlare delle
lacerazioni al viso, e cos abbiamo un bel lavoro di taglio e
cucito da fare, se capite quello che intendo....
Oh, sissignore..., disse Jobeth, sorridendo.
E Eugene disse: Crediamo di aver compreso, Mr Grizzard.
E Herman Marshall disse: Beh, Mr Grizzard, ho apprezzato
molto la sua gentilezza. E poi Herman Marshall si alz e
tese la mano verso Mr Grizzard. Mi spiace di aver perso cos
la testa. Credo... beh, forse non ho idea di che cosa c' che
non va in me. Ma non sono ubriaco, adesso. Glielo garantisco.
E non devo nemmeno pisciare. Ed  la verit.
Bene, disse Mr Grizzard, stringendo la mano di Herman
Marshall. Vedr che star meglio. Tutto ci che deve fare 
lasciar passare un po' di tempo. Come si dice, il tempo guarisce
tutte le ferite, ah ah. Poi Mr Grizzard strinse la mano a
Jobeth e Eugene, e Eugene gli indic la porta.
Herman Marshall si sedette e fece un cenno con la testa verso
il frigorifero. Serviti pure, disse a Eugene. Ci sono un
sacco di bottiglie di Shiner. Forse non ti  mai capitato di bere Shiner. Beh, devi provarla.
Eugene sorrise. And verso il frigorifero, lo apr e prese una
bottiglia di Shiner. La stapp e si guard attorno. I bicchieri?, disse.
Lascia perdere i bicchieri, disse Herman Marshall. Siediti al tavolo e bevila a canna, come Dio comanda.
Eugene annu e scroll le spalle. Si sedette al tavolo e bevve la
Shiner a canna. Trangugi, sussult. Le guance gli sudavano.
Ci vuole un po' ad abituarsi, disse Herman Marshall.
Mmh..., disse Eugene, annuendo.
Mi ha... abbastanza sorpreso vederti al funerale, disse
Herman Marshall, voglio dire, visto come ti avevo trattato al telefono....
Ho fatto un errore, disse Eugene. Mi sono comportato
in modo egoista. Non  la prima volta e suppongo che non sar
l'ultima. Credo che tu non abbia fatto un buon affare con me, zio Herman.
Nemmeno io sono un tipo facile, disse Herman Marshall.
Insomma, visto come  andata oggi. Completamente ubriaco
al funerale di mia moglie. Mi sono comportato come... come
un... bambino... non lo so... e ora ho questo desiderio di salire in soffitta....
Come?.
Andavo l sopra a cercare delle cose quasi ogni giorno.
Per Edna. Vecchie cose. Le trovavo, le portavo di sotto e le
raccontavo delle storie. Storie inventate, e pi erano strane,
meglio era. Servivano a non farla pensare alla dura realt,
capisci? Alla mia et, continuavo a scorrazzare su e gi per
le scale, pi veloce che potevo, nonostante le mie articolazioni
a pezzi, e mi mettevo davanti a lei come un attore e le
mostravo quegli oggetti - vecchie cose che un tempo, quando
eravamo un po' pi felici, avevano significato qualcosa
per noi....
Jobeth entr in cucina e disse: Guardatevi, entrambi seduti
al tavolo a bere Shiner. Sorrise. Gli uomini e la loro birra.
Gli uomini sanno come godersela. Per questo alla sottoscritta
sono sempre piaciuti. E per tutta la vita....
Questa volta fu Herman Marshall a interromperla.
Jobeth....
Jobeth spalanc gli occhi. Eh...?.
Beh, disse Herman Marshall, io e.... Esit.
Eugene, disse Eugene.
Herman Marshall sorrise. Sissignore, disse rivolto a Eugene,
 vero, ti chiami Eugene. Mi spiace, ma continuo a ricordarmi
di quando ti chiamavi Alexander. Lo hai cambiato
parecchio tempo fa, non  vero? E ora il tuo primo nome  identico
al mio secondo nome. Eugene. Herman Eugene Marshall.
Gi. Questo  il mio nome per intero. Poi Herman Marshall
sorrise a Jobeth, che era in piedi davanti alla porta, appoggiata
allo stipite. Jobeth, disse, io e Eugene siamo parenti, e
dobbiamo parlare di alcune cose, capisci?.
Da soli?, disse Jobeth, irrigidendosi.
S, tesoro, disse Herman Marshall.
Vuoi che vada a casa?.
Beh... se vuoi metterla in questo modo... s, tesoro.
Dopo quello che ho fatto per te?.
...l'ho sicuramente apprezzato.
Dopo la scorsa notte?.
...giusto per un po',  tutto ci che ti chiedo. Poi puoi tornare
qui e magari prepararci qualcosa da mangiare....
Beh, non se ne parla, disse Jobeth, staccandosi dallo stipite.
Parla pure con lui, ingrato....
Herman Marshall e Eugene rimasero seduti ad ascoltare
Jobeth furiosa che attraversava la stanza e usciva dalla porta,
poi la richiudeva facendola sbattere, con un rumore che
echeggi per tutta la casa. Herman Marshall e Eugene sussultarono,
poi Herman Marshall disse: Non ricordo molto bene
l'ultima notte.
Forse  successo qualcosa, disse Eugene.
Penso che mi abbia fatto una sega, disse Herman
Marshall.
Sul serio?.
Sissignore. E credo di esserle venuto in mano. Poco, ma
comunque le sono venuto in mano. Deve essere il suo senso di
piet cristiana o qualcosa del genere. Credo che mi volesse dare
conforto. O che mi ami, non so. Ha pi di ottant'anni ed 
tutta eccitata. Alla sua et. Cristo santo.
Le donne, disse Eugene.
Le donne, disse Herman Marshall. Mmh, mi dici una
cosa?.
Che cosa?.
Sulle mie labbra....
Che cos'hanno le tue labbra?.
Pensi che abbia delle labbra da negro?.
Cristo, no. Ma che razza di domanda ?.
Non lo so, disse Herman Marshall. Si alz, and al frigorifero,
afferr altre due Shiner e le apr. Ritorn al tavolo e ne
pass una a Eugene. Bevi il tuo nettare, disse.
Mio padre la chiamava acqua santa, disse Eugene.
Beh, forse aveva ragione, disse Herman Marshall.
Perch mi hai fatto quella domanda sulle labbra?.
Mi preoccupano.
 assurdo, disse Eugene.
Forse, disse Herman Marshall, ma la gente si preoccupa
per ogni maledetta cosa, no? Io mi preoccupo delle mie labbra
da negro. Mi chiamavano Negro quando ero alla Gulfway
Trucking. La verit  che non credo di capire un granch, Eugene.
Tu quanto ci capisci? Voglio dire, tu sei un professore di
universit e questo vorr pur dire qualcosa, no? Io scendevo
dalla soffitta con questa e quest'altra cosa, e raccontavo delle
storie a Edna, intanto che lei perdeva i capelli... e poi, alla
fine, ha iniziato a parlarmi del sangue... il sangue di qui e il
sangue di l... ed  per questo che ti ho urlato contro al telefono...
sei un suo parente di sangue, e ti volevo qui... in modo
che non sembrasse che lei non si era lasciata nulla alle spalle.
Tuo cugino Billy, te lo ricordi? Lui e la madre sono passati a
trovare i tuoi genitori a Cleveland nel 1950, credo, ti ricordi?.
S, disse Eugene. Mi piaceva sentire l'accento del Sud di
zia Edna. Era di sicuro l'estate del 1950 e io ero tornato a casa
dall'universit per le vacanze.  stata l'unica estate in cui
non ho frequentato la scuola estiva. Lavorai come aiuto fornaio
alla Hough Bakery. Ho mangiato un sacco di torte e pasticci
gratis. Ah! Billy era un bravo ragazzo. Mi spiace per quello
che gli  successo. Sarei dovuto venire al suo funerale. Qualcuno
di noi avrebbe dovuto farlo.
Sei sangue del suo sangue. Sangue del sangue di Edna.
Questo era importante per lei. Negli ultimi giorni giurerei che
non abbia parlato d'altro che di questo.
Un sacco di persone la pensano in questo modo. Io la penso
cos riguardo a mia figlia, credo.
Figlia?.
S. Si chiama Priscilla, ed  sposata con un dentista. Vivono
a Cos Cob, nel Connecticut.
Dove?.
Cos Cob. Non  molto lontano da New York.  sul canale
di Long Island.
Oh, disse Herman Marshall. Bevve. Lecc il collo della
bottiglia. Corrug la fronte. Aveva un sacco di pensieri in testa
che gli sarebbe piaciuto tirar fuori a quel tavolo di cucina,
ma non sapeva bene da dove iniziare. Molte erano domande
piuttosto che pensieri. E alcune erano domande a cui non aveva
mai pensato prima. Posso parlare?, disse.
Certo, disse Eugene.
Ho paura di spaventarti.
Forse lo farai.
Va bene lo stesso?.
Finch non mi metto a gridare, disse Eugene, e sorrise.
Poi si asciug il sudore dalle guance. E se inizio a raschiare
sulla porta, beh, allora lasciami andare, ok?.
Ok, disse Herman Marshall.
Davvero ti ha fatto una sega?.
Credo di s, disse Herman Marshall.
Beh, mi sembra giusto, disse Eugene.
Voglio parlare, disse Herman Marshall.
Va bene, disse Eugene.
Mio fratello Eldred Junior aveva un cane, disse Herman
Marshall, ma un giorno Eldred Junior si  comportato molto
male con me. Lui e gli altri miei due fratelli. Ma con questi
ultimi non potevo farci niente, cos mi sono accanito su Eldred
Junior. E gli ho affogato il cane. Era un bravo cane, la vecchia
Elsie, ma l'ho tenuta sott'acqua fino a quando non  morta, poi
l'ho sepolta; e non ho mai detto niente a nessuno finora. Sei
la prima persona a saperlo. Nemmeno Eldred Junior l'ha mai
scoperto, e lui  morto ormai. Ma il fatto ... la cosa che non
riesco a capire...  che ho ucciso la vecchia Elsie quasi senza
pensarci due volte, ma anni dopo, quando tua nonna Stillman
ancora viveva con noi e aveva un piccolo cocker di nome Rusty,
che era un vero e proprio dito nel culo e che morivo dalla voglia
di uccidere, non ho mai fatto nulla. Rusty si  goduto tutta la
sua vita. Fino a quando  morto, e io non gli ho mai fatto nulla.
Voglio dire, sono stato in guerra, e ho ucciso i tedeschi, senza
esitazione, cos come ho ucciso Elsie senza esitazione, e andavo
a cacciare con mio padre e i miei fratelli e prendevo la mia buona
quantit di cervi e conigli e tutto il resto, ma Rusty non l'ho
affogato. Non gli ho fatto nulla. L'ho lasciato vivere. Tu che
cosa ci capisci? Io, quando ne ho voglia, quando sono convinto,
posso essere spietato come un bastone infilato fra le chiappe.
Puoi chiederlo a tutti quelli che mi conoscono. Ma non ho
mai ucciso quella bestia inutile di Rusty. Tua nonna Stillman
lo adorava, quel cane. Credi che  per questo che non l'ho ucciso?
Ma anche Eldred Junior adorava la sua cagnolina, e io l'ho
uccisa. Tua nonna Stillman... beh, mi spiace dirlo, ma parlava
troppo, e mi dava sui nervi con tutto quel bla, bla, bla, bla e poi
bla, e bla bla, e bla bla, ed era sempre l a muovere e tormentare
quel grembiule e torcerlo, come se tutti i problemi che aveva
fossero per colpa di quel grembiule... e dov' il senso di tutto
questo? Perch le persone non riescono a essere... coerenti?.
Eugene alz le spalle. Ti aspetti che ti risponda?.
Ci riusciresti?, disse Herman Marshall.
No, di sicuro, disse Eugene.
Bevi la tua birra.
Non mi aiuter a rispondere alla domanda, disse Eugene.
Non importa, disse Herman Marshall. Non voglio farti
morire di sete. Voglio essere un buon padrone di casa.
Lo sei.
No. C' puzza di carne stantia qui dentro.
Andr via.
Ho un sacco di domande. Forse dovrei morire, e a quel
punto non conteranno pi.
Non c' dubbio, disse Eugene.
Credo di sentirmi dispiaciuto per un sacco di persone.
S?.
La maggior parte sono persone anziane, disse Herman
Marshall, e non  divertente invecchiare, e stare male e non
avere risposte, e sentirti sporco e volerti sentire di nuovo pulito
come il giorno in cui sei nato. Mi tormento sul perch non
ho ucciso Rusty. Sicuro. Ho ucciso i tedeschi, ma non ho ucciso
Rusty. Tua madre ti ha mai raccontato come ti sei messo a
piangere e strillare il giorno in cui io e Edna ci siamo sposati?.
S.
Edna. La povera Edna. Non so che cosa sia successo.
In che senso?.
Ci siamo conosciuti un giorno cos freddo che le si vedevano
i capezzoli dietro la camicetta... ed era cos bella... e ora
 morta, ed era calva come un uovo nella tomba, sotto quella
dannata parrucca, ed  come se finissimo tutti a pezzi e buttati
via come spazzatura, no? Puoi essere un texano tosto per tutta
la vita, e farti migliaia di miglia su e gi per la strada, e fare
baccano e bere e ballare con le donne pi belle che ci siano, e
toccargli il culo, e accarezzargli il seno, e sudare e non mollare
mai nulla, ma alla fine sei come tutti gli altri, e te ne finisci
in qualche cimitero con un prete che recita delle parole su di
te, e quelle parole non significano niente perch sei solo... e la
sabbia che ti gettano addosso  come la sabbia che hai calpestato
per tutte le maledette mattine, i pomeriggi e le sere della
tua vita. E magari una volta hai anche sognato di essere un
cowboy tutto d'un pezzo come Tom Mix, ma non hai avuto
quasi il tempo di respirare, e tutto  volato, e ora non ti resta
che gettare te stesso e tutto questo nel bidone della spazzatura,
vecchio mio, ricordandoti di chiudere bene il coperchio.
Dovrei replicare qualcosa?, disse Eugene, mentre sorseggiava la sua seconda Shiner.
Non lo so, disse Herman Marshall.
Anch'io potrei dire delle cose.
Cose?, disse Herman Marshall.
Cose, disse Eugene. Sul dolore. Il marito di mia figlia
ha sessant'anni. Quanti figli credi che potr avere mia figlia?
A oggi, sono zero. Il marito  un uomo gentile. Per certi versi
anch'io lo sono, forse, anche se qualche anno fa ho leccato la
figa a una ragazza che poi  andata a casa e si  uccisa. E quello che ti chiedo ... una cosa  conseguenza dell'altra?.
Herman Marshall appoggi le mani al tavolo. Apr i palmi verso l'alto e improvvisamente la luce divamp.
...
.
...
Capitolo sedici.
...
.
...
Tutto sommato, Herman Marshall si riprese piuttosto bene da
quella maledetta sbronza. Lui e quel ciccione di Eugene rimasero
seduti in cucina a chiacchierare per ore, e Jobeth ritorn,
imbronciata, per preparare dei panini e dei fagioli stufati. Herman
Marshall parl della fine del mondo e della vecchiaia.
Disse a Eugene di essere convinto che il mondo sarebbe esploso,
ma credeva anche nell'ipotesi di un paradiso. Gli parl anche
delle tette degli angeli che osservavano tutto dall'alto
pizzicando le corde delle loro enormi arpe, e Eugene sorrise. In
cucina si sentiva il ronzio e il tum tum del frigorifero e del condizionatore.
Jobeth sedette al tavolo con Herman Marshall e
Eugene e, accidenti, alla fine la lasciarono fare. Raccont di
essersi sposata quattro volte ma che Stephenson era il suo cognome
da ragazza, dal momento che l'ultimo matrimonio era
stato con un tizio che si chiamava Schmittlapp, e chi avrebbe
sopportato di mantenere un cognome del genere? La verit 
che avrebbe dovuto essere abbastanza furba da non sposarlo.
Eugene proruppe in uno sbuffo accompagnato da una risatina.
Jobeth sembrava compiaciuta. Gli tocc una mano e gli disse
che era il classico tipo che finiva per acchiappare le ragazze, se
capiva cosa intendeva. E Eugene fece una battuta poco brillante
e un po' contorta sul fatto che in effetti ad acchiappare era
sempre stato molto bravo, ah ah ah. Anche Jobeth scoppi a
ridere, e Herman Marshall li fiss attonito; disse di non aver
capito la battuta, e se potevano per favore spiegargliela. Lo fecero,
e Herman Marshall scosse la testa e disse a Eugene di
vergognarsi per quella volgarit. E Eugene ricord a Herman
Marshall che lui (Eugene) era un accademico, e gli accademici
non erano certo noti per lo stile da cabaret. Herman Marshall
non sapeva cos'era il cabaret, ma non lo chiese. Non voleva
che Eugene pensasse che era un ingenuo. Eugene pass la notte
nella stanza degli ospiti, e Jobeth dorm con Herman
Marshall. Si misero a letto e rimasero ad ascoltare Eugene che
faceva il bagno nella stanza accanto, e scoreggiava nella vasca
facendo fare all'acqua gi gi, e Jobeth premeva il viso contro
il petto di Herman Marshall ridacchiando. Herman Marshall
non sapeva se tutto questo fosse giusto. Supponeva di no.
Avrebbe dovuto pensare alla testa calva di Edna e alla lapide
con la scritta lamar. Avrebbe dovuto telefonare a Mr Grizzard
e ringraziarlo per quella magnifica parrucca. E allo stesso
tempo avrebbe voluto uccidere tutti. Avrebbe voluto darci
un taglio con tutta quella gentilezza e quei sentimentalismi.
Avrebbe voluto buttare gi gli angeli dal cielo e infilzarli con
uno spiedo e strappargli le tette. Avrebbe voluto picchiare l'universo
intero con quel libro speciale che smascherava tutte le
pecche di Dio e del cielo. Si domandava in che modo avrebbero
reagito gli ubriaconi gentili del Top of the World. Il mondo
ne avrebbe parlato. Decise che il giorno dopo avrebbe portato
Eugene a fare un giro, per mostrargli qual era la vera Houston.
Avrebbero visto la Houston notturna, con tutte le sue luci al
neon e i grattacieli che incombevano minacciosi. Gi, la buona,
vecchia Houston. Col traffico che non smetteva mai di sibilare.
Herman Marshall conosceva ogni cosa di Houston e
del suo maledetto traffico. Aveva trascorso tutta la sua vita
lungo quelle strade. Da giovane era stato capace di guidare un
camion da l fino a New Orleans, sulla vecchia US 90, senza
mai fermarsi a pisciare. E gli piaceva lavorare e sbuffare sulle
marce, mordendosi le labbra. Era un uomo sposato, certo, ma
ogni tanto c'erano le tentazioni a cui nessun uomo pu resistere.
Anche un uomo con le labbra da negro. Perch Herman
Marshall aveva fatto a Eugene quella domanda sulle sue labbra?
Che cos'altro avrebbe potuto rispondergli? Qualcosa di
diverso da quel suo commento gentile e stupito? Ges, non c'era
da meravigliarsi che quel tizio scoreggiasse nella vasca. E
Herman Marshall abbracci Jobeth e si disse: Non pretendo
che sia giusto, ma credo che siamo persi, e tutto ha lo stesso
senso di una scoreggia nella vasca. Jobeth si schiacci su di lui
e sospir. La sua pelle aveva l'odore di una bustina di deodorante
per ambienti scaduta e dimenticata, e forse lo era veramente:
c'era polvere dappertutto e gli copriva gli occhi, lo
accecava. Si addorment, e nel mezzo della notte lei prov a
svegliarlo massaggiandogli il cazzo, ma lui grugn e si gir
dall'altra parte. Lei borbott qualcosa arrabbiata, ma non insist.
Herman Marshall sogn di quando aveva ucciso i nazisti,
e vide i materassi e quei vecchi; il maggiore portava un
cinturone? Forse s. Un dettaglio del genere era difficile da ricordare,
ma forse s. Herman Marshall aveva dimenticato parecchi
dettagli della propria vita. Si poteva dire, in un certo
senso, che se n'era liberato come della sua piscia. C'entrava
con l'invecchiare, col sedersi di fianco al letto di una donna
morente e inventare storie che non significavano nulla, solo
per darle l'illusione che quei giorni passavano con un maledetto
significato. Herman Marshall guardava i "Nazi", dai cui
corpi il sangue schizzava come l'acqua da quegli irrigatori, e la
calibro quarantacinque che rimbalzava e ruggiva, e pens che
doveva significare qualcosa, e uno stormo di ragazze inglesi
immobili nella neve che lo applaudivano, ma avevano i guanti
e il suono dei loro applausi era attutito. Herman Marshall si
svegli alle prime luci dell'alba, doveva pisciare, ma rimase
immobile per non disturbare Jobeth. Non voleva svegliarla,
perch magari avrebbe tentato di nuovo di massaggiargli il
cazzo o fare qualcos'altro che lo infastidiva. C'era una
cassettiera ai piedi del letto, col ripiano superiore di marmo
scheggiato, e Edna l'aveva sempre giudicata un mobile di valore.
L'aveva comprata a un'asta dove si vendevano gli oggetti di
una famiglia del quartiere che era venuta a mancare, e Edna
aveva osservato che era una cosa terribile e triste quando un'intera
famiglia veniva a mancare. La cassettiera le era costata tre
dollari, e Harry aveva aiutato Herman Marshall a caricarla
sul suo (di Harry) piccolo furgone Dodge, e Edna e Beth avevano
chiacchierato a proposito del valore nascosto di certi oggetti
antichi, quando resistevano al tempo. Forse oggi Herman
Marshall avrebbe provato dolore per Edna. Voleva provare
davvero quel maledetto dolore, e rotolarsi sul pavimento. Pens
al nipote, al grasso Eugene. Non sapeva quanto gli stesse
simpatico, ed era sorpreso che potesse piacergli anche solo un
po'. Non aveva mai conosciuto un professore di universit, e
mai si era immaginato di poterla ritenere una cosa utile, e questo
Eugene gli sembrava un po' troppo debole, un po' troppo
bravo a parlare e ansioso di compiacere, ma di sicuro Herman
Marshall aveva conosciuto persone peggiori. Certi camionisti.
Certi contadini e mercanti di Hope, in Arkansas. Certi negri
al volante che ti stavano appiccicati solo perch non avevano
nient'altro di meglio da fare, ed erano cattivi e irascibili e negri.
E questa era una pessima combinazione, ed era meglio tenersi
alla larga da tizi del genere. Herman Marshall port il
grasso Eugene a fare un giro per Houston, quel giorno. Si mise
al volante della Chevy noleggiata da Eugene e l'auto solc le
gonfie, torride strade di Houston quasi senza fare rumore.
Passarono davanti a supermercati con l'insegna rice e Kroger,
e gironzolarono per Westheimer Avenue dove c'erano gli
studi delle modelle e i bar frequentati dalle checche e i negozi
che vendevano giornaletti sporchi, e un ragazzo col rossetto
che non doveva avere pi di quindici anni attravers impettito
la strada e si piazz davanti all'auto e grid che adorava gli uomini
anziani e grassi, e non sarebbe stato fantastico se si fosse
divertito un po' col loro vecchio campanaccio brizzolato? Poi
raggiunsero il centro, e non c'era nessuno in giro a causa del
caldo, e i nuovi edifici di vetro erano disposti uno dietro l'altro
in modo casuale, e luccicavano, ed erano tutti angoli e pannelli,e gli angoli sembravano trafiggere le nuvole, e Eugene parl
di quello che definiva il furore della citt - il suo clima di guerra,
la silenziosa, odiosa insistenza nel creare uno skyline diverso
da tutti gli altri -, e Eugene disse che aveva letto delle cose
sullo skyline di Houston, e aveva visto delle fotografie, ma parole
e fotografie riuscivano a catturare poco di tutto questo.
Uno deve trovarselo davanti, disse il grasso Eugene. E Herman
Marshall disse: L'ho visto saltare fuori da un giorno
all'altro. Ti giuro, prima non c'era nulla e poi era tutto l, e poi
qualcuno ha iniziato ad aprirci dei ristoranti e a fare delle feste,
e la sera dopo vedevi spuntare un altro ristorante, e cos
via. E Eugene disse: Lo immagino. Ho degli studenti che
vorrebbero specializzarsi in architettura alla Carnegie Mellon
o in posti del genere. La prima cosa che dovrebbero fare  visitare
Houston. Mi sembra d'aver letto da qualche parte che il
centro di Houston  il simbolo dell'architettura della crudelt.
Forse  un po' estremo, ma credo di capire almeno in parte che
cosa volesse dire l'autore. Poi Eugene strizz gli occhi davanti
a tutto quel vetro e quella luce. Si fece ombra con la mano.
Schiocc la lingua. Le altre auto passavano sulla destra. Suonavano
pochi clacson, e Eugene fece un'osservazione su questo,
e Herman Marshall disse: Suonare il clacson in questa
citt non  considerata una cosa educata, puoi finire con una
pallottola in testa. Non sto scherzando. Una pallottola - bang
bang, e sei morto. Puoi guidare come un pazzo, ma guai se
qualcuno... beh, se qualcuno cerca di fartelo notare. E Herman
Marshall ridacchi. Eugene lo fiss. Avevano pranzato in
un posto chiamato Ragin Cajun, sulla Richmond vicino ai binari
della Southern Pacific. Avevano mangiato fagioli rossi e
riso, e Eugene ne aveva prese due porzioni, e il posto era decorato
con biglietti da visita e adesivi per auto e roba del genere,
e su uno degli adesivi c'era scritto
SE NON CI HAI PROVATO
CON UN CAJUN
NON CI HAI MAI PROVATO
e la musica cajun usciva stridente da un altoparlante, e Herman
Marshall mangi il riso e i fagioli e rutt, ed entrambi bagnarono
il tutto con tre bottiglie a testa della buona vecchia
Shiner, e tutti i clienti sedevano attorno ai tavolini masticando
piccoli sandwich e tracannando birra e parlando del loro squallido
futuro, di football, tette, petrolio; e la musica era rumorosa
ma le chiacchiere no, e c'era un tavolino pieno di vecchi
annuari di diverse universit e istituti della Louisiana, e Eugene
domand a Herman Marshall perch quegli annuari erano
l, e Herman Marshall disse: Beh, di tanto in tanto qualche tizio
entra e dice che stava alla Tulane nel '75 o gi di l e magari
qualcuno non gli crede, e cos lui prende l'annuario della
Tulane del '75 dove ci dev'essere la sua foto, accidenti, e la foto
 proprio l, dentro quel libro, e lui la mostra a quelli che non
gli credono, e questo chiude la questione, capisci?. E Eugene
sorrise e annu.  Herman Marshall disse: E questo che conta.
E Eugene continu a sorridere e annuire, trangugiando la
seconda porzione di riso e fagioli rossi con ancora pi allegria
di quanta ne avesse gi mostrata alla prima porzione, e disse:
Non avevo mai mangiato questo tipo di cibo. Mi piace moltissimo.
E Herman Marshall, lanciandogli un'occhiata, disse:
A vederti, direi che ti piace pi o meno tutto, no?. E Eugene
disse: Mi hai sgamato, zio Herman. Nel pomeriggio presero
la I-45 verso Pasadena, e Herman Marshall gli mostr tutti i
depositi di petrolio, poi tagliarono a nord verso Galena Park e
il Turning Basin, dove c'erano le navi e l'aria era intrisa di odore
di petrolio, e Herman Marshall disse: Queste citt possono
non essere belle, ma fanno girare il mondo, sai? Il buon
vecchio petrolio. Senza petrolio, io e te ora saremmo a bordo
di una carrozza coi cavalli. Perci non disprezzare Pasadena o
Galena Park. Anche loro hanno un'utilit nel mondo. E
Eugene disse: Non disprezzo nulla, zio Herman. Sono tuo
ospite e questo giro che stiamo facendo mi sembra molto interessante.
L'altra notte, quando ti ho detto che eri un buon padrone
di casa, non stavo facendo solo andare la bocca per
vedere che rumore facesse. Ho cinquantadue anni, zio Herman,
e ti prego di credermi quando dico una cosa. Alla mia et
funziona cos. E Herman Marshall disse: L'et non c'entra
niente. Ma ti credo. Forse perch voglio crederti, ma non importa.
Tutto quello che importa  far passare un'altra giornata,
no?. E Eugene disse: Possiamo anche dire cos. E sorrise.
Si diressero a nord, tornando a Houston, e Herman Marshall
mostr al nipote la zona elegante di River Oaks, dove viveva la
gente ricca. Gli mostr il River Oaks Country Club e le principesche
dimore dove avevano vissuto Jesse James e Leon
Jaworski. E disse: Muhammad Ali, il pugile nero, non lo hanno
fatto entrare a River Oaks. Non aveva abbastanza grana. O
qualcosa del genere. Perlomeno cos ho sentito raccontare. O
forse l'ho letto su un giornale. Non ricordo bene. In ogni caso,
non vive qui, e forse questo basta a dimostrare il tutto, no?. E
Herman Marshall ridacchi. Disse a Eugene che a volte credeva
che il proprio comportamento fosse... bizzarro. Guid lentamente
per le strade silenziose e umide di River Oaks, e ogni
tanto si vedeva un messicano smunto che potava un cespuglio
o sistemava un'aiuola, e dopo un po' Herman Marshall disse:
La gente... tutti dovrebbero nascere con le stesse possibilit,
no? E le persone che vivono qui a River Oaks non sono tutte
nate ricche, giusto? Insomma, alcuni di loro venivano da...
beh, quei posti dove la gente gira il sabato sera a combinare
stronzate perch non ha nient'altro di meglio da fare, a parte
fottersi la puttana locale, che molto probabilmente ha la scabbia
o le piaghe, ah ah, capisci? E queste persone, queste persone
che adesso vivono in queste case di River Oaks, beh, io
credo che hanno stretto il culo e i denti e resistito, sai? Io non
l'ho mai fatto. Non sarei nemmeno qui a Houston se non era
per un mio amico di scuola che mi ha trovato un lavoro alla
Gulfway Trucking, talmente tanti anni fa che non posso pretendere
di ricordarmelo. Ora  morto da un pezzo, si chiamava
Elroy Catchings e faceva il lanciatore per la squadra di
baseball della Hope High School, ed era uno di quelli, come si
chiamano, mancini, ed era il miglior lanciatore di palle curve
che abbia mai visto. Cos ho ottenuto il lavoro alla Gulfway
Trucking, e poi mi hanno messo al volante di un camion, ma
tutto questo non ha portato da nessuna parte. L'esercito  stata
una pausa dalla vecchia routine, e poi  arrivato tuo cugino
Billy, sangue del tuo sangue e, beh, sangue del mio sangue, ma
ogni cosa ha finito per... precipitare, no? Si  tutto guastato, e
tua zia Edna e io, dopo che abbiamo perso Billy, abbiamo trascorso
tutti i giorni come se fossero un unico minestrone, senza
riuscire a distinguerne uno dall'altro, e ora tutto quello che
mi chiedo  perch anch'io non ho stretto il culo come quei tizi
che ce l'hanno fatta, capisci?. E Eugene disse: Un sacco di
gente non stringe il culo. Dopotutto, a stringere il culo ci si fa
male. E Herman Marshall disse: Sissignore. Questo  sicuro,
ma non potrebbe essere che  un male che fa bene?. Eugene
disse: Credo che abbia a che fare con quanto un uomo  in
grado di sopportare. Herman Marshall disse: In che senso
sopportare?. Eugene guard fuori dal finestrino cos che Herman
Marshall non poteva vederlo in viso, e disse: Credo nel
senso di essere coraggiosi. Nel senso di cercare di affrontare il
mondo reale senza lamentarsi con le altre persone dei propri
problemi. Mio padre  morto alcolizzato, lo sapevi? Lo ha fatto
in modo consapevole, e il suo fegato  andato in malora, e
non l'ho mai sentito dire una sola parola che potesse suonare
come una scusa. Forse confess qualcosa a mia madre, ma lei
non me l'ha mai detto. Credo che in qualche modo anche mia
madre sia stata un'aguzzina per me. Faceva parte di un ampio
gruppo. Forse ora penserai che io mi lamenti, ma la gente mi
ha davvero tormentato. Dico sul serio. E Herman Marshall si
avvicin e gli strinse una delle sue spalle grassocce, costringendo
Eugene a voltarsi per guardarlo in viso, poi gli disse: Tu sei
sangue del suo sangue, non voglio sentirti parlare in questo
modo. Stai dissacrando la sua memoria, brutto figlio di puttana,
e non voglio sentirlo. Io l'amavo. L'amavo. E lei mi ha detto
che tu eri importante. Sangue del suo sangue, qualunque
cosa questo significa. Sangue del suo sangue. Perch lei era fatta
di sangue, mentre io credo di essere sempre stato fatto d'acqua...
beh, non lo so... ma credo di avere il diritto di chiederti
di comportarti da persona che  sangue del suo sangue. Eugene
disse: Non sono sicuro di aver capito di che cosa stai parlando.
Herman Marshall disse: Sto parlando di... famiglia.
Eugene disse: Oh. Herman Marshall disse: Nessuno dovrebbe
essere solo. Eugene ora stava tirando su col naso e
ogni tanto si toccava le narici col mignolo, e disse: Non ho
voglia di sentirmi in colpa. Non  una cosa ragionevole n intelligente
sentirsi in colpa. Ma Leora... Leora... a lei ho leccato
la figa e poi si  ammazzata. Le avevo detto che non avrei
mai potuto sposarla. Veniva da un orfanotrofio. Aveva bisogno
di me, giusto? Me. Il reduce di due matrimoni segnato dalla
vita. Uno che le due ex mogli consideravano eccitante come
uno stronzo in un bicchiere del latte. Ma Leora, l'orfana, non
voleva essere lasciata sola, no? E cos ha finito per decidere che
era meglio essere morta piuttosto che sola. Io... a volte mi sento
cos... beh, il fatto  che ho scopato con la migliore amica di
mia figlia... non so perch... tutto ci che quella donna ha fatto
 stato pregarmi di morderle le tette fino a farle sanguinare...
che razza di pratica  mai questa? Il ponte ai denti ballava
tutte le volte che provavo a morderle le tette. Ma alla fine l'ho
fatta sanguinare, e di questo cosa pensi, zio Herman? Non ti
riempie di orgoglio per il fatto di far parte della razza umana?
Tu... noi, di che cosa stiamo parlando? Stiamo parlando
dell'essere soli, vero? Leora ha preferito la morte. Si  appesa a
un lampadario con un cazzo di reggicalze. Oh, ascoltami. Ho
detto appesa. La maggior parte delle persone dice impiccata,
ma appesa  il termine corretto. Dai retta al tuo caro professore
di inglese. Un uomo davvero brillante.... E Eugene si copr
gli occhi. Eugene, il grasso Eugene, trem. Aveva la camicia e
la giacca impregnate di sudore. Era agosto a Houston, e avrebbe
dovuto avere il buon senso di capire che camicia e giacca
non erano l'abbigliamento migliore. Herman Marshall sospir.
Guid verso casa, e il traffico sulla Gulf Freeway era rallentato,
e i tizi che guidavano i camion - i tizi che stavano sulla
corsia veloce con le loro fondine e i loro larghi cappelli e i pesanti
stivali - superavano tutti sulla destra e sterzavano bruscamente
infilandosi nel traffico, svoltando a sinistra quando
avrebbero dovuto svoltare a destra, e intanto un gruppo di nuvole
bianco latte sopraggiungeva da Galveston, e il cielo luminoso
improvvisamente fu coperto, poi un pallido e rapido
scroscio di pioggia venne gi, facendo venire voglia a Herman
Marshall di pisciare, ma si trattenne e si morse la lingua, dicendo
a s stesso che per Dio si sarebbe controllato, e cos fece.
Barcoll gi dall'auto non appena la macchina si ferm nel vialetto.
Apr la porta d'ingresso, si precipit dentro e raggiunse
la cucina, dove riemp il lavandino di piscio caldo. Eugene lo
segu senza dire nulla. Stava ancora tirando su col naso e continuava
a cercare di liberare la gola dal catarro. Jobeth port
del pollo fritto per cena, e Eugene ne mangi la maggior parte.
Lui e Herman Marshall bevvero altra Shiner, scambiandosi
pochissime parole. Ma Herman Marshall aveva un sacco di
domande in testa. Si stava interrogando su quella che lui pensava
fosse la fine del suo mondo. Si stava chiedendo che cosa
avessero provato quei "Nazi" quando li aveva uccisi. Era stato
cos maledettamente spaventoso in quei giorni, ed era tutto
cos maledettamente magnifico. Jobeth continuava a sorridergli,
ma Jobeth non era Edna, e non importava quante volte gli
menasse e gli leccasse il cazzo. E non importava quante volte
gli facesse vedere dei film dove un negro lo metteva nel culo a
una donna bianca. Herman Marshall si chiedeva quante persone
potevano entusiasmarsi ai girasoli, ai gattini, alle torte di
pesca, ai giochi in scatola, ai matrimoni e a Topolino. Si chiedeva
quante persone potevano credere a religioni che
garantivano che una vergine era in grado di sfornare un bambino.
Gli sarebbe piaciuto andare in paradiso, e di sicuro Edna
era gi l, e magari avrebbero fatto una grande rimpatriata in
quella celestiale foresta di arpe. Ma c'era dell'altro. Che era
successo ai "Nazi" che aveva ucciso? Che era successo a Elsie?
Che era successo a Eldred Junior, che si era scopato la moglie
di Herman Marshall? Che era successo a tutto lo sperma inutile
che Herman Marshall aveva depositato dentro Edna? Edna
e i suoi dannati fumetti. Edna e quelle persone e animali che
parlavano dentro dei palloncini. Edna e la sua risata silenziosa.
Edna e i suoi capelli e i pettinini e i nastri. Edna e la sua
cazzo di parrucca. Dov'era la logica in tutto questo? Dov'era lo
schema? Le cose dovevano avere degli schemi. I motori diesel
avevano uno schema. Le polizze assicurative avevano uno
schema. I computer e le televisioni avevano degli schemi. Anche
tutte quelle maledette tangenziali di Houston dovevano
avere degli schemi. E anche il canto delle cicale aveva un suo
schema agitato. Ma per il comportamento delle persone non
era cos. Era pi un caso, una serie di possibilit portate a termine.
Herman Marshall rifletteva su tutto questo, e Eugene
and di sopra e prese un taccuino, si sedette al tavolo e inizi a
scrivere. Tieni un registro delle cose?, disse Herman
Marshall. Eugene sollev gli occhi dal taccuino e disse: S.
Ma ti prego di non credere che questo mi abbia fatto guadagnare
un qualche tipo di saggezza. Pensarlo sarebbe... poco
saggio. E Eugene sorrise e torn a scrivere. Herman Marshall
guard da un'altra parte. Che gli importava di quel dannato
taccuino? Non era il libro, no di certo. Un ciccione come Eugene
non sarebbe stato in grado di scrivere quel libro, e no, non
mi incatenate a un albero, voi cattivi. No. No. Non fatelo. Non
lasciatemi l'anguria. No. No. Niente anguria. Lasciate stare le
mie labbra da negro, brutti stronzi. Andrete all'inferno. Ecco
cosa succeder. Andrete all'inferno e Satana vi brucer le palle.
Herman Marshall decise che aveva bisogno di fare qualcosa
di forte e coraggioso, e non importava quello che avrebbero
pensato i vicini. E non era una cosa che poteva essere inventata
di sana pianta. Non poteva essere creata con qualche oggetto
recuperato dalla soffitta. Doveva essere un'azione decisa,
solo cos avrebbe funzionato. Magari ci sarebbe stato dolore,
ma inflitto per una buona causa. Dite che volete leccarmi il
cazzo per prime, ragazze? Dite che non vi ricordate niente di
tutta quella merda nazista e che, in ogni caso, siete troppo giovani?
Beh, fanculo, ragazze. Mostrate a vostro zio Herman un
po' di figa, ah ah. Herman Marshall strinse i pugni. Davanti a
lui sul tavolo c'erano quattro bottiglie vuote di Shiner. Eugene
scribacchiava. Il grasso Eugene mordicchiava la matita e ogni
tanto fissava il soffitto. Jobeth gironzolava qua e l e sorrideva,
e di sicuro lei non avrebbe dovuto essere fra i piedi. Herman
Marshall si domandava da quanto tempo la sua figa fosse
in attivit - magari dal 1910 o gi di l? Voleva sapere come far
apparire l davanti una torta di pesca e Topolino. Voleva sapere
come piangere quando risuonava certa musica. Forse voleva
anche che le morti del presidente Roosevelt e del presidente
Kennedy e di Grace Kelly avessero significato qualcosa in pi
per lui. Forse gli avevano spremuto via tutto il succo, ma ce l'aveva
mai avuto questo succo? Lui e Eugene sarebbero andati al
Top of the World il giorno dopo, e che cosa sarebbe successo a
quegli ubriaconi gentili? Per quel che contava, che cosa sarebbe
successo a Eugene? Perch Herman Marshall era stato privato
del diritto di far proseguire la sua linea di sangue? Che
cosa faceva una persona per non rimanere da sola? Edna,
Edna... ti amo... non far male... ... le tue mutandine... era
un bellissimo film, vero? Oh, Edna, Edna, nessuna mi far mai
sentire come mi fai sentire tu... s, s... abbassale... non te ne
pentirai. E Herman Marshall sbatt le palpebre. Si sentiva
strano, aveva gli occhi infiammati agli angoli e la vista annebbiata,
ma dubitava che qualcuno potesse notarlo. Toss, e Eugene
sollev lo sguardo per un istante, ma nulla nel suo viso
lasciava sospettare una qualche forma di allarme. Eugene aveva
gli occhi piccoli e stretti, racchiusi nel grasso del viso, non
riusciva nemmeno a sbattere le palpebre. Herman Marshall
era felice. Pens ai due rapinatori che Harry Munger aveva ucciso
al Top of the World. Tutto poteva essere sbrigato in fretta,
e la mano della Legge non sarebbe riuscita a intervenire se
non quando la partita fosse stata gi chiusa. (Tom Mix lo
avrebbe capito? Forse. Era impossibile comprendere davvero
Tom Mix, il suo sguardo, il suo coraggio e il suo senso della
giustizia). I treni tagliavano in due col loro suono la densit
della notte, e le cicale si strofinavano le zampe e cantavano. Il
traffico sibilava sulla Gulf Freeway, e un'auto pass rombando;
la radio era accesa a tutto volume. Lo skyline di Houston,
che sembrava una collana di pietre preziose, incombeva sulle
cime degli alberi, e Herman Marshall si disse: E tutto un mare
di cose senza senso, che danno pu fare se provo a cambiarle
un po'? O parecchio, a seconda di come si vuole vederla. Herman
Marshall mand Jobeth a dormire a casa sua per quella
notte. La vecchia si lagn. Gli disse che lui era ancora sconvolto
da quel terribile dolore. Lui le disse che voleva essere lasciato
solo con quel terribile dolore. La ringrazi per le sue premure
e le disse che non avrebbe mai dimenticato tutto ci che aveva
fatto per lui, ma quella notte voleva rimanere solo a pensare (e
anche il suo cazzo voleva rimanere solo, ma questo non glielo
disse), riusciva a capirlo? Jobeth si affrett ad annuire. Disse a
Herman Marshall che non aveva mai voluto essere un disturbo.
Si strofin un occhio con una manica della camicia. Gli
disse che sarebbe passata il mattino dopo per preparargli la colazione
- uova e pancetta, avena e salsa gravy, e biscotti. Herman
Marshall annu. Disse a Jobeth che era perfetto,
assolutamente perfetto, lo apprezzava molto. Pass sveglio
gran parte della notte. Aveva bisogno di un piano. Di anticipare
le mosse. Cos si prepar uno schema. Non per niente era
stato un giocatore di scacchi. Ed era di nuovo il 1928, e gli
scacchi facevano rumore sulla scacchiera, e lui avrebbe sconfitto
il mondo. Accidenti, non si sarebbe limitato a questo. Lo
avrebbe schiantato definitivamente, il fottuto mondo.
...
.
...
Capitolo diciassette.
...
.
...
Quella notte, gioved 23 agosto 1984, seduto al tavolo della
cucina con Herman Marshall, Eugene scrisse sul suo diario:
 stata una giornata strana, e lo zio Herman  un uomo strano.
Credo di avere un po' paura. Oh, niente di nuovo, ma forse stavolta
la mia paura ha assunto nuove connotazioni. Sto parlando come
se fossi in un episodio di Ai confini della realt? Forse, ma mi
sembra di essere nudo in una foresta di pugnali. Mi ha dato dello
stronzo ciccione, e continua a fare riferimento al sangue. E io
gli ho confessato la mia storia con Eleanor LeBay, Nostra Signora
della Tetta Sanguinante. Giro a piedi nudi nel vomito, con i nervi
tesi.  piuttosto evidente che non trova nessun significato nella
sua vita, e credo che tutto ci sia molto pericoloso. Il mio aereo per
Pittsburgh  previsto per domani sera, e mi chiedo se sar a bordo.
Ci sono altri Cantos di Pound che devo leggere e cercare di capire.
(Oggi abbiamo visitato la citt, ed  spaventosa come lo zio Herman.
Ci sono troppi grattacieli e superstrade e raffinerie di petrolio,
ed  come se tutti non riuscissero mai a fermarsi, come puttane
che agitano il culo per farsi vedere. Ma questo muoversi avviene
dentro auto e furgoni, e a volte ci sono dei cani sul retro di questi
furgoni, e saltellano e cercano di rimanere in equilibrio, e mettono
fuori la lingua, ed  come se da un momento all'altro potessero
volare via e finire in strada. Ma che cosa significa tutto questo
parlare di sangue?).
Quella vecchia, Jobeth Stephenson, si present a casa dello zio
Herman alle sette e mezza del mattino del giorno dopo. Come
promesso, prepar la colazione con uova e pancetta, e avena
e salsa gravy, e biscotti. Continu a toccare lo zio Herman
tutte le volte che ne aveva l'occasione, e forse Eugene avrebbe
dovuto trovare la cosa divertente. Lo toccava sul petto, su
una guancia. Gli accarezzava le tempie. Lo zio Herman quasi
non parlava. L'espressione del suo viso era come... paralizzata.
Non prestava alcuna attenzione a Jobeth Stephenson quando
lo toccava. La sua pelle era come quella di una lucertola
morta. And con Eugene al Top of the World in tarda mattinata.
Guid tranquillo, rilassato. Come se avesse una visione
chiara del futuro. O come se non ne fosse spaventato. L'aria
condizionata dell'auto a noleggio fischiava e faceva rumore.
Eugene non capiva il motivo di quel baccano. Oh, beh, che cosa
ci si poteva aspettare da una Chevy? Fa uno strano rumore,
vero?, disse.
Rumore?, disse lo zio Herman. Che rumore?.
L'aria condizionata. Non ti sembra che ci sia qualcosa che
non va?.
Beh, disse lo zio Herman, forse sta per rompersi.
Spero di no. Altrimenti mi sciolgo.
Magari  quello a cui siamo destinati.
Scusa?.
Sciogliersi. Sciogliersi nelle fiamme. Indipendentemente
da quello che facciamo.
Non capisco.
La luce  troppo luminosa, disse lo zio Herman.  come
se mi tagliasse a fette gli occhi, capisci? Come se stesse sbucciando
un chicco d'uva.
Io non... beh, mi spiace, ma temo di non comprendere
bene.
Ti ricordi quello che mi hai raccontato ieri? Qualcosa sul
fatto che avevi leccato la figa di una ragazza e poi questa si 
uccisa? E... non abbiamo parlato entrambi... di solitudine?.
...s, disse Eugene. Stava armeggiando con un pacchetto
di fazzoletti. Ne prese uno e si asciug la fronte e le guance.
Credo... s, credo che mi ci vorr una birra una volta arrivati
a destinazione....
Sissignore, disse lo zio Herman. Ottima idea. E poi rest
in silenzio. La Chevy sferragliava e rimbalzava sulla Gulf
Freeway, superando i cartelli con la scritta exxon e plymouth
e TOYOTA, e Eugene vide un pastore tedesco muoversi e saltellare
sul retro di un furgone, e una o due volte lanci un'occhiata
alle proprie spalle all'orizzonte aspro e incoerente, e si
disse che non gli importava della recessione - preferiva il povero
Nord Est, in bancarotta e tormentato dalle intemperie,
alla nevrosi e all'irrequietezza di questa rumorosa citt fiorente.
Si chiedeva che cosa stesse pensando il pastore tedesco.
Forse pi o meno le stesse cose. Lo zio Flerman si massaggi
la bocca. Forse cercava di fermare la bava. Ma perch doveva
sentire il bisogno di sbavare? Che diavolo gli stava passando
per la mente, e Eugene era in pericolo? Eugene si tocc le
ginocchia e le strinse fra le mani. Non voleva correre nessun
pericolo. Oh, sapeva che avrebbe dovuto prestare pi attenzione
a ci che Leora gli stava chiedendo. E sapeva che non
era una cosa appropriata mordere la tetta della migliore amica
di tua figlia finch non iniziava a schizzare del maledetto
sangue. E sapeva che non era bello maledire i propri aguzzini
e fustigarsi e chiedersi qual era stato il triste scopo di suo
padre. Ma tutto questo giustificava il fatto che Eugene dovesse
essere ferito? Avrebbe quasi voluto saltare gi da quell'auto.
Quasi. Tutta la sua vita era stata un susseguirsi di quasi.
C'erano state anche volte in cui sarebbe voluto entrare a grandi
falcate in una classe del primo anno di composizione con in
braccio un M16 di quelli che si usavano in Vietnam e far fuori
tutti quei bastardi coi loro jeans Jordache che bighellonavano
l dentro masticando cicche, e che non avrebbero saputo distinguere
Edith Wharton dalla dannata Jennifer Beals. S'immaginava
quei piccoli bastardi schizzare in ogni direzione.
Schizzare sangue come sullo sfondo di un film di Sam Peckinpah.
Il pensiero quasi sempre lo faceva sorridere. Era quella la
particolarit della violenza e delle carneficine. Erano attraenti
anche per un sempliciotto effeminato come Eugene Coffee.
E Eugene Coffee si pass un fazzoletto dopo l'altro sul viso.
Li usava fino a quando non erano zuppi. E poi la Chevy attravers
scintillante uno dei raccordi della Gulf Freeway, svolt
a sinistra e poco dopo era sulla Stevens Highway, e poi rallent
saltellante nel parcheggio di fronte a un edificio che aveva
un'insegna al neon sul tetto, e l'insegna diceva: top of the
world. Il tetto era ondulato e il caldo ci si rifletteva sopra con
una serie di fasci sfocati. Eugene e lo zio si infilarono direttamente
nel locale, accolti da un pesante gettito d'aria fresca, e
Eugene riconobbe l'uomo che si trovava dietro il bancone. Si
chiamava Harry o Harold o qualcosa del genere, e ricordava
di averlo visto al funerale della zia Edna. C'erano due uomini
seduti sugli sgabelli davanti a lui. Uno sollev lo sguardo, l'altro
no. Anche il tizio che aveva alzato la testa era presente al
funerale. Era muscoloso e si present come Ralph Danielson,
e disse di essere un ex poliziotto in pensione di Pasadena, in
Texas. L'altro tizio, quello che non aveva sollevato lo sguardo,
era completamente sordo, stando a ci che diceva Ralph
Danielson, ed era un peccato per il povero vecchio Rollie cadere a
pezzi cos presto. Il barista disse di chiamarsi Harry Munger,
e lui e Eugene si strinsero la mano. Eugene e lo zio Herman si
sedettero al bancone e ordinarono Shiner. Si sentiva uno strepitio
sul retro del locale, e Harry Munger disse che la moglie
stava lavando i piatti della cena della sera prima. Disse che di
sera preparavano un bel barbecue, e che da almeno tre o quattro
settimane nessuno era morto a mangiarlo, ah ah ah. Lo
zio Herman cerc di sorridere. Perlomeno si vide la sua bocca
tremolare nel tentativo di farlo. Dovevo portare qui mio
nipote, disse. Voglio dire, questo bar  un po' come un'attrazione
turistica. Una tappa obbligata.
Sante parole, disse Harry.  la definizione giusta. Una
tappa obbligata, s. Qui da noi la chiamiamo la tassa. E Harry
rise. Di fronte a lui, sul bancone, c'era una copia del Post
aperta. Harry serv a Herman e a Eugene le Shiner, poi si sedette
su uno sgabello, con una matita in bocca, e continu le
sue parole crociate.
Che mucchio di stronzate, disse lo zio Herman, bevendo
un sorso di Shiner.
Harry Munger sollev lo sguardo.
Il barista e le sue parole crociate, disse lo zio Herman.
Non l'hai gi visto in qualche film? Il vecchio e saggio barista,
con la sua saggia penna e le sue sagge parole crociate, che
ogni minuto ti chiede un sinonimo di otto lettere per scopare.
Ehi, disse Harry. Calmati, amico. Insomma, so che non
sono passati nemmeno due giorni da quando hanno sepolto
Edna, ma questo non significa che devi... beh, mi hai capito, accanirti
contro di me come se fossi una specie di tuo nemico....
Lo zio Herman inizi a tossire e rantolare.
Resisti, disse Ralph Danielson. Non mollare, maledizione
a te.
Il vecchio sordo continuava a ignorarli.
Harry Munger pos la matita e disse rivolto a Ralph
Danielson: Se ha voglia di mollare, va bene lo stesso.
Lo zio Herman annu.
Eugene gli tocc una spalla.
Lo zio Herman sussult.
Il sordo si guard attorno. Sbatt le palpebre. Qualcuno ha
fatto il mio nome?, disse. Era piegato in avanti, con le braccia
quasi chiuse a riccio attorno a una lattina di Budweiser.
Lo zio Herman lo guard e grid: Come va, Rollie?.
Bene, disse Rollie Beecham.
Continui a resistere?.
...sissignore, disse Rollie Beecham.
Lo zio Herman lanci un'occhiata a Harry Munger. Io...
mi spiace. Non volevo prendermela con te. Se ti piacciono le
parole crociate, sono affari tuoi. Insomma, sempre meglio che
violentare bambini, no?.
Harry Munger annu. Non ti preoccupare, disse. Sono
giorni difficili. Esit per un momento, poi disse: Quella
Stephenson,  ancora da te? Io e Beth pensiamo che, beh... insomma...
non  la persona migliore con cui tu possa stare ora.
Non voglio sembrare offensivo, ma  un po'....
So che cos', disse lo zio Herman.
Puoi trovare di meglio, disse Harry.
Ne sarei sorpreso.
Guarda Milt.
Cosa?.
Milt e la sua Diana, la ragazza del Plymouth Rock, ti ricordi
quando ce l'ha raccontato? Beh,  passato qui con lei l'altra
sera, e non  male, ed  tutta presa da lui, l'ha fatto anche
ballare l al jukebox. Kenny Rogers e Willie Nelson e non so
che altro. Ed eravamo tutti l a guardarli, e lui sorrideva e batteva
le mani, e si stava divertendo come non gli era mai capitato
in tutta la vita. Oggi lei ha il giorno libero, e mi pare che
mi abbiano detto che torneranno. Aspetta di conoscerla. Capirai
perch si vantava cos tanto.
Beh, disse lo zio Herman. Mi fa piacere per Milt. Ora
non sar pi solo, no?.
Certo, disse Harry. Oh, avresti dovuto vedere Beth. Era
gelosa.  convinta di essere la primadonna qui dentro, capisci?
Insomma, da quando si  rifatta i denti  diventata irresistibile.
Ma l'altra sera... beh, ha dovuto lasciare la scena a quella
tizia del Plymouth... e dovevi vedere come ballava quella donna...
con le tette che saltellavano su e gi... questo enorme
sorriso in viso... e si aggrappava al vecchio Milt come se lui
fosse tutto, la terra e le stelle e il mare....
Lo zio Herman annu. Benissimo. Mi piacerebbe vederla.
Mi piacerebbe vedere tutti. Voglio vedere delle persone insieme
ad altre persone. Voglio vedere che cosa significa quando la
gente parla di sangue. Voglio sapere che cosa significa tutta
questa luce del sole.
Come hai detto?.
Non importa, disse lo zio Herman.
Sei sicuro di stare bene?, disse Harry.
Assolutamente, disse lo zio Herman. Ma poi si guard attorno
e si fece scuro in volto. Sta venendo qui?.
Chi?, disse Harry.
Milt. Lui e la sua donna.
Credo di s, disse Harry.
Bene, disse lo zio Herman. Pi siamo, meglio ....
Cosa?, disse Harry.
Niente, disse lo zio Herman, ma era ancora cupo. E il
vecchio Ike Sage? Dov'?.
Oggi ha il chiropratico, disse Harry. Il momento clou
della sua settimana, no? L'unico giorno in cui si sente bene.
Oh, disse lo zio Herman. Beh, meglio per lui.
Che?, disse Harry.
Niente..., disse lo zio Herman.
Harry Munger si accigli. Poi, con una scrollata di spalle,
ritorn alle parole crociate. La gente entrava e usciva. Un
insegnante in pensione di nome Frank Lee Doubleday venne
presentato a Eugene, e si strinsero la mano. Frank Lee
Doubleday gli parl della deprecabile condizione in cui era ridotta
l'istruzione al giorno d'oggi, e Eugene disse di essere d'accordo
con lui. Ma non fece nessun accenno all'M16. Probabilmente
Frank Lee Doubleday non avrebbe capito. Il vecchio professore
offr da bere allo zio Herman e a Eugene. Frank Lee era
stato uno dei portantini al funerale di Edna, e disse allo zio
Herman che gli ci sarebbe voluto del tempo per dimenticarla.
Gli disse che il barbecue che lei cucinava era sempre stato
un'opera d'arte. Gli disse che il carattere di Edna era cos dolce
che avrebbe fatto ammutolire il paradiso. Poi mise una mano
sul braccio dello zio Herman e lo strinse, senza aggiungere
altro, ma aveva gli occhi umidi, e annuiva di tanto in tanto
con la testa, come se sentisse una voce silenziosa che gli elencava
tutti i pregi di Edna. Milt Willis arriv con la sua Diana,
che era vestita di nero, forse troppo di nero per quell'ora
del giorno, ma era un dettaglio che a nessuno parve importare
granch. Harry Munger si lasci sfuggire un fischio, e Beth
usc dalla cucina e lo fiss scura in volto. Ma lui aveva tutto
il diritto di fischiare. Diana, che di cognome faceva Epps, era
alta e tutta gambe, e faceva ancora la sua figura. I capelli erano
grigi, e doveva aggirarsi sulla sessantina, ma portava i suoi
anni con una sorta di grazia delicata, come se un tempo fosse
stata una modella o qualcosa del genere. Si avvicin allo zio
Herman e gli disse che era dispiaciuta per quel che era successo
alla moglie. Gli disse che avrebbe voluto essere al funerale
con Milt, ma aveva dovuto lavorare. Le spiaceva davvero,
e sperava che Herman la perdonasse. Lo zio Herman annu.
Guard da un'altra parte, e lei strinse la mano a Eugene. Le
sue dita erano energiche. Eugene deglut. Milt si mise accanto
allo zio Herman e lo sfior con il gomito dicendogli qualcosa
a proposito del fatto che Diana era proprio una in gamba,
vero? Milt era troppo grosso e sciatto per i gusti di Eugene.
Quasi grosso e sciatto quanto lui. E Eugene sospir. Respir
il profumo di Diana. Aveva qualcosa che richiamava tonalit
verdastre, ed era interessante. Harry Munger sollev lo
sguardo dalle parole crociate e annunci che le aveva terminate.
Tutti applaudirono. Tutti a eccezione del vecchio sordo,
che non alz nemmeno la testa. Harry Munger offr da bere.
Beth borbott qualcosa dalla cucina. Milt cominci a parlare
a Diana di Harry Munger. Le raccont di quella volta in cui il
barista aveva ucciso due rapinatori. Le disse della pistola che
Harry teneva nel registratore di cassa. Le disse che era una calibro
trentotto Smith & Wesson, e che aveva fatto fuori due
uomini, o almeno uno e mezzo, ah ah ah, dato che il secondo
era un negro. Diana sussult e si copr la bocca. Harry Munger
guard da un'altra parte, senza dire nulla. Lo strepitio
proseguiva in cucina. E alla fine Harry Munger guard Diana,
sorrise e disse: Non ho fatto niente di speciale. Davvero.
Voglio dire, un uomo ha il diritto di difendere ci che  suo,
tutto qui. Insomma, non avevo niente di personale contro quei
tizi. Una pistola  un po' come un'assicurazione per la vita, capisci
quello che intendo?.
Diana annu. Certo, disse, ma mi piacerebbe avere
il coraggio che hai avuto tu. Se qualcuno si presentasse al
Plymouth, beh, gli darei quello che vuole, senza fare domande.
Sorrise verso Milt Willis. Giusto, tesoro? Senza alcuna
domanda.
Milt si fiss le nocche delle mani.
Diana si guard attorno. Ho detto qualcosa che non va?.
Non hai detto nulla che non va, disse Milt. Sei una brava
ragazza e ti comporti bene con me, e ti amo.
Lo zio Herman improvvisamente sorrise. Era un sorriso autentico.
Si rivolse a Diana. L'amore, disse. Il caro, vecchio
amore. Ti dice che non sarai pi solo. Ti dice che puoi andare
avanti. Tutti vogliono andare avanti. In un modo o nell'altro.
L'amore batte la morte, giusto?.
Diana sbatt le palpebre. Come? Stai parlando di tua moglie?
Mi spiace molto per lei. Credo che abbia sofferto un po',
vero?.
...in un certo senso s, disse lo zio Herman.
 una vergogna, disse Diana.
 quello che pensiamo anche noi, disse Frank Lee
Doubleday allo zio Herman. Quanto a me, ho aiutato a portare la
bara. Come sai. Insomma, tu mi hai... concesso questo onore.
E sono fiero che tu abbia pensato a me. E sapevo benissimo, so
benissimo cos'ha passato.
Lo zio Herman aveva in testa un cappello con la scritta
astros. Si tocc la visiera. Tu credi che ce la faresti?.
Frank Lee Doubleday apr la bocca, ma non disse nulla.
Io credo che nessuno dovrebbe essere costretto a farcela,
disse lo zio Herman. Penso che io e lei non abbiamo vissuto
abbastanza. Se prendete una persona media - una persona
media dorme otto ore a notte, giusto? Lo leggo sempre sui
giornali e quindi dev'essere vero. Perci, supponete che una
persona viva fino a settantacinque anni - cosa significa? Significa
che ha passato venticinque anni a dormire. Cos non
 vero che ha settantacinque anni - ne ha solamente cinquanta.
Ma lui se ne sente settantacinque, giusto? Solo che l'hanno
ingannato.  stato ingannato. Gli hanno fregato un terzo
della sua esistenza, e voi questo lo chiamate vivere? Beh, andate
tutti a fare in culo, e fanculo i vostri cani e canarini e vermi
che strisciano nella terra. Io e Edna... ci  stato levato tutto...
e Billy... Billy... avreste dovuto sentirlo... come gridava e imprecava
e non riusciva a fermarsi... e Edna diceva che era il
Giudizio Divino... e ora vorrei che una persona mi chiedesse
perch proprio io? Ah, cazzo, sto parlando un sacco. Era da
quando ero un ragazzo che non parlavo cos tanto. Sissignore,
a quei tempi parlavo parecchio e m'inventavo delle storie
per Edna, storie sulle persone a bordo dei pullman della Mkt
e nelle carrozze dei treni, storie su animali o personaggi vissuti
secoli prima o attori del cinema o sul presidente, che si chiamava
Hoover, e poi fu sostituito da Roosevelt, e voi tutti qui
ve li ricordate quei due presidenti, vero? Beh, quello che sto
cercando di dire  che un tempo parlavo e parlavo, come se mi
pagassero per farlo. Ma quei giorni sono andati, e ora dovrei
chiudere la bocca, ma non riesco a smettere d'interrogarmi sui
venticinque anni che ci vengono tolti - e su Billy che faceva un
baccano infernale, capite, e soffriva troppo, e non  una bella
sensazione, capite?.
Tutti fissavano lo zio Herman. Anche Rollie Beecham.
Lo zio Herman si guard attorno. Il sorriso autentico non
era sparito dal suo volto. Era immobile e gli curvava la bocca
in un disegno preciso. Forse dovremmo andarci tutti insieme,
disse. La luce  troppo luminosa e non mi sembra di
vedere nessun libro.
Di che parli?, disse Harry.
Lo zio Herman si schiar la gola. Il sorriso autentico spar,
...niente, disse. Stavo solo... sproloquiando... che  come
dire buttare aria fuori dalla bocca....
Era un'espressione del presidente Harding, vero?, disse
Eugene, quasi mangiandosi le parole.
Sissignore, disse lo zio Herman.
E credo che significhi stare l a parlare e non fare nulla,
disse Eugene.
Veramente?, disse lo zio Herman.
Mi sembra, disse Eugene.
Beh, non voglio contraddire un professore di universit,
disse lo zio Herman.
Sproloquiare, disse Eugene, non significa necessariamente
fare stronzate.
Beh, baciami il culo e dimmi pure che sono un bugiardo e
un pazzo, disse lo zio Herman con una risata di scherno.
Rollie Beecham, che lo stava fissando, sorrise.
Nessun altro fece nulla.
Che succede?, disse Milt Willis. Si morse il labbro e poi si
rivolse allo zio Herman. La morte di Edna ci rattrista tutti,
ma non significa che dobbiamo starcene qui ad ascoltare tutte
queste parole senza senso.
Siamo tutti vecchi, disse lo zio Herman. Poi fece un cenno
della testa in direzione di Eugene. Anche lui, nipote o non
nipote. Vecchi. Vecchi. Vecchi. Vecchi come questa terra, e abbiamo
vissuto solo due terzi del tempo che ci  stato concesso.
E io ho trascorso tutti questi anni a bazzicare superstrade,
stronzi autisti idioti, hamburger bisunti, luride cameriere e
ubriaconi che volevano fare a botte con me solo perch avevo
una scarpa slacciata o perch il cerume che avevo nelle orecchie
era di un colore che a loro non piaceva - beh, questo 
un bel modo veloce per invecchiare. E senza la possibilit di
abbellirlo con qualcos'altro. E di nuovo un sorriso autentico
si disegn sul volto dello zio Herman mentre si rivolgeva a
Harry Munger e gli disse: Tu. Tu e Beth. Voi siete fortunati.
Perlomeno avete dei figli, e sono bei figli, e questo significa
qualcosa, no? Ma non ferma quella sensazione che tutto significhi
niente, vero? Non fa tornare l'udito a Rollie e non risparmia
a Ike Sage le sue miserie. E non ha salvato la mia Edna dal
cancro. Ho ragione o no? E quella gente alla televisione, tutto
ci che devono fare per ottenere le risate del pubblico  dire
vecchio di qua e vecchio di l, e la vecchiaia  essere deboli,
 farsela nei pantaloni,  essere cos rimbambiti da provare desiderio
persino nell'aprire la porta a una signora; la vecchiaia
non  bella quando arrivano tutti i dolori, non  bella perch
non c' stato abbastanza tempo per vivere, e il 1937 sembra
solo ieri, quando eravamo tutti l a mangiare gli stessi bisunti
hamburger, e io... beh, non lo so, ma....
No, disse Harry.
...cosa?, disse lo zio Herman, con quel sorriso autentico.
Non serve a nulla.
...che cosa non serve a nulla?.
Parlare cos. Rilassati, Herman. Bevi un'altra Shiner. Puoi
bere tutte le Shiner che vuoi.
Lo zio Herman fiss Eugene e disse: Tu sei sangue del sangue
di Edna. Mi credi?.
Eugene aveva la bocca impastata. Non ci capiva molto, ma
sapeva che tutto questo portava da qualche parte, e doveva essere
un luogo molto scuro.
Zio Herman, disse, la tua... rabbia, beh, forse  lei a
parlare. Lo capiamo tutti....
Certo..., disse Diana, rilasciando il respiro.
Di nuovo il sorriso autentico spar dalla bocca dello zio
Herman. Qua dentro ci sono tutte brave persone, disse, ma
sono persone ferite, e questo non doveva succedere. Insomma,
se io soffro, vuol dire che soffrono anche loro. E se mi sento
stanco e consumato, devono sentirsi cos anche loro. So che
sto dicendo....
Aspetta, disse Frank Lee Doubleday.
Fermati un dannato minuto, disse Milt Willis.
...la verit, disse lo zio Herman. Dobbiamo fare pulizia.
Dobbiamo lavarci i piedi e pregare per un giorno migliore.
Lei... la mia Edna... non era perfetta, ma questo non significa
che doveva essere punita da un Giudizio Divino, come un
lampo o un tuono che si  abbattuto su di lei, come l'alluvione
alla fine dei tempi... e Billy, che cosa aveva fatto? Ora, prendete
me, bene, io sono stato un peccatore. Ho avuto altre donne
e tutto il resto. E con la mente ho peccato pi di quanto il vecchio
Jimmy Carter si sia mai sognato di fare. Ma anche io...
non penso di meritarmi tutto questo. Ma non importa. Il fatto
 che... tutti moriamo. Il fatto  che... non c' nulla per
cui valga la pena nemmeno di iniziare. Il che significa... che
la sola nostra speranza  il buon vecchio paradiso. Il dolce aldil.
Dove potremo andarcene in giro a bere birra e magari
suonare l'arpa.... Poi sul viso dello zio Herman torn il sorriso
autentico. Ed era un sorriso perfetto. Sorrideva come se
lui fosse il creatore dei sorrisi. Sorrideva come se fosse il creatore
della bont e della misericordia.
Eugene si drizz con la schiena e si morse una nocca della
mano, quasi dimenticandosi di respirare.
Sorridere, sorridere, sorridere. Lo zio Herman cammin
fino in fondo al bancone. Nessuno si mosse. Harry Munger
aveva la bocca aperta ma non parlava. Lo zio Herman and
dietro il bancone. Si avvicin al registratore di cassa. Era
un vecchio apparecchio, col cassetto grande. Schiacci il tasto
NESSUNA VENDITA.
Harry era a circa tre metri di distanza. Ehi, disse.
Il suono del registratore di cassa echeggi. Lo zio Herman
mise la mano nel cassetto e tir fuori la calibro trentotto Smith
& Wesson che aveva ucciso i due rapinatori. Ho ammazzato
della gente in Germania, disse lo zio Herman, e non  stato
difficile. Sollev la calibro trentotto. E carica, disse. Una
pistola che non  carica non  molto utile, giusto?.
Diana si lasci sfuggire un gemito.
Harry si mosse verso lo zio Herman.
Sorridendo, oh che cosa meravigliosa, lo zio Herman spar
a Harry dritto in mezzo agli occhi, spazzandogli via gran parte del cranio.
...
.
...
Capitolo diciotto.
...
.
...
Fra grida e strepiti, Beth arriv di corsa dalla cucina e Herman
Marshall le spar due volte nella pancia. I proiettili la
scaraventarono contro la porta da cui era entrata e lei si accasci
a terra. Sanguinava dal ventre e dalla bellissima bocca.
Ralph Danielson prov ad arrampicarsi sul bancone per
raggiungere Herman Marshall, ma lui gli spar sul collo, e
Ralph Danielson croll disteso sul bancone, facendo cadere
diverse bottiglie di birra. Nessun altro si mosse. Diana del
Plymouth Rock tremava e sussurrava qualcosa. C'era una scatola
di munizioni nel registratore di cassa. Il sorriso autentico
di Herman Marshall era perfetto come lo era stata la bocca di
Beth. Afferr la scatola e ricaric la Smith & Wesson. Non
 niente, disse, rivolto a nessuno in particolare, e stava pensando
ai nazisti. Diana e Milt provarono a correre verso l'uscita,
e Herman Marshall spar a Diana sulla gamba e a Milt
nel culo. In teoria erano innamorati, e Herman Marshall forse
avrebbe dovuto risparmiarli, ma non credeva che fossero
veramente innamorati. Solo perch lei aveva leccato i coglioni
di Milt, doveva significare qualcosa? Diana e Milt caddero
contorcendosi sul pavimento. Beth gorgogliava ancora accanto
alla porta della cucina. Herman Marshall le si avvicin e le
fece saltare in aria la testa, cos come aveva fatto col marito.
Non credeva che i loro figli lo avrebbero mai capito, ah ah.
Gir attorno al bancone; Eugene era immobile e Frank Lee
Doubleday era chino in avanti e piangeva coprendosi il viso
con le mani. Rollie Beecham non sembrava fare molta attenzione
a quello che stava accadendo. Herman Marshall si accovacci
su Diana e Milt. Provarono a strisciare via. Disse a
Diana che avrebbe potuto leccare i coglioni di Milt per l'eternit,
e lei si mise a piagnucolare, e aveva la gonna sollevata e
le si vedeva la parte posteriore delle gambe, entrambe piene
di vene varicose, e lui le spar dietro il collo. Il sangue schizz,
imbrattandogli la faccia, e Herman Marshall fece un balzo
all'indietro, e il sorriso autentico abbandon per un istante
il suo viso. Si asciug la faccia con una manica della camicia.
Milt se la stava facendo nei pantaloni, e gemeva e scoreggiava,
e Herman Marshall avrebbe voluto dirgli che non
stava lasciando nulla di importante. Gli spar nel culo e su
una tempia, e cos termin per quanto riguardava Milt. Si volt
e spar a Frank Lee Doubleday da una distanza di circa
cinque metri, e il proiettile gli si conficc nella spalla. Frank
Lee url. Un secondo colpo gli port via quasi tutta la gola,
e Frank scivol sul pavimento, gorgogliando e schiumando
bava dalla bocca, e questo era tutto per quanto riguardava
Frank Lee. Eugene stava singhiozzando, e si premeva la testa
con le mani. Il vecchio Rollie Beecham beveva Budweiser e
sembrava inconsapevole di ci che stava succedendo. Herman
Marshall ricaric la Smith & Wesson. Si avvicin al singhiozzante
Eugene, lo abbracci delicatamente e gli disse: Non ti
preoccupare adesso. Il tuo sangue  ci che sei. Poi si mosse
verso Rollie Beecham, e quello alz la testa e gli sorrise. Finisci
di bere, disse Herman Marshall al vecchio Rollie Beecham.
Annuendo, il vecchio Rollie Beecham si port la lattina
di Budweiser alla bocca. Fai un buon viaggio, disse Herman
Marshall a Rollie e gli spar in faccia, nel petto, allo stomaco.
Eugene grid. Il corpo di Ralph Danielson rotol gi dal
bancone. Strizzando gli occhi, Herman Marshall si guard
attorno, di nuovo con quel sorriso autentico sul volto. Andava
tutto come previsto. Finora il suo piano aveva funzionato. Finora
nessuno aveva opposto resistenza. Ora stavano tutti meglio.
Herman Marshall si fece strada fra i cadaveri e raggiunse
Eugene, che ancora gridava. Herman Marshall disse a Eugene
di iniziare a comportarsi come un maledetto uomo. Herman
Marshall sentiva odore di birra. La lattina di birra di Rollie
Beecham era pi o meno esplosa. Eugene cadde sulle ginocchia
e prov ad abbracciare le gambe di Herman Marshall.
Herman Marshall inizi a colpire Eugene in testa, e quello
si rovesci sul pavimento. Herman Marshall avvicin rapidamente
la canna rovente della Smith &c Wesson alla guancia di
Eugene. Eugene singhiozz, fiss il cadavere di Ralph Danielson
e vide che si era cagato addosso. Herman Marshall guard
anche lui i cadaveri e disse: Poveracci. Poi si accovacci
su Eugene e disse: Tu sei sangue del suo sangue. Pensi che ti
ucciderei? Cristo, non avrebbe senso. Sto solo uccidendo quelli
che se ne sarebbero andati in ogni caso. Perch non fa alcuna
differenza. Perch ora saranno tutti insieme l dove ogni dannata
cosa gli verr spiegata. E Herman Marshall s'infil la
Smith &c Wesson nella cintura e cominci a tirare Eugene per
le ascelle. Quasi non riusciva a smuoverlo, quel grasso figlio di
puttana, cos alla fine gli disse: Se non ti decidi ad alzarti, mi
rimangio quello che ho detto e ti sparo in quel cazzo di culo...
e poi ti faccio saltare i coglioni,  chiaro?. E Eugene si contorse.
Rabbrivid. Herman Marshall si stacc da lui ed estrasse di
nuovo la Smith &C Wesson: Non sto scherzando, caro Eugene.
E Eugene annu. Piagnucolava, e il suo piagnucolio era simile
a un belato. Si mise seduto e si abbracci le ginocchia con
le braccia per un momento. Poi con uno sforzo si alz in piedi,
e barcoll, e and a sbattere contro il bancone. Guard i cadaveri
e cominci a vomitarsi sulla giacca. Sissignore, disse
Herman Marshall.  cos che accade. Sono le stesse cose
che ho visto fare in guerra, quando dovevamo uccidere i nazisti.
Queste persone che vedi non sono nazisti, ma il principio
 lo stesso, no? Il principio di cosa significa essere morti e galleggiare
nel proprio stesso sangue e vomito e piscio. Guarda la
famosa Diana del cazzo di Plymouth Rock. Forse questa mattina
era impegnata a leccare i coglioni del vecchio Milt. Guardala
ora.  cos facile andarsene, no? Ti ricordi il buon JFK
a Dallas? Era il presidente degli Stati Uniti, ma non era nulla
quando si  trattato di morire, giusto? Nulla. E tutti siamo
nulla, perci  facile, capisci?. E a quel punto il sorriso autentico
di Herman Marshall s'incrin, e questa volta probabilmente
non sarebbe pi ricomparso. Almeno per un po'. Spinse
Eugene verso la porta. Ho altro lavoro da fare, disse, e voglio
che tu ne sia testimone. Sei un professore di universit e
tieni un diario, e quindi forse ti appunterai tutto. E Eugene fu
scaraventato fuori dal Top of the World, e per un istante la luce
del sole accec sia Herman Marshall che Eugene, e procedettero
a tentoni, e il caldo costrinse Herman Marshall a una
smorfia che gli mise in mostra la dentiera. Tenendo Eugene
per un polso, lo trascin verso l'auto. Ora andiamo a casa,
disse Herman Marshall, ma c' altro lavoro da fare. Un vero
uomo... quando ha qualcosa da fare, rimane all'opera fino a
quando tutto non  terminato.... Eugene annu. Stava ancora
vomitando un po'. Lanci un'occhiata dall'altra parte della
Stevens Highway, ma non c'era niente a parte un piccolo negozietto
che vendeva hamburger, e cos Herman Marshall gli
disse: Hai fame? Perch non ti mangi il vomito che hai sulla
camicia? E anche caldo. E Herman Marshall si tocc un
angolo dell'occhio. Edna si raccomandava sempre che facessi
almeno un pasto caldo al giorno - soprattutto quando ero
per strada, a bordo di qualche camion o altro. Un piatto caldo,
diceva. Un piatto caldo terr il mio Herman in forma e in salute,
ah ah. Herman Marshall apr la portiera sul lato del passeggero
con uno strattone. Spinse Eugene all'interno dell'auto.
Poi fece in fretta il giro e si mise al volante. Accese il motore
e attravers il parcheggio del Top of the World, con l'auto
che saltellava sul cemento malmesso.  il peggior parcheggio
dell'universo, disse Herman Marshall, e che io sia maledetto
se Harry lo ha mai sistemato. S'interruppe. Poi: Ma ora
non credo abbia pi importanza, no?.
Eugene era raggomitolato contro la portiera.
L'auto schizz lungo la Stevens Highway, dirigendosi a
ovest, di nuovo verso la superstrada. Herman Marshall si
succhiava la saliva attraverso le fessure dei denti. L'impianto
dell'aria condizionata faceva ancora quello strano rumore, ma
chi cazzo se ne fregava? Sapeva di almeno sette persone morte
a cui non interessava pi nulla. Sette, disse ad alta voce.
Sette.
Eugene rabbrivid, faticando a deglutire.
E sarebbero stati otto, solo che quello stronzo fortunato di
Ike Sage non c'era.
Eugene strizz gli occhi. Gli colava la bava dalla bocca.
Impara a conoscere il mondo reale, Eugene, disse Herman
Marshall.
La testa di Eugene scattava da un lato all'altro, come in
preda agli spasmi. Puzzava di vomito, ma l'aria condizionata
rimosse quasi tutto l'odore, e che Dio fosse lodato per l'aria
condizionata e quei rumori e tutto il resto, ...no, disse Eugene,
quasi soffocando, ...no... io non capisco... non ti avevano
fatto nulla... e credevo fossero tuoi amici... e, Cristo, ti
stavano facendo le loro condoglianze... e dopo un momento...
non c'erano pi... senza alcuna spiegazione... non hai
dato loro alcuna spiegazione... e ho bisogno di una spiegazione...
altrimenti non posso capire il senso....
Pensaci, disse Herman Marshall.
...a cosa?.
Pensaci e basta.
...a cosa devo pensare?.
A questo, disse Herman Marshall, e poi rimase in silenzio.
Continuava a succhiarsi via la saliva. Ascolt il rumore
del traffico e dell'aria condizionata. Aveva impressi in mente
tutti i loro visi. I visi dei morti. I visi di quelli che sarebbero
morti. Perlomeno altre quattro persone. Ralph Danielson aveva
sempre avuto un viso duro, di chi aveva lavorato in polizia.
E Beth e Diana erano belle, considerata la loro et e tutto il resto.
E il povero Rollie Beecham era rinsecchito come una stupida
rana. E il viso di Milt Willis era ruvido e grezzo. Quello
di Harry Munger intelligente, con i lineamenti affilati. Quello di Frank Lee Doubleday pensieroso e assorto. Herman
Marshall sospir. Se avessero potuto scegliere, forse quelle
persone non avrebbero voluto morire. Ma forse lui sapeva
qualcosa di pi di loro. Forse lui sapeva qualcosa di pi sulla
solitudine e il cancro e l'et e i tradimenti e le delusioni. Con
un grugnito, sistem la Smith & Wesson sul cruscotto. Eugene
lanci un'occhiata alla pistola e cominci a frignare. Cristo,
disse Herman Marshall, Cristo, Eugene, smettila con queste
stronzate. E vedi di usare uno dei tuoi fazzoletti per pulirti via
quel vomito. Dio mio.
Eugene alz le spalle, ansim e cerc i fazzoletti.
Che razza d'uomo, disse Herman Marshall.
Eugene annu. Prese i fazzoletti e strofin ripetutamente.
La Smith & Wesson ballava sul cruscotto. Marshall era
concentrato sulla superstrada. Guidava sulla corsia esterna
e non badava a quante auto o camion sorpassassero quella
Chevy noleggiata. Non aveva nessuna fretta. Non aveva senso
avere fretta. Le persone che facevano le cose di fretta, il pi
delle volte finivano col combinare stronzate. Tutta Houston
era sempre di fretta, per essere la prima, la migliore, la sola, la
pi grande, ma come rispondere alla domanda definitiva? Che
cosa dire sulla possibilit che tutto ci non avesse alcuna importanza?
Che le persone non importassero, compresi i vecchi?
Perch adesso non importavano. Perch adesso erano stati
fatti a pezzi. Perch fino a poco prima una vecchia stava leccando
i coglioni di un vecchio e poi entrambi parlavano d'amore.
Perch i vecchi venivano visti come folli, e quindi perch
non sparivano? Beh, Herman Marshall aveva iniziato a provvedere.
Ora c'erano sette persone in meno rispetto a un'ora e
mezza fa, e forse questo gli avrebbe fatto guadagnare una medaglia.
Gli sembrava assolutamente sensato, per Dio, e non 
che non sapeva cosa significasse uccidere. Animali... persone...
ambizioni giovanili... e al diavolo... uccidere era uccidere,
e forse esisteva qualcosa di peggio che uccidere. Forse
vivere era una cosa peggiore che uccidere. Forse pisciare sulla
lapide di uno sconosciuto era peggiore. Forse...
Io... sto meglio ora, disse Eugene. La sua voce era sottile,
esile, la voce di un bambino. (A Herman Marshall ricordava
la voce di Billy quando aveva, oh, forse quattro anni).
Meglio?, disse Herman Marshall.
... s, disse Eugene. Abbass il finestrino sul suo lato.
Gett fuori una decina di fazzoletti. Tir di nuovo su il finestrino.
Va bene, disse. Si pass la mano sulla giacca. Ormai
ho smaltito tutto, no? Davvero non mi farai del male?.
No, maledizione a te. Te l'ho gi detto. Non ti far del male.
Sei sangue del suo sangue, e Edna mi ha detto che il sangue
 importante, e la sto prendendo in parola. E in ogni caso vorrei
che tu trascrivessi tutto questo sul tuo diario.
...lo far, zio Herman... ti prometto che lo far....
Farai tutto ci che ti chiedo, vero?.
...s.
Perch sei cos spaventato che te la stai facendo addosso,
giusto?.
Eugene si schiar la gola. Sollev le spalle e apr i palmi delle
mani. ...s.
 importante rimanere vivi, giusto?.
...credo di s... certo.
E allora perch quella ragazza si  impiccata?.
...non lo so.
Forse non ti ci sei mai soffermato a pensarci, vero?.
...forse no.
Sei un porco, disse Herman Marshall, ma ti fa arrabbiare
quando la gente te lo dice, vero? Ti fa incazzare, esatto?
Ti ripeti: Perch se la prendono tutti con me? Oh, sei un
maledetto parassita, ecco cosa sei. Sei fortunato a essere sangue
del suo sangue, altrimenti te ne staresti in quel bar insieme
a tutti gli altri....
...ancora non capisco.
Per essere un professore di universit, sei dannatamente
stupido. Te l'ho gi spiegato, e se non capisci il perch di tutto
questo adesso, non lo capirai mai. E tieni questo a mente, bello
mio... io volevo bene a quella gente, e perci non mi sono
divertito a fare ci che ho fatto, e non mi ha eccitato o entusiasmato,
chiaro? Ho solo fatto quello che doveva essere fatto,
perch volevo sbarazzarmi di tutto quel dolore e quella merda....
E Herman Marshall prese la Smith &c Wesson e l'annus.
Inspir. Si premette la canna contro la narice. La Chevy
andava a circa cinquanta miglia all'ora. Io... per parecchio
tempo ho desiderato essere pulito. Vivere come un agnello o
una pecorella. Ogni volta che vedevo la pioggia correvo fuori
e mi lasciavo bagnare da quello scroscio dolce perch, beh,
 l'acqua migliore che ci sia, per Dio. E Herman Marshall
si gir la canna della pistola contro la narice, come se stesse
muovendo un cacciavite. Ho un sacco di risposte da dare,
continu, e non sto parlando solamente di oggi e del casino
che  successo al Top of the World. Oggi non  un caso, Eugene.
Non  qualcosa di imprevedibile.  successo per tutto ci
che  accaduto prima e che ha portato a questo - la mia vita, la
vita di Herman Eugene Marshall, e tutti i suoi giorni e le notti
e le risate e i pianti, e i giorni in cui Billy  stato malato, in
cui Edna  stata malata, e tutte le volte che ho ucciso i nazisti,
quando era giusto uccidere tutti i nazisti in cui andavi a sbattere
col tuo cazzo di mento o naso... ah.... Herman Marshall si
stacc bruscamente la Smith & Wesson dalla narice. Guidava
con una mano e teneva la Smith &C Wesson sollevata con l'altra.
Improvvisamente accese la radio, e un nero cantava una
canzone che parlava di autostrade e Cadillac. Spense la radio.
Cazzo, disse. Si sporse sul sedile e premette la canna della
pistola contro il collo grasso e ricoperto di sudore di Eugene.
...mio Dio, disse Eugene.
Prova a non tremare cos tanto, disse Herman Marshall.
...cosa?.
Potresti far partire un colpo.
...no, disse Eugene.
Ti comporterai bene?.
...s.
Vuoi un'altra fetta di torta per cena?.
...s.
Allora ti comporterai come si deve. Devi ascoltare quello
che ti dico e smetterla di tormentarmi con le tue fottute domande,
perch ho gi risposto alle tue cazzo di domande prima
ancora che le facessi... squallido pezzo di merda....
...s.
Bene, disse Herman Marshall,  bello vedere che siamo
d'accordo. Allontan la Smith & Wesson dal collo di Eugene.
La gente come te, disse Herman Marshall, deve faticare
per riuscire a capire la realt. Mi hanno convinto a comprare
una parrucca per Edna perch nella bara non sembrasse calva.
Non mi piace ripensarci. Non mi piace pensare a come...
all'aspetto idiota che aveva con quella roba addosso... Era totalmente
irreale, capisci? Nascondeva la realt, e quindi che
senso aveva? Beth Munger, la tizia che  uscita dalla cucina e a
cui ho sparato, aveva i denti da coniglio e ha speso centinaia di
dollari in apparecchi, e cos i denti da coniglio sono spariti, ma
lei non era pi reale, capisci? E allora tanto valeva essere morta,
no? Oh,  tutto solamente fumo, ecco la cazzo di verit....
Eugene annu. Le dita delle sue mani si muovevano come
vermi.
Il sangue vuol dire famiglia, disse Herman Marshall, rimettendo
la Smith &C Wesson sul cruscotto. E il sangue  sangue.
Come nel caso tuo e di Edna, di ci che vi lega. E come
me che uccido i nazisti. Siamo tutti molto seri quando parliamo
di sangue. Non vogliamo fare confusione. Perch questo
comporterebbe un enorme sbaglio....
Eugene annu e piagnucol.
Per te  facile dirlo, disse Herman Marshall, e il sorriso
autentico per un attimo gli torn sul viso. Strizzava gli occhi
verso il sole e si chiedeva se il suo sguardo somigliava vagamente
a quello di Tom Mix. Vagamente era il massimo che poteva
desiderare, e lo sapeva. Usc dalla Gulf Freeway e prese la
tangenziale 610, diretto verso casa. Eugene frign per tutto il
viaggio. Herman Marshall parcheggi l'auto di fronte alla casa
del vecchio Zack Fears, l'invalido con la gamba paralizzata.
Il vecchio Zack  un bravo ragazzo, disse Herman Marshall
a Eugene; si appoggi al volante per un secondo, poi prese la
Smith & Wesson dal cruscotto. Apr il tamburo e la caric.
Soffi sulla canna. Non sapeva perch. Forse perch gli sembrava
una cosa giusta da fare. Diede un colpo di gomito a Eugene
e disse: Andiamo l dentro.
...no, disse Eugene.
Fanculo i no, disse Herman Marshall, e premette il muso
della Smith &c Wesson contro la bocca di Eugene.
Eugene cominci a tossire compulsivamente.
Allora?, disse Herman Marshall.
Gli occhi di Eugene erano completamente rossi e vitrei.
Allora?, disse Herman Marshall, spostando la canna della
pistola da un lato all'altro della bocca di Eugene.
Eugene annu.
Buon per te, disse Herman Marshall, e gli tolse la canna
dalla bocca. Usc dall'auto, fece il giro e apr la portiera al nipote.
Eugene usc barcollante, e Herman Marshall dovette aiutarlo
a rimettersi in equilibrio. La strada era coperta dall'ombra
degli alberi, ma le foglie erano immobili. Uno spruzzo di sangue
si era seccato sulla camicia di Herman Marshall, e lui se
ne dispiacque. Se avesse avuto tempo, sarebbe andato a casa a
cambiarsi. Il suo piano avrebbe resistito per cos tanto tempo?
Era convinto di s. Dopotutto un bravo giocatore di scacchi
era sempre pronto a fronteggiare gli eventi imprevisti; un bravo
giocatore di scacchi prevedeva l'imprevisto, ah ah! Herman
Marshall guard gli alberi e le foglie immobili attorno a s.
Quegli alberi erano da poco spuntati quando lui e Edna si erano
trasferiti qui grazie al suo assegno dell'esercito. Edna era
stata entusiasta di vedere quelle piante e aveva iniziato a fantasticare
su quanto sarebbero diventate alte. Quell'entusiasmo
era andato in qualche modo smarrendosi con gli anni,
ma era stata una cosa dolce fino a quando era durato. Herman
Marshall sal sul portico della casa di Zack Fears e apr
la porta d'ingresso senza bussare. Zack teneva sempre la porta
aperta. Cos non doveva ogni volta zoppicare per raggiungerla
se qualcuno andava a trovarlo. Gli bastava gridare al visitatore
di turno di entrare. Era seduto in salotto quando Herman
Marshall e Eugene entrarono. Li guard accigliato. Herman
Marshall immagin che dovessero avere un aspetto piuttosto
singolare con tutto quel vomito e quel sangue. Zack Fears vide
la Smith & Wesson e si alz sulle stampelle. Il primo proiettile
colp proprio le stampelle, mandandole in frantumi, e Eugene
emise un vagito. Zack Fears prov a strisciare via dalla
sedia. Il secondo colpo gli penetr il petto proprio sotto la clavicola.
Cerc di avvicinarsi a Herman Marshall e gli disse che
era un bastardo figlio di puttana. Herman Marshall sospir
triste e amareggiato e gli spar nell'inguine, e Zack Fears vol
all'indietro, ribaltando la sedia, e subito dopo era morto, e
c'era un dipinto con delle oche selvatiche sulla parete di fondo,
e sul tavolino, vicino alla sedia ribaltata, un bicchiere di birra.
Herman Marshall improvvisamente ebbe sete, cos raggiunse
il tavolo e svuot il bicchiere di birra. Eugene era in ginocchio
e stava dicendo qualcosa sul fatto che tutti ce l'avevano con
lui, e cosa diavolo aveva mai fatto. Herman Marshall gli disse
di smetterla di fare la femminuccia. Gli punt contro la Smith
&C Wesson e gli disse di alzarsi. Eugene strisci e si dimen sul
pavimento, cercando di alzarsi, e alla fine ci riusc. Herman
Marshall di nuovo sorrise in quel modo autentico e disse a Eugene
che era proprio un bravo soldatino. Accompagn Eugene
fuori dalla casa e attraversarono la strada. Jobeth Stephenson
era ferma sul portico di casa. Si stava schermando gli occhi con
la mano. Herman Marshall impugnava la Smith & Wesson,
ma Jobeth non aveva una vista cos buona. Grid verso Herman
Marshall e Eugene. Avevano sentito quegli spari? Quali
spari grid Herman Marshall. Ora lui e Eugene erano pi
vicini, e Jobeth pot vedere la Smith Se Wesson. Indietreggi
fino a toccare con la schiena una colonnina del portico. Cominci
a farfugliare qualcosa fra s e s. Si volt ed entr in casa.
Herman Marshall le corse dietro, trascinando Eugene con
s. Il braccio libero di Eugene disegnava stupidi archi nell'aria.
Herman Marshall e Eugene furono dentro la casa prima
che Jobeth Stephenson potesse chiudere la porta col lucchetto.
Jobeth cadde in ginocchio in mezzo al salotto. Cominci a
piangere. Disse a Herman Marshall che avrebbe fatto qualsiasi
cosa per lui. Gli parl per un attimo di film sporchi e di seghe.
La televisione era spenta e muta su una parete lontana. Eugene
croll sul divano e chiuse gli occhi, poi si mise a gemere. Jobeth
strisci verso Herman Marshall e lui glielo permise. Gli
tocc la patta, e lui le lasci fare anche quello. Gli disse che era
stata brava con lui e che aveva fatto delle cose per lui. Gli disse
che non era comune per una della sua et, no? S, tesoro, disse
Herman Marshall, e lasci partire un colpo che le penetr il
cranio all'altezza dell'orecchio sinistro. Per un attimo fu accecato
da frammenti d'osso e schizzi di sangue. Eugene fece un
balzo all'indietro e poi si mise a vomitare. Come faceva ad avere
cos tanto da vomitare? Herman Marshall si pul il sangue
dagli occhi, and verso la televisione e spar contro lo schermo.
La televisione mand delle scintille, poi Herman Marshall
spar di nuovo e del fumo usc da quell'aggeggio, dalle sue cazzo
di viscere, o quel che diavolo erano. Il cadavere di Jobeth era
disteso a gambe aperte, e Herman Marshall pens: Cara vecchia
Jobeth. E morta come ha vissuto. E il sorriso autentico di
Herman Marshall illumin la stanza. Poi trascin suo nipote
dall'altra parte della strada. Entrarono in casa, si fecero una
doccia e si misero dei vestiti puliti.
...
.
...
Capitolo diciannove.
...
.
...
Herman Marshall, in extremis. Herman Marshall che si fa la
doccia. Herman Marshall che si strofina, e il sangue gorgoglia
nello scarico, gocciolando dalla sua faccia, dalle ciglia, dal naso,
dai capelli. Eugene  seduto sul pavimento del bagno. Herman
Marshall l'ha legato alla tazza del water, e Eugene 
nudo, con la fronte contro la tavoletta. Le mani di Eugene sono
legate con una federa, e i nodi sono crudelmente stretti, e
Eugene si lamenta, ma il rumore dell'acqua copre il suono dei
suoi lamenti, e questo  tutto. Perch qui non  Eugene che
conta. E Herman Marshall, perch Herman Marshall ha ucciso
nove persone oggi, e intende ucciderne altre. Il sangue  pi
di quanto si era aspettato, e cola gi a mulinelli, e l'acqua  rosa
come il vestito estivo di una ragazzina. Immagina che si
sentir meglio una volta asciutto e con dei vestiti puliti. Dovr
mettersi anche un altro berretto. Quello con la scritta astros
 sporco di sangue. Ne ha solo un altro, con la scritta lone
star. Vorrebbe che ci fosse scritto shiner, ma la vita non 
mai perfetta. Ci sono sempre delle piccole imprecisioni che si
fanno strada e rimangono, e diventano qualcosa di stabile. Il
tipo di cose che fanno perdere a un uomo la testa. Se permettiamo
che succedano. E Herman Marshall l'ha permesso a
quasi ogni vecchia, piccola cosa. Sua moglie voleva essere
uccisa, e cos gli ha detto di aver succhiato il cazzo di un messicano.
Ma Herman Marshall non l'ha uccisa. Sarebbe stato
semplice, la rabbia avrebbe trovato rapido sfogo e tutto sarebbe
finito. Invece ha continuato a portare su e gi dalla soffitta
questo e quell'altro, e a inventarsi storie su principesse, e lei
l'ha ricompensato con lacrime e risate. Vede s stesso come un
tranquillo e semplice ragazzo di campagna, con la salopette
messa ad asciugare al sole, e pu battersela a scacchi con i migliori,
e non voleva davvero affogare il cane di suo fratello, ma
uno deve pur reagire in qualche modo. Deve far sapere al
mondo che non si pu scherzare con lui solo perch ha le labbra
da negro. Non riesce a ricordare precisamente i lineamenti
dei suoi genitori. Non riesce nemmeno a ricordarsi quant'era
grassa quella donna grassa che aveva sposato uno dei suoi fratelli,
e aveva provato a convincere lui e Edna a votare per
Willkie forse, o per Dewey? Ricorda il volto di Tom Mix - e
Tom Mix  morto nel 1940 - e non riesce a farsi venire in mente
il viso dei suoi genitori? Non sono morti da cos tanto tempo,
eppure sono senza forma, come spazi vuoti. Le Sacre
Scritture non iniziano in un modo simile? Ah, ma quello  un
libro sbagliato. Dev'esserci un altro libro. Un libro spietato:
vero come la luce del sole e il sangue. Herman Marshall in extremis
mentre si passa il sapone sotto le ascelle. Si massaggia
e ridacchia. Herman Marshall in extremis, e forse avrebbe dovuto
discutere di tutta quella fottuta situazione con un prete.
Ma il prete sarebbe rimasto solo scioccato. Che cosa poteva
dire un prete a un uomo che cerca di mettere fine al mondo?
Quello che dovr pagare, si dice Herman Marshall, lo pagher.
E probabilmente non pagher nemmeno. Probabilmente
andr dritto in paradiso e saranno tutti l ad aspettarmi; e
Harry masticher la sua matita e mi chieder una parola di
cinque lettere per esprimere un grande affetto. E Diana sar l
a suonare l'arpa con le tette. Facendo l'occhiolino e flirtando,
oh, ci puoi scommettere. In paradiso ci si pu far leccare le
palle? Insomma, bisogna avere una licenza come per un cane
o un'auto? Herman Marshall sorride.  un sorriso che ha meno
intensit di quello autentico, ma  il sorriso che fa al caso
giusto. Come dicono, ah ah, sorridi alla cattiva sorte. E suo
fratello si  scopato sua moglie, e perci il sangue di Billy era
il sangue di Herman Marshall, e questo dovrebbe essere un
fatto rilevante. Beh, sta mantenendo in vita quel piagnucolone
figlio di puttana di Eugene, quindi per lui  certamente rilevante.
Ma uccidere non  rilevante.  troppo facile per esserlo.
Il teschio di Kennedy era come il guscio di un uovo spiaccicato
sotto quel sole dannatamente caldo. E i "Nazi" morivano
uno dopo l'altro come se niente fosse. Herman Marshall sussulta,
scuote le guance, aumenta l'acqua calda. Fa bene farsi
una doccia pi che bollente a Houston in agosto. Cos, quando
esci dall'acqua, senti quasi freddo per qualche minuto.
Herman Marshall in extremis, mentre filosofeggia sul maledetto
caldo di Houston. L'amava. Amava Edna. Non importa
se si  scopata il fratello. Herman Marshall si guarda l'uccello
e ricorda il timido schizzo di sperma che ha concesso a Jobeth
Stephenson, e riesce a vedersela ancora davanti, che si lecca la
mano, e la sua lingua  languida, e lui scuote la testa e si dice
che non lo stupisce che Edna abbia sentito la necessit di scopare
con quella povera testa di cazzo sproloquiante di Eldred
Junior, che aveva mangiato alla tavola di Herman Marshall,
aveva dormito nella casa di Herman Marshall, e i cui figli
nemmeno gli parlavano, oh, quel dannato stronzo figlio di cagna.
Herman Marshall dondola e trema sotto l'acqua calda.
Ha bisogno di pisciare, cos piscia direttamente nella doccia, e
chi pu dirgli nulla? Il piscio  caldo e lo fa trasalire. Ma  la
prima volta che si libera da stamattina presto, e questo cosa significa?
Gli viene in mente la bocca maciullata di Beth. L'ultimo
sorriso del vecchio Rollie Beecham. Il bicchiere di birra di
quel vecchio ubriacone di Zack. Non sa perch gli  venuta sete
proprio allora. Forse perch voleva togliere a Zack qualcos'altro.
Qualcosa oltre alla sua vita. Ma Herman Marshall
in extremis vede tutto con assoluta chiarezza e sa che il suo
piano non  folle. Spera che Eugene riuscir a capirlo, ma Eugene
 una tale femminuccia che... beh, c' una buona possibilit
che faccia solamente casino. Herman Marshall immagina
che lui, Herman Marshall, il ragazzo di campagna, la persona
che ha messo Tom Mix su un piedistallo e poi  andato alla ricerca
di un libro, mentre gli anni scorrevano e si logorava la
vescica su un camion e poi un altro e un altro ancora, proprio
lui diventer famoso, anche se per poco, e perch Eugene non
sta attento, in modo che gli possa spiegare tutto senza che
debba tirare a indovinare o fare altre stronzate? Ci potrebbe
guadagnare dei soldi, Eugene, se stesse attento e usasse il suo
maledetto cervello da professore di universit. Herman
Marshall in extremis  troppo stanco per dare ulteriori spiegazioni.
Ha la testa troppo piena. Ci sono piatti rotti da una parte.
Una camera d'aria strappata dall'altra. Locomotive sparse.
Cumuli di ossa di pollo. Un berretto insanguinato con sopra
scritto astros. Se non ci hai provato con un CAJUN non ci hai
mai provato. Risparmiate i vostri soldi, amici confederati; il
Sud risorger. Herman Marshall appoggia la fronte contro la
parete della doccia. Chiude gli occhi. Non ha mai capito perch
non ha ucciso Rusty, il fottuto cocker del cazzo. Avrebbe
dovuto farlo fuori davanti a sua suocera, quella stronza chiacchierona
con quel dannato grembiule. Avrebbe dovuto tagliarlo in due con un'ascia. Al diavolo, quella vecchia troia
probabilmente si sarebbe messa a vomitare sul grembiule.
Herman Marshall geme. Sa che se non  lui in extremis, allora
non lo  nessuno. Alcuni dei suoi amici cajun della Louisiana
ogni tanto usavano quest'espressione in sua presenza, e si
scambiavano sguardi, qualunque cazzo di cosa questo significasse.
Herman Marshall rabbrividisce mentre l'acqua calda
gli gocciola lungo la spina dorsale. Gli spiace avere ucciso cos
tante persone, e al tempo stesso non gli spiace per niente. Si
chiede quante di loro stiano gi suonando l'arpa. Si chiede se
qualcuno di loro sa che li amava e li ama ancora. Ora sono
davvero sulla vetta del mondo, come recitava l'insegna del
loro locale preferito. Tutti quanti loro, a meno che non abbia
sbagliato la sua previsione. Anche Jobeth, e forse ha una nuova
televisione, e magari sta guardando qualche gioioso negro
che ce l'ha cos grosso da mettere in imbarazzo un elefante. 
un bel pensiero, il migliore che Marshall riesca a farsi venire
in mente. Rimane con gli occhi chiusi e vede i cieli notturni di
un tempo e le vecchie strade, e un Greyhound diretto a texarkana,
come dice il cartello, e Herman Marshall viaggia
da solo, disteso in fondo al pullman, e approfitta dell'oscurit
per infilare la mano nella cerniera e giocare col suo uccello,
muovendo velocemente la mano, ritmicamente; sta andando a
far visita alla maledetta Ethel Mae Kelleher, che  stata la migliore
amica di Edna, e a volte si fa confusione quando una
Ethel Mae e una Edna sono migliori amiche, visto che i nomi
sono in qualche modo simili, ma al diavolo, la vita raramente
 una passeggiata, e in ogni caso si dice che Ethel sia la migliore
scopata tanto nella Texarkana del Texas che in quella
dell'Arkansas, e Herman Marshall vorrebbe lanciarsi sui sedili
davanti e incitare l'autista a premere sul pedale; ci sono cose
belle in arrivo. Ma sono tutte stronzate. Herman Marshall
non ha mai scopato Ethel Mae; lo ha solo desiderato. Per
quanti anni? Venti? Sissignore, almeno venti. Stringe gli occhi.
Non riesce a capire per quale motivo adesso sta pensando a
Ethel Mae Kelleher. Cazzo, dice a s stesso, probabilmente ci
si poteva infilare con una Oldsmobile 88 fra le gambe di quella
donna, e finire per perdersi. E Herman Marshall s'insapona
l'uccello vecchio e triste. Gli torna di nuovo in mente il timido
getto di sperma concesso a Jobeth, e si vergogna di s stesso.
Si dice: Perch finisce sempre tutto cos in malora? Si dice: Come
sono arrivato qui? Si dice: Perch ho appena sognato qualcosa
che non  mai successo? Si dice un sacco di cose, e affronta
grovigli e scoppi, e il dolce sorriso del vecchio Rollie Beecham
aleggia attorno a lui e forse benedice la concatenazione di
eventi, e le parole esplodono, e le immagini fanno clamore e si
ritraggono; e Herman Marshall in extremis e al di l
dell'extremis si avvicina a Billy e prova ad afferrarlo per una
mano, e Billy gli dice che  uno stronzo succhiacazzi, e la carne
inquieta di Billy  gialla, gialla, gialla, e le sue lenzuola puzzano
della fragilit e della disperazione della malattia che avr
la meglio, che deve avere la meglio, ed  stato il Giudizio Divino,
Herman, gli ha detto lei, piangendo e stringendosi fra le
braccia e tossendo, e l'erba finta e luccicante del cimitero era
come quella che si mette nelle ceste di Pasqua, e Billy giace in
una minuscola bara marrone, perch non c'era granch da
seppellire, e Herman Marshall si chiedeva per che cosa Dio li
punisse. Si chiedeva se la punizione di Dio avesse a che fare col
mitico pullman col cartello texarkana che si era immaginato
pi di una volta. Si chiedeva se avesse a che fare con le puttane
e le cameriere e una certa insegnante di scuola
scampanellante a cui era stato insegnato ad apprezzare un bel
dito infilato nel buco del culo. Quelle donne erano state vere e
lui ci aveva scopato allegramente in lungo e in largo, e sopra e
sotto, e supponeva che fossero loro la vera punizione di Dio.
Ma perch far soffrire Edna? Che cosa aveva fatto? Era passato
parecchio tempo da quando gli aveva detto di aver scopato
con Phil Romero, e poi di avergli succhiato il cazzo, e lo aveva
implorato, d'accordo, d'accordo, perfetto, adesso hai un motivo
per uccidermi. Ma Herman Marshall non aveva ucciso la
moglie. Ci aveva pensato il cancro - e le aveva portato via tutti
i capelli. Apre gli occhi. Si stacca dalla parete della doccia.
Non  sicuro di cosa c'entri tutto questo con le persone che ha
ucciso oggi. C' un motivo, ma continua a non riuscire a metterlo
a fuoco. C' troppa luce che lo assale. Chiude l'acqua della
doccia e improvvisamente sente Eugene che frigna. Cazzo,
dice, uscendo dalla doccia. Si china sull'enorme massa flaccida
e pallida di Eugene e dice: Che cazzo di problema hai?
Non hai fatto nulla. Sei innocente come un bambino. Quindi
prova a comportarti da uomo. Dio mio, che cosa devono pensare
laggi dove insegni?. E Herman Marshall si accovaccia
su Eugene, lo slega e lo fa alzare. I due uomini rimangono
nudi uno di fronte all'altro, e il pene di Eugene  piccolo e moscio
e quasi glabro. Hai anche l'aspetto di un bambino, lo
sai?, dice Herman Marshall. Un bambino con qualcosa che
non va. Un bambino col cazzo moscio e le tette. E Herman
Marshall afferra Eugene, lo spinge dentro la doccia, apre l'acqua
e l'acqua  troppo calda e Eugene strilla. E il sorriso autentico
riappare sul volto di Herman Marshall. Avanti, dice.
Fatti un bel massaggino nella doccia. Un ciccione in una vasca
da bagno che  anche una doccia. Fatti un bel massaggino.
E Herman Marshall si asciuga, si veste - pantaloncini,
maglietta, tuta, berretto con la scritta lone star. La Smith &
Wesson e la cartucciera sono sulla cassettiera. Herman
Marshall le infila in una tasca della tuta. Poi Eugene finisce la
doccia. Herman Marshall attraversa il corridoio e raggiunge il
bagno e Eugene sta ingoiando una manciata di pillole. Con la
bocca che trema, Eugene gli dice che le pillole lo aiuteranno ad
arrivare fino a sera. Dice che si tratta di Valium, e che molte
persone ormai ne fanno uso. Herman Marshall ha sentito parlare
di questo Valium solo di sfuggita. Non ci hai mai capito
granch di pillole. Oh, conosceva quelle che prendeva Edna
per il dolore, ma non era Valium. Si chiamavano... beh, non
ha mai imparato a pronunciare il nome esatto, e allora? Sapere
il nome esatto l'avrebbe aiutata a sopportare meglio il fottuto
dolore? Herman Marshall  in piedi nel bagno e asciuga il
vapore dallo specchio e si sistema i capelli. Credo che star
meglio ora, dice Eugene, traballando lungo il corridoio fino
alla stanza degli ospiti. Credo che ti sorprender. Herman
Marshall osserva il nipote da dietro e alza le spalle. La porta
della stanza degli ospiti si chiude, e Herman Marshall non riesce
a capire di che accidenti stia parlando Eugene. Da quando
una manciata di pillole ha il potere di trasformare un maiale
in un uomo? Oh, non c' niente di male a sperare in un simile
miracolo. Herman Marshall crede che le possibilit siano tante
quante quelle che Edna ritorni in vita. Va al piano di sotto e
si siede sul divano. Eugene lo raggiunge meno di dieci minuti
dopo e si  cambiato dalla testa ai piedi. Indossa abiti puliti;
un vestito grigio e profumato, scarpe nere lucidate. Si volta di
qua e di l, e accenna un sorriso. Capito che cosa intendevo?,
dice. Poi gli dice di essere affamato. Herman Marshall
sbatte le palpebre. Accompagna Eugene in cucina e Eugene si
avventa sul frigorifero. Herman Marshall dice a Eugene che
devono andare. C' ancora del lavoro da terminare. Eugene
annuisce. Dice d'accordo, non gli ci vorr molto tempo. Si prepara
tre panini al prosciutto e li avvolge dentro la stagnola.
Herman Marshall  accigliato. Non ci sta capendo molto. 
il Valium, dice Eugene. Su di me ha questo effetto. Non ti
dar pi problemi, zio Herman. Eugene s'infila il sacchetto
con i panini sotto un braccio. Qualsiasi cosa tu abbia in mente,
sono curioso di scoprirla. Avrei dovuto prendere il Valium
stamattina, sai? Insomma, se sono l'angelo designato per registrare
gli eventi, il minimo che posso fare  evitare di perdere
la testa. Mi spiace di essermi lamentato e aver vomitato, ma
io... beh, non ero abituato a questo genere di cose.... E Eugene
fa un cenno con la testa verso l'ingresso di casa. Beh, dice,
pronti per la gita?. E Herman Marshall dice: Sissignore.
E lui e Eugene lasciano la casa, a passo svelto, coi tacchi che risuonano
decisi sul marciapiede. Ma il suono non si diffonde
abbastanza, l'aria  troppo pesante. Tuttavia zio e nipote procedono
imperterriti. A quanto pare, la partita non si  ancora
chiusa. Herman Marshall, in extremis o meno, si sforza di imprimere
al proprio volto quel sorriso autentico, e alla fine ci
riesce. Si mette al volante della Chevy affittata e raggiungono
la T. C. Drucker Se Sons. Qui?, dice Eugene. Sissignore,
dice Herman Marshall. Attende che Eugene gli faccia domande
pi dettagliate, ma Eugene non dice nulla. L'edificio della
T. C. Drucker & Sons  enorme.  ispirato alla Tara di Via col
vento. Ma  pi grande. Dopotutto questa  Houston, e
Houston  in Texas, ah ah ah, ed  inevitabile che questo posto
sia pi grande di Tara, ah ah. Herman Marshall e Eugene
attraversano il porticato. Eugene ha in mano i resti del primo
panino al prosciutto e mastica pensieroso. Qualsiasi cosa tu
abbia in mente, dice a Herman Marshall, sono sicuro che
sar... interessante. Eugene mastica e ingoia l'ultimo boccone
del panino al prosciutto mentre lui e Herman Marshall entrano
in una reception i cui tendaggi sono decorati con quelle
che sembrano orchidee. La sala  vuota, perci Herman
Marshall conduce Eugene attraverso un corridoio stretto. Ci
dev'essere qualcuno da qualche parte, dice Herman Marshall.
Si  tolto il berretto con la scritta lone star. Suppone che sia
il minimo che possa fare. Spinge una pesante porta d'acciaio.
C' un cartello sulla porta che dice vietato entrare, ma fanculo
il cartello. Eugene si toglie le briciole da un angolo della
bocca. Accenna uno sbadiglio. Ora lui e Herman Marshall sono
dentro una stanza che puzza di prodotti chimici. Forse 
formaldeide, anche se Herman Marshall non ricorda di aver
mai sentito l'odore della formaldeide. Mr Grizzard e un nero
stanno accanto a un tavolo, e il tavolo ha una specie di fessura
e di sicuro deve servire per i liquidi del corpo del caro estinto.
Mr Grizzard indossa un grembiule, il tizio nero un camice
bianco e pulito. Nudo sul tavolo c' il corpo esile di una ragazza,
e Mr Grizzard sta per premerle qualcosa (una pompetta?)
contro il ventre. La ragazza ha lunghi capelli neri. Potrebbe
avere quindici anni. La stanza  fredda... e cos i capezzoli della
ragazza... capezzoli minuscoli... sono duri e tesi. Eugene
sbadiglia di nuovo e scuote stizzoso la testa. Mr Grizzard e il
nero avanzano verso Herman Marshall e Eugene, e Herman
Marshall sfodera la Smith & Wesson. Cristo Santo, dice il
nero.  magro e calvo. Rabbrividisce. Si stringe le braccia attorno
al petto. Non voglio problemi con te, amico, dice Herman
Marshall al nero. Con un cenno della testa in direzione
di Mr Grizzard, Herman Marshall dice:  lui il mio obiettivo.
E Mr Grizzard, che si  fermato, indeciso se avanzare o
meno, dice: Mr Marshall, cosa... cosa... perch  qui... c'...
beh, c' qualcosa che possiamo fare per lei?, e Herman
Marshall: Non voglio girarci attorno. Sono qui per la
parrucca. La parrucca?, dice Mr Grizzard. Voglio che
gliela levi e mi restituisci i miei cazzo di soldi, avido figlio di
puttana, dice Herman Marshall. E Mr Grizzard: Sta parlando
di sua moglie?. E Herman Marshall: No, stronzo. Sto
parlando di Eleanor Roosevelt. E Mr Grizzard: Ma sua moglie
 stata sepolta, e la parrucca insieme a lei. E stava piuttosto
bene.... Herman Marshall interrompe Mr Grizzard. Lo
interrompe picchiandogli la Smith & Wesson sulla mascella.
Oh, dice Eugene. Mr Grizzard cade in ginocchio. La testa
del tizio nero scatta di qua e di l. Posso andare?, dice a
Herman Marshall. Posso andarmene da qui?. Non mi rompere
i coglioni, dice Herman Marshall. Rimani dove sei.
Herman Marshall si avvicina al tavolo e solleva la testa della
ragazza morta tenendola per i capelli. Sarebbe stata graziosa,
se avesse avuto un po' pi di carne su quelle sue povere ossa.
Herman Marshall le muove la testa su e gi, e dice: Ha proprio
una bella chioma.  cos che mi piace. Una bella chioma.
Nessuna dannata parrucca. Poi Herman Marshall lascia i capelli
della ragazza, e la testa si rovescia all'indietro e rimbalza.
Mr Grizzard, in ginocchio, scuote la testa e stringe in mano la
pompetta o quel che . C' una specie di stantuffo sulla pompetta.
Mr Grizzard sanguina da un angolo della bocca e una
guancia ha iniziato a gonfiarglisi. Herman Marshall fissa la
ragazza. Ecco la mia definizione di carne e ossa, dice. Subito
il nero si affretta a parlare: Anoressia nervosa. Significa...
che si  lasciata morire di fame. Ha quattordici anni. Si chiama
Emily Doolittle, e il padre era un membro della Commissione
per le ferrovie del Texas. E Herman Marshall dice:
Beh, baciami il culo. Comincia a dare dei calcetti con lo stivale
a Mr Grizzard, per farlo alzare in piedi. Alzati, testa di
cazzo, dice. Agita in aria la Smith & Wesson, e Mr Grizzard
si rimette in piedi, ancora con la pompetta fra le mani. Voglio
indietro il denaro che ho speso per la parrucca, dice Herman
Marshall, e preme la canna della Smith & Wesson contro
la punta del mento di Mr Grizzard. Si inizia a sentire puzza di
piscio, e Herman Marshall dice a Mr Grizzard: Forse hai un
piccolo problema. E strofina la canna della Smith &c Wesson
contro il mento di Mr Grizzard. Eugene interviene. Oggi nove
persone hanno perso la vita, dice a Mr Grizzard. Gli fa un
cenno con la testa. Nove, dice.  questo il numero, e io ho
intenzione di scriverne. Mio zio  un vero uomo. Gli restituisca
i soldi. Lo faccia per s stesso. E Mr Grizzard dice: Ma
non sono autorizzato a.... E Herman Marshall lascia partire
due colpi, e Mr Grizzard viene letteralmente decapitato. Il
sangue spruzza fuori come il getto di una fontana, inondando
il corpo pallido della ragazza e imbrattando il viso di Herman
Marshall. Herman Marshall si volta verso il tizio nero, che gli
dice: Le serve un asciugamano pulito, signore?. Herman
Marshall gli rivolge il suo sorriso autentico. Sarebbe un gesto
davvero gentile, dice. Il tizio nero raggiunge di corsa un armadietto
e prende un asciugamano pulito per Herman
Marshall. Glielo passa e Herman Marshall dice: Sta iniziando
a essere divertente, sai? Forse  come scopare. Pi lo fai, pi
vuoi farlo. E ora il tizio nero sta tremando e geme, e Herman
Marshall gli spara tre colpi nel petto. Una donna di mezza et,
alta e magra, entra nella stanza rumoreggiando sui tacchi, e
dopo un attimo si mette a gridare e Herman Marshall la uccide
con un singolo colpo alla giugulare. Il tizio nero  crollato
addosso alla ragazza morta di anoressia nervosa, col viso contro
la vagina della ragazza. Herman Marshall ricarica la Smith
& Wesson e si affretta con Eugene verso il parcheggio. Gira la
chiave e mette in moto l'auto. Non riesce a tenere le mani ferme
sul volante. Non voleva far male al tizio nero e alla donna
di mezza et, ma gli  piaciuto ucciderli (gli  sembrato anche
di avere un principio d'erezione), e gli viene in mente come ha
sorriso e tirato avanti quella volta nel '45, quando quei vecchi
avevano provato a improvvisare un posto di blocco con quei
maledetti materassi. Scuote la testa, inserisce la marcia ed esce
dal parcheggio. Parla del tuo essere in extremis. Parla del tuo
mettere fine al fottuto mondo. Eugene apre il sacchetto e tira
fuori un altro panino al prosciutto. Toglie la stagnola e comincia
a mangiarlo. Sbadiglia di nuovo. Ha gli occhi appannati,
la mascella debole. Mastica con la bocca aperta e la
lingua fa rumore. Chiede a Herman Marshall qual  la prossima
mossa. Herman Marshall gli dice che rimane solo una cosa
da fare e poi tutta questa dannata faccenda sar terminata
per sempre. E tu potrai scriverne, dice Herman Marshall.
Oh, lo far, dice Eugene. E probabilmente sar questo il libro,
dice Herman Marshall. Quale libro?, dice Eugene. Il
libro che racconta la verit, dice Herman Marshall. Oh, dice
Eugene. Il libro che illumina tutto come il sole, senza nascondere
nulla. Non sto parlando di fantasia o sogni. Sto
parlando di verit. E le ombre si disegnano sul parabrezza.
Ricoprono la carrozzeria dell'auto. Herman Marshall si dirige
a nord lungo la Kirby, e la Chevy sbanda da una corsia all'altra.
E l'impianto dell'aria condizionata tossisce, sbuffa e infine
cede. Maledizione, dice Eugene, e prende un pacchetto di
fazzoletti dalla giacca. L'auto abbandona la Kirby a nord della
Bissonnet, e si dirige verso lo studio del dottor Moomaw,
che si trova in un edificio di mattoni in falso stile Tudor. Ma
Herman Marshall e Eugene non devono andare fino allo studio
del dottor Moomaw. Eugene ovviamente non sarebbe in
grado di distinguere il dottore da un sacco di carbone. Ingoia
ci che resta del secondo panino al prosciutto, e canticchia e
schiocca le dita. Ma Herman Marshall sa chi  il dottor Moomaw,
e sorride con il suo sorriso autentico quando scorge il
dottore che corre lungo la strada, con i polpacci tesi e le Adidas
che rimbalzano sul cemento, e le braccia del dottor Moomaw
si muovono nell'aria, e il sole, la luna, il cielo applaudono
il dottor Moomaw, un uomo che una volta si  degnato di fare
una cazzo di stramaledetta visita a domicilio dopo che una
delle sue pazienti era gi morta; e Herman Marshall si sporge
dal finestrino e grida: Guarda il coglione che corre!. E il
dottor Moomaw d un'occhiata alle sue spalle. Eugene comincia
a rantolare e tossire. Rutta. I primi due proiettili sparati da
Herman Marshall mancano entrambi il dottor Moomaw, che
si lancia in un boschetto vicino al parcheggio di un supermercato.
Herman Marshall frena l'auto bruscamente, scende e
s'infila nel boschetto, all'inseguimento del dottor Moomaw.
Herman Marshall spara al dottor Moomaw prima che riesca
a nascondersi sotto un albero. Gridando, il dottor Moomaw
prova ad allontanarsi dall'albero. La terra  dura e Herman
Marshall comincia a sentire male ai piedi. Il dottor Moomaw
sanguina contro il tronco dell'albero. Herman Marshall gli fa
esplodere entrambe le rotule, e il dottor Moomaw sviene; Herman
Marshall si inginocchia su quell'avido succhiacazzi senza
cuore figlio di puttana e mette fine alla sua misera vita con un
ultimo proiettile che gli penetra il pomo d'Adamo. Poi fa ritorno
all'auto, ed  tutto cosparso di sangue, e si mette al volante,
e intanto Eugene si sta dando da fare col terzo panino al prosciutto.
...
.
...
Capitolo venti.
...
.
...
Zuppo e senza una giacca per coprirsi, Eugene si sdrai sull'erba
fangosa e marrone del cimitero e disse a suo zio:  stata
un'esperienza incredibile e ti ringrazio. Mi hai cambiato la vita.
Herman Marshall alz le spalle. Era seduto sulla lapide con
la scritta lamar. Le guance e il mento erano sporche del sangue
di altre persone. Aveva sudato. Ovvio che avesse sudato.
Era agosto ed era Houston, e quasi tutti sudavano in agosto a
Houston. E per quel che contava, stava ancora sudando. E il
sudore faceva colare le macchie di sangue.
Non fare il modesto, per favore, disse Eugene. Si pass
una mano sulla fronte gocciolante.
Su cosa dovrei fare il modesto?, disse Herman Marshall.
Stai dicendo cose che non capisco.
Eugene sospir. Io... beh, non pensavo che sarei mai stato
capace di prendere parte a qualcosa del genere. All'inizio,
quando piangevo e vomitavo e tutto il resto, me l'aspettavo.
Ma adesso... come sono adesso... non mi sento pi il codardo
Eugene Coffee. Se soltanto le mie mogli potessero vedermi ora....
Beh, scrivilo.
Lo far.
Racconta alla gente com'era incasinato il vecchio Herman
Marshall.
Era, disse Eugene.
Sissignore, disse Herman Marshall. Era. Perch non sono
pi niente. Perch se ne sono andati tutti i miei amici e i
miei nemici, e un negro e una donna di cui non so nemmeno
il nome.  spaventoso, non credi? Insomma,  come se mi fossi
lasciato trascinare.
Forse  quello che dice la gente quando parla di sete di
sangue.
No, disse Herman Marshall, sbattendo tra loro i palmi
delle mani. Nossignore. Aveva la Smith & Wesson adagiata
sul grembo. La prese e la fiss torvo. Sono sempre stato un
uomo pacifico. Ho ucciso delle persone solo quando c'era la
guerra, ma era la guerra, e uccidere persone era quello che ci si
aspettava che uno dovesse fare. Ma non sono un... assassino.
La gente ti considerer tale, disse Eugene.
Beh, fai il tuo resoconto in modo che io possa risultare meglio
di cos.
Non so se ci riuscir.
Eugene, vuoi sapere una cosa?.
Cosa?.
Credo che mi piacessi di pi quando frignavi e vomitavi.
Perlomeno riuscivo a capirti.
Eugene scosse la testa con forza. No, disse, sono lo stesso
Eugene. Solo che sono guarito. E avevi ragione quando parlavi
di uccidere.
Ragione? Su cosa?.
Hai detto che era facile. Hai detto che non ci voleva nulla.
Hai parlato di Kennedy e hai detto che era stato facile ucciderlo,e mi sembra che tu abbia detto che  sempre facile ammazzare
delle persone. Qualcosa del genere. Beh, ho preso le tue
parole alla lettera. Mi sono fatto una bella doccia e poi ho preso
un po' di vitamina C, e cos eccoti un uomo nuovo.
Lo capisci cosa ha a che fare tutto questo con tua zia Edna?.
S, credo di s.
Nessuno l'ha rispettata.
...come Rodney Dangerfield, disse Eugene.
Chi?.
Non importa, disse Eugene.
Herman Marshall annu. Sollev la Smith &c Wesson. E
poi, disse, tutto mi si  chiarito... insomma..Si oscur. ...
ho capito che quasi nessuno di noi riesce a ottenere rispetto. E
cos mi sono detto: Possono andarsene come succedeva ai gatti
in Egitto. E mi sono detto anche: Sono vecchi, non sono pi giovani,
e la gente li derider. La gente ride sempre dei vecchi: delle
donne anziane con le tette sfatte; degli uomini anziani coi cazzi
mosci.  solo una cosa innocente per divertirsi un po', dicono,
ma io non ci trovo nulla di divertente o di innocente. Mi spiace
solo per il negro e per la donna. Non avrei dovuto ucciderli.
 maledettamente troppo facile lasciarsi trascinare. Non  una
cosa che saprebbe gestire un idiota qualsiasi. E io sono un idiota
qualsiasi. Altrimenti il negro e la donna sarebbero vivi....
Hai idea di cos' che ti ha fatto perdere la testa?.
Perdere la testa?, disse Herman Marshall, sollevando le
ginocchia e appoggiandoci sopra il mento. Perdere la testa?
Mi stai chiedendo se so cosa mi ha fatto perdere la fottuta
testa? Oh, tutto me l'ha fatta perdere. Il dolore. L'aver perso
Edna senza che a nessuno glien' sbattuto un cazzo. Non
avere un figlio che piangesse sulla sua tomba. Le persone che
la guardavano e parlavano della sua parrucca mi hanno fatto
perdere la testa. I fiori. La loro puzza. Le attenzioni della vecchia
Jobeth. Tutto, ti dico. Compreso tu. I sogni che facevo la
notte. Le ragazze inglesi che mi portavo a letto e che non riuscivano
a tranquillizzarsi e mi parlavano dei nazisti - ecco cosa
mi ha fatto perdere la testa. Sapere che avevo tradito Edna.
Voglio dire, sono tutte promesse all'inizio, no? Parole, sorrisi,
speranze. Ma non ti viene detto nulla del fatto che ti cadranno
i denti. E delle orribili parrucche. Nulla dell'immensit delle
strade aperte e del rumore e di tutti quegli sbalzi sul sedile che
ti rivoltano lo stomaco. Quello che ti rimane sono solo le parole
che ti promettono belle cose quando te ne andrai nell'aldil,
se non bevi troppo e te ne stai al tuo posto; e alla fine non ti
resta che trascinare oggetti gi da una soffitta e inventarti storie
perch la fantasia ha pi senso della realt. Cosa mi ha fatto
perdere la testa? Cazzo, perch non mi domandi cosa non
me l'ha fatta perdere?.
Eugene diede uno sguardo alle proprie spalle. Fiss la tomba
di Edna e la montagnetta di terra. La polizia ti trover prima
o poi. Vuoi che succeda qui?.
Perch no?, disse Herman Marshall.
Quindi rimarrai qui?.
Sissignore.
Potrei andare a chiamarli. Magari sei stanco.
Puoi fare ci che vuoi, disse Herman Marshall. Non importa,
ormai. Stacc il mento dalle ginocchia. Si raddrizz.
Se vado a chiamarli, mi prometti che non ti farai del
male?.
No.
Eugene annu lentamente con la testa. Beh..., disse, e sollev
le spalle.
Non te ne frega un cazzo in ogni caso, vero?.
...non so come risponderti.
Che ne dici di dirmi la verit?.
La verit?, disse Eugene. Non credo che sia... beh, io
non credo che ci sia nulla di semplice in tutto questo.
Ora stai parlando da professore, bene. Tutto questo non ti
turba, vero? Solo un minuto fa piangevi come una femminuccia
nel bagno di casa mia. E ora sei un figlio di puttana senza
piet.
Non  meglio cos? Ho visto abbastanza, capisci? Anche di
pi. Ho preso le pillole e mi sono messo dei vestiti puliti. E poi
ho capito che tutto quello che avevo visto non aveva pi importanza.
Cos altre quattro persone - erano quattro? s, quattro
- sono state uccise e io ero l a mangiare i miei panini al
prosciutto; e non c' bisogno che mi dici che mi sono comportato
in modo grottesco e insensibile, tutti ci dobbiamo difendere
in qualche modo, no?.
Che stai cercando di dirmi?.
Nulla di particolare.
Stai cercando di dirmi che sono tutte cazzate.
Oh, non mi azzarderei a tanto....
Non durer. Ti scorderai di me.
No, disse Eugene. Si mise seduto e si tocc il petto e le tette.
Non ti dimenticher.
Non ci credo, disse Herman Marshall. Lanci un'occhiata
al sole. Menti. Menti davanti a Dio. Spost lo sguardo
verso Eugene. Ti sto dando la possibilit di scrivere il libro.
Ti sto dando la possibilit di raggiungere l'auto e andare a
chiamare i poliziotti e raccontargli di quello stronzo assassino
che sta qui nel cimitero. E potrai scriverlo, solo che voglio
che tu lo scriva bene, perch non desidero altro che la verit.
Per tutta la vita ho sperato di trovare un libro del genere. Senza
stronzate sulla Vergine o Lazzaro o le acque del Mar Rosso
che si aprono. E se oggi dovesse servire a far nascere un libro
del genere, allora non sarebbe un giorno sprecato.
Far del mio meglio.  tutto ci che posso dire.
Non basta, disse Herman Marshall. Punt la Smith &
Wesson contro Eugene.
Ehi, disse Eugene, e prov a sollevarsi in piedi, ma cadde
con la pancia in avanti.
Herman Marshall si diresse verso Eugene, si ferm sopra di
lui e disse: Non prenderla alla leggera, coglione. Ho pianificato
tutto, capisci? Sono morti tutti perch il mondo imparasse
un paio di cose....
Eugene artigli con le mani quella terribile erba morta. Cominci
a frignare.
Cristo..., disse Herman Marshall.
...non mi uccidere... ti prego, non mi uccidere... sono...
l'angelo designato a registrare gli eventi... ricordi?.
Non mi parlare come se fossi pazzo, disse Herman
Marshall al nipote piagnucolante. Gli diede un calcio nel culo e fra le costole.
Eugene grid.
Cristo, stai tornando come prima, disse Herman
Marshall.
Eugene strinse l'erba, si dimen, si contorse, e alla fine riusc
a mettersi seduto, ...no, disse ansimando. Sono... il
nuovo Eugene....
Ti ricorderai di me?.
Eugene si affrett ad annuire.
Ne sarei sorpreso..., disse Herman Marshall.
Eugene si alz barcollante. Ora vado. Guider coi finestrini
aperti perch l'aria condizionata  fuori uso, e forse un po'
d'aria, anche questa di Houston, mi far bene. Sempre meglio
di quegli aggeggi artificiali, e star meglio....
Di cosa stai parlando?, disse Herman Marshall.
Stavo solo....
Tu non ti ricorderai di me, disse Herman Marshall. Non
per molto, almeno. Non sei affidabile. Beh, forse posso imprimerti
il concetto in quella cazzo di testa. Herman Marshall
spar un colpo dalla Smith &c Wesson e colp la mano sinistra
di Eugene, spazzandogli via due dita.
Le dita monche sanguinavano. Eugene le strinse con la mano
ancora buona. Guard Herman Marshall. Le gambe gli
cedevano, e barcollava da un lato all'altro come un pugile colpito
allo stomaco.
Vattene, disse Herman Marshall. Levati dai piedi. Vai a
diffondere il verbo.
Le lacrime rigavano il viso di Eugene. Io... oh, fa male....
Strinse il punto della mano in cui c'erano state le dita. Io...
scriver il libro....
Scriverai un libro, disse Herman Marshall. Non il libro.
Adesso vattene, lurido figlio di puttana.... Poi Herman
Marshall punt la Smith &c Wesson alla testa di Eugene.
Eugene indietreggi. L'auto era parcheggiata su una strada
di servizio oltre una fila di alberi. Inciamp e quasi cadde,
ma continu ad allontanarsi. Lo far, disse. Io... ti
ricorder....
Sto morendo, disse Herman Marshall.
...s, disse Eugene.
Vai, disse Herman Marshall. Vattene.
Eugene annu. Piangeva, ma il pianto era soffocato dall'umidit.
Per Herman Marshall, la cosa non aveva pi nessuna
importanza. Segu con lo sguardo Eugene fino all'auto, poi vide
la macchina lasciare incerta la strada di servizio e dirigersi
verso il cancello principale del cimitero.
Sto morendo, disse Herman Marshall al nulla. O forse al
cielo. Non aveva mai visto un cielo cos luminoso. Morendo,
disse Herman Marshall. Morendo. Morendo. Raggiunse
la fossa dov'era stata sepolta Edna. Vicino c'era la
tomba di Billy, piatta. Era l da circa un anno, per quanto Herman
Marshall riuscisse a ricordare. Edna ci aveva lavorato parecchio.
Spesso gli aveva parlato di come Billy finalmente
aveva trovato la pace. Niente pi urla. Niente pi dolore. Niente
pi parolacce. Herman si ferm ai piedi della tomba nuova
di zecca di Edna e prov il desiderio di aprirla e togliere alla
moglie quella cazzo di parrucca. Ma non era una cosa appropriata.
Che razza di uomo era quello che violava la tomba di
sua moglie? Beh, almeno non aveva ucciso Eugene. Forse il
sangue era pi forte delle pallottole. O qualcosa del genere. E
doveva continuare a tenere a mente quanto era stato importante
il sangue per Edna. Ah, che nome semplice e dolce: Edna.
Avrebbe approvato tutto ci che era successo oggi? Non c'era
nessuna possibilit. Ma era successo tutto cos... Harry e
Beth, Ralph Danielson, Milt Willis e Diana, la leccatrice di
palle. Frank Lee Doubleday. Il povero e vecchio Rollie Beecham.
Il caro Zack Fears, l'invalido. Jobeth Stephenson, la
vecchia arpia che si sarebbe scopata pure una puzzola. Mr
Grizzard, il becchino venditore di parrucche. Un negro con un
grembiule bianco. Una donna vestita di nero coi tacchi. E alla
fine quel principino del dottor Moomaw. Tredici in tutto. Un
numero che portava sfortuna. Beh, Herman Marshall poteva
cambiarlo, e lo avrebbe fatto. Il pezzo di terra destinato a lui
era accanto alla tomba di Edna. Questo significava che avrebbe
riposato per sempre fra lei e Billy. Beh, era giusto, nonostante
le origini di Billy. Herman Marshall si sdrai l dove
avrebbe dovuto esserci la sua bara. Intrecci le mani sul petto
continuando a impugnare la Smith & Wesson. Si disse: Ci sono
stati momenti belli e non voglio negarlo. Una volta lei ha
messo da parte dei soldi per comprarsi una camicetta bianca
coi bottoni neri sul davanti, perch le avevo detto di aver visto
Claudette Colbert con una camicia cos, ed era bastato per
mandarmi su di giri, perch per tutta la vita non sono stato altro
che il classico ragazzo di campagna che si entusiasma per
un paio di tette. Mi spiace per Elsie. Avrei dovuto lasciarla vivere
e uccidere Rusty al suo posto. Mi spiace per quelli che ho
ucciso, ma c'era un motivo, e alla fine potrebbe essere la cosa
migliore. Perch non abbiamo mai parlato abbastanza di paradiso?
E Herman Marshall strizz gli occhi alla luce spietata
del sole. Forse il sole era sempre spietato, perlomeno a
Houston. Era un sole che non perdonava, e non accettava la
sfacciataggine, non ascoltava scuse, ed erano inutili con lui l'eloquenza
e l'arguzia. E perci era senza piet. Herman
Marshall annus la Smith & Wesson e l'odore era come di un
fuoco appena spento. L'interstatale 610 correva dietro una fila
distante di villette, e lui si mise ad ascoltare il rumore del traffico.
Un sibilo inesorabile come lo scroscio delle cascate del
Niagara. Un suono perfetto e sconfinato che rappresentava la
paura e i pericoli creati dalla razza umana, solo perch tutti
dicevano Progresso e, hip hip urr, baciami il culo e inchiniamoci
tutti davanti al caro Progresso. Herman Marshall grugn.
Si chiese se le auto della polizia avrebbero usato le sirene.
Ci sperava. Non voleva continuare a fissare quella maledetta
strada di servizio. Invece voleva ripensare a tutti i pezzi della
sua vita che gli volteggiavano nella testa. Nell'Arkadelphia Savings
& Loan c'era un lanciatore mancino di nome George
"Ghiaccio" Higgins, che era chiamato cos perch i capelli gli
erano prematuramente diventati bianchi, e una domenica pomeriggio
del 1930 Herman Marshall aveva ribattuto una palla
dritta di Ghiaccio Higgins spedendola ad almeno
centocinquanta metri, cos in seguito aveva scritto il giornale
di Arkadelphia, e dopo la partita Ghiaccio era andato da Herman
Marshall e gli aveva detto: Hai reso la mia palla veloce
ancora pi veloce, figlio di puttana. E poi lui e Herman
Marshall erano andati nello spaccio migliore di Arkadelphia e
avevano bevuto della costosa birra messicana, e tutto era stato
pagato da Ghiaccio e dal manager dell'Arkadelphia, un tizio
di nome Fritz Blatt, che per un breve periodo era stato
anche un giocatore e aveva fatto l'interno per i Brooklyn Dodgers
ai tempi di Wilbert Robinson. E Herman Marshall parl
ad alta voce. E disse: Cos  questa la fine del mondo. Non
riusciva a comprendere del tutto le ragioni e le svolte del percorso
che lo aveva portato da quello spaccio di Arkadelphia,
in Arkansas, fino a quel cimitero di Houston, in Texas, e a un
evento che senza dubbio era la fine del mondo, ma forse non
avrebbe dovuto farsi quella domanda; forse per questo non era
mai riuscito a imparare troppe cose sul paradiso. Eppure ci
credeva. Era una cosa bella a cui credere. Una volta, nel 1941
o gi di l, era a letto con una cameriera di nome Sunny Bunn,
piccoletta e scura e quasi senza tette, e lei gli aveva detto la pi
assurda delle frasi. Gli aveva detto: Ho sempre desiderato che
un serpente s'infili dentro di me. Ecco cos'aveva detto. Semplicemente
questo: Ho sempre desiderato che un serpente
s'infili dentro di me. Era una cajun, quella Sunny Bunn, ed era
una bella passera, ma Herman Marshall non ci aveva mai voluto
pi avere a che fare. Temeva che potesse chiedergli di portarle
un serpente, e cos avrebbero potuto fare una cosa a tre,
ah ah ah. Ora Herman Marshall si stava grattando le guance
e il sangue veniva via col sudore. Credeva di essere contento,
in fondo, che Phil Romero non avesse nessuna colpa. Gli era
sempre piaciuto quel tizio. Gli era sempre sembrato un tipo
tutto d'un pezzo, che non cercava mai di sembrare quello che
non era. Non sono un bianco, diceva. Mi sta bene. Significa
che non sono costretto a mangiarmi il porridge e altre cose
del genere. Poi Phil Romero scoppiava a ridere, con quella sua
risata grassa come il sole che sorge in uno spazio aperto. E non
aveva mai infilato il cazzo nella bocca di Edna. Il buon vecchio
Phil Romero. Di sicuro anche lui adesso suonava l'arpa e
se la stava spassando per l'eternit con le donne pi belle. Perch
era questo il paradiso, no? Il sorriso autentico si disegn di
nuovo sul viso di Herman Marshall. Strizzando gli occhi, lo
rivolse verso il sole. Cerc di guardare il sole come lo avrebbe
guardato Tom Mix, ma non cap se ci riusciva o meno. Annus
la canna della Smith &c Wesson. Non c'era niente di meglio
di una buona vecchia rivoltella. Se avesse avuto questa in Belgio
e in Germania nel '44 e nel '45, invece di quell'automatica
calibro quarantacinque, Dio solo sa quanti "Nazi" in pi avrebbe
ucciso. Una rivoltella era pi maneggiabile. E significava
che avevi pi sicurezza quando lasciavi partire un colpo. Oh,
beh, quella maledetta calibro quarantacinque aveva comunque
fatto il suo lavoro, e Herman Marshall non aveva nulla di
cui lamentarsi realmente. Un mazzo di rose aveva atteso Edna
in camera da letto quando era tornata a casa col bambino. Rose
rosse. Un tizio effeminato e ossuto, coi riccioli rossi, aveva
aiutato Herman Marshall a raccoglierle. Edna era rimasta
senza fiato, e Herman Marshall le aveva detto che era bella.
L'aveva abbracciata e poi l'aveva accompagnata al letto, e si
erano sdraiati insieme con il bambino, che stringeva i pugnetti,
e Herman Marshall, vero quant' vero Iddio, aveva pianto,
e chi se ne sbatteva del fatto che un texano non doveva piangere
mai. Si domand se avrebbe dovuto combinarci qualcosa
con la sua bravura a inventare storie. No, non sarebbe stato
coerente. Un inventore di storie non poteva fare il voltagabbana
e pretendere un libro su cui fosse scritta solo la verit.
Forse Herman Marshall era uno stupido, ma non significava
che era una persona illogica, ah ah. Un tizio passa in auto davanti
a un manicomio e vede uno dei pazienti fermo al lato
della strada. Si ferma e chiede al paziente qual  la radice cubica
di settecentoventinove. E subito il paziente dice: Nove. E
l'uomo dice: Ehi, bravo. E il paziente dice: Posso anche essere
pazzo, ma non significa che sono stupido. E ricordandosi di
quella storia Herman Marshall per poco non si lasci andare
a una risata fragorosa. Succedeva questo con le buone barzellette.
Spesso davano un senso a quella che era considerata la
vita reale. Herman Marshall appoggi sulle labbra la canna
della Smith & Wesson, ed era calda, anche un po' salata. Si
tolse la canna dalla bocca e si asciug le labbra col dorso della
mano. Non era un momento facile per lui. Oh, non che desiderasse
rimanere vivo, ma aveva un po' di dubbi sul dolore.
C'era stato cos tanto dolore nella morte di Edna che forse non
gli era rimasto pi spazio. Ma, al diavolo, morire era facile.
Certo, la maggior parte delle persone che Herman Marshall
aveva mandato all'altro mondo quel giorno non aveva dovuto
fare un grande sforzo. Harry Munger, per esempio. Il povero
e vecchio Rollie Beecham. La donna coi tacchi in quella stanza
dove preparavano i morti, o li imbalsamavano, o quel che
diavolo era. Accidenti, per quello che contava, che tipo di dolore
aveva provato Kennedy? Un secondo prima un cervello
funzionante, e un secondo dopo un guscio d'uovo spappolato.
No, uccidere non era niente. E questo significava che chi uccideva
doveva convincersi che morire era altrettanto semplice.
Era tutta questione di velocit, tensione, resistenza delle ossa
e dei tessuti. Herman Marshall guard la tomba di Edna e disse:
Forse abbiamo fatto il meglio che potevamo. Forse non
era colpa nostra se a nessuno interessava niente. Forse non 
colpa di nessuno, quando a nessuno interessa niente. Ti hanno
lucidato la fede prima di seppellirti. Forse ti sta aiutando a
vedere nel buio. Ho indovinato?. E Herman Marshall scosse
la testa. Sent le sirene. Il buon caro Eugene aveva sparso la
voce e adesso probabilmente era in ospedale e stava frignando
per le sue dita perse. Beh, almeno gli sarebbe rimasto un ricordo.
Cristo, niente di quella crudelt era stato intenzionale.
Herman Marshall non voleva che qualcuno lo pensasse. Sorrise
sotto la luce del sole. Probabilmente i poliziotti sarebbero
arrivati con le armi spianate. I poliziotti di Houston amavano
presentarsi con le pistole spianate. E Herman Marshall non
credeva che piangessero molto spesso. Gli venne in mente che
era tutto il giorno che non pisciava. Si mise seduto a fissare le
auto della polizia, e le luci sui tetti gli fecero venire in mente
delle gelatine di frutta che giravano. Si guard attorno. Spalanc
la bocca. Una grossa Cosa Gialla spunt da dietro gli alberi.
Aveva mandibole e denti e un lungo collo, sul quale c'era
scritto iles. Herman Marshall si alz e spar in rapida successione
tre proiettili verso la Cosa Gialla. L'uomo a bordo del
macchinario salt gi e si mise a correre verso le auto della polizia,
che si erano radunate con tutte le loro luci simili a gelatine
che continuavano a girare nervose. Riparati dalle auto, i
poliziotti aprirono il fuoco su Herman Marshall. Lui non prest
loro attenzione. Continu a sparare alla Cosa, all'essere
con la scritta iles, e ogni volta che un proiettile risuonava contro
il corpo della Cosa lui sorrideva, con quel suo sorriso autentico.
I poliziotti avanzarono, accovacciati sul terreno.
Herman Marshall scaric tutto il caricatore sulla Cosa, conservando
un solo proiettile. Poi si mise seduto l dove avrebbe
dovuto essere seppellito. Accarezz per un secondo la montagnetta
di sabbia della tomba di Edna. Incroci le gambe come
il piccolo sarto coraggioso. Si infil in bocca la Smith & Wesson,
chiuse gli occhi, e vide tutto e non vide niente, e ogni cosa fu bianca.
...
.
...
FINE.